Alessandro Poerio
Alessandro Poerio | Discovery Mestre Alessandro Poerio Il patriota e poeta ferito mortalmente a Mestre nel 1848 Alessandro Poerio (1802–1848) Alessandro Poerio (Napoli, 27 agosto 1802 – Venezia, 3 novembre 1848) fu un patriota e poeta italiano del Risorgimento. La sua figura unisce attività letteraria, impegno civile e partecipazione diretta agli eventi politici dell’Ottocento italiano. Proveniente da una famiglia attiva nella vita politica del Regno delle Due Sicilie, era figlio del giurista Giuseppe Poerio e fratello di Carlo Poerio, futuro protagonista dei moti costituzionali. Ricevette la prima educazione da Domenico Simeone Oliva, poeta legato alla corte napoleonica e già precettore dei figli di Gioacchino Murat. La sua formazione classica e l’interesse per la filosofia morale contribuirono alla costruzione di una poetica sobria e meditativa. Nel 1820 partecipò ai moti costituzionali napoletani, combattendo a Rieti contro le truppe austriache. In seguito alla repressione, fu costretto all’esilio, durante il quale consolidò le sue convinzioni politiche e il contatto con la cultura europea. Rientrò a Napoli nel 1835 e riprese l’attività letteraria e intellettuale. L’attività letteraria Poerio è ricordato soprattutto per le liriche di ispirazione patriottica, pubblicate nel 1843 e successivamente, in edizione ampliata, nel 1852. La critica contemporanea accostò la sua produzione a quella di Niccolò Tommaseo e, per alcune affinità tematiche, a quella di Giacomo Leopardi. La sua poesia si caratterizza per: l’idea della patria come valore morale; il richiamo al dovere civile; la presenza della sofferenza personale come mezzo di elevazione interiore; la natura come riflesso dello stato d’animo; un linguaggio misurato, coerente con la sua formazione classica. Pur senza raggiungere la notorietà dei maggiori autori romantici, Poerio fu apprezzato dai contemporanei per la coerenza tra vita e opere. La Sortita di Mestre Allo scoppio dei moti del 1848, Poerio si recò a Venezia, dove la Repubblica di San Marco di Daniele Manin e Niccolò Tommaseo aveva proclamato l’indipendenza dall’Austria. Arruolatosi volontario, partecipò alla difesa della città. Il 27 ottobre 1848, durante la sortita di Forte Marghera, fu gravemente ferito presso Mestre da colpi d’arma da fuoco e schegge di mitraglia. Trasportato a Venezia, subì l’amputazione di una gamba, ma morì pochi giorni dopo, il 3 novembre. Per merito di guerra fu promosso da soldato semplice a capitano. Galleria Immagini Alessandro Poerio in un’immagine d’epoca La prima Caserma Matter in Via Poerio Il Ramo delle Muneghe, l’ex Chiesa delle Grazie e il Palazzo del M9 district Via Poerio all’interno del Centro di Mestre Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Antonio Olivi
Antonio Olivi | Discovery Mestre Antonio Olivi Eroe della Sortita di Mestre Biografia Antonio Olivi (Treviso, ? – Mestre, 27 ottobre 1848) è stato un patriota e militare italiano. Tenente nell’esercito della Repubblica di San Marco, guidò la Sortita di Mestre del 27 ottobre 1848. Figlio di Giuseppe Antonio Olivi, podestà di Treviso tra il 1847 e il 1852, partecipò ai moti del 1848 e, quando Treviso venne conquistata dagli austriaci, espatriò insieme alla moglie Giulia e al più piccolo dei loro tre figli. La Sortita di Mestre Insieme ai fratelli Ferrante e Giulio partecipò ai combattimenti in diverse parti d’Italia e, con il grado di tenente, prese parte alla difesa della Repubblica di Venezia. Il piano della Sortita di Mestre, preparato dal maggiore Carlo Alberto Radselli su incarico del ministro della guerra Cavedalis, prevedeva tre colonne in partenza da Fusina, dal Forte Rizzardi e da Forte Marghera. A Olivi fu affidata quella che uscì da Forte Marghera con il compito di riconquistare la città, occupata dagli austriaci il 18 giugno. All’alba