Ritratti mestrini

I Conti Bianchini “di Mestre”

I Conti Bianchini "di Mestre" | Discovery Mestre

Dagli Erizzo ai Bianchini

I nuovi nobili di Mestre: ascesa e caduta

I Bianchini Patrizi "croati"

"In ordine al decreto del Senato veneto, 17 febbraio 1784 (m.v.) i provveditori sopra feudi con terminazione 25 febbraio stesso, investirono GIUSEPPE Bianchini di Zara coi discendenti maschi del vicariato della Villa di Alberigo nel veronese in ragion di feudo, retto, gentile, nobile e legale con la giurisdizione civile di prima istanza e con l'annesso titolo di conte, col qual titolo lo stesso GIUSEPPE venne iscritto nell'A.L.T. e nel 5 gennaio 1789 fu ascritto al Consiglio nobile di Zara. Con S.R.A. 3 marzo 1822 e 9 maggio 1829 furono confermati la nobiltà ed il titolo comitale a VINCENZO e NICOLO', di Giuseppe."

(Enciclopedia storico-nobiliare del marchese Vittorio Spreti)

I Bianchini di Mestre

Dopo la morte del Principe Nicolò XIII Andrea Erizzo le tre figlie decisero di vendere la loro villa di Mestre, nel 1826, ai Conti Bianchini, che si trasferirono così nella Mestre austriaca. All'interno di Villa Erizzo dimorò la famiglia Bianchini per circa un secolo, periodo in cui questa imponente proprietà cambiò il suo status da villa di campagna, come spesso furono usate queste ville dei Patrizi costruite fuori Venezia, a dimora principale dei Conti Bianchini.

Un cambiamento di abitudini da parte dei nobili veneti che era in realtà anche sintomo della nuova società che si era venuta a creare sotto i governi successivi alla Serenissima. I nuovi aristocratici veneti non avevano certo le ricchezze dei patrizi veneziani e per molti Nobili di quel tempo una villa come quella di Mestre era un importante Status Symbol oltre ad un importante investimento.

In questo secolo la proprietà passò di mano di generazione in generazione fino ad arrivare all'ultima Bianchini di Mestre, la Contessa Beatrice Elena. I primi proprietari furono Vincenzo e Nicolò Bianchini, poi la Villa passò al Conte Pietro di Giuseppe nel 1835, mentre suo figlio Angelo la ereditò circa nel 1850. L'ultima Bianchini che visse in questa proprietà fu, appunto, la Contessa Beatrice Elena, che la ereditò alla morte di Angelo avvenuta nel 1884.

Beatrice sposò il diplomatico Ettore di Rosa Luraghi nel 1894. Dopo la morte del marito, nel 1925, si trasferì in Svizzera e nel 1938 cedette la Villa al Conte Volpi di Misurata. Con questo passaggio iniziò lo smembramento di quanto restava del parco, e la villa, divenuta sede della SADE, fu alterata e depauperata.

La battaglia legale fra il Conte G. Angelo Bianchini e il Comune di Mestre

I primi attriti fra la famiglia Bianchini e il neonato comune di Mestre si manifestarono quando venne individuato dal Sindaco Girolamo Allegri e da altri notabili del paese nell'Ortaglia della villa di famiglia, Villa Bianchini, il luogo deputato per realizzarvi il Foro Boario. Il Foro Boario avrebbe sostituito Piazza Maggiore nel compito di ospitare il mercato degli animali che da sempre si svolgeva nello spiazzo nato dal Borgo di San Lorenzo, rendendo questa Piazza adatta a diventare il centro del neonato comune di Mestre.

Ricevuta la proposta di cedere questo terreno posto di fronte alla villa, il Conte Giuseppe Angelo Bianchini (1831-1884) ne determinò il prezzo mediante una perizia e la fece pervenire al Comune, che a sua volta portò una propria perizia al Conte: il valore attribuito all'Ortaglia era troppo distante fra le parti e questo fermò la cessione.

Dopo un periodo di stallo in cui non fu trovato un accordo fra il Comune e la proprietà intervenne la prefettura, che ne dispose l'esproprio. Questo atto della prefettura costrinse il Conte a iniziare una lunga causa per far valere i propri diritti, una causa che si concluse in secondo grado con la vittoria del Bianchini: il terreno era perso ma il comune doveva corrispondergli un indennizzo.

Il Conte Ettore di Rosa mecenate e cittadino eccellente

Il conte Ettore di Rosa Luraghi, titolo acquisito sposando Beatrice Elena Bianchini, a differenza della famiglia della moglie fu molto attivo a Mestre e partecipò attivamente alla vita politica e alle discussioni sul futuro di Mestre. Sua e di altri cittadini fu la proposta di trasferire nell'ormai ex Foro Boario la nuova piazza cittadina. Questo terreno libero da grandi palazzi e costruzioni di ogni sorta si prestava per la realizzazione di un nuovo municipio, più ampio di quel Ca' Collalto che dal 1871 ospitava gli uffici comunali e non solo. In questo luogo si sarebbe potuta collocare anche la nuova prefettura e altri edifici che avrebbero dovuto ospitare le autorità e i funzionari statali e locali.

Il Conte fu protagonista nel 1923 anche del salvataggio del Teatro Toniolo che, in quel periodo, navigava in cattive acque come la famiglia che ne era proprietaria. Furono anni davvero vivaci per la città e ricchi di eventi culturali. Si pensi che il Maestro Mascagni diresse un'opera al Teatro cittadino e soggiornò proprio nella Villa dei Bianchini.

Mestre sembrava lanciata verso un periodo florido ma la morte del Conte Ettore Di Rosa, 1925, e l'annessione di Mestre al Comune di Venezia, 1926, frenarono definitivamente ogni slancio locale.

La moglie del Di Rosa, Beatrice, rimasta vedova e portatrice di un certo risentimento ereditato dal padre verso la città, nel 1938 decise di vendere la Villa al Conte Volpi di Misurata, decretandone di fatto la fine.

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Approfondimenti

Bibliografia

  • Spreti, Vittorio. Enciclopedia storico-nobiliare italiana, voce Bianchini.
  • Dal Fabbro, Valentina. Villa Erizzo, una storia da riscoprire, in AA.VV., «VeDo», n. 5, VEZ. Una nuova biblioteca in città, Mestre-Venezia, Comune di Venezia, marzo 2013, p. 42, ISSN 2281-6054.
  • Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo.

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