Salvare la città giardino di Marghera
Salvare la città giardino di Marghera
Dalla variante del 1994 a oggi
Il quartiere disegnato da Pietro Emilio Emmer negli anni Venti (la sua nascita è raccontata in Marghera: nascita della città giardino) rischiò di scomparire pezzo per pezzo nel secondo Novecento. A salvarlo furono prima un movimento di abitanti e urbanisti, poi una variante al piano regolatore e infine, dopo più di vent'anni, un vincolo paesaggistico. Questa è la storia di come la città giardino è stata riconosciuta e protetta, e di come sta cambiando oggi.
Perché si cominciò a difenderla
Il piano regolatore del 1962 permetteva di costruire molto più di quanto avesse previsto Emmer. Negli anni Settanta e Ottanta molti villini degli anni Venti e Trenta furono abbattuti e al loro posto sorsero condomini che occupavano gran parte dei lotti, a scapito dei giardini.
Le discussioni nate attorno a queste demolizioni ebbero un effetto inatteso: fecero scoprire agli abitanti la storia del loro quartiere. Fino ad allora di Marghera si conoscevano bene il porto industriale e le lotte operaie, ma quasi nulla della nascita del quartiere urbano. Associazioni e studiosi, lavorando come volontari, ritrovarono le vecchie mappe dei Bottenighi e il progetto originale di Emmer, organizzarono mostre e conferenze sulla storia delle case popolari e sulla composizione sociale del quartiere. Andrea Ballin lo ricordava così nel 1994:
«Tutto questo lavoro, svolto volontariamente dalle associazioni del quartiere e da singoli studiosi, ha contribuito a riconoscere pubblicamente il valore storico e testimoniale del quartiere urbano di Marghera che fino ad allora veniva negato».
Andrea Ballin, «Tera & Aqua», giugno 1994, citato da Remi Wacogne
Dietro questo movimento c'era anche un gruppo di urbanisti, Urbanistica democratica, attorno a Giorgio Sarto e Stefano Boato. In un articolo del 1986 chiedevano di recuperare «tutti i beni e nuclei di interesse storico e testimoniale che segnano la storia della città», anche quelli più recenti: un patrimonio «non rinnovabile» se distrutto. Alcuni dei giovani che lavorarono alla tutela di Marghera erano stati allievi dell'Istituto per geometri «Giorgio Massari» di Mestre, dove Sarto era vicepreside, o studenti di urbanistica a Venezia.
La variante del 1994
Il primo frutto fu la variante al piano regolatore per il centro storico di Mestre e i nuclei storici di Carpenedo, Zelarino, Chirignago, Gazzera, Favaro e Marghera, firmata da Roberto D'Agostino, Giorgio Sarto, Bernhard Winkler e Guido Zordan e adottata dal Comune di Venezia nel 1992. Due anni dopo, nel 1994, con Massimo Cacciari sindaco e D'Agostino assessore all'urbanistica, il Comune adottò una variante tutta dedicata all'«area significativa della città giardino di Marghera». La Regione del Veneto la approvò nel 1997.
Era uno strumento insolito. Marghera non era un centro storico e per la legge rientrava fra le zone con le regole meno severe. La variante superò il problema con il dettaglio: dopo aver studiato tutto il quartiere, stabiliva per ogni edificio e ogni lotto che cosa si poteva fare, per salvare i villini rimasti e, dove possibile, tornare alle volumetrie di Emmer e al rapporto fra case e verde. I suoi tre obiettivi erano la salvaguardia del quartiere «nel suo assetto morfologico, tipologico, architettonico, ambientale e funzionale», il riordino della circolazione pedonale, ciclabile e automobilistica, e un nuovo assetto urbano.
Il rinnovo di piazza del Mercato
Il cuore della variante era piazza del Mercato, che sorge proprio dove Emmer aveva disegnato il grande viale alberato. La variante prevedeva una piazza ampia, chiusa sui lati lunghi da portici, adatta al mercato e alle manifestazioni, una piazza alberata davanti al municipio e un nuovo edificio porticato per i negozi e per le attività civiche e culturali.