del 27 ottobre 1848, a capo di 2000 uomini del I battaglione “Italia Libera”, attaccò gli austriaci a San Giuliano, ricacciandoli verso Treviso. Si ricongiunse con circa 1500 patrioti mestrini in Piazza Barche e si diresse quindi verso il ponte della Campana, unico accesso alla piazza Maggiore e al centro cittadino. Dopo tre assalti respinti, gli italiani presero possesso delle case sulla via delle Muneghe (poi via Poerio) per contrastare il fuoco proveniente dalle case requisite dagli austriaci, e al quarto assalto misero in fuga i soldati croati. Gli austriaci ripiegarono sul ponte delle Erbe per permettere al comando di lasciare la Torre di Mestre. La battaglia si concluse con la vittoria degli italiani, ma Antonio Olivi, come Alessandro Poerio, fu tra i caduti, colpito da una “bomba mitraglia” (“… fra il guasto della mitraglia che gli straziava i visceri …”). Prima di morire raccomandò ai compagni d’armi la moglie e i figli. L’azione fu un successo oltre le aspettative: gli austriaci lasciarono sul campo circa duecento morti e 575 prigionieri, tra cui cinque ufficiali, mentre i veneziani ebbero 34 morti e 72 feriti. Il giorno dopo Daniele Manin scrisse a Niccolò Tommaseo: “La funzione d’ieri fu brillantissima per le armi italiane”. Fu però una vittoria di breve durata, perché Mestre non poteva essere tenuta a lungo; la vicenda è raccontata in Mestre 1848-1849: dalla Sortita di Mestre alla caduta. A ricordo di quei fatti, sul ponte delle Erbe è ancora visibile una palla di cannone murata nella facciata rivolta verso il fiume della casa all’angolo con l’attuale via Daniele Manin. Ve la fece collocare il mestrino Luigi Rallo (1811-1883), che visse in prima persona gli eventi del 1848-1849: era il titolare dello storico negozio di colori ospitato in quell’edificio dal 1848 al 1943. Nel 1898 la città di Mestre ricevette la XI medaglia d’oro al valor risorgimentale. La medaglia fu istituita dal re Umberto I come distintivo d’onore alle città “… in ricompensa del valore dimostrato dalla cittadinanza alla presa del forte di Marghera la notte del 22 marzo 1848 e nella sortita di Marghera del 27 ottobre successivo …”. In quell’occasione Piazza Barche, dove già dal 1886 era stata inaugurata la Colonna della Sortita, fu rinominata piazza Ventisette Ottobre, mentre diverse strade furono dedicate ai caduti e agli eroi di quel periodo, come via Alessandro Poerio e via Guglielmo Pepe. Una via venne dedicata anche ad Antonio Olivi. In una casa d’angolo presso la chiesa dei frati cappuccini, una lapide ricorda i sergenti polacchi Konstanty Miśkiewicz, italianizzato in Costantino Miskiewicz, e Izydor (Isidoro) Dembowski, anch’essi caduti combattendo contro gli austriaci. In memoria di Antonio Olivi, il 31 ottobre 1848 l’abate trevigiano Giambattista Rambaldi pronunciò un’orazione funebre, in cui ricordò anche la moglie Giulia, che lo aveva seguito nelle sue peregrinazioni per l’Italia. Galleria Immagini La Sortita di Mestre del 27 ottobre 1848 in una rappresentazione (particolare) La Casa della Rana, in via Cappuccina, negli anni Cinquanta. Vi si intravede la lapide commemorativa La battaglia al ponte della Campana (1848) Bibliografia Voce Antonio Olivi, Wikipedia Voce Forte Marghera, Wikipedia Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Antonio Alippio Cappelletto
