Novecento,  Visioni per Mestre

Il piano Rosso (1934-1943)

Tavola 9 del piano regolatore di Mestre del 1937, la zonizzazione della città fino alla laguna

Il piano Rosso (1934-1943)

Il primo piano regolatore di Mestre, disegnato per la Grande Venezia e mai approvato

Fra il 1934 e il 1943 il piano regolatore di Mestre firmato dall'ingegnere Antonio Rosso passò per un concorso, una relazione a stampa, una delibera del podestà e una variante, senza mai arrivare all'approvazione definitiva. Fu il primo vero tentativo di dare una forma alla terraferma dopo l'ingresso di Mestre nel Comune di Venezia, e per quasi vent'anni rimase il riferimento, mai valido per legge, sul quale la città continuò a crescere. Il quadro dei piani di quegli anni è raccontato in Mestre senza piano (1934-1962).

1934, il concorso per la Grande Venezia

Il concorso per il piano regolatore di Mestre fu bandito il 30 giugno 1934, come ricordano sia Sergio Barizza nella Storia di Venezia sia Marco Baldin nel seminario dedicato a Eugenio Miozzi dall'Ordine degli ingegneri di Venezia. Il bando, riportato da Barizza, indicava lo scopo senza giri di parole: collegare le strade dell'entroterra alla testata del ponte translagunare, aperto il 25 aprile 1933, e legare i quartieri di terraferma alla città insulare, così che il ponte del Littorio diventasse una strada interna della Grande Venezia. Secondo Baldin il concorso non diede un esito convincente, anche se tre progetti vennero premiati.

Il piano, però, aveva già un padre dichiarato. Barizza cita la lettera del 7 febbraio 1934 con cui Miozzi, ingegnere capo del Comune, rifiutò di entrare nella commissione per il piano regolatore di Mestre: considerava il disegno della nuova Mestre una creatura sua e del suo primo collaboratore, Rosso, e non voleva farsi «complice nella uccisione del mio proprio figlio».

Allo stesso anno risale una planimetria generale in bianco e nero, intitolata «Piano regolatore di ampliamento e risanamento dell'abitato di Mestre» e disegnata sopra lo stato di fatto, che la Rete Archivi Piani urbanistici, RAPu, attribuisce all'Ufficio tecnico e a Rosso con la data 1934. Sulla planimetria sono già segnati il nuovo ospedale, verso i Quattro Cantoni, un nuovo cimitero e un cimitero monumentale, il nuovo macello con il mercato del bestiame lungo il canal Salso, e una grande strada ad anello che gira attorno a Carpenedo. Sul foglio è incollata una veduta prospettica, firmata dall'Ufficio tecnico, di una piazza dominata da una torre. Nell'Archivio progetti dello IUAV, nello stesso faldone del piano del 1937, si conserva anche la relazione sommaria del piano del 1934.

Rosso e l'ufficio di terraferma

Nel 1936, scrive Baldin, il Comune istituì la sezione di terraferma dell'Ufficio tecnico e la affidò a Rosso. Il «Piano regolatore di massima per l'ampliamento ed il risanamento dell'abitato di Mestre» porta la data del 15 gennaio 1937. È quella del cartiglio della tavola 11, dove il progetto risulta redatto dall'ingegnere capo divisione Antonio Rosso, con il visto dell'ingegnere capo Eugenio Miozzi e del medico capo Raffaele Vivante, accanto alla firma del podestà. Secondo la scheda di RAPu il piano fu adottato con una delibera podestarile il 3 agosto 1937.

Per Baldin il piano, redatto sotto la supervisione di Miozzi, metteva insieme le idee migliori dei tre progetti premiati: decentrare le abitazioni, risanare gli edifici esistenti e far crescere l'abitato in modo ordinato verso Venezia, lungo un asse che idealmente univa l'entroterra al litorale.

Le tavole del 15 gennaio 1937

La relazione del piano fu stampata a Venezia nel 1937, e Barizza ne cita diverse pagine. Le tavole originali sono all'Archivio storico del Comune di Venezia. RAPu ne ha riprodotte quattro, tutte a colori e della stessa misura, 132 per 94 centimetri: la tavola 1, sull'allacciamento di Mestre alle vie di grande comunicazione, in scala 1:25.000; la tavola 8 con la nuova viabilità e la tavola 9 con la zonizzazione, entrambe in scala 1:5.000; la tavola 11 con la sistemazione del centro, in scala 1:1.000.

Un altro esemplare del piano si trova nell'Archivio progetti dello IUAV, fra le carte di Miozzi: un faldone di nove fascicoli che contiene otto dei nove allegati elencati in copertina, insieme agli atti preparatori del 1938 per l'approvazione. Lo accompagna la dedica di chi lo donò, che ricorda Rosso come un grande ingegnere rimasto senza monumenti e il suo progetto come una città distesa lungo la laguna. Della sua vita si sa ancora poco: secondo una ricostruzione di Michela Maguolo riportata da don Gianni Antoniazzi, Rosso era fratello di una delle monache Serve di Maria Eremitane Scalze, per le quali nel 1939 progettò il monastero di clausura in villa Botner a Carpenedo (vedi Gli ingegneri della Mestre moderna).

