Il Comune di Mestre 1866 - 1926,  Palazzi storici,  Ritratti mestrini

I Furlan e i cinema di Mestre

Il Cinema Excelsior di Mestre

I Furlan e i cinema di Mestre

Una famiglia, dal 1905 al Candiani

Per più di un secolo il cinema a Mestre ha avuto un cognome: Furlan. La famiglia, che veniva dalla ristorazione e dall’esercizio cinematografico toscano, aprì la prima sala nel 1905 e nel secondo dopoguerra arrivò a gestire buona parte delle sale della città, dall’Excelsior al Toniolo, dal Corso al San Marco. Questa voce mette in fila le persone e le sale; per la storia dell’edificio di piazza si rimanda all’articolo su L’Excelsior.

Le origini: Antonio, Desiderio e Vittorio

Il primo a muoversi fu Vittorio Furlan, veneziano, nato nel 1870. Trasferito a Firenze, da cameriere era diventato proprietario di una trattoria e si era arricchito facendo arrivare in Toscana il pesce dell’Adriatico. Nel 1905, con l’amico Vittorio Salomoni, fondò a Firenze una società per la distribuzione e l’esercizio cinematografico e vi costruì i cinema Excelsior e Gambrinus. Nello stesso anno, insieme al padre Antonio e al fratello Desiderio, aprì un cinema anche a Mestre, in un locale lungo e stretto accanto alla piazza, vicino al bar Iris. La data del 1905 è molto probabile, anche se nessun documento d’epoca la conferma.

A Mestre la sala vera e propria, l’Excelsior, ebbe una nascita sulla quale le fonti non concordano (1908, 1911, 1914 a seconda del documento). Di certo nel novembre 1911 la Gazzetta di Venezia chiama Antonio Furlan «proprietario del Cinematografo Excelsior» e nel dicembre 1913 il proprietario era Desiderio. Vittorio intanto allargò l’attività in Toscana, dove arrivò ad avere una ventina di sale, e il 1° gennaio 1913 ricevette la tessera numero 6 dell’Associazione dei cinematografisti italiani. Più avanti tornò alla ristorazione, divenne antiquario e morì nel 1958: una fotografia del 1957, pubblicata da Alessandro Cuk, lo ritrae al centro, tra Giovanni e Alfredo Furlan.

Giovanni e la seconda generazione

Nel 1921 morì Desiderio e a guidare il cinema fu chiamato il nipote ventiquattrenne Giovanni Furlan, che si trasferì con la famiglia a Mestre, negli appartamenti sopra l’Excelsior. Negli anni Trenta Giovanni fece costruire un palcoscenico; nel 1925 aveva rilevato anche il Teatro Toniolo, che cedette un paio d’anni dopo ad Alfredo Semprebon mantenendone però la gestione fino al 1951. Nel 1938 acquistò un terreno nel Corso Principe di Piemonte, poi Corso del Popolo, con l’idea di costruirvi un cinema.

Nel dopoguerra Giovanni, che la stampa dell’epoca chiama «cavaliere», è affiancato dai figli Alfredo (nelle cronache «dottor Alfredo») e Giuseppe. A Giuseppe Cuk attribuisce la messa a punto tecnica del grande schermo del Corso; ad Alfredo l’aiuto dato al Cineforum nei rapporti con i distributori e nella fornitura del personale tecnico.

Le sale dei Furlan

  • Excelsior (piazza, accanto al Ramo della Beccaria): la sala storica, prima aperta con la famiglia e poi restaurata nel 1992 come multisala; chiuse nel dicembre 2013.
  • Toniolo: rilevato nel 1925, gestito da Giovanni fino al 1951. Verso la fine della guerra fu occupato dagli Alleati, che vi allestirono spettacoli per le truppe; poi tornò ai Furlan, con una programmazione che bilanciava cinema e teatro. Nel 1951 i contrasti con la proprietà interruppero la collaborazione, ripresa solo all’inizio degli anni Sessanta.
  • Piave e Marconi: sale gestite dai Furlan nel dopoguerra. Il Piave, danneggiato dai bombardamenti, riprese l’attività nell’agosto 1946. Il Marconi, costruito nel 1932 da un esercente veneziano, fu sostituito nel 1989 dal Palazzo.
  • Concordia: sala parrocchiale. Nel dopoguerra la parrocchia la affidò a un esercente di Padova, ma dopo un paio d’anni, col calo delle presenze, i Furlan ne presero la gestione diretta dal gennaio 1950, lasciando il direttore già in servizio.
  • Dante: sala del Dopolavoro ferroviario, di proprietà dell’Ente Ferrovie. La collaborazione con i Furlan va dal gennaio 1950 al 1965.
  • Corso: inaugurato il 21 aprile 1949 (vedi sotto).
  • San Marco: nel Villaggio San Marco, aperto nell’autunno 1963.
  • Corsino: un centinaio di posti, aperto nel dicembre 1987 al primo piano del Corso.
  • Palazzo: due sale nate nel dicembre 1989 al posto del Marconi.
  • Candiani: la multisala inaugurata dai Furlan nel dicembre 2013, ceduta con il complesso al Comune di Venezia nel 2022 e rimasta in gestione a IMG in concessione.