Antonio Alippio Cappelletto | Discovery Mestre Antonio Alippio Cappelletto Ingegnere e patriota mestrino Antonio Alippio Cappelletto nacque il 12 luglio 1805 a Mirano (Venezia) da Pietro e da Maria Melacini, e si laureò nel 1829 ingegnere architetto presso l’Università di Padova. Già nei primi anni di attività mise a punto un ruotismo, cioè un sistema di ingranaggi, capace di trasmettere il moto tra due assi allineati: il meccanismo, presentato all’Istituto veneto dal professor G. Alinotto, permetteva rapporti di trasmissione che i congegni allora conosciuti non consentivano. Nel maggio 1846 venne nominato ingegnere della Ferrovia lombardo-veneta con sede a Mestre. Durante i moti del 1848 riuscì a mantenere in piena efficienza l’officina di riparazione e costruzione del materiale ferroviario. Negli anni dei moti di liberazione del biennio 1848–49 ricoprì dapprima il ruolo di Deputato Comunale di Mestre, come Francesco Linghindal, per poi divenire capitano della guardia civica ed essere eletto all’Assemblea provinciale. Nella città di Venezia assediata dagli austriaci portò un importante supporto tecnico, permettendo di continuare a macinare il grano nelle stazioni di Santa Lucia e della Giudecca sfruttando la forza delle locomotive, e brevettando un forno per realizzare calce e laterizi. Collaborò inoltre con ufficiali del genio militare alla progettazione di una delle prime torpedini. Quando cadde Venezia nell’agosto 1849 per opera degli austriaci, Cappelletto fu sospeso dalla ferrovia, ma la sospensione durò solo un mese: grazie all’intervento dell’ingegner L. Negrelli, capo della Direzione superiore dei lavori inerenti a strade, acque, ferrovie e telegrafi, fu riassunto in servizio e destinato alla direzione dell’officina ferroviaria di Vicenza. Concluse la carriera, dopo l’unificazione italiana, con il grado di gerente dell’Ufficio centrale del materiale e della trazione delle ferrovie dell’Alta Italia a Torino. Le locomotive e le invenzioni Furono numerose le sue innovazioni nei campi più svariati, sebbene si concentrasse per tutta la vita nel migliorare i motori e la progettazione delle locomotive. Incaricato di costruirne due nuove, la «Bergamo» e la «Udine», individuò due difetti delle caldaie del tempo e propose delle modifiche, sperimentate con successo a Verona nel 1851. Per i progetti delle due locomotive e per i piani di ampliamento e ammodernamento dell’officina di Verona ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione artistica e industriale di Verona dello stesso anno. Si dedicò anche alla ricerca teorica. Perfezionò e completò la teoria dell’iniettore Giffard, il dispositivo che alimentava d’acqua le caldaie delle locomotive, e condusse studi innovativi sulle turbine. Nel 1872, quando in Inghilterra l’ingegnere Preece era riuscito a trasmettere due messaggi telegrafici in direzioni opposte sullo stesso filo, Cappelletto propose un proprio sistema per ottenere lo stesso risultato. Cappelletto fu socio corrispondente dell’Istituto veneto di scienze, lettere ed arti dal 1846 e membro effettivo dal 1854, socio dell’Accademia di scienze, lettere ed arti di Verona dal 1854, membro del Giurì dell’Esposizione di Londra e rappresentante della Camera di commercio di Londra nel 1851. Morì a Torino il 19 ottobre 1874. Galleria Immagini Antonio Alippio Cappelletto A Cappelletto è dedicata una strada parallela a Via Torino, posta dietro la sede principale delle Poste Bibliografia Pozzato, Enzo. «Cappelletto, Antonio Alippio», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 18, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1975. Marangoni, Michela (a cura di). Commemorazioni dei Soci Effettivi 1843–1891, Venezia, 2011. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Luigi Candiani
Luigi Candiani | Discovery Mestre Luigi Candiani Paesaggista impressionista mestrino Luigi Candiani, noto come Gigi (Mestre, 5 luglio 1903 – Mestre, 14 settembre 1963), è stato un rinomato pittore italiano, celebre per i suoi paesaggi veneti intrisi di atmosfere impressioniste. La sua carriera artistica iniziò presso la scuola d’arte Ticozzi di Mestre, sotto la guida del maestro Giuseppe Urbani De Gheltof. Nel 1926 partecipò alla sua prima mostra d’arte nella città natale. Dal 1929 al 1963 fu presente a tutte le mostre collettive organizzate dall’Opera Bevilacqua La Masa e prese parte a