Le strade del territorio

La tavola 1 mette Mestre al centro di una stella di strade e ferrovie. In nero partono le strade per Castelfranco e Trento, per Treviso, il Cadore e il Friuli, per Trieste, per Mirano, per Padova, per Ravenna e il Polesine, oltre all'autostrada Venezia-Padova aperta nel 1933. In rosso sono segnate le ferrovie. Tutte convergono sull'abitato di Mestre e da lì proseguono, lungo il ponte, fino a Venezia, chiusa in un cerchio in fondo alla laguna. Il territorio è colorato per appartenenza: il Comune di Venezia, il resto della provincia e la provincia di Treviso.

La nuova viabilità

La tavola 8 disegna in nero tutta la rete stradale prevista. Una breve nota stampata sul foglio ne spiega l'idea: «La rete stradale prevista tende fortemente al risanamento del centro tradizionale». La nota aggiunge che le strade seguono linee di minimo costo, che la circonvallazione collega le strade interne alle grandi comunicazioni e che i nuovi assi permettono di saldare zone rimaste a lungo separate. Strade larghe, tracciati ortogonali e piazzali ampi dovevano rendere facile il traffico e razionale l'uso del terreno. Sulla tavola la nuova Mestre si allunga in una fascia di isolati regolari fra il canal Salso e l'Osellino, fino al margine della laguna.

Zone, ville e quartieri

La tavola 9 divide la città per zone. La legenda distingue l'edilizia intensiva del vecchio centro e dei nuovi quartieri, le zone semintensive ed estensive, le ville a giardino, le zone verdi e quelle sportive, una zona industriale e commerciale, le aree della ferrovia e quelle militari. Seguono le funzioni speciali: una zona per spettacoli all'aperto, fiere e mercati eccezionali, il porticciolo sulla laguna, il macello di Venezia, l'ospedale con le sue zone di rispetto, i mercati del centro, il cimitero esistente e quello nuovo, il foro boario e una zona per l'aviazione. Lungo la fascia orientale resta, come zona militare, Forte Marghera.

Il centro ridisegnato

La legenda della tavola 11 elenca che cosa il piano prevedeva per il centro: zone fabbricabili e nuovi fronti stradali, fronti con porticati, zone destinate ai mercati pubblici, giardini pubblici, espropriazioni e demolizioni, l'ospedale circondato da zone di rispetto. Una serie di numeri sulla tavola rimanda alle fotografie dei punti toccati dagli interventi. Barizza ricorda in particolare i due parchi che il piano prevedeva a ridosso del centro, quello di villa Erizzo-Bianchini e quello dei Ponci, che la speculazione edilizia fece poi sparire.

Una città rivolta al ponte

Nei passi citati da Barizza, la relazione mette il ponte translagunare al centro del piano. Mestre, nodo obbligato fra Alto e Basso Veneto e passaggio per Venezia, non doveva più intralciare il traffico veloce sui grandi percorsi. L'orientamento naturale della città diventava l'asse del ponte, con la strada che lo proseguiva lungo Porto Marghera; dall'altra parte Rosso vedeva terreni quasi incolti, opere militari che non servivano più e, verso la laguna, il vero squallore. Il collegamento diretto fra il ponte e la zona di San Giuliano era per lui così importante che senza di esso tutto l'equilibrio del piano sarebbe saltato, fino a renderlo irrealizzabile: lo scrisse nella relazione del 1937 e lo ripeté nella variante.

Barizza fa risalire a questa scelta i due grandi assi che da allora tengono Mestre rivolta verso Venezia: via Einaudi, via San Pio X e viale San Marco da una parte, viale Vespucci e le strade che lo proseguono fino a via Ceccherini dall'altra. Le due strade si incontrano nella rotonda di San Giuliano, alle spalle di Forte Marghera, dove il collegamento con il ponte era previsto, scrive Barizza, fin dal primo piano regolatore; la strada che da lì riprende un tratto della vecchia via Orlanda fu aperta soltanto nel 1955.

La variante del 1943

Rosso preparò poi una variante, che Barizza cita con il titolo «Piano regolatore dell'abitato di Mestre. Variante al progetto 15 gennaio 1937», stampata a Venezia nel 1943. Le fonti consultate non dicono che la variante sia stata approvata. La dedica del faldone conservato allo IUAV ricorda che il progetto si arenò con l'arrivo della guerra.

Il piano che nessuno approvò

Dopo la guerra Duilio Torres e l'ingegnere mestrino Pietro Fontanin prepararono il piano di ricostruzione, redatto nel 1948 e approvato con molte limitazioni nel 1950. Nel 1955, a un convegno dell'Istituto Veneto riportato da Barizza, Torres lamentava che a Mestre si costruisse cambiando di continuo tracciati e regole, seguendo ora il vecchio piano Rosso mai approvato ora il piano di ricostruzione ormai scaduto, con i regolamenti edilizi e d'igiene ancora del 1930.

Il giudizio di Giuseppe Samonà, nella voce «Venezia» dell'Enciclopedia Italiana del 1981, è più severo e usa parole diverse: parla del piano regolatore di Mestre come operante fra il 1937 e il 1942 e lo mette, insieme al piano di ricostruzione del 1950 e al piano regolatore generale del 1962, fra le cause di un disegno urbano che considera scorretto, tale da fare di Mestre quasi una colonia di Venezia. Le fonti consultate non dicono che il piano sia mai stato approvato: la scheda di RAPu registra soltanto l'adozione da parte del podestà.

Galleria immagini

Il piano del 1934

Il piano del 1937

Crediti delle immagini: Archivio storico del Comune di Venezia, riproduzioni della Rete Archivi Piani urbanistici (RAPu).

Bibliografia e fonti

Segui i nostri social:

Sostieni Discovery Mestre

© 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

errore: Content is protected !!