Il Comune di Mestre 1866 - 1926

Mestre diventa città (1881-1923)

Piazza Umberto I a Mestre con i tram davanti a Palazzo Da Re, in una cartolina d'epoca

Mestre diventa città (1881-1923)

Da paese a città in quarant'anni

Un paese che cambia mestiere

Alla fine dell'Ottocento Mestre era un centro di qualche migliaio di abitanti raccolto attorno ai resti della cinta medievale, con due piazze che ne riassumevano l'economia: piazza Maggiore per il mercato e piazza Barche per i traffici con Venezia. A cambiare il quadro fu la stazione ferroviaria, costruita in aperta campagna a sud del centro, che «divenne il volano del primo sviluppo industriale e urbano». La prima industria, l'oleificio di Federico Matter, si insediò sul Canal Salso nel 1883; nel giro di trent'anni l'economia mestrina passò «da agricola a industriale».

Per l'urbanista Benito Perinato, che ne parlò al convegno del 1969 sul castello, la ferrovia Venezia-Milano ebbe dapprima un effetto opposto: fece cessare «di colpo» i traffici via acqua lungo il Canal Salso, e piazza Barche, per secoli punto d'arrivo di merci e viaggiatori da e per Venezia, perse la sua funzione. Mestre, da centro di commerci, tornò per qualche decennio a vivere soprattutto di agricoltura, e la città rimase «arroccata» attorno al castello e al Borgo San Lorenzo, anche se delle mura e delle torri non restava quasi più traccia.

Il Canal Salso diventò la spina dorsale di questa trasformazione. Nel 1907-1908, a metà circa del percorso del canale, fu scavata una darsena ortogonale attorno alla quale si raccolsero le Fornaci Da Re, lo scopificio Krull, la fabbrica di traversine CLEDCA, la Carbonifera, i Docks Cotoni, l'officina del gas, la società Cellina, gli stabilimenti Matter e la fabbrica di dolciumi Taboga. L'officina del gas è del 1908, la Società Elettrica Cellina del 1911, lo stabilimento Paolini del 1914. Nel 1921 le piccole industrie di Mestre davano lavoro a 524 persone, il numero più alto della provincia fuori dal capoluogo.

Perinato, che dà gli abitanti in cifra tonda (da 11.000 a 17.000 fra il 1901 e il 1911), elenca le imprese del primo Novecento, in gran parte di proprietari mestrini: i manufatti di cemento Odorico, gli olii e i filati Matter, la società del tram Mestre-San Giuliano («la prima ad essere elettrificata nel Veneto», scrive), la Cita e la ditta Sala e Da Ponte per i prodotti chimici, le polveri insetticide Zampironi, i liquori Giacomuzzi, le confetture Lizier, i farmaci Ponci, le ferramenta Ratti e Gastaldis, i mobili in ferro e le cucine Minotto e Cercato, le scope di saggina di Ermanno Krüll e di Leopoldo Frech. Crescevano intanto le imprese edilizie di Marco Toniolo e fratelli e di Domenico Toniolo, le fornaci (Toniolo e Scattolin, Fornaci Venete Riunite, Dalla Giovanna, Carlo Casarin) e i depositi di legname dei fratelli Sbroiavacca e della ditta Santon.

Una crescita demografica importante

I censimenti del Comune danno 6.434 abitanti nel 1811, 6.235 nel 1835, 8.735 nel 1861 e 9.463 nel 1871. Poi la serie degli anni decisivi:

  • 1881: 10.474 abitanti
  • 1891: 10.566
  • 1901: 11.944
  • 1911: 17.507
  • 1921: 22.120

Per il 1921 le tabelle comunali pubblicate dalla «Rivista mensile della città di Venezia» danno invece 22.090 residenti. L'impennata arrivò nel primo decennio del Novecento, quando il Comune passò da 11.944 a 17.507 abitanti.

Queste cifre comprendono l'intero Comune, con Marocco, Carpenedo, Bissuola, Brendole e Bottenigo. La popolazione «agglomerata» nel centro urbano era molto minore: 8.288 persone nel 1911, 12.565 al 31 dicembre 1916.