prestigiose rassegne, tra cui quattro edizioni della Quadriennale di Roma e tre edizioni dell’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, ottenendo numerosi riconoscimenti. Nel 1953 si aggiudicò, ex aequo, la terza edizione del Premio Burano con l’opera Riflessi verso sera. I suoi dipinti si concentrano prevalentemente su paesaggi — in particolare della Laguna e del Veneziano, ma anche del Trevigiano, del Padovano e del Vicentino — con evidenti richiami allo stile impressionista. Caratteristica distintiva delle sue opere è l’uso di strutture portanti in rosa e azzurro, che negli ultimi anni della carriera si tinsero di tonalità più grigie. Dopo la sua morte, numerose retrospettive in Italia e all’estero hanno celebrato il suo contributo artistico. A Mestre il suo nome è ricordato attraverso una piazza e il Centro Culturale Candiani, situato nella stessa piazzetta vicino a Piazza Erminio Ferretto. Nel 2013 il critico d’arte Alain Chivilò ha pubblicato la monografia Tessere di vita, che per la prima volta analizza in profondità la vita e l’opera di Candiani, evidenziando gli elementi distintivi della sua pittura lirica e delicata. Nel 2016 Chivilò ha curato una seconda monografia, Gigi Candiani. Atmosfere Rarefatte (192 pagine), con documenti, foto inedite e un’ampia selezione di disegni e oli. Galleria Immagini Luigi Candiani (1903–1963) — Marina con Barche a Vela Il Centro Culturale Candiani in Piazzetta Candiani, vicino a Piazza Erminio Ferretto Piazzale Candiani Bibliografia Parte del testo è tratta dalla voce Luigi Candiani su Wikipedia. Chivilò, Alain. Tessere di vita, 2013. Chivilò, Alain. Gigi Candiani. Atmosfere Rarefatte, 2016. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Francesco Linghindal
Francesco Linghindal | Discovery Mestre Francesco Linghindal Primo deputato comunale di Mestre Francesco Linghindal fu il primo deputato comunale di Mestre durante i moti rivoluzionari del 1848. Il 22 marzo di quell’anno, quando Daniele Manin proclamò la liberazione di Venezia e la nascita della Repubblica di San Marco con il celebre discorso tenuto sopra un tavolino di fronte al Caffè Florian, anche Mestre fu attraversata da entusiasmo e fermento. Quel giorno Linghindal partì dalla località della Rosa, all’angolo con il Borgo delle Muneghe (oggi Via Poerio), dirigendosi in calesse verso la stazione ferroviaria insieme a Monsignor Giovanni Renier, arciprete di San Lorenzo, per raccogliere notizie certe su quanto stava accadendo a Venezia. Durante il tragitto incontrò il medico Giuseppe Dalla Giusta, proprietario della villa in Via Torre Belfredo ancora esistente, che sventolava una bandiera e gridava «Viva la Repubblica!». Giunti alla stazione, trovarono gli operai dell’officina dell’ingegnere Angelo Milesi in festa. Sin dalle prime ore degli avvenimenti, Linghindal invitò i concittadini alla prudenza, temendo possibili rappresaglie austriache. Il 23 marzo 1848 scrisse una lettera all’arciprete Renier chiedendogli di rivolgersi alla popolazione per calmare gli animi e mantenere l’ordine pubblico. Le cronache dell’epoca riportano che non fu mai pienamente favorevole al nuovo regime. Quando si costituì la Guardia Cittadina, sostenne che dovesse rimanere sotto il controllo del Municipio. E durante i fatti di Forte Marghera, quando il farmacista Reali chiese rifornimenti, avrebbe risposto che i combattenti erano «ribelli» e che si sarebbe dovuto arrestare l’ingegnere Collalto e quanti «avevano rivoluzionato e compromesso il paese, esponendo così la vita di coloro che li seguirono alla presa del forte». Queste posizioni gli attirarono ostilità: un gruppo di cittadini lo accusò di essere «avverso al novo ordine di cose» e filoaustriaco, denunciandolo alla Guardia Veneta. Il clima di tensione portò all’intervento del notaio Giuseppe Giuriati, inviato a riformare l’amministrazione, che