Malcontenta e Fusina: la porta di Venezia sul Brenta
Malcontenta e Fusina: la porta di Venezia sul Brenta
Dalla villa di Palladio al confine del 1926
Dove il Brenta arriva alla laguna ci sono due nomi che raccontano secoli di lotta con l'acqua: Malcontenta e Fusina. Per secoli sono stati la porta di Venezia verso Padova; nel Novecento sono diventati il margine industriale di Porto Marghera. Con il decreto del 15 luglio 1926 che cancellò il Comune di Mestre entrarono anche loro nel Comune di Venezia.
Un nome che viene dall'acqua
Il Brenta è stato per Venezia un pericolo costante: i suoi sedimenti rischiavano di interrare la laguna. Attorno al 1324 si costruisce la Cava Nova, un argine che tiene il fiume lungo il bordo lagunare e ne allontana le foci dalla città. Nel 1425 l'argine di Fusina viene riaperto per qualche tempo, rendendo più diretta la strada d'acqua tra Padova e Venezia. Poco dopo, per scaricare le piene, si scava un taglio da Oriago verso Sant'Ilario: le proteste degli abitanti, che vedevano impaludarsi le loro terre, ne ritardarono lo scavo, e il canale prese il nome di «fossa dei Malcontenti». La decisione è del 1431; lo scavo comincia nel 1444.
Da qui viene probabilmente il nome del luogo. Gli studiosi che hanno ricostruito la storia del monastero di Sant'Ilario scrivono che «è verosimile ritenere che lo stesso toponimo di Malcontenta stesse ad indicare quanto l'acqua del Brenta fosse in quella zona mal contenuta». Accanto a questa spiegazione resta quella del malcontento degli abitanti. La storia della nobildonna rinchiusa nella villa per «colpe d'amore», invece, è una leggenda: secondo gli attuali proprietari nacque nell'Ottocento, quando l'edificio era in stato di abbandono.
Il fiume continuò a essere spostato per secoli: nel 1507 si scava la Brenta Nova, nel 1610 si completa il Taglio Nuovissimo, che porta il Brenta lontano dalla laguna di Venezia.
Lizzafusina, la porta di Venezia
Lizzafusina compare nei documenti già nel 1191, nella cronologia del monastero di Sant'Ilario. Quel monastero, l'abbazia dei Santi Ilario e Benedetto, era stato fondato nell'819 dai monaci di San Servolo; i reperti degli scavi del 1880 sono al Museo Archeologico di Venezia. Fusina era il punto in cui il Naviglio del Brenta incontrava la laguna: da qui passava la strada d'acqua tra Padova e Venezia, percorsa dai burchielli, le barche coperte con cui i patrizi viaggiavano lungo la Riviera. Nella zona tra Moranzani e Fusina l'acqua dolce della Seriola, il canale che riforniva Venezia, veniva caricata sulle barche cisterna e portata in città.
La Seriola era stata scavata dalla Repubblica nel 1540: il Senato, il 27 aprile di quell'anno, ordinò di prendere l'acqua del Brenta «di sopra ai Moranzani» e di portarla «per una Seriola a Lizza-Fusina», dove i burchi la caricavano per versarla nei pozzi della città. Il canale partiva dal Brenta presso Dolo e finiva «a Moranzano di Fusina» in un grande bacino arginato; una lapide ne indicava la funzione con tre parole, «Hinc Urbis Potus», da qui la bevanda della città. I Moranzani restarono il punto di partenza dell'acqua di Venezia anche con l'acquedotto moderno, costruito dal 1881 e messo in funzione il 31 luglio 1885: l'acqua della Seriola veniva filtrata nello stabilimento dei Moranzani e raggiungeva la città con una condotta sotto la laguna.
Il Moranzano segnava anche un confine commerciale. Una legge del 1541 vietava a bottegai e gallinai di comprare pollame, uova e verdure dai contadini diretti a Venezia lungo la strada, «dal Ponte di San Lorenzo di Mestre in qua e dalla Palada (del Moranzano)»: si poteva comprare solo quando la merce era arrivata in città.
