Quando la laguna gelò (1788 e 1929)
Quando la laguna gelò (1788 e 1929)
A piedi e in bicicletta da Mestre a Venezia
Due inverni a 140 anni di distanza
Venezia ha un clima mite: il mare tiene lontani i grandi freddi, e in media d'inverno la temperatura in città resta sopra lo zero. Ma qualche volta la laguna gela. Il padre Francesco Saverio Zanon, direttore dell'Osservatorio del Seminario patriarcale, contava almeno 27 congelamenti dal IX al XIX secolo; in 13 di questi il ghiaccio fu tanto spesso che vi passarono sopra carri e cavalli, a portare in città i viveri dalla campagna.
In alcuni inverni eccezionali la laguna gelò tanto da reggere il passaggio di uomini e merci fra la terraferma e la città. Due articoli della Rivista mensile della città di Venezia raccontano due degli inverni più freddi degli ultimi due secoli. Antonio Pilot, nel novembre 1924, ricostruisce il gelo del 1788-89 attraverso la Gazzetta Urbana Veneta. Zanon, nell'aprile 1929, racconta quello appena passato: il freddo più forte a Venezia, scrive, dal 1788.
1788: la gondola per Mestre
Il sabato 27 dicembre 1788 una gondola a quattro remi parte da Venezia per Mestre con quattro passeggeri. Il ghiaccio la blocca tra Campalto e la Palata della Torre. La domenica mattina la scopre chi è andato a guardare la laguna, e la notizia corre: molta gente si raduna a San Giobbe per vedere da lontano la barca immobile, che per molti era ormai «una bara con abbracciati degli induriti cadaveri».
Alcuni beccai provano ad avvicinarsi con un grosso battello, ma il ghiaccio li ferma. Va un po' meglio a una barca di «remurchianti», armata di attrezzi per rompere il ghiaccio e di provviste: arrivati a qualche distanza, per quanto il ghiaccio lo permette, vedono che i quattro sono vivi e li convincono a uscire dalla gondola e a camminare sul ghiaccio, appoggiandosi a bastoni gettati sul ghiaccio, lungo il sentiero meno pericoloso. I quattro arrivano così alla Torre, dove trovano riparo presso gli esattori del pedaggio, quelli «ch'esigono l'imposizione delle barche passanti». La Gazzetta aggiunge, senza garantirlo, che a tenerli in vita sarebbe stato il calore di un grosso cane.
«E difatti come non temere della morte di quegl'infelici allorchè riflettevasi agli orrori della passata notte nella quale il rigido aquilone intirizziti ne aveva non solo per le vie, ma nei caffè e nelle case ancora?»
Gazzetta Urbana Veneta, n. 105, 31 dicembre 1788, citata da A. Pilot
A piedi da Mestre a Venezia
Per la terza volta in quel secolo, dopo il 1706 e il 1755, la laguna gelata univa la terraferma alla città. Il passaggio da Mestre e Campalto a Venezia diventa uno spettacolo. I viveri arrivano portati sulla testa, sulle spalle o trascinati con le funi; la gente si raduna a guardare dove arrivano e partono i viandanti. Sul ghiaccio camminano anche le donne che vengono in città a vendere il latte, i bambini giocano a palla e a trottola, c'è chi apparecchia la tavola per mangiare e bere e chi accende fuochi per scaldarsi.
«Vengono a processioni le barile di vino, i pacchi di pane, i maiali, i quarti di manzo, gli agnelli, il pollame ecc. ecc. Tutto si trascina e si spinge, tutto è movimento ed azione».
Gazzetta Urbana Veneta, citata da A. Pilot
Nei primi giorni del 1789 due giovani si trovano sulla via detta «lo stradone di Mestre», trascinando una botticella di vino. Arrivati davanti al cosiddetto Palo della Madonna, con l'immagine sacra che di notte veniva illuminata, uno dei due, un po' ubriaco, vuole andare a baciarla nonostante il compagno cerchi di trattenerlo: il ghiaccio cede e lui annega. Non è l'unica vittima. Un chierico della chiesa di San Leonardo muore quando il ghiaccio si rompe vicino all'isola di San Secondo; un altro uomo si addormenta sulle botti di vino e muore assiderato.