decretò la caduta della deputazione comunale, costringendo Linghindal a dimettersi dalla carica di primo deputato. Oltre al ruolo politico, Linghindal fu noto per la lunga attività all’interno della Pia Casa di Ricovero di Vecchi e Orfani derelitti, oggi Antica Scuola dei Battuti di Mestre: ne fu amministratore dal 1828 al 1853, per due mandati, e fu il più longevo amministratore dell’istituto. In questa veste, nel gennaio 1830, fu citato davanti alla pretura di Mestre dalla confraternita del Santissimo Sacramento per un vecchio livello che il pio ospedale doveva alla confraternita dal 1806: la lite si chiuse solo anni dopo con una compensazione tra debiti e crediti delle due istituzioni. Linghindal era anche confratello della scuola del Santissimo Sacramento della chiesa di San Lorenzo, di cui nel 1847 fu vice priore insieme a Domenico Fusarini e Agostino Manocchi. La sua famiglia era legata da tempo alla confraternita: nel 1803 un Antonio Linghindal ne era gastaldo, e a metà Ottocento vi erano iscritte anche Anna ed Elisabetta Linghindal. Galleria Immagini A Francesco Linghindal è dedicata una strada che si collega a Via Torino Bibliografia Parte del testo è tratta dalla voce Francesco Linghindal su Wikipedia. Giovanni Renier, La cronaca di Mestre degli anni 1848 e 49 e saggio di altri scritti inediti, Prem. stab. ist. Turazza, Venezia 1896. Benefattori della chiesa di San Lorenzo di Mestre, per la confraternita del Santissimo Sacramento e la lite del 1830. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Giovanni Felisati
Giovanni Felisati | Discovery Mestre Giovanni Felisati Il partigiano mestrino fucilato a Ca’ Giustinian Operaio e partigiano Giovanni Felisati nacque a Mestre il 24 giugno 1909, figlio di Ermete Felisati e di Luisa Beltrami. Suo fratello era il pittore Vittorio Felisati. Operaio della fabbrica Montevecchio di Marghera, detto «il moro», era comunista e partecipò alla Resistenza. L’8 gennaio 1944 fu arrestato e rinchiuso nel carcere veneziano di Santa Maria Maggiore. I tredici martiri di Ca’ Giustinian La mattina del 26 luglio 1944 due partigiani di un Gap veneziano, comandato da Aldo Varisco, fecero esplodere una carica a Ca’ Giustinian, sul Canal Grande: il palazzo era la sede del Comando provinciale della Guardia Nazionale Repubblicana, dell’Ufficio politico investigativo e di uffici tedeschi, ed era un luogo di tortura. La risposta fascista fu immediata. Nella notte del 27 luglio il capo della Provincia Pietro Cosmin convocò un Tribunale straordinario di guerra, che condannò a morte tredici detenuti politici del carcere di Santa Maria Maggiore, in gran parte del Sandonatese. Tra loro c’era Giovanni Felisati. Alle cinque del mattino del 28 luglio 1944 i tredici furono portati sulle macerie di Ca’ Giustinian, incatenati a gruppi di due o tre e fucilati da ufficiali e militi della GNR. I corpi rimasero esposti sul luogo dell’esecuzione. Con lui morirono Attilio Basso, Stefano Bertazzolo, Francesco Biancotto, Ernesto D’Andrea, Angelo Gressani, Enzo Gusso, Gustavo Levorin, Violante Momesso, Venceslao Nardean, Amedeo Peruch, Giovanni Tamai e Giovanni Tronco. Nel dopoguerra alcuni dei responsabili furono processati dalla Corte d’Assise straordinaria di Venezia. La memoria Nell’autunno del 1944 fu intitolato a Giovanni Felisati il battaglione Garibaldi «Felisati», che operava nella zona orientale del Mestrino con Augusto Pettenò comandante e Erminio Ferretto commissario politico. A Mestre gli è dedicata una via, parallela a via Piave. Sul luogo dell’eccidio, a Venezia, una targa ricorda i tredici martiri, e ogni anno a fine luglio vi si tiene una cerimonia; ai Tredici Martiri sono intitolate una calle a Venezia, una via a San Donà di Piave e la piazza municipale di Ceggia. Galleria Immagini Giovanni Felisati A Giovanni Felisati è dedicata una via parallela a Via Piave Bibliografia Voce Giovanni Felisati su Wikipedia. Marco Borghi, Episodio di Calle del Ridotto-Ca’ Giustinian, Venezia, 27-28.07.1944, Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, Iveser. Giuseppe Gaddi, I 13 Martiri di Ca’ Giustinian, Edizioni de «La Voce del popolo», Venezia 1945. Giulio Bobbo, Venezia in tempo di guerra, 1943-1945, Il Poligrafo, Padova 2005. Voce Resistenza a Mestre su Wikipedia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Erminio Ferretto
