Il ponte sognato fra Venezia e Mestre
Dal progetto Chiechi del 1896 ai voti dei Comuni della terraferma: il ponte stradale fra San Girolamo e San Giuliano che Venezia discusse per anni senza costruirlo.
Mestre nella Grande Guerra (1915 – 1918)
Mestre nella Grande Guerra La città dal 1915 al 1918, fra treni, dirigibili e bombe Tra il 1915 e il 1918 Mestre non fu mai in prima linea, ma visse la guerra da vicino. Era lo snodo ferroviario da cui passavano truppe e rifornimenti per il fronte, ospitava i dirigibili di Campalto, e dopo Caporetto diventò la retrovia immediata del Piave. Per questo fu anche un bersaglio: le bombe nemiche uccisero in città 68 persone. Prima ancora della guerra Le difficoltà arrivano prima delle armi. Nel marzo 1915, con l’Italia ancora neutrale, gli assalti a forni, magazzini e negozi per il caro viveri avvengono «soprattutto a Mestre», scrive la storica Bruna Bianchi. Mestre era anche terreno della propaganda per l’intervento: nel dicembre 1914 il nazionalista Giovanni Giuriati vi organizzò un gruppo paramilitare composto da irredenti. Il Campo trincerato, la cintura di forti costruita attorno alla città tra Otto e Novecento (sul sito, tra gli altri, Forte Carpenedo, Forte Gazzera e Forte Mezzacapo), era completo; ma nel settembre 1915 l’Alto Comando ne fece smontare le batterie per mandarle al fronte. I dirigibili di Campalto A Campalto, sul bordo della laguna, il Regio Esercito aveva costruito tra il 1909 e il 1911 un aeroscalo per dirigibili, con un hangar lungo 110 metri. Da qui, alle 19.35 del 30 maggio 1915, decolla il dirigibile P4 della Regia Marina, al comando del capitano Giuseppe Valle, per bombardare Pola. Gli austriaci rispondono presto: l’8 giugno 1915 due idrovolanti guidati da Gottfried von Banfield attaccano Campalto e danneggiano il P4; il 12 agosto 1916 un’altra incursione distrugge l’hangar e fa esplodere il dirigibile P6. Anche una squadriglia francese mandata a difendere Venezia si schierò dapprima al campo di Bazzera, vicino all’omonimo forte, prima di trasferirsi al Lido nel dicembre 1915. La stazione e la retrovia Alla stazione di Mestre si incrociavano le linee per Udine, Trieste e Trento con quelle da Bologna e da Milano: tutto ciò che andava al fronte passava di qui. In stazione funzionava un posto di ristoro per i soldati, e attorno ai militari di passaggio si creava un’economia minuta: «A Mestre e in altri comuni della terraferma era più facile a lavandaie e calzolai offrire i loro servizi ai militari di passaggio» Bruna Bianchi, «Venezia nella Grande guerra», Storia di Venezia, Treccani Dopo la rotta di Caporetto, nel novembre 1917, si pensò perfino di attestare la nuova linea del fronte sul Campo trincerato di Mestre. La tenuta sul Piave lo evitò, ma la città cambiò ruolo: secondo il Centro Studi Storici di Mestre «Mestre diviene l’immediato retrovia logistico del fronte: scuole, ville e case private vengono requisite ed adibite ad ospedali da campo, alloggiamenti e centri di smistamento». I prati di Campalto, Marcon, Bazzera, Ca’ Tessera e Malcontenta diventano campi d’aviazione. A metà febbraio 1918 un ordine della Piazza marittima impone lo sgombero immediato di 15.000 abitanti tra Mestre e Venezia. La città sotto allarme Dal 23 maggio 1915 Mestre, Chirignago, Favaro Veneto e Zelarino rientrano nel territorio della Piazza marittima di Venezia, posta dal suo comandante «in stato di resistenza». I bandi di quei mesi, ripubblicati dal Comune nel 1928, descrivono la vita sotto la minaccia degli aerei. Di notte la corrente elettrica può essere tolta, ma «in Mestre sarà permessa la erogazione dell’energia elettrica occorrente all’esercizio delle tramvie» (la storia del tram è in Il primo Tram di Mestre). L’allarme per Mestre arriva dal campanile di San Lorenzo: il suono delle campane «a stormo» nel 1915, «a martello» secondo un bando del marzo 1916, con una bandiera rossa di giorno e razzi rossi di notte. Il cessato allarme si dà «con lenti rintocchi delle dette campane». Le bombe sulla città Gli aerei austriaci e tedeschi cercavano la stazione e la ferrovia, ma colpivano le case. Già nel 1916 la stazione era stata bersaglio di incursioni insieme all’Arsenale di Venezia; nell’inverno del 1918 gli attacchi si fanno frequenti. Il 26 gennaio 1918 muoiono sotto le bombe due volontari di un’ambulanza inglese, l’americano Richard C. Fairfield e William Platt di Baltimora: la loro storia è raccontata in Richard C. Fairfield: il primo soldato americano morto in Italia. Il bombardamento più sanguinoso è quello della notte del 27 febbraio 1918, che colpisce soprattutto le Barche e Altobello (vedi L’area industriale di Altobello). A fine guerra si contano a Mestre 68 morti e 121 feriti. 