Lo Stato intanto provvede. Gli operai dell'Arsenale rompono il ghiaccio del canale di Fusina, per tenere aperta la via ai corrieri; arrivano per mare trabaccoli carichi di acqua del Piave e anche una certa quantità di farina; i venditori di legna non possono rifiutarla ai poveri, e i beccai che hanno alzato i prezzi della carne vengono ammoniti.
Il ghiaccio del 1788-89 in breve
- Inizio: fine dicembre 1788; la veduta di Viero indica il 29, la canzonetta del Servo Gnacarista il 30, ma la gondola per Mestre era già bloccata sabato 27
- Fine: fra il 9 e il 14 gennaio 1789
- Temperatura più bassa: -18 gradi secondo Zanon, la più bassa di cui si avesse memoria a Venezia
- Vie sul ghiaccio: da Mestre, Fusina e Campalto
Quell'inverno lasciò anche immagini e canzoni. Teodoro Viero pubblica il 17 gennaio una veduta della laguna gelata attorno all'isola di San Secondo, con «li principali accidenti e gli spettacoli seguiti su quel piano agghiacciato dal giorno 29 Decembre fino al 14 del presente gennaro». Nel 1924 il Museo Civico conservava un quadretto con la laguna verso Murano e una tela più grande con lo spettacolo verso Mestre. Il Servo Gnacarista stampa una canzonetta «sopra il giazzo che cominciò li 30 dicembre 1788 e durò fino li 9 genaro 1789», con la descrizione dei cibi che in quei giorni arrivavano a Venezia «dal passo di Mestre, Fusina e Campalto».
1929: il freddo più forte in 140 anni
L'inverno 1928-29 comincia normale. A gennaio arrivano bora, geli e una nevicata di circa 22 centimetri, ma il freddo grande viene a febbraio, come vuole il proverbio: «De la Madona Candelora de l'inverno semo fora; se xe bora, se xe vento, de l'inverno semo drento». Fino al 18 febbraio tutti i giorni hanno la temperatura media sotto lo zero. Il 12 febbraio il termometro dell'Osservatorio scende a -13 gradi: è, scrive Zanon, il punto più basso raggiunto in 140 anni, superato soltanto dai -18 del 1788.
Il ghiaccio compare per la prima volta nella notte fra il 2 e il 3 febbraio. Le barche che arrivano la mattina da Fusina, da Mestre e da Campalto devono rompere le lastre con i remi; i vaporetti a nafta della Società Veneta Lagunare diretti a Fusina non riescono ad andare oltre San Giorgio in Alga.
«Naturalmente, il latte e le uova che vengono ogni giorno riforniti alla città per via di acqua, specialmente da Campalto e da Mestre, arrivarono in questa domenica in ritardo; all'arrivo il latte era congelato nei bidoni e le uova spaccate e con l'albume agghiacciato».
F. S. Zanon, «L'inverno 1928-1929 a Venezia», 1929
La storia di quel latte, che dalle campagne di Campalto, Favaro e Carpenedo arrivava ogni giorno a Venezia, è raccontata in Quando il latte di Venezia arrivava in barca da Mestre.
La terraferma tagliata fuori
Il vero congelamento arriva fra il 10 e il 13 febbraio, con una bora gelida e turbini di neve. La mattina dell'11 le comunicazioni con la terraferma dalla parte di Campalto e di San Giuliano sono interrotte; il 13 sono impossibili anche quelle per via d'acqua con Mestre e Fusina. Il 13 il ghiaccio arriva a 15 centimetri in certi luoghi; il 15, verso Tessera, i soccorritori ne troveranno fino a 20. Il latte, dopo giorni di penuria, arriva ormai per ferrovia, sul ponte che Zanon chiama «l'unica via terrestre di comunicazione col rimanente del mondo»; ma il 14 la scarsità, specialmente del latte, peggiora.