Erminio Ferretto | Discovery Mestre Erminio Ferretto Un partigiano simbolo di Mestre Erminio Ferretto: un eroe partigiano Erminio Ferretto nacque il 12 dicembre 1915 a Carpenedo, allora comune autonomo e oggi quartiere di Mestre, e morì a Bonisiolo di Mogliano Veneto nella notte tra il 5 e il 6 febbraio 1945. Il padre era un commerciante con alcuni immobili a Carpenedo; Erminio era il terzo di cinque figli; la madre morì quando lui era ancora bambino, e i fratelli crebbero affidati alla sorella maggiore Flora. Ancora ragazzo andò a lavorare come commesso nella bottega dei fratelli Coin a Mestre. Dalla Francia alla Spagna A quindici anni, piuttosto che vivere sotto il fascismo, emigrò in Francia, dove si mantenne facendo il pittore edile. Nel luglio 1937 passò clandestinamente in Spagna per difendere la Repubblica contro Francisco Franco e si arruolò nelle Brigate internazionali: con la XII Brigata combatté in Aragona, sull’Ebro e in Estremadura. Fu un’esperienza condivisa con circa quattromila italiani: lì imparò le tecniche della guerriglia, strinse amicizia con il mestrino Augusto Pettenò e aderì al Partito Comunista Italiano. Caduta la Repubblica spagnola nel 1939, riparò in Francia. Con il governo di Vichy fu arrestato e internato nel campo di Gurs, ai piedi dei Pirenei, e poi consegnato alla polizia italiana. Processato, dal giugno 1941 fu confinato a Ventotene, dove si trovavano centinaia di antifascisti, tra cui Umberto Terracini, Luigi Longo, Sandro Pertini e Altiero Spinelli. Fu liberato nell’agosto 1943, dopo la caduta del fascismo. «El Venezian» Tornato a Mestre, dopo l’armistizio dell’8 settembre organizzò con altri compagni gruppi di opposizione nelle fabbriche di Porto Marghera: recupero di armi ed esplosivi, sabotaggi della produzione bellica, scioperi. Lavorò anche per riorganizzare il Partito comunista in città. Il 2 febbraio 1944 fu arrestato, torturato e interrogato; non rivelò nulla e dopo qualche giorno fu rilasciato. Mestre era diventata troppo pericolosa. Ai primi di marzo 1944, con Augusto Pettenò, Diomiro Munaretto «Danton» e il cugino Ruggiero Ferretto, raggiunse la zona del Vajont e della Val Cellina. Qui si unì alla formazione «Tino Frediani», poi confluita nella Divisione Garibaldi «Nino Nannetti», e contribuì alla nascita delle prime bande tra il Bellunese e l’alto Trevigiano, da cui nacquero le brigate «Mazzini» e «Tollot», attive tra Valdobbiadene e Vittorio Veneto. Per tutti divenne «El Venezian». Con Pettenò fondò il battaglione «Mestre», formato da giovani mestrini e trevigiani, all’interno della brigata «Tollot», e ne assunse il comando. I grandi rastrellamenti del settembre 1944 costrinsero le formazioni di montagna a ripiegare. Ferretto scese in pianura e, con Pettenò, diede vita al battaglione Garibaldi «Giovanni Felisati»: Pettenò ne era il comandante, Ferretto il commissario politico. Il battaglione era intitolato all’operaio mestrino ucciso nella rappresaglia fascista di Ca’ Giustinian a Venezia il 28 luglio 1944. Dall’autunno la «Felisati» operò nella zona orientale del Mestrino e nei comuni di Mogliano, Marcon e Quarto d’Altino con sabotaggi, attentati e scontri, spesso insieme ai nuclei dei GAP, i Gruppi di azione patriottica, sostenuta dalle famiglie contadine che nascondevano i partigiani e davano loro da mangiare, come i Florian di Dese e i