Mestre Medioevale

Mestre la Trevigiana (cenni)

Mestre sotto i Collalto | Discovery Mestre

Mestre sotto i Collalto

Dagli Ezzelini agli Scaligeri fino alla conquista veneziana

I Collalto signori di Treviso

I Collalto sono una famiglia di origine longobarda, ancora esistente, che si stabilì nel territorio veneto, nella provincia di Treviso, probabilmente già prima dell'arrivo di Carlo Magno in Italia.

Il primo membro della famiglia Collalto citato in un documento ufficiale è Rambaldo I. Il documento è del 25 ottobre 958 (o 959) e in esso il re d'Italia Berengario II e suo figlio Adalberto emisero un diploma con il quale gli donavano, probabilmente ex novo, la curia di Lovadina, con tutte le sue pertinenze, e il vicino bosco del Montello. Mentre in questo documento Rambaldo era denominato "dilecto fideli nostro", in un successivo documento del 971 venne nominato "Comes Comitato Tarvisianense". Da qui il titolo di Conte.

Il centro del potere della famiglia restò sempre nel trevigiano: fu Rambaldo VIII a far costruire, nel corso del XIII secolo, il Castello di San Salvatore a Susegana, accanto al più antico Castello di Collalto, eretto già nel 1110 sulle colline sopra il Piave. I Collalto ottennero poi il titolo di Conte Imperiale nel 1610 dall'Imperatore Ferdinando II, e furono elevati al rango di Principe d'Austria nel 1822: la famiglia, che esiste tuttora, mantenne una giurisdizione quasi feudale sui propri possedimenti, fra cui la villa di Santa Lucia presso Favaro, fino all'epoca napoleonica, pur sotto l'egida della Serenissima.

La donazione di Ottone III e i Conti di Collalto

Per iniziare a sviluppare la storia di Mestre serve fare una premessa: il toponimo Mestre appare per la prima volta nel 994 quando Ottone III, che di lì a due anni sarebbe diventato Imperatore del Sacro Romano Impero, dona attraverso un Diploma di investitura Mestre ed altri territori al fido condottiero Rambaldo II, figlio di Rambaldo I. Si trattava di un riconoscimento indubbiamente importante poiché ai fedeli vassalli vengono intestati la foresta del Montello, proprietà a Treviso e 24 "mansi" (grandi estensioni di terreno coltivabile) tra cui uno "inter Mester et Paureliano et Brentulo" ovvero tra Mestre e l'attuale Gazzera (Parlan e Brendole).

Va detto che il territorio che accoglieva Mestre venne concesso al Vescovo di Treviso da Berengario I del Friuli nel 905. In questo periodo Treviso apparteneva alla Marca del Friuli.

La Bolla Justis Fratrum di Papa Eugenio III

Altro documento importante che attribuiva al Vescovo di Treviso la podestà su Treviso e quindi su Mestre fu la bolla pontificia Justis fratrum del 1152 con cui papa Eugenio III riconosceva al vescovo Bonifacio la proprietà del castello, del porto e del borgo. Borgo che secondo quanto scrive Gaetano Moroni fu riconosciuto nel 1166.

Al Vescovo Bonifacio nel 1152 papa Eugenio III spedì l'amplissima bolla Justis fratrum, di conferma delle prerogative della Chiesa di Treviso, sottoscritta dal Papa e da 11 cardinali (vedasi "Italia Sacra" dell'Ughelli), prendendo sotto protezione la Cattedrale di San Pietro. Blancone del 1153: papa Anastasio IV confermò la Bolla dell'antecedente Papa Eugenio III, e l'Imperatore Federico I gli concesse un privilegio. A questo principe fu familiarissimo il Vescovo Uldarico o Oldorico, e nel 1157 gli spedì un privilegio con diverse concessioni, omnem Teloneum de Castro Montis Bellunae (riprodotto dall'Ughelli). Nel 1166 concesse l'investitura di un suburbio di Mestre.

