I parroci di San Lorenzo (1232-1855)
I parroci di San Lorenzo
Pievani e arcipreti dal 1232 al 1855
I parroci e gli arcipreti di San Lorenzo
Questa pagina raccoglie la serie di coloro che ressero la chiesa arcipretale di San Lorenzo di Mestre, dal primo nome attestato nel 1232 fino all'ingresso di Paolo Colferai nel 1855. Accompagna l'articolo dedicato alla chiesa antica di San Lorenzo, demolita nel 1792.
La serie di base è quella pubblicata nei Cenni storici del 1855, attribuiti a Bonaventura Barcella. A essa si sovrappone una seconda fonte: lo spoglio dei libri del consiglio della comunità di Mestre condotto da Agostino Fapanni, che registra le deliberazioni in cui i parroci compaiono come protagonisti, quasi sempre in contenzioso con i cittadini. Per l'Ottocento si aggiungono i documenti della fabbriceria studiati da Graziella Lugato e il saggio di Antonio Niero su Giovanni Renier.
Le fonti non sempre concordano. Le date dei Cenni derivano da atti notarili e testamentari; quelle di Fapanni da deliberazioni datate del consiglio. Dove divergono, la seconda fonte è in genere più stringente, perché attesta un uomo in carica in un giorno preciso. Per questo ogni voce riporta prima la datazione tradizionale, poi le attestazioni che la anticipano o la prolungano.
Una avvertenza sui titoli. Fino al Cinquecento le fonti alternano pievano, rettore e arciprete, spesso per la stessa persona. Compare inoltre il vice-pievano, il sacerdote che reggeva davvero la cura delle anime quando il titolare risiedeva altrove: nella vita quotidiana della parrocchia i vice-pievani contarono spesso più dei titolari, ma non essendo beneficiari non entrarono nella serie ufficiale. Alcuni sono ricordati qui perché i libri del consiglio li nominano.
La serie è divisa per secoli: apri quello che ti interessa.
Il Duecento e il Quattrocento (1232-1496)7 voci
- Enrico (1232)Primo nome attestato della serie. Citato in un atto vescovile per l'istituzione di canonicati a Treviso.
- Jacopo (1292)Incaricato dal vescovo di Treviso di pubblicare scomuniche, con funzioni simili a quelle degli odierni vicari foranei: coordinava il clero locale e dava esecuzione alle disposizioni vescovili.
- Matteo dalla Strada (1429)Sacerdote e notaio.
- Jacopo de' Spini (1464)Sacerdote veneziano, eletto dalla Comunità di Mestre.
- Pietro Basso (1469)Notaio, rogò testamenti per cittadini del luogo.
- Nicolò de' Crescenzi (1477)Insigne Dottore dei Decreti.Nei libri del consiglio risulta ancora pievano nel 1492, quando muove lite alla comunità, che elegge due cittadini a difesa del comune. Morì nel 1496.Wladimiro Dorigo, sui documenti del monastero di San Salvador, ricorda che nel 1468 i frati concessero a vita il fondo dell'antico Castelvecchio al parroco di San Lorenzo, e che questo parroco, «Nicolao», risulta ancora vivo nel 1499. Potrebbe essere lo stesso Nicolò de' Crescenzi, la cui morte Fapanni colloca però nel 1496.
- Aloisio de Aleotis (1496)Canonico trevigiano, nominato dal vescovo di Treviso alla morte del Crescenzi con la formula "Aloisium de Aleotis canonicum tarvisinum".Il consiglio decise di ricorrere al doge perché scrivesse al pontefice per la conferma della nomina. Fapanni annota a margine: "Questa parte merita osservazione!"
Il Cinquecento (1515-1586)5 voci
- Francesco Venerio e Francesco Tressa (1515-1527)Il primo è attestato pievano "pro dimidia", cioè titolare di metà del beneficio; il secondo compare nel 1515 come suo sostituto e poi come vice-pievano.Al Tressa si deve nel 1527 la riconciliazione della chiesa violata "pro certis vulneribus et scandalis secutis in dicta ecclesia", spesa registrata dal consiglio.
- Girolamo Fior (1540)Menzionato in atti testamentari fino al 1547.Compare però già nel 1526, nominato pievano di San Lorenzo "pro dimidia".