Viale Garibaldi e la città nuova

Il primo disegno di una città nuova fu il tracciato di viale Garibaldi, nel 1881: un viale diritto con una rotonda a tre quarti del percorso, che secondo Perinato doveva diventare il centro di una raggiera di nuove strade e indirizzare la crescita verso nord, lungo le antiche vie per Treviso e Altino. Andò diversamente: attirata dalla ferrovia, la nuova edilizia si spostò verso sud, fra il Borgo San Lorenzo e la stazione.

I nuovi abitanti si concentrarono nel centro, soprattutto lungo viale Garibaldi verso Carpenedo, dove sorsero ville per il ceto medio, nella zona dell'ospedale e, con maggiore intensità, sui terreni alle spalle del primo tratto del Canal Salso e fra il canale e la stazione. Accanto allo scalo ferroviario nacque il quartiere delle case dei ferrovieri: i lavori erano già in corso nell'aprile 1910, quando in consiglio comunale si parlò di un ordine del giorno «di sospensiva dei lavori nelle case dei ferrovieri votato dal Sindacato locale» (Gazzetta di Venezia), e nell'ottobre 1911 il consiglio aveva all'ordine del giorno il «progetto tecnico di fognatura per le case dei ferrovieri» (Gazzetta di Venezia). Il Centro Studi Storici di Mestre data il quartiere al 1910-1913 e lo dice formato da 643 alloggi. Le Fornaci Da Re aumentarono la produzione e comparvero le prime imprese edilizie.

Perinato ricorda anche i 120 villini con giardino costruiti fra la riviera XX Settembre e la via Circonvallazione, pensati per la piccola borghesia locale sul modello delle città giardino inglesi.

I servizi che fanno una città

Fra la fine dell'Ottocento e i primi anni del Novecento Mestre si dotò dei servizi di una città: l'ospedale Umberto I, il cui primo padiglione sorse nel 1906 fra via Castelvecchio e il Marzenego, il macello, il Foro Boario, le scuole pubbliche, l'elettricità e il gas e l'acquedotto, che portò in città l'acqua dello Zero al posto dei pozzi artesiani. Sulla data del macello le fonti non concordano: 1906 per Davide Ros, 1908 per il Centro Studi Storici di Mestre.

L'acquedotto fu inaugurato domenica 27 ottobre 1912, alla presenza del sottosegretario di Stato on. Pavia. Il sindaco Aurelio Cavalieri aprì il suo discorso ricordando la data: «Oggi, anniversario della gloriosa sortita di Marghera», si inaugurava «l'acquedotto del Comune, che fu per anni nostro sogno e speranza». Quel giorno, disse, sarebbe rimasto «memorando nella storia di Mestre» accanto al 27 ottobre 1848 (Gazzetta di Venezia).

Fra le opere di quegli anni Perinato cita le scuole elementari De Amicis, quelle di Carpenedo, della Gazzera e della Bissuola e la scuola tecnica Bandiera e Moro. Erano possibili, sostiene, perché a dirigere la crescita era ancora una società mestrina. Con il primo dopoguerra e la nascita delle grandi industrie di Porto Marghera, a suo giudizio, finì per Mestre la possibilità di una «crescita organica».

La piazza cambia nome

Il cambiamento si vedeva soprattutto nella piazza principale. Piazza Maggiore, ribattezzata Umberto I, smise di essere la piazza del mercato agricolo e si riempì di caffè, alberghi, negozi, dei teatri Toniolo e Garibaldi, del cinema Excelsior, della Galleria Toniolo e della Cassa di Risparmio di Venezia. Il Teatro Toniolo è del 1913. La guida del Touring Club del 1925 ricorda accanto al teatro la «piccola galleria Vittorio Emanuele II dei fratelli Toniolo». La storia della piazza è raccontata in Quando Piazza Ferretto era Piazza Umberto Primo e in Il teatro di Mestre, il Toniolo.

