Mestre Scomparsa,  Mestre veneziana (1337-1797)

Mestre nelle carte storiche

Mestre nella mappa del catasto napoleonico

Mestre nelle carte storiche

Mura, torri e canali di Mestre disegnati in tre secoli

Per sapere com'era Mestre prima dell'Ottocento non bastano i documenti scritti: servono le carte. Sono poche, sparse fra Venezia e Treviso, e alcune sono state ritrovate solo nel Novecento. Messe in fila, raccontano come il borgo e il suo castello cambiarono, e quanto poco cambiarono, in quasi tre secoli.

Mestre fra le acque nella carta di Sabbadino

Nel 1962, in una relazione al Centro Studi Storici di Mestre, il geografo Calogero Muscarà osservò che le carte conosciute di Mestre non vanno più indietro del Quattrocento e del Cinquecento, e che quelle di quei secoli riguardano soprattutto i corsi d'acqua. Fra le più antiche che mostrano il borgo c'è la carta della laguna e del suo retroterra di Cristoforo Sabbadino, del 1556, che conosciamo dalla copia fatta nel 1695 da Angelo Minorelli, all'Archivio di Stato di Venezia (Savi ed esecutori alle acque, serie Laguna, n. 13). Allo stesso archivio appartiene uno schizzo delle vie d'acqua di Mestre del 1603, a scala di 250 pertiche trevigiane (Miscellanea mappe, n. 483).

Le torri del castello disegnate a mano, 1586 e 1614

Le prime immagini ravvicinate del castello sono due disegni delle mura conservati nell'Archivio Nani, all'Archivio di Stato di Venezia. Il primo mostra il tratto fra il «toron», o torre Vituria, e i torresini sul canaletto di San Girolamo: è una copia fatta nel 1747 da Tommaso Scalfuroto di un originale di A. Galesi dell'8 ottobre 1586 (b. 9, c. 22).

Il secondo è dell'agosto 1614, di Battista Furlani da Mestre, agrimensore pubblico, che lo fece su richiesta di Francesco Cigogna (b. 9, c. 24). Mostra il tratto di mura fra una torre e la «tore delle ore», la torre dell'Orologio, con la porta della Loza, la dogana e la loggia del borgo di San Lorenzo. In calce Furlani scrisse di aver «dissegnato le sopradette Torri e muraglie di propria mano» (vedi Il Castello Nuovo: la fortezza veneziana del 1337).

La pianta perduta del 1682

Nella sua relazione del 1962 Muscarà segnalava come introvabile una grande carta di Mestre descritta nell'Ottocento da Giovanni Marinelli nel «Saggio di cartografia Veneta». Nei primi mesi del 1967 Giovanni Netto la ritrovò fra le carte non ancora inventariate della Biblioteca Comunale di Treviso. Marinelli la descriveva così: «Presentata l'anno 1682... per causa... Foglio unico, dimensioni di m. 2,07 × 1,11, disegnato a mano con colori in carta di filo in più fogli uniti». E ancora: «Mestre è indicata con molte case e torri merlate, poste di qua e di là del fiume Marzenego». Sul retro si legge «Monastero di S. Giorgio in Venezia, n. 4. Cadene in Mestrina».

Netto pensò che fosse stata disegnata per una causa fra i frati di San Giorgio Maggiore e quelli di San Giacomo, per l'«intestadura» aperta per collegare all'occorrenza il Marzenego al «Beseto scolador» (vedi Il Rio Cimetto, l'antico Musone di Mestre). Il perito che la disegnò segnò solo i luoghi utili alla causa, ma lasciò anche un'immagine della Mestre del suo tempo: il convento delle Grazie, il ponte della Campana, l'imbocco del canale di Marghera con la spianata «alle barche», il Borgo (l'attuale piazza Ferretto) con la chiesa di San Lorenzo, la casetta della «doana» accanto al ponte sul Marzenego e la «torre di Mestre» (vedi L'Isola di San Lorenzo nel cuore di Mestre). Netto avvertiva però che le casette, tutte uguali e allineate, non dicono nulla di preciso su come fossero davvero gli edifici.

La pianta d'Iseppi del 1778

Il 2 aprile 1778 il pubblico perito Domenico d'Iseppi disegnò l'area del castello per i cugini Giustinian, che dovevano dividersi un'eredità. È uno dei rilievi più precisi dell'area: mostra la villa Tirabosco, la peschiera, la cedraia e quanto restava delle mura medievali. Nel 2026 Dario Zanverdiani l'ha sovrapposta al catasto napoleonico del 1809, riuscendo a collocare anche la Torre delle Zigogne (vedi La Torre delle Zigogne del castelnuovo e Villa Tirabosco: il capolavoro perduto di Scamozzi).