68 morti a Mestre per i bombardamenti 121 feriti 15.000 abitanti da sgomberare tra Mestre e Venezia, febbraio 1918 Mestre aveva però un vantaggio sulla città storica, che Bianchi coglie così: «Se a Mestre nelle notti di plenilunio molti potevano trovare rifugio nelle campagne circostanti, a Venezia la popolazione si sentiva indifesa e impotente». Dieci anni dopo, nel numero che la Rivista mensile della città di Venezia dedica al decennale della Vittoria, il Comune spiega perché Mestre fu colpita più della città storica: «Su quest’ultima Città specialmente, perchè importantissimo nodo strategico ferroviario, più inferocì il nemico». Il numero riporta i dati della Relazione della Reale commissione d’inchiesta sulle violazioni del diritto delle genti: 42 incursioni, 526 bombe accertate, 60 morti e 80 feriti, con 28 morti e 10 feriti nell’incursione del 26 gennaio 1918 e 20 morti e 16 feriti in quella del 3 febbraio. Sono cifre diverse dai 68 morti e 121 feriti indicati sopra, e le fonti non spiegano la differenza. Anche sul 3 febbraio i conti non tornano: il bollettino del Comando supremo del giorno dopo, riprodotto nello stesso numero, parla di «otto uccisi e dieci feriti» fra Padova, Treviso e Mestre insieme. Fra le vittime dei bombardamenti c’è anche Mario Volpi, tenente d’artiglieria e assessore delegato del Comune di Mestre, morto nell’incursione della notte fra il 26 e il 27 gennaio 1918, la stessa in cui cadde Fairfield. Il Comune ne annunciò la morte con un necrologio datato 27 gennaio, e il sindaco Carlo Allegri lo ricordò nel discorso ai funerali delle vittime. L’elenco dei caduti pubblicato dal Comune nel 1925 lo dice invece sottotenente, morto il 27 febbraio 1918 «a Mestre da bomba di aeroplano nemico»: una data che i giornali del tempo smentiscono. Un volontario americano: Richard Cutts Fairfield Richard Cutts Fairfield era nato in West Virginia il 20 febbraio 1899. Dopo il diploma alla St George’s School di Newport era stato ammesso a Harvard, ma aveva scelto di partire volontario per l’Italia, nel corpo di soccorso britannico Wynne-Bevan di stanza a Mestre, dove guidava l’ambulanza di un ospedale da campo. Durante il raid austriaco del 26 gennaio 1918, a diciotto anni, poche settimane prima di compierne diciannove, uscì in motocicletta con il compagno William Platt per soccorrere i feriti: furono colpiti entrambi vicino alla scuola De Amicis, a due passi dalla Torre. Fairfield morì per una scheggia al cuore, Platt per le ferite alla testa, allo stomaco e alle gambe. La madre decise di lasciare il figlio a Mestre. Giovanni Cecchini mise a disposizione la cappella di famiglia nel cimitero per accoglierlo provvisoriamente; il 27 aprile 1921 la salma fu tumulata nel monumento costruito per lui, avvolta nelle bandiere americana e italiana, alla presenza della madre, del generale Evan M. Johnson per l’esercito americano e del sindaco Vallenari. Fairfield ebbe la medaglia d’argento al valor militare. Nel 1927 il censimento delle iscrizioni della città appena annessa registrava la sua lapide, che lo ricorda «ucciso sul piazzale della Scuola De Amicis a Mestre». Secondo alcuni studiosi americani la sua figura avrebbe ispirato un personaggio di Addio alle armi di Hemingway: un’ipotesi suggestiva, che però resta tale. La sua storia completa è in Richard C. Fairfield: il primo soldato americano morto in Italia. Volti mestrini della guerra Gino Allegri, figlio del sindaco di Mestre Carlo Allegri, era pilota dell’87ª squadriglia «La Serenissima»: il 9 agosto 1918 partecipò al volo su Vienna con Gabriele d’Annunzio, e morì il 5 ottobre in un incidente di volo. Mestrino era anche Edmondo Matter, nato nel 1886 da una famiglia di origine alsaziana: il 28 maggio 1915, con una pattuglia di diciotto uomini, entrò per primo a Cortina, allora austriaca, senza