- Andrea Trevisan (1546-1574)Canonico di Treviso, resse la parrocchia come commendatario risiedendo fuori, nonostante le proteste dei cittadini. Alla morte lasciò un capitale per due mansionerie.Attestato pievano nel 1561, quando la nomina del suo vice-pievano Rosso dal Pilastro provoca un contenzioso con il consiglio. Nel 1574 ottiene la dispensa dalla residenza "per l'età sua decrepita", promettendo sostituti graditi alla comunità e un contributo annuo per il predicatore. Il suo testamento, scritto di suo pugno il 5 luglio 1574, è copiato per intero in nove facciate nel libro del consiglio: lascia erede la chiesa di San Lorenzo e stabilisce come eleggere i mansionari e quali doveri abbiano, "ad instar di prebendati o canonici".
- Camillo Trevisan (1578)Canonico residente a Treviso; la cittadinanza insistette perché risiedesse a Mestre.Attestato "pievano principale" già nel 1559, quando il consiglio chiede la rimozione del suo vice-pievano Benetto Scarsello. Ancora rettore nel 1592, quando muove lite alla comunità, che elegge a difenderla il dottor Scala con facoltà di ricorrere fino a Roma; e nel 1594, quando il consiglio manda lo stesso Scala a riscuotere gli 80 ducati da lui depositati presso il legato apostolico.
- Valentino Manetti (1586)Originario di Tivoli.
La sovrapposizione fra Andrea e Camillo Trevisan resta il punto aperto della serie. I Cenni collocano il primo dal 1546 al 1574 e il secondo dal 1578, ma i libri del consiglio attestano Camillo già nel 1559 e Andrea ancora nel 1574, con almeno quindici anni di possibile coesistenza. Le ipotesi sono tre: una successione diversa da quella tradizionale, una compresenza legata al beneficio diviso "pro dimidia" già praticato a inizio secolo, oppure una confusione fra omonimi della stessa famiglia.
Il Seicento (1600-1703)9 voci
- Antonio Caresini detto Massa (1600-1604)Di famiglia cittadinesca, forse ex militare. Morì a ventinove anni.Alla sua morte, nel 1604, la comunità delibera con dodici voti favorevoli e tre contrari di scrivere al vescovo di Treviso a sostegno del vice-pievano, in vista dell'elezione del nuovo parroco.
- Flaminio Trevisan (1605)
- Fabio Andreoni (1606)
- Fiorino Onigo (1607)Nobile trevigiano, autore di componimenti latini fra cui un Carme eroico.Nello stesso anno il vice-pievano Panfilo Bonaldo viene denunciato al consiglio per aver ingiuriato i provveditori della comunità.
- Francesco Porri (1609)
- Tommaso Tommasetti (1612-1621)Giurista, Dottore in ambedue le leggi, autore del manuale Flores Legum, che ebbe tredici edizioni in Europa.Al 1611 risale l'episodio in cui il pievano impedisce di predicare al predicatore eletto dal consiglio; il podestà e il consiglio ricorrono al Collegio di Venezia "per reprimere l'audacia del pievano".
- Girolamo Barbieri (1622-1637)Resse la parrocchia fino alla rinuncia, poco prima della morte.Nel 1641 era ancora vivo e abitava con il successore: a entrambi il consiglio imputò di aver alzato muri nuovi occupando la stradella dietro la chiesa, demolito la casa del presbiterato e modificato la sacrestia.
- Giacomo Porri (1637-1680)Cittadino mestrino. Arricchì la chiesa di reliquie romane e istituì il suffragio dei morti. Il 5 agosto 1676 eresse a oratorio la chiesa dell'ospedale dei Battuti.Già arciprete nel 1636, quando con il presbitero Cipriano Bastanzio nega alloggio ai predicatori. Nel 1643 il consiglio accoglie fra i concittadini suo fratello Bortolo Porri con tutta la famiglia, "in dimostrazione cortese".
- Alfonso Porri (1680-1703)Nipote di Giacomo. Morì a sessant'anni.
Il Settecento (1703-1800)4 voci
- Lodovico Pamio (1703-1708)
- Andrea Sansoni (1708-1729)Già parroco a Canizzano, ricordato come pastore esemplare. Lasciò legati alla Scuola del Santissimo Sacramento.
- Giovanni Antonio Zuliani (1729-1770)Membro del Consiglio civico, donò una reliquia della Santissima Croce. Guidò la parrocchia per oltre quarant'anni, fino all'anno in cui il Consiglio dei cittadini decise di sostituire la chiesa antica.
