Dalla Serenissima all’Italia (1797-1866),  Mestre veneziana (1337-1797)

Mestre nel 1766 e nel 1807: due censimenti a confronto

Frontespizio a stampa delle Anagrafi della Repubblica di Venezia con il leone di San Marco

Mestre nel 1766 e nel 1807

Famiglie, mestieri, botteghe e campi fra la Serenissima e Napoleone

Nel giro di quarant’anni la Mestrina fu contata due volte: nel 1766 dai parroci per la Repubblica di Venezia, nel 1807 dai sindaci per il Regno d’Italia napoleonico. Giovanni Netto ha studiato le due rilevazioni per il Centro Studi Storici di Mestre, e ne esce un ritratto del paese e delle sue ville fra la fine della Serenissima e l’età francese.

Lo stesso Netto avverte che i due rilievi non si possono confrontare alla lettera: le domande erano diverse, diversi i compilatori, e nel 1807, dopo i saccheggi del 1797, un questionario del governo poteva sembrare lo strumento di una nuova «rapina organizzata». C’era quindi ogni ragione per dichiarare meno del vero.

L’Anagrafe veneta del 1766

Il 12 settembre 1765 il Senato ordinò l’«Anagrafe di tutto lo stato della Serenissima Repubblica». Fu eseguita l’anno seguente con questionari inviati ai parroci e riepilogati in ogni capoluogo, poi rinnovata ogni cinque anni: le Anagrafi venete coprono così tutto il territorio della Repubblica dal 1766 al 1795 e sono oggi una delle fonti più preziose per conoscere la popolazione veneta di fine Settecento.

Mestre era il centro di una podesteria della provincia Trevisana, che arrivava fino a Zero Branco e a parte di Mogliano. Netto l’ha divisa in dodici zone: Mestre (con Parlan, Piraghetto, Brendola e parte di Bottenigo), Carpenedo, Favaro, Dese, Zelarino, Chirignago, Marcon, Spinea, Martellago, Cappella, Zero e Mogliano.

In tutta la podesteria vivevano 16.466 persone, 8.868 uomini e 7.598 donne, in 3.309 famiglie: tutte «popolari e ordinarie», tranne 25 famiglie «civili», tutte a Mestre. Mestre contava 2.976 abitanti in 751 famiglie. Era il paese più popoloso ma anche quello con le famiglie più piccole, in media 3,9 persone contro le 5,9 di Zelarino, dove nelle case contadine convivevano più nuclei. I numeri non coincidono con quelli delle visite pastorali, che contavano le anime della parrocchia di San Lorenzo e non la zona di Mestre definita da Netto (vedi La vita religiosa a Mestre).

Il territorio era poco abitato, 77 persone per chilometro quadrato: Chirignago ne aveva 228, Carpenedo 111, Mestre 104, mentre Favaro, Marcon e Dese stavano fra le 22 e le 25.

Mestieri, botteghe e opifici

L’Anagrafe contava i mestieri dei soli uomini adulti. Su 5.234 persone con un’attività, i lavoranti di campagna erano 4.392, cioè l’83,9%. Tutto il resto era poca cosa:

  • 225 botteghieri e negozianti con i loro dipendenti, di cui 120 nella zona di Chirignago e 39 a Mestre;
  • 367 artigiani, fra cui un fabbricante di armi da fuoco e due di armi da taglio;
  • 56 addetti ai trasporti, dei quali 42 cavallanti e 5 carrettieri a Mestre;
  • 12 servitori, tutti a Mestre;
  • 19 persone «senza mestiere».

Le manifatture erano quasi tutte domestiche: 84 telai da tela, 21 da lino e uno solo da panni di lana, sparsi nelle case dei contadini. C’era una sola tintoria, a Martellago, e una sola fornace, a Mogliano. Mestre aveva le uniche due seghe da legna della podesteria e una delle quattro mole. Le ruote da mulino erano 34: 12 nella zona di Zelarino, 8 in quella di Martellago, 5 a Carpenedo.

Nelle stalle c’erano 4.656 bovini, di cui 772 da macello, 891 cavalli, 25 muli, 56 somari, 1.439 pecore e 11 capre. Mestre da sola aveva 190 cavalli.

Clero e ospedali

Gli ecclesiastici erano 163:

Le parrocchie erano 17, più metà di quella di Mogliano. Gli ospedali erano quattro, a Mestre, Carpenedo, Martellago e Zero Branco.

1806-1807: da Treviso a Venezia

Dopo Austerlitz, la pace di Presburgo del 26 dicembre 1805 assegnò alla Francia gli antichi territori veneziani. Secondo Antonio Stangherlin i soldati francesi entrarono a Mestre il 19 gennaio 1806, e in quell’anno nacque il Cantone di Mestre; il Comune ebbe un consiglio di 40 «maggiori estimati» e un podestà di nomina governativa. Il 14 luglio 1807 il «Monitore di Treviso» attribuiva al Cantone 13.360 abitanti.