perdere un soldato; promosso capitano, morì il 16 settembre 1916 a Opacchiasella, sul Carso, nella settima battaglia dell’Isonzo, e fu decorato con la medaglia d’oro al valor militare alla memoria. A lui è intitolata la piazzetta accanto a piazza Ferretto. C’è poi chi la guerra la subì dall’altra parte della legge: Arnaldo Checchin, soldato di Trivignano, fu fucilato a Noale l’8 novembre 1917 dopo un processo sommario; una targa lo ricorda dal 2017 a Forte Mezzacapo. Lo stesso elenco del 1925 registra altri nomi legati a Mestre: soldati morti «nell’Ospedale Militare di Mestre» o, come il sergente d’artiglieria Matteo Favero il 3 febbraio 1918, «nell’Ospedaletto da campo n. 240»; e una donna, Giulia Pezzè, «telefonista centralino di Mestre», decorata con la medaglia di bronzo. Gianni Ferruzzi ricorda un’altra centralinista decorata con la medaglia di bronzo per i bombardamenti del gennaio e febbraio 1918, Maria Favaro Borghi (1895-1925), sepolta nel cimitero di Mestre: la motivazione dice che, «durante ripetuti bombardamenti aerei», continuò a svolgere il suo compito «con calma e fermezza singolari». Non è chiaro se le due fonti parlino della stessa persona. A Trivignano, dal 20 luglio 1916, risiedeva il Patronato di Castello dei padri Salesiani: dopo Caporetto, il 14 novembre 1917, partì con 20 alunni per Torino. Monumenti e lapidi ai caduti Mestre cominciò a ricordare i suoi caduti mentre la guerra era ancora in corso. L’«altare della patria» del cimitero, opera di Umberto Bellotto commissionata dal sindaco Carlo Allegri, fu inaugurato il 5 novembre 1916: la Gazzetta di Venezia lo chiamò l’altare «ai soldati morti negli ospedali di Mestre». Quello che si vede oggi, però, non è più il monumento del 1916: la scheda della Soprintendenza avverte che l’opera attuale differisce dal progetto originario e le sue lapidi ricordano caduti fino al 1924, mentre Gianni Ferruzzi la data agli anni Venti (la storia del cimitero è in Il cimitero di Mestre). Nel 1935 le 1700 salme del campo militare furono trasferite all’Ossario di Asiago, e nel 1938 accanto all’altare sorse il Monumento Ossario ai caduti mestrini. Dopo la vittoria sorsero i monumenti delle frazioni: quello di Trivignano, inaugurato il 25 aprile 1921, ricorda 40 caduti, quello di Dese 39, entrambi con le loro fotografie su porcellana; quello di Carpenedo, di Francesco Stecca, fu inaugurato il 4 novembre 1923 davanti alla chiesa dei Santi Gervasio e Protasio. Il 29 ottobre 1921 il treno con la salma del Milite Ignoto, diretto a Roma, attraversò il ponte di Mestre. Nel 1927 il Comune di Venezia censì anche le lapidi di Mestre, comprese quelle della Grande Guerra (vedi La storia mestrina incisa sulla pietra). La guerra lasciò anche un’eredità che avrebbe cambiato la città: in pieno conflitto, il 23 luglio 1917, era stata firmata la convenzione per il porto industriale di Marghera, e il 25 ottobre 1918 un decreto ne autorizzò l’avvio dei lavori (Le radici ottocentesche di Porto Marghera). Galleria immagini Il monumento ai caduti di Carpenedo, inaugurato nel 1923 Il monumento ai caduti di Favaro Veneto Il monumento funebre di Richard Cutts Fairfield nel cimitero di Mestre Ritratto di Edmondo Matter, dipinto di Alessandro Pomi (1890-1976) Crediti delle immagini: foto di Threecharlie (2011), CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons (Carpenedo, Favaro). Bibliografia e fonti B. Bianchi, «Venezia nella Grande guerra», in Storia di Venezia, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2002. R. Stevanato (a cura di), «Le stagioni di Mestre», n. 3, «Il periodo dell’autogoverno», Centro Studi Storici di Mestre, 2007. Pro Loco Mestre, «Dalla rivoluzione industriale al nuovo millennio». Il Fronte del Cielo, «Venezia» e «Dirigibili»; «Le operazioni dei dirigibili della Regia Marina», Giorni di storia. Soprintendenza ABAP di Venezia, scheda del monumento ai caduti nel cimitero di Mestre, 2016. C. Pasqual, «Monumenti ai “caduti” con fotografie. Dese, Trivignano, Bissuola», storiAmestre, 24 maggio 2021. P. Brunello, «Per Arnaldo Checchin», storiAmestre, 7 novembre 2017. «Monumento ai caduti rimesso a nuovo», La Nuova Venezia, 25 aprile 2019. E. Frittoli, «Il volo su Vienna», Panorama, 8 agosto 2018. Europeana, fotografie «Esercitazioni di arditi a Malcontenta», 26 maggio 1918 e Milite Ignoto sul…