Pavan di Bonisiolo. La notte di Bonisiolo All’inizio di febbraio 1945 il gruppo di comando era ospite della casa colonica del mezzadro Ferdinando Pavan a Bonisiolo. Il 5 febbraio tre staffette di ritorno da Combai furono fermate dai fascisti a Casale sul Sile; solo la donna riuscì a fuggire e ad avvisare Ferretto. «El Venezian» fece spostare due squadre in altri rifugi e rimase a Bonisiolo con il comando: il cugino Martino Ferretto, Ettore Mestriner, Giuseppe Bresolin e Giuseppe Battaglia. Nella notte arrivarono le brigate nere, guidate da una delle staffette arrestate. Battaglia, ferito, riuscì a fuggire dal tetto del fienile; Mestriner e Bresolin si salvarono nascosti al piano di sopra. Erminio e Martino si gettarono nella mangiatoia, sotto il fieno. I fascisti frugarono con i forconi: Martino, colpito a una gamba, riuscì a non gridare; Erminio, ferito, si tradì con un grido. Fatto uscire allo scoperto, fu ucciso con una raffica di mitra verso le due del mattino del 6 febbraio. Aveva ventinove anni. La Brigata Ferretto e la liberazione di Mestre Dopo la sua morte il battaglione si riorganizzò: dall’unione di tre battaglioni nacque la 31ª Brigata Garibaldi «Erminio Ferretto», comandata dal cugino Martino Ferretto, con Umberto De Bei commissario politico. La brigata continuò i sabotaggi e gli attacchi alle caserme delle brigate nere e della Guardia nazionale repubblicana, con la complicità della popolazione. Tra le sue staffette c’era Elisa Campion, nata a Carbonera, che partecipò anche alla liberazione di Vincenzo Fonti, condannato a morte e rinchiuso nella caserma della GNR di Treviso. Insieme alla Brigata «Battisti» di Giovanni Battois e con il sostegno del CLN, la «Ferretto» condusse le operazioni finali per la liberazione di Mestre. Dal mattino del 28 aprile 1945 i partigiani affrontarono i tedeschi in ritirata a Campalto, sulla via Triestina, alla stazione ferroviaria e sul Terraglio; il 29 aprile arrivarono gli Alleati. La memoria Il 29 aprile 1945, all’indomani della Liberazione, il Comitato di Liberazione Nazionale di Mestre intitolò a lui la piazza principale della città. Nell’Ottocento era Piazza Maggiore; era poi diventata Piazza Umberto I e infine, durante la Repubblica Sociale, Piazza Ettore Muti, dal nome del gerarca fascista. Oggi è Piazza Ferretto. Ai primi di maggio da quella piazza partirono i funerali pubblici di molti partigiani mestrini caduti; quelli di Erminio Ferretto si tennero il 4 maggio 1945, e oggi riposa nel cimitero di Mestre. A Mogliano Veneto gli è intitolata una via, dove sorge un cippo in sua memoria. Ogni anno, il 6 febbraio, i Comuni di Venezia, Mogliano Veneto e Marcon lo ricordano con una cerimonia davanti al cippo. Della Resistenza mestrina racconta anche la storia di Hermann Krull jr. Galleria Fotografica Il cippo in memoria di Erminio Ferretto a Mogliano Veneto, nella via a lui dedicata Fontana di Alberto Viani in Piazza Ferretto Foto di Erminio Ferretto Piazza Ferretto: nell’Ottocento Piazza Maggiore, poi Piazza Umberto I e Piazza Ettore Muti Bibliografia Voce Erminio Ferretto su Wikipedia. Erminio Ferretto, in Donne e Uomini della Resistenza, ANPI. U. De Bei, A. Pettenò, M. Ferretto, V. Fonti, Erminio Ferretto «El Venezian», in G. Turcato, A. Zanon Dal Bo, 1943-45. Venezia nella Resistenza, Comune di Venezia, 1976. G. Turcato, Kim e i suoi compagni. Testimonianze della resistenza veneziana, Marsilio, Venezia 1980. Voce Resistenza a Mestre su Wikipedia. Sandra Savogin, Tra guerra e Resistenza. Mestre e il suo territorio dal 1940 al 1945, Cleup, Padova 2015. U. Zane, S. Savogin, Erminio Ferretto. Per non dimenticare, documentario del Comune di Venezia, 2010. «Erminio Ferretto, chi sarà mai?», La Nuova Venezia. Anniversario della morte del partigiano Erminio Ferretto, VeneziaToday. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.
