Gli oratori di Carpenedo
Gli oratori di Carpenedo
Le chiesette delle ville e dei colmelli fra Cinquecento e Ottocento
Chiese accanto alle ville
Accanto alla chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, il territorio di Carpenedo era punteggiato di oratori: piccole chiese costruite dalle famiglie che vi avevano la villa. Quelli pubblici accoglievano la gente del colmello e spesso avevano una mansioneria, cioè un lascito che pagava un sacerdote per dire messa nei giorni stabiliti. Quelli privati servivano alla famiglia. Nel 1842 Giovanni Antonio Gallicciolli li elencò uno per uno nei suoi «Cenni storici». Alcuni esistono ancora, molti sono stati demoliti o trasformati in magazzini e cantine.
Gli oratori delle ville
Molti di questi oratori sono raccontati nelle pagine delle loro ville e dei loro luoghi:
- l'oratorio dei Luca del 1640, poi dei Bragadin, in Villa Grimani-Bragadin;
- quello di San Pietro martire, eretto da Rocco Algarotti nel 1707, in Villa Algarotti-Berchet;
- la Santissima Trinità dei Pezzana del 1734 in Villa Tivan, già Pezzana;
- il Rosario, rinnovato dai conti Combi nel 1775, in Villa Malvolti;
- l'oratorio dei santi Marco e Giacomo, eretto dai Revedin nel 1750, in Villa Zajotti;
- il Carmelo dei Priuli del 1702 in Villa Franchin, Bottoni, Scopinich;
- il San Nicolò vescovo, costruito verso il 1500 dalla famiglia Carreggiani e restaurato da Spiridione Papadopoli nel 1841, in La Villa dei Principi Fürstenberg;
- il San Nicolò dei Sagredo in La fu Villa Sagredo;
- l'oratorio della Bissuola del 1757 nella sua pagina, Oratorio della Madonna della Pace;
- l'oratorio privato di Giambattista Raine, sorto dove era stata la chiesa di San Giuliano, in La fu Chiesa di San Zulian.
La Madonna di Campocastello
Campocastello, detto anche Malpaga e poi Giardino dall'insegna della sua osteria, era il colmello di Carpenedo lungo il Marzenego; il suo ponte, chiamato anche Longo e dei Molini, è ricordato in I mulini di Mestre. Qui c'era un oratorio pubblico dedicato alla Beata Vergine del Carmelo. Nel luglio 1790, scrive Gallicciolli, si sparse la voce che l'immagine della Madonna «movesse gli occhj» atteggiandoli al dolore e al pianto. «Fosse illusione de' risguardanti, od altro», la gente accorse da Mestre e da paesi anche lontani, e il concorso dei fedeli durò più di un anno. Da allora vi si recitò il rosario ogni sabato e si festeggiò il Carmelo con messa cantata, vespri e processione. Verso il 1800 il proprietario, don Giovanni Berna, ne cedette l'uso agli abitanti del colmello, che lo tenevano, secondo Gallicciolli, «con assai decoro». Dei palazzi di Campocastello racconta Le ville minori di Carpenedo.
Gli oratori dell'Ottocento
Il più grande oratorio della parrocchia, dedicato alla purità di Maria, fu costruito nel 1823 da don Giuseppe Zais, vicario della chiesa dei Gesuiti di Venezia. Nel 1831 Antonio Gazzato fece costruire in onore di Sant'Antonio di Padova un oratorio privato ma «magnifico», con una mansioneria per la messa quotidiana pagata dalle rendite di alcuni campi a Maerne. Nello stesso anno sorse l'oratorio privato del Clero Veneto e nel 1840 fu benedetto quello dei Padenghe. Più antico era l'oratorio privato dei Dal Fabbro, costruito dall'Algarotti verso il 1750 e dedicato a Santa Caterina.
Gli oratori scomparsi
Michele Grassi costruì nel 1771 un oratorio dell'Annunziata, che nel 1842 apparteneva alla signora Mazzetti: profanato dalle truppe nel 1813, non tornò più al culto. Nella casa del massariotto Chiatin i monaci di San Nicolò del Lido avevano un oratorio, ridotto a cantina nel 1782. A Barban l'oratorio della famiglia Baldoin era da tempo diventato un magazzino. In capo al ponte di pietra che portava al molino sorgeva un oratorio della Santissima Annunziata, che apparteneva alla terziaria francescana suor Maria Francesca Benvenuti e fu demolito nel 1801. Gallicciolli ricorda anche un oratorio pubblico dove nel 1842 c'era il giardino dei fratelli Grimani, e tre privati, nelle case Prezzato e Cappello e nel palazzo Gradenigo, ormai distrutto.
Galleria Immagini
Le immagini antiche
Gli oratori oggi
Bibliografia
- Giovanni Antonio Gallicciolli, Cenni storici antichi e moderni sacri e profani sopra la villa e la parrocchia di Carpenedo, a cura di Tiziano Zanato, Centro Studi Storici di Mestre, 1984, pp. 58 e 64-69.
- Istituto Regionale per le Ville Venete, schede ve 495, ve 516, ve 518, ve 524 e ve 526, culturaveneto.it.