Le isole e i forti della laguna restano isolati. Il 12 febbraio un vaporino comunale, aprendosi la strada a colpi di prua, raggiunge il forte di Campalto, a due chilometri da San Secondo, e porta a Venezia la famiglia del guardiano, che bisognava rifornire urgentemente di viveri. Lo stesso giorno vengono salvati tre manovali che, andati con una peata a caricare pietre vicino al porto industriale, avevano perso i remi ed erano rimasti in secca tutta la notte. Il 15 febbraio due rimorchiatori del Genio lagunare, uno dei quali armato di uno sperone rompighiaccio, riforniscono le polveriere di San Giacomo in Palude e della Madonna del Monte e raggiungono il forte di Tessera, dove due uomini e due bambini soffrivano la fame e il freddo da quattro giorni.
L'ingegner Layet fa trasformare il vaporetto n. 32 dell'Azienda comunale in un rompighiaccio: sulla prua un braccio regge un peso di ferro di cinque quintali con una lama, che viene sollevato e lasciato cadere sul ghiaccio. Fra le spedizioni di sabato 16, il n. 32 parte alle 15 dalle Zattere verso Marghera, dove dalla domenica precedente era bloccato il vaporetto n. 27: passati i depositi di nafta, dopo lunghe manovre avanti e indietro, la via è sgombrata.
Il ghiaccio del 1929 in breve
- Primo ghiaccio: notte fra il 2 e il 3 febbraio
- Giorni peggiori: dal 10 al 13 febbraio, con bora e bufere di neve
- Temperatura più bassa: -13 gradi all'Osservatorio, il 12 febbraio
- Spessore del ghiaccio: fino a 15-20 centimetri
- Ultima neve sui tetti: 8 marzo
In bicicletta da San Giuliano
Venerdì 15 febbraio, giornata di sole, i veneziani vanno alle Fondamente Nuove a vedere il «pack», come lo chiamano tutti. Ragazzi e signorine attraversano il ghiaccio fino al cimitero di San Michele, cinque operai si portano un tavolino, le sedie e il vino e fanno la loro bevuta al largo. Nei giorni seguenti, per disposizione del Municipio, un servizio di vigili impedisce i giochi pericolosi.
«Domenica 17, al mattino, dei ciclisti partiti da S. Giuliano vengono in volata sopra il ghiaccio, tenendosi in vicinanza del ponte della ferrovia, dove il ghiaccio è più solido. Arrivano senza incidenti a Venezia».
F. S. Zanon, «L'inverno 1928-1929 a Venezia», 1929
Nel pomeriggio dello stesso giorno la temperatura sale sopra lo zero. Nelle case le tubature dell'acquedotto, crepate dal gelo, allagano le stanze, e per giorni blocchi di ghiaccio scendono lungo il Canal Grande e il canale della Giudecca. In campagna, scrive Zanon, il gelo ha ucciso in gran parte le viti giovanissime, molti alberi da frutto e, in certi luoghi, il frumento.
Galleria immagini
Crediti delle immagini: le immagini del 1788 e del 1706 sono tratte da A. Pilot, «Il freddo a Venezia nel 1788», Rivista mensile della città di Venezia, novembre 1924 (fot. Filippi; Biblioteca digitale); quelle del 1929 da F. S. Zanon, «L'inverno 1928-1929 a Venezia», ivi, aprile 1929 (Biblioteca digitale). Biblioteca nazionale centrale di Roma, licenza CC BY-NC-SA 4.0.
Bibliografia e fonti
- A. Pilot, «Il freddo a Venezia nel 1788», in Rivista mensile della città di Venezia, a. III, novembre 1924, pp. 309-316 (pp. 391-398 del volume digitalizzato), con le notizie della Gazzetta Urbana Veneta del dicembre 1788 e del gennaio 1789.
- F. S. Zanon, «L'inverno 1928-1929 a Venezia», ivi, a. VIII, n. 4, aprile 1929, pp. 267-283 (pp. 85-102 del volume digitalizzato), con dieci figure.
- Le annate della Rivista mensile della città di Venezia sono consultabili nella Biblioteca digitale della Biblioteca nazionale centrale di Roma, licenza CC BY-NC-SA 4.0.