Guglielmo Pepe
Guglielmo Pepe | Discovery Mestre Guglielmo Pepe Il generale napoletano che guidò la difesa di Venezia Guglielmo Pepe (Squillace, 13 febbraio 1783 – Torino, 8 agosto 1855) fu un patriota e generale dell’esercito del Regno delle Due Sicilie, fratello del generale Florestano Pepe. L’esilio e il ritorno Dopo la sconfitta della rivoluzione costituzionale napoletana, nel marzo 1821, Pepe fuggì all’estero: Barcellona, Madrid, il Portogallo, poi Londra e, dal 1832, Parigi, dove frequentò gli ambienti liberali di tutta Europa. Rimase in esilio quasi trent’anni. Nel marzo 1848, dopo la concessione della costituzione a Napoli, rientrò grazie all’amnistia per i reati politici, e l’8 aprile Ferdinando II lo nominò comandante in capo del corpo di spedizione inviato in Alta Italia a fianco del Piemonte contro l’Austria. Da Napoli a Venezia Dopo la repressione dei moti del 15 maggio 1848 a Napoli, il nuovo governo ordinò alle truppe di rientrare. La maggior parte dei soldati obbedì, ma Pepe no: passò il Po con alcuni reparti e con battaglioni di volontari di vari Stati italiani, circa duemila uomini, e il 13 giugno 1848 raggiunse Venezia. Tra gli ufficiali napoletani che come lui scelsero Venezia c’erano quelli che avrebbero dato il nome ai forti del Campo Trincerato: Cosenz, Mezzacapo, Rossarol, Poerio. Daniele Manin gli affidò il comando delle truppe di terra della Repubblica di San Marco. Fu Pepe a ordinare la Sortita di Mestre del 27 ottobre 1848, senza parteciparvi di persona: le colonne uscite da Forte Marghera e dalle lagune riconquistarono Mestre, ma non la tennero, e nei combattimenti fu ferito a morte Alessandro Poerio. Durante l’assedio del 1849, dopo la sconfitta piemontese di Novara, crebbero i contrasti tra Pepe e il governo veneziano sulla strategia di difesa. Gli ultimi anni Dopo la resa di Venezia, nell’agosto 1849, andò a Corfù, poi a Genova, e nel novembre 1849 tornò a Parigi. Nel 1850 sposò Mary Ann Coventry, vedova dell’orientalista John Borthwick Gilchrist. Lasciò la Francia nel dicembre 1851, con il colpo di Stato di Luigi Napoleone, e visse tra Nizza e Genova prima di stabilirsi a Torino, dove morì nel 1855. Scrisse tra l’altro le Memorie del generale Guglielmo Pepe intorno alla sua vita e ai recenti casi d’Italia. A Mestre gli sono dedicati la via che porta a Piazza XXVII Ottobre e Forte Pepe, a Ca’ Noghera. Galleria Fotografica Ritratto di Guglielmo Pepe La lapide di Mestre che ricorda i volontari di Pepe nella Sortita del 27 ottobre 1848: «Su questo ponte più ostinata lotta sostennero» Il decreto di nomina a firma Daniele Manin La Battaglia della Campana (1848) Al generale Pepe è dedicata la via che costeggia Via Forte Marghera e porta in Piazza XXVII Ottobre Bibliografia Voce Guglielmo Pepe nel Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani. Discovery Mestre, La Sortita di Mestre del 27 ottobre 1848. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✔ Link copiato negli appunti! × Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.