- Giacomo Albrizzi (1770-1800)Dottore in Teologia e noto predicatore. Sotto di lui la chiesa fu dichiarata collegiata nel 1777, con la conferma del Senato veneto nel 1779. Nel 1781 Bernardino Maccaruzzi disegnò la nuova chiesa; la vecchia fu demolita dal 1792 e la nuova fu completata nel 1805. Nel 1782 ospitò papa Pio VI. A lui si deve la Relazione dello stato della chiesa parrocchiale arcipretale e collegiata di S. Lorenzo della terra di Mestre, l'unica descrizione dell'edificio antico scritta da chi lo officiava.Severo custode della morale, nel 1791 denunciò al podestà Lorenzo Priuli il notaio Girolamo Belcavello, che non si accostava ai sacramenti e bestemmiava. In quell'anno, durante la visita pastorale, in parrocchia officiavano 27 sacerdoti su circa 6.000 anime (Lugato).
L'Ottocento fino al 1855 (1800-1855)4 voci
- Carlo Maria Belcavello (1800-1825)Di una famiglia mestrina di notai e provveditori, arrivò da Martellago, dove era parroco dal 1772. Barcella lo ricorda come uomo di lettere e di molta pietà. Il 30 dicembre 1812 benedisse il nuovo cimitero del Comune, voluto dalle leggi napoleoniche. Morì il 20 febbraio 1825 a 83 anni.
- Giovanni Battista Bernardi (dal 1834)Dottore, fece il suo ingresso solenne a San Lorenzo negli anni Trenta. Lugato lo indica parroco dal 1834; per gli anni fra il 1825 e il 1834 le fonti consultate non danno il nome.
- Giovanni Renier (1843-1855)Nato a Castel di Godego il 29 gennaio 1796, fu predicatore di fama nazionale fra il 1826 e il 1842. Arciprete di Mestre dal 1843, scrisse un diario dei fatti mestrini del 1848-49, pubblicato da A. Marchesan nel 1896. Nel 1855 divenne canonico della cattedrale di Treviso e nel 1856 vescovo di Feltre e Belluno, dove rimase fino alla morte, nel 1871.In un altro saggio dei Quaderni (n. 3-4, p. 55) lo stesso Niero lo chiama Antonio; Giovanni è il nome del saggio a lui dedicato e dei documenti della fabbriceria, dove firma come "Renier cav. don Giovanni arciprete".
- Paolo Colferai (1855)Per il suo ingresso la fabbriceria e la confraternita del Santissimo Sacramento pubblicarono i Cenni storici da cui viene gran parte di questa serie. Nel 1863 era ancora parroco e presidente della fabbriceria.
Bibliografia
- Della chiesa arcipretale e collegiata di S. Lorenzo Levita Martire di Mestre e dei Parrochi che la ressero dal secolo XIII sino al presente. Cenni storici, 1855, pubblicati dalla Fabbriceria e dai Priori della Confraternita del Santissimo Sacramento per l'ingresso dell'arciprete Paolo Colferai (attribuiti a Bonaventura Barcella; secondo Antonio Niero il curatore è Francesco Fapanni).
- Agostino Fapanni, spoglio dei libri del consiglio della comunità di Mestre, registri segnati †, A-H, anni 1492-1649, edizione moderna annotata.
- Giacomo Albrizzi, Relazione dello stato della chiesa parrocchiale arcipretale e collegiata di S. Lorenzo della terra di Mestre, redatta dopo il 1779, edizione moderna annotata.
- Graziella Lugato, Benefattori della chiesa di San Lorenzo di Mestre (legati, livelli, donazioni, dal XVI al XX sec.), Centro Studi Storici di Mestre.
- Antonio Niero, Aspetti inediti della figura del sacerdote letterato e patriota Giovanni Renier, in Quaderno di studi e notizie n. 1, Centro Studi Storici di Mestre, p. 21 e seguenti.
- A. Marchesan (a cura di), La cronaca di Mestre negli anni 1848 e '49 e saggi di altri scritti inediti di Giovanni Renier, già vescovo di Feltre e Belluno, Treviso 1896.
- Dorigo, Wladimiro. «Mestre medioevale», in Venezia Arti, Bollettino del Dipartimento di storia e critica delle arti dell'Università di Venezia, n. 5, 1991, pp. 9-28.