Il Corso, il cinema “in mezzo alla campagna”

Prima di costruire sul terreno del Corso, i Furlan presero in affitto un terreno in via Mestrina per un cinema estivo all’aperto, con sedie di vimini e di ferro del Toniolo: serviva ad abituare il pubblico a una zona allora poco popolata. I lavori, affidati all’impresa Guarise, iniziarono nel 1947 e finirono nel 1949. L’inaugurazione fu il 21 aprile 1949, con I pagliacci di Mario Costa, che ha Gina Lollobrigida come protagonista; il biglietto costava 200 lire in platea e 120 in galleria. Nella stessa serata a Venezia si dava al Malibran la commedia musicale Al Grand Hotel con Wanda Osiris.

La scelta della posizione fu molto criticata. Cuk ricorda che il commento più ripetuto era «che senso ha costruire un cinema in mezzo alla campagna?». Si rivelò invece lungimirante: il primo maggio, con Passaggio a Nord-Ovest di King Vidor, gli spettatori furono 3.500 e l’incasso 600.000 lire; più avanti, con Don Camillo, si arrivò a un milione e Giovanni, con i figli Alfredo e Giuseppe, stappò una bottiglia di champagne.

Teatro, Mostra del Cinema e grande schermo

Con il nuovo palcoscenico il Corso diventò un teatro di richiamo. Il 30 gennaio 1952 la compagnia Billi e Riva aprì la serie con la rivista Alta tensione; negli anni seguenti passarono, tra gli altri, Macario, Carlo Dapporto, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Nino Taranto, Wanda Osiris, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, Gino Bramieri; nel 1955 arrivò Totò con la rivista A prescindere. Sul palco andarono anche opere liriche come Lucia di Lammermoor, La Bohème, Madama Butterfly, La traviata e Rigoletto. Secondo Cuk l’offerta teatrale a Mestre fu proposta sempre e soltanto dalla famiglia Furlan, almeno fino alla gestione comunale iniziata nel 1983.

Nei primi anni Cinquanta il Corso montò anche un grande schermo, con un sistema di proiezione sviluppato da Giuseppe Furlan, inaugurato con un film di George Marshall interpretato da Charlton Heston. Il Corso ospitò anche la Mostra del Cinema di Venezia: già nel 1951 la Mostra era approdata a Mestre per interessamento del Comune di Venezia e la sera del 22 agosto 1953 Alberto Sordi entrò al Corso per la proiezione dei Vitelloni di Fellini, che al Lido non aveva avuto grande successo e a Mestre fu un trionfo. Le proiezioni decentrate ripresero nel 1963; la capienza del Corso era di circa 1.200 posti, con lunghe file al botteghino.

Il San Marco (1963)

L’idea del San Marco fu della famiglia Furlan, nella zona di viale San Marco, dove il Comune intendeva sviluppare la gronda lagunare. L’incarico fu affidato all’architetto Quirino Di Giorgio, che immaginò un palazzo a sei piani con garage sotterraneo, albergo di almeno 40 camere e una terrazza per il cinema all’aperto; il nuovo piano regolatore non consentì un edificio così alto e il progetto fu ridimensionato. Restò il cinema, con alcuni locali ai piani superiori rimasti a lungo inutilizzati perché la loro destinazione d’uso fu bocciata dall’amministrazione comunale.