La villa di Palladio
Alla fine degli anni Venti del Cinquecento Federico Foscari compra un terreno sulla riva destra del Brenta, dove sorgevano una vecchia casa dei Valier e alcuni casoni. Sono i suoi figli, Nicolò e Alvise, a chiamare Andrea Palladio: secondo i proprietari la villa fu costruita tra il 1554 e il 1557. Ha un pronao ionico rialzato su un basamento più alto che in qualunque altra opera di Palladio; le colonne sono in mattoni, con basi e capitelli in arenaria.
Gli affreschi interni furono dipinti in più riprese tra il 1558 e il 1575. Li cominciò Battista Franco, morto nel 1561; li proseguì per quasi vent'anni Giovanni Battista Zelotti, mentre Bernardino India dipinse le grottesche delle stanze minori. Nel 1574 Enrico III di Valois, ospite di Alvise Foscari, fece qui la prima tappa del viaggio che lo riportava da Venezia a Parigi.
Dopo la caduta della Repubblica la villa cambia proprietari: le costruzioni di servizio vengono demolite per venderne i materiali, gli affreschi subiscono strappi e vengono imbiancati a calce. A riscoprirla, nel 1924, è Albert Clinton Landsberg, che vi riceve ospiti come Le Corbusier, Cole Porter e Djagilev. Passa poi all'architetto inglese Claud Phillimore e nel 1973 torna ai Foscari, che da allora ne curano il restauro. Dal 1996 Villa Foscari fa parte del sito UNESCO «La città di Vicenza e le ville del Palladio nel Veneto».
In breve
- Prima menzione: Lizzafusina, 1191
- Fossa dei Malcontenti: decisa nel 1431, scavata dal 1444
- Villa Foscari: Andrea Palladio, 1554-1557 secondo i proprietari; UNESCO dal 1996
- Nel Comune di Venezia: dal regio decreto-legge 15 luglio 1926, n. 1317
1849: la linea del blocco
Nel 1849, durante l'assedio di Venezia, Malcontenta torna a essere una frontiera. Il proclama del maresciallo Haynau del 27 febbraio 1849, che vietava di portare denaro alla città insorta, descrive la linea del blocco austriaco: dal ponte di Dese «lungo la strada per Favaro a Mestre. Da Mestre s'estende la linea lungo la strada maestra per Ponte della Rana, e Malcontenta», per risalire poi lungo il Brenta fino a Dolo.
1926: un confine che passa in mezzo
Il regio decreto-legge del 15 luglio 1926 aggrega a Venezia, insieme ai comuni di Mestre, Favaro Veneto, Zelarino e Chirignago, anche «la frazione Malcontenta del comune di Mira con lo scalo di Fusina». Oggi però la villa dei Foscari si trova nel comune di Mira, e il suo indirizzo è Malcontenta di Mira: il nome indica così due luoghi vicini, divisi tra due comuni.
Nel comunicato del Governo del 28 giugno 1926, pubblicato dalla rivista del Comune, si parla però della «frazione di Fusina del Comune di Mira»: il nome di Malcontenta compare solo nel decreto (la vicenda è in La fine del Comune di Mestre (1926)). Nelle statistiche comunali dei mesi seguenti la nuova frazione è contata insieme a Marghera, con la dicitura «Marghera (con Malcontenta)».
Fusina nel Novecento
Ancora negli anni Venti da Fusina partiva un vaporino per Venezia, collegato alla tranvia di Padova: nel 1926 il progetto del cavalcavia di Marghera prevede di spostarne lo scalo da Fusina al canale Brentella. E lungo il margine della laguna, fra la Rana, Malcontenta e Fusina, vivevano molti dei raccoglitori di latte che di notte portavano in barca il latte della campagna a Venezia, finché una riforma comunale del 1928 non lo affidò alle nuove stazioni di pastorizzazione (vedi Quando il latte di Venezia arrivava in barca da Mestre).
