Il diario di Giuseppe Paganello: Mestre sotto Napoleone (1809-1813)
Il diario di Giuseppe Paganello
Per quasi cinque anni, dall’aprile 1809 all’ultimo giorno del 1813, un abitante della Gazzera annotò giorno per giorno quello che vedeva passare per Mestre: eserciti, cannoni, feriti, carestie, voci di guerra. Il suo diario, intitolato «Novità del Giorno», è rimasto inedito per un secolo e mezzo fra le carte di un nipote illustre, ed è oggi una delle poche testimonianze dirette della Mestre napoleonica scritte da un mestrino.
L’autore e il manoscritto
Giuseppe Paganello aveva un «palazzo di villeggiatura nel colmello della Gazzara, parrocchia di Mestre», l’attuale Villa Paganello-Fapanni. Sua figlia Maria Angela sposò Agostino Fapanni, e dal loro matrimonio nacque Francesco Scipione Fapanni, lo storico e collezionista di memorie mestrine. Fu lui a conservare il diario del nonno cucendolo nei suoi Zibaldoni, oggi alla Biblioteca Marciana: due fascicoli di diciotto fogli, preceduti da altre carte del tempo, tra cui un avviso del generale austriaco Mayer Heldenfeld del 30 gennaio 1814 che ordinava ai mestrini di portare entro 48 ore, a tre miglia dal Comune, i viveri che avevano in più del necessario. Fapanni era imbarazzato dalla scrittura dell’avo e ammoniva il lettore: «memorie gettate giù senza grammatica, e piene di volgari idiotismi».
Nel suo manoscritto dedicato a Mestre, Fapanni ricorda anche altre carte del nonno: dei «Pettegolezzi Mestrini» scritti nel 1813 e, dello stesso anno, il prospetto del palazzo Paganello con la pianta dei tre piani, disegnato dall'architetto Vincenzo Fortunio. Morto Giuseppe il 26 gennaio 1816, il casino con le barchesse e l'oratorio fu comprato dal genero Agostino Fapanni, che lo affittò per vari anni e nell'autunno del 1846, temendo che vi si stanziassero dei militari, lo vendette a Giovanni Bellato con il brolo di quattro campi, per 19.500 lire venete.
Il diario fu presentato al Centro Studi Storici di Mestre nel 1962 dallo studioso Giorgio Emanuele Ferrari e pubblicato nel 1965 da Luigi Brunello, per l’Associazione Civica per Mestre e la Terraferma, con il titolo «I fatti di Mestre 1809-13».
Aprile 1809: la guerra arriva al Terraglio
Il diario si apre l’11 aprile 1809, con i francesi che partono da Treviso verso il Piave. Nei giorni seguenti la «Mestrina» resta sguarnita, poi tornano truppe sbandate, feriti e prigionieri «lasari, patiti e mal rovinati». Il 19 aprile due cannoni vengono puntati sul Terraglio ai Quattro Cantoni e i forni restano senza pane. Il 20 arriva a Mestre il viceré Eugenio di Beauharnais, che ordina agli abitanti «da Malghera sino alla Fornasse» di sgomberare per fare spazio all’accampamento. Si parla di fermare le acque dell’Osellino per allagare il Terraglio e Mestre, e si fermano uomini e donne per farli lavorare ai fortini di Marghera.
Il Forte, protagonista silenzioso
Per Brunello il vero protagonista del diario è il Forte Marghera: «un gigante acquattato tra canali ed acquitrini», che i francesi difendono e gli austriaci assediano. Paganello registra i cannoneggiamenti, le sortite e i morti: «14 Francesi restarono morti e 20 feriti». Una palla infuocata sparata dal Forte cade sull’aia dell’osteria del Papa ai Quattro Cantoni, senza far danni; nel 1965 Piero Bergamo la identificava con il cortile del ristorante «Al Gambero». L'osteria del Papa non va confusa con quella che Andrea Drago aprì nel palazzo degli Zen: secondo Fapanni, che riprende una descrizione delle case di Mestre del 1723, l'osteria «all'insegna del Papa» era allora dei nobili Francesco e Michele Morosini, e nell'Ottocento della contessa Gattemburg-Morosini. Nel 1866-67 l'insegna fu tolta, e nel luglio 1868 Fapanni la vide di nuovo al suo posto, «assai sbiadita, dipinta in lastra di ferro».