I lavori furono pagati con i fondi europei, in due tempi (programmi DOCUP 1994-1999 e 2000-2006). Furono tolti i padiglioni bassi del vecchio mercato, la piazza fu raddoppiata e pavimentata in porfido, e sorse il nuovo edificio davanti alla sede municipale, con le pensiline che li collegano. Il progetto era dell'architetto Giorgio Lombardi e fu completato dalla sua collaboratrice Caterina Frisone. All'inizio degli anni Duemila la piazza aveva una nuova biblioteca al primo piano dell'edificio, presto affiancata da un centro di documentazione di storia locale, e il mercato coperto al piano terra.
Il lungo cammino del vincolo
Più tortuosa fu la strada del vincolo paesaggistico. Nel 1992 la Commissione provinciale per i vincoli ambientali, di cui faceva parte lo stesso Sarto, propose di tutelare il quartiere, e il 2 maggio 1995 approvò la proposta con questa motivazione:
«Il Quartiere Giardino di Marghera, per impianto urbano, per la distribuzione dei lotti con scoperto a giardino e delimitazione con recinzioni caratteristiche integrate da siepi, per la tipologia dei villini ancorché per quelle delle case a schiera ed a palazzina […] rappresenta un insieme di valore storico ed estetico di non comune testimonianza meritevole di tutela paesaggistica».
Commissione provinciale per i vincoli ambientali di Venezia, seduta del 2 maggio 1995
Il vincolo però doveva essere approvato dalla Regione, e la Regione si fermò. Con una delibera del 2 febbraio 1999 la giunta regionale lo respinse, perché l'area era già compresa nel piano d'area della laguna (PALAV), che secondo la Regione la tutelava a sufficienza. Il 5 maggio 2000 Giorgio Sarto, diventato senatore, portò la questione in Parlamento con un'interpellanza al ministro per i beni culturali. Nel frattempo la Soprintendenza continuava a seguire il quartiere, e il Comune affisse la proposta di vincolo all'albo pretorio nel 1995 e di nuovo nel 2000.
La vicenda si chiuse solo diciotto anni dopo. Il 7 febbraio 2012 il Comitato tecnico per il paesaggio del Veneto riprese in esame la proposta, e il 23 luglio 2018 la città giardino fu dichiarata di notevole interesse pubblico. Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale nell'agosto 2018, ricorda che l'area era rimasta «continuativamente sottoposta a tutela paesaggistica» e che si trova nella zona di rispetto del sito UNESCO «Venezia e la sua laguna».
Gli edifici vincolati uno per uno
Prima e accanto al vincolo sull'intero quartiere, la Soprintendenza ha dichiarato di interesse culturale alcuni singoli edifici:
- il villino degli anni Trenta in piazza del Mercato 8-9, con il suo giardino, che ospita il forno e la storica pasticceria Danieli (decreto del 23 marzo 1991);
- il villino con il suo lotto in via Fratelli Bandiera 40;
- il villino in via Zambelli 10 (decreto del 22 febbraio 2007);
- il villino in via Lavelli 7-9 (decreto del 22 febbraio 2007);
- la chiesetta della Beata Vergine, detta «chiesetta della Rana», in via Fratelli Bandiera 85 (decreto del 4 luglio 2011);
- la scuola elementare Filippo Grimani, in via Bernardo Canal 5 (decreto del 7 maggio 2013).
Il primo di questi vincoli, quello sul villino della pasticceria Danieli, si deve anche all'iniziativa degli abitanti: Andrea Rumor, allora giovane studente di urbanistica, ha raccontato di aver pagato di tasca propria i telegrammi alla Soprintendenza perché intervenisse.
Il quartiere oggi
Nel 2014 il piano di assetto del territorio (PAT) del Comune di Venezia ha riconosciuto la città giardino, insieme al Villaggio San Marco e al Rione Piave, fra i principali valori di interesse storico e testimoniale della terraferma, da tutelare nel sistema delle strade, nei filari d'alberi, nei giardini e negli edifici più significativi.