Il Gazzettino del 2 novembre 1963 parlò della serata di gala, che i Furlan avevano organizzato per l’apertura, con ospiti ricevuti da Giovanni e dai figli Alfredo e Giuseppe. La sala aveva due ampie scale che portavano all’atrio, una platea con poltroncine e una galleria, una cabina con due macchine di proiezione adatte anche al 70 mm e al Cinerama e uno degli schermi più grandi mai installati in un cinema della zona. La programmazione puntava sui film di grande richiamo, come Cleopatra e la riedizione di Via col vento. Nel 1967 Il dottor Zivago di David Lean fu proiettato ininterrottamente per 73 giorni: 48 al San Marco e poi 25 tra il Piave e il Marconi.

La televisione e il calo del pubblico

Gli anni Cinquanta furono, a Mestre come altrove, il momento di maggiore partecipazione, ma contenevano già i segni della crisi. La trasmissione che mise per prima in difficoltà le sale fu Lascia o raddoppia? di Mike Bongiorno: la sera del quiz le presenze crollavano, e per rimediare al Corso e all’Excelsior furono messi dei televisori in platea e in galleria; al Corso per un periodo funzionò un vero teleproiettore, con le proiezioni sospese all’ora della trasmissione. Poi il boom economico e l’acquisto dei televisori portarono a un calo progressivo degli spettatori, netto negli anni Sessanta e Settanta.

Per un tratto della storia delle sale mestrine i Furlan furono anche alleati del Cineforum: la rassegna, nata a Carpenedo negli anni Sessanta, si svolse prima al Lux e poi al Concordia, e Cuk ricorda l’aiuto dato da Alfredo Furlan.

Gli anni Settanta: crisi e contestazione

Nel 1976 una legge vieta di fumare al cinema e nessuna sala di Mestre e Venezia è in regola con le norme che consentirebbero l’esenzione: Alfredo Furlan, allora presidente provinciale dell’Agis, spiega che un impianto di ventilazione omologabile costerebbe almeno 30 o 40 milioni. Le sale applicano comunque il divieto, nella speranza che non diventi un ulteriore motivo di calo delle presenze.

Il clima di quegli anni arriva anche in sala. Cuk riporta il Gazzettino sull’episodio di domenica 5 dicembre 1976 al cinema Piave, dove si proiettava Taxi Driver: una trentina o quarantina di giovani, molti con il volto coperto, entrarono nell’atrio e fecero vendere i biglietti a 500 lire, il prezzo «politico» dell’autoriduzione, contro le 1.300 esposte. Arrivò la polizia, ci fu un fermo e un centinaio di giovani si radunò sotto il commissariato. Nel volantino distribuito, i giovani organizzati di Marghera, Mestre e Venezia contestavano il fatto che a Mestre quasi tutti i cinema fossero di un solo gestore, i Furlan. L’11 gennaio 1977, prima di un concerto di Giorgio Gaber al Corso, un gruppo di giovani danneggiò vetrine e insegne in zona; il giorno dopo il Partito Comunista condannò l’episodio con un volantino ed espresse solidarietà agli esercenti danneggiati.

Nonostante il calo, la famiglia cerca di diversificare l’offerta: Cuk ricorda al San Marco una rassegna western con un confronto tra i film americani e quelli di Sergio Leone, al Marconi otto film di Totò, al Mignon e al Piave iniziative per il cinema di qualità.

Gli anni Ottanta: il circuito, il teatro, il Corsino

Secondo un articolo del Gazzettino del maggio 1982 riportato da Cuk, le presenze nelle sale mestrine del circuito erano state 800 mila nel 1972, 937 mila nel 1975, 738 mila nel 1977 e 574 mila nel 1981, definito un anno nero. Toni (Antonio) Furlan, nato nel 1949, che con il padre Alfredo gestisce quasi tutte le sale, osserva che il cinema resiste dove è l’unica forma di spettacolo e cita i successi della stagione: Innamorato pazzo con 39.000 spettatori, Il tempo delle mele con 31.000 e un record giornaliero di 3.793 presenze una domenica al San Marco.

Il 23 giugno 1981 l’Excelsior, che negli ultimi quindici anni era stato solo cinema, torna a essere teatro con La cameriera brillante di Goldoni, messa in scena dagli Attori associati veneti davanti a oltre cinquecento spettatori, nel settantesimo anniversario della sala. Nello stesso periodo l’Eti proponeva da nove anni stagioni professionali al Corso. Con la Mostra del Cinema i rapporti si rafforzano: le proiezioni di Esterno Notte si tengono nel 1981 in piazzale Olimpia, con risultati inferiori alle attese, e nel 1982 in piazza Ferretto, con grande successo. Nel 1983, con la società Gestione Cinema Furlan e l’Ufficio attività cinematografiche del Comune di Venezia, la rassegna di fantascienza Cose dell’altro mondo porta sugli schermi mestrini 58 film; l’anteprima di Superman III conta 800 paganti, e Esterno Notte sfiora le 17.000 presenze in dodici giorni.