Il Bosco di Campalto
Il Bosco di Campalto Dal progetto di Andreas Kipar al ricordo di Giulia Abbadir Il Bosco di Campalto Il Bosco di Campalto è una delle aree che compongono il Bosco di Mestre. Si estende per circa 6,7 ettari a est dell’abitato di Campalto, su un terreno di proprietà de La Immobiliare Veneziana. Non è un bosco antico ma un bosco nuovo: progettato nel 2006 dal paesaggista Andreas Kipar, fu piantato nel 2007 e aperto al pubblico nel 2008. Kipar, architetto del paesaggio tedesco nato a Gelsenkirchen nel 1960 e fondatore a Milano dello studio LAND, lo concepì come un bosco naturalistico da vivere come parco urbano. Il Comune lo indica come «un riuscito esempio di bosco di quartiere». Com’è fatto Sui circa sette ettari furono messi a dimora circa ottomila alberi, fra cui frassini, carpini e querce. All’interno del bosco sono stati lasciati spazi aperti, radure e corridoi verdi, che aumentano la varietà di ambienti e quindi la biodiversità, insieme a un’ampia area a prato alberato e a scenografici filari di alberi. Una parte importante del progetto è la rinaturalizzazione della Fossa Pagana, il canale che attraversa l’area: le sue sponde sono state rivestite di vegetazione ripariale, che svolge anche una funzione di fitodepurazione delle acque. I lavori sono stati finanziati con i fondi della Legge speciale per Venezia, mentre La Immobiliare Veneziana ha messo a disposizione il terreno. Dal 2013 un bosco pubblico Come previsto dalla convenzione fra La Immobiliare Veneziana e il Comune, cinque anni dopo l’inaugurazione, il 2 ottobre 2013, la gestione del bosco passò all’Istituzione Bosco e Grandi Parchi. Alla cerimonia erano presenti Kipar, l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, il presidente dell’Istituzione Giovanni Caprioglio e l’amministratore dell’Immobiliare Veneziana Silvio Milanese. Bettin ricordò che Mestre era stata a lungo «la città italiana con meno verde per abitante» e che i boschi facevano parte di un disegno strategico per cambiarle volto. In quell’occasione si parlò dei progetti futuri: il collegamento con la pista ciclabile delle barene, con il Parco di San Giuliano e un anello ciclopedonale naturalistico che unisse Piazza Ferretto ai forti del campo trincerato attorno alla città, come il vicino Forte Carpenedo, fino al percorso dei forti verso Altino e alle rive del Sile. Già nel 2011 la Municipalità di Favaro aveva immaginato un percorso lungo il bordo lagunare che unisse il Parco di San Giuliano, Punta Passo, Forte Bazzera e il Bosco di Campalto fino a Tessera. Oggi il bosco è gestito dal Settore Verde Pubblico del Comune, Servizio Bosco e Grandi Parchi. L’albero di Giulia Nel bosco si trova l’albero di Giulia: un tiglio che sostiene formelle in terracotta realizzate dagli studenti della scuola media Gramsci, guidati dal professor Sabbadin. Ricorda Giulia Abbadir, la ragazza di quindici anni morta in un incidente stradale nel 2008, alla quale il bosco è simbolicamente dedicato, e con lei tutte le vittime del traffico a Campalto. Lo stesso Comune ricorda che per completare il progetto manca ancora un collegamento ciclabile sicuro fra il bosco e il centro abitato. Un passo in questa direzione è il progetto di fattibilità approvato nel maggio 2025 per una pista ciclabile di circa 2,1 chilometri lungo via Orlanda, dal cimitero di Campalto fino a Tessera, che collegherà il Bosco di Campalto e il previsto Bosco dello Sport. Galleria Immagini Pista ciclabile a Campalto Particolare del Bosco di Campalto La posizione del Parco di Campalto Bibliografia Comune di Venezia, Bosco di Campalto. Comune di Venezia, L’albero di Giulia. In sette ettari piantumati ottomila alberi, «La Nuova Venezia», 2 ottobre 2013. Il Bosco di Mestre s’allarga con il parco di Campalto, «La Nuova Venezia», 2 ottobre 2013. «Un’oasi nell’area dell’ex tiro al piattello», «La Nuova Venezia», 8 marzo 2011. Venezia, in arrivo una nuova ciclabile per il tratto Tessera-Campalto, CityNext, 13 maggio 2025. Mestre: un arcipelago di… boschi!, Metropolitano.it, 2019. Associazione per il Bosco di Mestre. I boschi di Mestre, opuscolo informativo, Istituzione Bosco e Grandi Parchi. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×