La vita quotidiana in tempo di guerra
Il diario racconta anche le piccole cose. L’oste Varnissi e il beccaio Morosini finiscono in prigione per aver venduto carne di manzo guasta ai soldati. La carestia fa salire i prezzi dell’olio, delle candele, del sale e del riso, mentre il mandolato abbonda. La gente si lamenta perché, tagliata fuori da Venezia, non può più giocare al lotto. Una cannonata uccide i maiali di una stalla, e Paganello commenta: «anche questi saranno vittime dei francesi». Quando suona l’allarme generale annota soddisfatto che la sua famiglia «è stata a dormire sulle morbide piume». Antinapoleonico e prudente, ricopia acrostici ed epigrammi satirici contro l’imperatore e il foglio lasciato da Pio VII alla partenza da Roma.
«Malli grandi, ma grandi»
Per tutto il 1812, l’anno della campagna di Russia, Paganello scrive una sola nota: «Si disce che l’Armata Fransese sia entrata in Mosca con gran sacrificio di gente. Che i Veliti abia soferto molto. [...] Insomma malli grandi, ma grandi». Il 16 agosto 1813 gli arriva la notizia che suo figlio Gio:Batta è morto «nella Bataglia di Mosca sei mesi fà da una Fusilata».
Brunello ha cercato di ricostruire la vicenda. Gio:Batta Paganello di Giuseppe, nato a Venezia, fu arruolato il 7 marzo 1806 ed entrò nei Veliti della Guardia Reale del viceré. Un «caporale dei veliti Paganello» cadde il 27 novembre 1812 alla Beresina, mentre con pochi altri tentava di impadronirsi dei cannoni nemici. In quella data non ci fu nessuna «battaglia di Mosca», e la notizia giunta in famiglia era quindi imprecisa; ma Brunello non trovò l’atto di morte né a Venezia né a Milano, e lasciò aperto il dubbio che potesse trattarsi di un omonimo.
Lo specchio del Libro dei morti
Gli stessi anni si leggono nel Libro dei morti della parrocchia di San Lorenzo, che Brunello mise accanto al diario. Il 19 aprile 1809 un uomo di 36 anni che lavorava ai forti fu ucciso da una palla di cannone verso la Fornace. Il 2 novembre 1809 lo zappatore francese Mattio Crosio di Vigevano, 23 anni, ucciso nel Forte, fu sepolto in un’arca della chiesa di San Girolamo. Il 5 febbraio 1811 una giovane di 22 anni, mai identificata, fu trovata annegata nelle acque del Forte e sepolta nel Forte stesso.
Il 30 dicembre 1812 fu benedetto il nuovo cimitero del Comune, e il primo a esservi sepolto fu un bambino di otto giorni, Natale Stefano Dalseno. Lì fu sepolto anche Giuseppe Paganello, morto «d’anni 55» il 26 gennaio 1816.
Perché leggerlo
Il 23 ottobre 1813 Paganello si fa garante del suo stesso racconto: «Cosa sucederà poi il Scritore procurerà di tener nota esata di tutto, e chi scrive riverisse chi lege». Ugo Fasolo vi riconobbe un uomo permeato della «antica civiltà» veneziana, senza grandi idee politiche ma con un saldo senso morale e l’invocazione costante alla pace. Proprio quella scrittura che il nipote voleva scusare, concludeva Ferrari, gli dà «spontaneità» e «colorita efficacia».
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Bibliografia e fonti
- Giorgio E. Ferrari, «Il “Diario” inedito di Giuseppe Paganello con altre memorie (per la storia del territorio di Mestre nel primo Ottocento)», in Quaderno di studi e notizie n. 1, Centro Studi Storici di Mestre, 1962, pp. 8-14.
- Piero Bergamo, «Paganello: un uomo e la pace», e Ugo Fasolo, «Ingenuità e civiltà di Giuseppe Paganello», in Quaderno di studi e notizie n. 5-6, Centro Studi Storici di Mestre, 1965, pp. 52-59.
- Luigi Brunello, «Divagazioni fra il Diario di Giuseppe Paganello ed il Libro dei morti della parrocchia di S. Lorenzo di Mestre», in Quaderno di studi e notizie n. 7-8, Centro Studi Storici di Mestre, 1966, pp. 3-10.
- Giuseppe Paganello, I fatti di Mestre 1809-13, a cura di Luigi Brunello, Associazione Civica per Mestre e la Terraferma, 1965.
- Francesco Scipione Fapanni, Mestre - Il 24°, a cura di Luigi Brunello, Centro Studi Storici di Mestre, 1975, pp. 59, 75-79.