Il 15 febbraio 1983 Alfredo Furlan, che faceva parte della commissione di controllo, assicura al Gazzettino che le sale mestrine sono in regola con le norme di sicurezza dopo l’incendio del cinema Statuto di Torino, ricordando che il Corso, che contiene mille persone, si svuota in quattro minuti. Nell’agosto 1986 una serata di gala segna la riapertura del Corso dopo tre mesi di lavori su progetto dell’architetto Marco Roboni di Ferrara: tutto è cambiato, dall’impianto dolby stereo alle poltrone, e i posti scendono da 1.150 a 980.

Nel dicembre 1987 si apre il Corsino, un cinema di un centinaio di posti sorto al primo piano del Corso, dove prima c’era la White Room, usata per convegni e pomeriggi danzanti. L’inaugurazione avviene con Arrivederci ragazzi di Louis Malle, vincitore della Mostra di Venezia; Cuk lo indica come la prima esperienza di multisala nel Veneto. Il biglietto, inizialmente a 10.000 lire, fu poi portato a 8.000, con ingresso solo a orari fissi. Nel 1987 l’Agis consegna ad Alfredo Furlan una targa a Roma per la lunga durata dell’attività, e nel 1989 il Corso riceve a Milano il Ciak d’oro destinato alle sale a cinque stelle.

Nel dicembre 1989, al posto del vecchio Marconi, costruito nel 1932 da un esercente veneziano, nascono le due sale del Palazzo, in via Palazzo, all’angolo con Calle del Gambero: l’architetto Giovanni Caprioglio, con Dario Vatta, le progetta come un omaggio alla città, con la hall in trachite di Zovon e marmo. La serata inaugurale è prevista per venerdì 22 con Sono affari di famiglia di Sidney Lumet; le due sale hanno circa 250 posti ciascuna e un sistema sonoro derivato dagli studi Lucas per il Thx. Il Gazzettino scrive che la dinastia Furlan continua a fare cinema, «dal prozio Vittorio» ad Alfredo e Giuseppe, fino a Toni e Daniele. Nel 1991 un articolo di Giacomo Caruso sulla Nuova Venezia titola che il monopolio dei Furlan ha giovato ai cinema di Mestre, e negli anni Novanta le presenze annuali tornano a superare le 600.000.

Dal 1992 a oggi

Nel dicembre 1992 si concludono i lavori di restauro, sostenuti dalla sola famiglia Furlan e condotti in due mesi dal restauratore Andrea Libralesso, degli affreschi della facciata dell’Excelsior, opera del mestrino Alessandro Pomi, nato nel 1890. Cuk ricorda che il Gazzettino, in quell’occasione, definiva l’Excelsior di proprietà della famiglia da quattro generazioni.

L’ultima ristrutturazione dell’Excelsior, del 1992, lo trasformò in una multisala con tre sale. Il cinema chiuse nel dicembre 2013, lo stesso mese in cui i Furlan inauguravano la nuova multisala al Candiani; nel 2018 il Consiglio comunale approvò il trasferimento della licenza al Candiani e il cambio di destinazione d’uso dell’edificio. Il complesso del Candiani è stato acquistato dal Comune di Venezia per 2 milioni di euro, con atti firmati il 22 marzo 2022.

Anche le altre sale del circuito hanno smesso di proiettare. Il Corso diede i suoi ultimi film l’11 dicembre 2013, la stessa sera dell’Excelsior, e da allora continua come teatro. Il San Marco, progettato da Quirino De Giorgio per la famiglia Furlan e costruito tra il 1962 e il 1963 con 679 posti, ha cessato l’attività cinematografica nel 2006, secondo il censimento delle architetture del Ministero della Cultura. Il Piave di via Premuda era ormai una sala a luci rosse quando fu sequestrato nel settembre 2013, l’ultima del genere rimasta aperta in città; nel giugno 2014 risultava già chiuso.

Galleria Immagini

Le immagini provengono dall’articolo sull’Excelsior; la foto del Corso nel 1949 è della collezione di Paolo Pavan; la foto del Cinema San Marco è della Collezione Alessandro Bon.

Bibliografia

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