Intanto il quartiere ha continuato a cambiare. Nel 2014 il tram che collega Mestre al parco commerciale Panorama ha cominciato ad attraversarlo lungo l'asse centrale, accanto alle piazze Sant'Antonio e del Mercato; il mercato rionale è stato spostato sulla via meridionale della piazza. Nello stesso anno, ai margini del quartiere, ha aperto il grande centro commerciale Nave de Vero, accanto alla zona commerciale Panorama nata attorno al primo supermercato del 1982. In piazza del Mercato resistono i negozi storici, come la pasticceria Danieli e la rosticceria Bottazzo, e la piazza ospita il festival «Marghera Estate», il mercatino di Natale e gli incontri della biblioteca, come il ciclo «Marghera racconta Marghera» avviato nel 2015. Nel 2014 è stata completata la pista ciclabile fra piazza del Mercato e piazza Ferretto a Mestre; nel 2016 il Comune ha rifatto il porfido della piazza, che si era rovinato.
I cantieri di questi anni
Il cambiamento più grande è in corso proprio in piazza del Mercato. Il 22 maggio 2024 la giunta comunale ha approvato il progetto di una nuova piazza fra la biblioteca e il giardino di piazzale Concordia, senza traffico, con verde pubblico, un mercato all'aperto più ampio, l'ampliamento della biblioteca verso sud con un auditorium, una terrazza verde e una caffetteria, per una spesa di circa 4,2 milioni di euro. Nel dicembre 2024 sono cominciate le demolizioni dei sei edifici che occupavano l'area e che avevano ospitato i profughi dell'esodo giuliano-dalmata. La fine dei lavori è prevista per novembre 2026.
Poco lontano, nell'area dell'ex scuola Monteverdi in via Ulloa, demolita a partire dal settembre 2018, è prevista la nuova questura della terraferma. È una zona in parte compresa nel vincolo della città giardino, e nel febbraio 2026 alcuni consiglieri comunali hanno chiesto al Comune quali alberi saranno ripiantati al posto di quelli abbattuti.
Più di cento anni dopo la posa della prima pietra, la città giardino resta così un luogo in cui la tutela e la trasformazione convivono: le regole della variante e del vincolo proteggono l'impianto di Emmer, mentre attorno alla sua piazza principale si sta disegnando un nuovo centro per Marghera.
Galleria immagini
Crediti delle immagini: municipio e case popolari: foto Gehadad, 2011, CC BY-SA 4.0 (Wikimedia Commons). Fermata del tram: foto Comune di Venezia, 2014, CC BY 3.0. Chiesa di Sant'Antonio: foto IlPasseggero, 2008, CC BY-SA 3.0. Torre dell'acquedotto: foto Luca.favorido, CC0. Tutte da Wikimedia Commons. La copertina e le immagini d'epoca: archivio Discovery Mestre.
Bibliografia e fonti
- Wacogne, Remi. La fabbrica del patrimonio urbano in Italia. Il caso della città giardino di Marghera, tesi di dottorato, Università IUAV di Venezia, ciclo XXXI, capitoli 10-11, pp. 157-181, con i verbali e i decreti consultati all'Ufficio vincoli della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per Venezia e Laguna.
- Boato, Stefano e Sarto, Giorgio. Articolo in Urbanistica Informazioni, 1986.
- Ballin, Andrea. Articolo in Tera & Aqua, a. I, n. 2, giugno 1994.
- Sarto, Giorgio e altri. Variante al PRG per l'area significativa della città giardino di Marghera. Relazione, Comune di Venezia, 1994.
- Dichiarazione di notevole interesse pubblico del «Quartiere Giardino» di Marghera, 23 luglio 2018, Gazzetta Ufficiale n. 193 del 21 agosto 2018.
- Senato della Repubblica, XIII legislatura, 832ª seduta, 5 maggio 2000, interpellanza di Giorgio Sarto.
- «Riqualificazione urbana piazza Mercato a Marghera», Clean Cities Campaign, aggiornamento del 22 maggio 2024, dalla delibera della giunta comunale di Venezia.
- Ferri, Elisabetta. «Riqualificazione di Piazza Mercato a Marghera», Il Nuovo Terraglio, 10 dicembre 2024.
- Consiglio comunale di Venezia, interrogazione n. 1384 del 26 febbraio 2026, sulle compensazioni ambientali per la nuova questura nell'area dell'ex scuola Monteverdi.