Alla fine del 1807 Mestre si staccò dalla Marca Trevigiana, a cui era sempre appartenuta, e passò al Dipartimento dell’Adriatico, con capoluogo Venezia. Sulla data le due fonti non coincidono:

  • Stangherlin scrive che fu Napoleone a staccare il Cantone il 7 dicembre 1807, e che il decreto del 22 dicembre confermò i comuni;
  • Netto riferisce invece che il 7 dicembre è la data di un decreto del prefetto di Treviso, pubblicato nel «Quotidiano Veneto» del 15 dicembre, e che il decreto imperiale che istituiva dipartimenti, distretti, cantoni e comuni è del 22 dicembre.

Il questionario del 15 luglio 1807

Ogni comune ricevette una scheda azzurrina in doppia copia con 43 domande: popolazione, terreni, raccolti, bestiame, manifatture, mercati, opere pie, scuole, parrocchie e «moralità pubblica». Le risposte, datate 15 luglio 1807, sono conservate all’Archivio di Stato di Milano.

La popolazione dichiarata saliva a 17.878 abitanti. Mestre era passata da 2.976 a 4.446, e la crescita riguardava i cinque centri principali, mentre gli altri paesi calavano. Per la prima volta i sindaci dovevano indicare anche nati, morti e matrimoni: nel triennio 1804-1806 nacquero 2.794 bambini, morirono 3.035 persone e si celebrarono 819 matrimoni. A Mestre, nonostante la crescita, i morti superarono i nati di 145.

Campi, raccolti e bestiame

L’incolto era poco: boschi, paludi e valli. A Carpenedo c’erano 364 campi di bosco e 117 di palude, colpa secondo il sindaco della «poca curanza dell’ottimo mantenimento dei fiumi».

Ovunque si coltivavano frumento, mais, sorgo rosso, avena e vite. Mestre aveva in più ortaglie e frutta verso la laguna, e il sindaco aggiungeva che «coltivasi pure alcun poco l’orzo nostrano che destinasi specialmente ad alimento dei cavalli». Il frumento di Mestre non bastava, mentre ne avanzavano 1.800 staia a Zelarino e 2.000 a Spinea.

Il bestiame era calato rispetto al 1766, per le guerre del 1797 e del 1805: 1.478 vacche e 1.959 buoi contro i 4.656 bovini di quarant’anni prima, 747 cavalli contro 891. Il sindaco di Carpenedo lo spiega con parole amare: «I villici sono poveri ed appena pagano li loro eccessivi affitti, vivono meschinamente. Li animali non sono suoi». E ricordava un’antica legge veneta che obbligava a tenere a prato un terzo dei campi, «da moltissimi anni totalmente trascurata».

A Mestre, per sopperire alla mancanza di animali, si andava ai mercati di Treviso e di Badoere, e dei 106 cavalli del comune ben 60 appartenevano «alle famiglie villeggianti».

Mercati, fiere, assistenza e scuole

Nel territorio c’erano solo due mercati: a Mestre il mercoledì, «mezzo mercato», e il venerdì; a Zero il sabato. Mestre aveva due fiere, il 10 agosto per San Lorenzo e il 29 settembre per San Michele.

L’unica vera opera pia era l’Ospedale di Santa Maria dei Battuti, retto da un priore e da una priora, con 23.000 lire venete di rendita. Non riceveva più lasciti, perché nell’ultimo decennio i beni dei poveri erano stati «messi a sacco dagli invasori». Ospitava 25 «poveri vecchi» e tre fanciulli abbandonati.

Carpenedo, Zelarino, Chirignago, Spinea e Cappella non avevano scuola. A Mestre invece sei maestri, religiosi secolari, insegnavano a leggere, scrivere e far di conto, e anche i «primi rudimenti della lingua latina». Dei conventi restavano i soli Cappuccini, undici in tutto: il monastero di Santa Maria delle Grazie era già stato soppresso e passato al Demanio.

Galleria immagini

Le mappe e i documenti

I luoghi

Bibliografia e fonti

  • Giovanni Netto, «La podesteria di Mestre nell’anagrafe del 1766», in Quaderno di studi e notizie n. 10-11, Centro Studi Storici di Mestre, 1968, pp. 56-66.
  • Giovanni Netto, «Mestre e il suo territorio nel 1807», in Quaderno di studi e notizie n. 10-11, Centro Studi Storici di Mestre, 1968, pp. 67-79 (Archivio di Stato di Milano, Studi P.M., cartella 1150).
  • Antonio Stangherlin, «Il distretto di Mestre sotto il profilo storico ed amministrativo dal 1797 al 1866», in Quaderno di studi e notizie n. 3-4, Centro Studi Storici di Mestre, 1964, pp. 51-52.
  • Maria Luisa Ferrari, «Aspetti del rapporto tra città e suburbio attraverso le Anagrafi venete (1766-1795)», in Popolazione e storia, XII, 1-2, 2011, popolazioneestoria.it.

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