Con la seconda zona industriale di Porto Marghera, Fusina cambia volto (sulle origini del porto industriale si può leggere Le radici ottocentesche di Porto Marghera). Qui Enel costruisce la centrale termoelettrica «Andrea Palladio», le cui sezioni entrano in funzione tra il dicembre 1964 e l'aprile 1974; nel 2010 vi viene inaugurato il primo impianto a ciclo combinato alimentato a idrogeno, sottoprodotto del petrolchimico. Accanto sorge l'impianto di trattamento dei rifiuti di Veritas. Dal 2014 Fusina ospita il terminal delle Autostrade del Mare, con i traghetti per la Grecia, e dal 2024 una nuova stazione per le navi da crociera, nata dopo lo stop alle grandi navi nel bacino di San Marco.
Così il punto in cui per secoli si cambiava barca per entrare a Venezia è tornato, in forme nuove, una porta della città sull'acqua.
Galleria immagini
Crediti delle immagini: Villa Foscari, foto di Hans A. Rosbach, CC BY-SA 3.0; veduta di Lizza Fusina di G. Costa, Rijksmuseum, CC0; pianta di O. Bertotti Scamozzi, pubblico dominio; colonne, foto di Esther Westerveld, CC BY 2.0; grottesche, foto di Didier Descouens, CC BY 4.0; pontile di Fusina, foto di Didier Descouens, CC BY-SA 4.0. Tutte da Wikimedia Commons.
Bibliografia e fonti
- C. Moine, E. Corrò, S. Primon, Paesaggi artificiali a Venezia. Archeologia e geologia nelle terre del monastero di Sant'Ilario tra alto Medioevo ed Età Moderna, All'Insegna del Giglio, 2017.
- Villa Foscari La Malcontenta, sito ufficiale e percorso di visita (il parco, le colonne, gli affreschi, conclusione).
- UNESCO, decisione 20 COM VIII.C, 1996.
- FAI, Sito archeologico dell'abbazia dei Santi Ilario e Benedetto.
- Regio decreto-legge 15 luglio 1926, n. 1317, in Gazzetta Ufficiale n. 183, 9 agosto 1926.
- Provincia di Venezia, opuscolo sulle piste della Riviera del Brenta.
- Ministero dell'Ambiente, documentazione AIA della centrale di Fusina.
- Enel, comunicato del 12 luglio 2010.
- Veritas, relazione annuale Fusina 2010.
- inforMARE, terminal Autostrade del Mare di Fusina, 2014; Shipping Italy, nuova stazione marittima per le crociere, 30 agosto 2024.
- R. Gallo, «Come fu risolto a Venezia il problema dell'acqua potabile», in Rivista mensile della città di Venezia, a. II, n. 10, ottobre 1923 (pp. 292-301 del volume digitalizzato dalla Biblioteca nazionale centrale di Roma).
- A. Michieli, «Gli aspetti geografici del problema dell'acqua potabile in Venezia», ivi, a. III, n. 10, ottobre 1924 (pp. 346-365).
- A. Pilot, «I "gallineri" e la Serenissima», ivi, a. IV, n. 12, dicembre 1925 (p. 521).
- A. A. Michieli, «Sentenze e proclami del 1849», ivi, a. VIII, marzo 1929 (pp. 68-69).
- «Per la più grande Venezia», ivi, a. V, n. 6, giugno 1926 (p. 283).
- A. Rosso, «Il Cavalcavia di Porto Marghera», ivi, a. V, n. 12, dicembre 1926 (pp. 599-604).
- R. Vivante, A. Toso, «La riforma del servizio di approvvigionamento del latte nella città di Venezia», ivi, a. VIII, novembre 1929 (pp. 519-540).
Per approfondire
- A. Foscari, Frescos within Palladio's Architecture: Malcontenta 1557-1575, Lars Müller, 2013.
- L. Molà, «La Repubblica di Venezia tra acque dolci e acque salse: investimenti tecnologici a Lizzafusina nel Rinascimento», in A. Calzona, D. Lamberini (a cura di), La civiltà delle acque tra Medioevo e Rinascimento, Olschki, 2010.
- R. Cessi, Il problema del Brenta, 1943.