Il primo catasto e la carta Denaix (1809)

Con il Regno d'Italia napoleonico arriva il primo catasto geometrico: la «Mappa originale» del Comune di Mestre, del 1809, all'Archivio di Stato di Venezia (Catasto, mappa n. 13). Negli articoli del sito questo catasto compare datato fra il 1808 e il 1811. Agli stessi anni risale la carta del capitano Augusto Denaix, con la «Pianta particolare di Mestre unito con Marghera»: edifici pubblici, ville, parchi, orti e brolli, e la traccia del Castelvecchio sul Marzenego (vedi Il Castelvecchio di Mestre). Le riproduzioni pubblicate nel sito la datano ora 1809 ora 1811.

Le mappe del castello di Barcella e Manocchi (1839)

Nel 1839 uscì a Venezia, stampato da Angelo Poggi, il primo volume delle «Notizie storiche del Castello di Mestre» di Bonaventura Barcella, segretario del Comune di Mestre. Barcella vi pubblicò il disegno del castello «quale si fu ai tempi passati, e quale è in presente», e ne ricavò che il castello aveva avuto dieci torri, delle quali restava in piedi solo quella di Belfreddo. Il disegno pubblicato da Barcella, spesso attribuito a Francesco Scipione Fapanni, è attribuito al perito Giobatta Manocchi. Barcella sembra essersi limitato a ricopiarlo: già Fapanni scriveva che aveva «rifuso tutto il manoscritto del vecchio Manocchi» (vedi Manocchi Prima del Barcella: il primo storico).

La Strada regia nel catasto austriaco

L'ultima grande carta prima della ferrovia è la «Mappa del Comune di Mestre ed uniti», Distretto II di Mestre, del 1841, anch'essa all'Archivio di Stato (Catasto, tavola 13). Muscarà notò che le piante catastali attribuiscono a piazza Ferretto il nome di «Strada regia», e che la piazza ne conserva ancora l'aspetto.

Un borgo nato da due nuclei

Da queste carte Muscarà ricavò un'ipotesi: Mestre sarebbe nata come «centro di strada», dall'unione di due nuclei vicini. Uno è il castello, dove oggi c'è il Municipio; l'altro è il borgo di San Lorenzo. Muscarà stesso la presentava come un'ipotesi, perché le notizie sui primi secoli di Mestre sono molto scarse.

Galleria immagini

Crediti delle immagini: carta di Sabbadino nella copia di Minorelli, Archivio di Stato di Venezia, Savi ed esecutori alle acque, serie Laguna, dis. 13; pianta del 1682, Biblioteca Comunale di Treviso, dalla riproduzione nel Quaderno n. 10-11 del Centro Studi Storici di Mestre; le altre immagini: archivio Discovery Mestre.

Bibliografia e fonti

  • C. Muscarà, «Per la ricostruzione dell'antica pianta di Mestre» (relazione del 10 ottobre 1962), in Quaderno di studi e notizie del Centro Studi Storici di Mestre, n. 2, pp. 7-10.
  • G. Netto, «Una pianta di Mestre del 1682», in Quaderno di studi e notizie del Centro Studi Storici di Mestre, n. 10-11, pp. 53-55.
  • G. Marinelli, Saggio di cartografia della regione veneta, n. 153.
  • W. Dorigo, «Mestre medioevale», in Venezia Arti, n. 5, 1991, p. 25 (disegni di Galesi e Scalfuroto e di Furlani, Archivio di Stato di Venezia, Archivio Nani, b. 9, cc. 22 e 24).
  • C. Balistreri, D. Zanverdiani, G. Brombin, Mestre. Architetture nel tempo, vol. 1, PM edizioni, 2026.
  • B. Barcella, Notizie storiche del Castello di Mestre dalla sua origine all'anno 1832 e del suo territorio, vol. I, Venezia, Angelo Poggi, 1839, p. 40 (ristampa a cura del Centro Studi Storici di Mestre, 1966; la citazione di Fapanni è nell'introduzione, p. VIII).
  • G. Novello, «La questione dell'accessibilità a Venezia nel Novecento», tesi di laurea, Università Ca' Foscari Venezia, a.a. 2019/2020 (copia Minorelli della carta di Sabbadino).

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