La richiesta del titolo di città

Il 27 dicembre 1916, in piena guerra, il Comune formalizzò la domanda al re per il titolo di città. Mestre non poteva vantare titoli d'arte o di nobiltà storica e puntò su tre argomenti: il contributo al Risorgimento, in particolare nel 1848; la forte crescita degli abitanti nei primi anni del secolo; i servizi realizzati, cioè scuole, acquedotto, macello, ospedale e una rete fognaria in via di completamento. La relazione del sindaco Carlo Allegri insisteva sulle scuole: il capoluogo e le frazioni avevano edifici adatti all'insegnamento elementare, e nel capoluogo esisteva «da oltre un quarantennio» una fiorente scuola di disegno con un corso d'arte applicata all'industria. Su questo si veda anche L'istruzione a Mestre fra Otto e Novecento.

6 maggio 1923: Mestre è città

Fra la domanda e la risposta passarono più di sei anni, e in mezzo ci fu la prima perdita di territorio. Con il decreto del 26 luglio 1917 i Bottenighi, fino ad allora del Comune di Mestre, furono annessi a Venezia per costruire il nuovo porto; nel consiglio comunale del 17 agosto 1917 l'opposizione fu durissima. Il titolo di città arrivò infine con decreto di Vittorio Emanuele III del 6 maggio 1923. Nello stesso anno fu costruito lo stadio poi intitolato a Francesco Baracca.

1923-1926: tre anni da città

Il riconoscimento non cambiò lo sguardo di Venezia. Già nel 1922 l'ingegnere Pietro Emilio Emmer, scrivendo del quartiere urbano di Porto Marghera, metteva Mestre fra i «piccoli Comuni limitrofi». Con il regio decreto del 15 luglio 1926, n. 1317, il Comune di Mestre, autonomo dal periodo napoleonico, fu aggregato a Venezia insieme a Favaro, Zelarino e Chirignago: la città riconosciuta nel 1923 ebbe così tre anni di vita autonoma. Il 23 agosto 1926 il commissario prefettizio Paolino Piovesana scrisse al capo del governo che Mestre accettava il provvedimento e chiese di poter conservare il gonfalone. Il seguito è in La fine del Comune di Mestre (1926) e in Mestre nella Grande Venezia (1926-1930).

Galleria immagini

La piazza e il Municipio

Le strade e il tram

Scuole e ospedale

Il Canal Salso e le fornaci

Immagini dalla collezione di Alessandro Bon; via Fabio Filzi: collezione Paolo Pavan.

Bibliografia e fonti

  • Sergio Barizza, «Mestre, la città del Novecento», in M. Isnenghi e S. Woolf (a cura di), Storia di Venezia. L'Ottocento e il Novecento, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma 2002.
  • Sergio Barizza, Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo, Padova 2014.
  • Benito Perinato, «Il Castello di Mestre nell'urbanistica ottocentesca e moderna», in Il Castello di Mestre nella storia della Repubblica di Venezia. Atti del Convegno (6-7 dicembre 1969), Centro Studi Storici di Mestre, Quaderno 13-14, pp. 67-72.
  • Davide Ros, Lo sviluppo urbanistico di Mestre, tesi di laurea magistrale, Università Ca' Foscari Venezia, relatore A. Gallo, a.a. 2014/2015, pp. 50-51, 61-63.
  • Roberto Stevanato, Mestre città d'acqua, dattiloscritto, 2015.
  • Centro Studi Storici di Mestre, Le stagioni di Mestre. Mestre, la terza stagione: il periodo dell'autogoverno, pannelli.
  • Rivista mensile della città di Venezia, 1922 (P. E. Emmer, «Il Quartiere Urbano di Porto Marghera», p. 145), 1923, 1924, 1926.
  • Consiglio comunale di Mestre, in Gazzetta di Venezia, 16 aprile 1910.
  • Consiglio comunale di Mestre, in Gazzetta di Venezia, 12 ottobre 1911.
  • «La solenne inaugurazione dell'acquedotto nel Comune di Mestre», in Gazzetta di Venezia, 28 ottobre 1912.

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