La realizzazione del Castelvecchio viene attribuita alla volontà dei signori locali di proteggere il Porto di Cavergnago, approdo molto importante per le merci provenienti da Venezia. Il Castelvecchio era posto al centro di tre importanti strade dell'epoca: il vecchio Terraglio (strada verso Treviso), che iniziava lì dove oggi si trova Via Castelvecchio; Via Castellana, strada verso Castelfranco; e la Padovana, odierna Miranese, a proteggere l'ingresso e l'uscita dalle Terre di Mestre di uomini e merci. In tale bolla fu concesso l'uso del Porto di Cavergnago anche a Venezia, la quale possedeva in questa area depositi per le proprie merci e attracchi.

Treviso e Mestre passano di mano: gli Ezzelini

Nell'arco della sua storia il primo castello di Mestre fu soggetto a diversi attacchi che ne minarono anche la struttura. Le molte signorie che si contendevano il Veneto e in particolar modo la terraferma veneziana si trovarono spesso nell'intento di impossessarsi di questa importante fortezza.

Nel 1237 le truppe di Ezzelino da Romano devastarono il territorio mestrino e assalirono il castello; fra il 1245 e il 1250, nella guerra contro il fratello Alberico, che nel 1239 gli aveva tolto Treviso, Ezzelino riuscì a occuparlo. Preso atto della sconfitta, il Vescovo di Treviso Adalberto III Ricco fu così costretto a cedere i territori di Mestre ad Alberico nel 1257, già Podestà di Treviso dal 1240.

Fu un periodo molto travagliato per il Veneto, quello in cui le signorie locali cambiavano spesso e di conseguenza anche i Signori del Castello di Mestre. Venezia non aveva ancora mostrato interesse per la terraferma, per cui fino a quel momento erano altri a contendersi quel territorio.

Il XIV secolo dagli Scaligeri ai Veneziani

Nel XIV secolo gli Scaligeri erano la nuova signoria dominante del Veneto, arrivando nel 1336 alla loro massima espansione territoriale. Tale espansione non poteva certo non prevedere la conquista del territorio trevigano: già dal 1317 gli Scaligeri iniziarono a premere su Treviso, e nel 1318 tentarono più volte, senza successo, di espugnare il castello mestrino. Fu solo nel 1323 che Treviso passò alla signoria veronese e di conseguenza anche Mestre.

Il 14 luglio 1336 fu fondata la Lega antiscaligera dalla Repubblica di Venezia e dalla Repubblica di Firenze per fermare l'avanzata della signoria veronese. L'episodio che destò preoccupazione nei veneziani fu il tentativo di realizzare un castello, o forse una fortificazione, presso Chioggia da parte degli Scaligeri, denominato il Castello delle Saline. La Lega antiscaligera coinvolse anche i Visconti, gli Estensi, i Gonzaga, Carlo di Boemia e Giovanni di Carinzia.

Anche Venezia tentò la via delle armi prima di ricorrere a uno stratagemma: nel 1336 inviò una spedizione di 500 armigeri contro il castello di Mestre, ma l'assedio fallì.

Ma come fecero i veneziani a conquistare il Castello mestrino? Con uno stratagemma e senza versare una goccia di sangue. Il 29 settembre 1337 il comandante Andrea Morosini corruppe con 10.000 fiorini i 400 mercenari tedeschi posti a difesa del castello dagli Scaligeri. Questi, una volta traditi i vecchi padroni, uccisero il Capitano del castello e lo consegnarono a Venezia lo stesso giorno, il 29 settembre 1337. Il conflitto con gli Scaligeri proseguì ancora: il 2 dicembre 1338 Venezia occupò anche Treviso, e la guerra si chiuse infine con il trattato di pace fra Venezia e Verona firmato il 21 gennaio 1339. Alla Serenissima andò tutto il territorio che allora corrispondeva a Treviso.

Nel 1339 il doge Francesco Dandolo ripartì il territorio trevigiano in quattro podesterie, fra cui quella di Mestre. Venezia pose Mestre soggetta alla Rettoria di Treviso. Il primo Podestà della città pare essere stato Francesco Bon. Il podestà e capitano di Mestre aveva una carica inferiore rispetto al Rettore di Treviso, da cui il borgo dipendeva.

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Bibliografia

  • Moroni, Gaetano. Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro sino ai nostri giorni.
  • Ughelli, Ferdinando. Italia Sacra.

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