Il Parco Alfredo Albanese (Bissuola)
Parco Alfredo Albanese Parco Bissuola, oasi verde di Mestre Acquitrini, bunker e campi abbandonati L’area su cui oggi sorge il Parco Bissuola era un tempo caratterizzata da campi, terreni demaniali e acquitrini, situati a ridosso di una città in continua espansione verso quella direttrice, ancora priva di una forma definita. In quest’area si trovavano anche bunker militari, testimonianze della Seconda Guerra Mondiale, alcuni dei quali sono ancora presenti in altre zone di Mestre. Nonostante il suo aspetto selvaggio, l’area era utilizzata dai bambini per giocare, rappresentando un luogo di libertà e avventura. Il Parco Alfredo Albanese: breve storia Il parco è intitolato al commissario capo di Polizia Alfredo Albanese, nato a Trani il 9 gennaio 1947. Dirigente della Digos di Venezia, era impegnato nelle indagini sul terrorismo e sul traffico di armi legato ai gruppi eversivi, da Autonomia Operaia alle Brigate Rosse; in quei mesi indagava sull’omicidio di Sergio Gori, vicedirettore del Petrolchimico Montedison di Porto Marghera. Il 12 maggio 1980 fu ucciso a Mestre, in via Comelico, da un commando delle Brigate Rosse. L’8 maggio 1981 gli fu conferita alla memoria la medaglia d’oro al valor civile. Nel febbraio 1979 il Comune di Venezia, sotto la guida del sindaco Mario Rigo, approvò all’unanimità il Progetto Generale del Parco Pubblico ed Attrezzature Sportive in Località Bissuola, Mestre, elaborato dallo studio LARIS di Milano, guidato da Augusto Cagnardi, e dallo studio Costa-Gualdi, formato dall’architetto Maurizio Costa e dallo scienziato forestale Vittorio Gualdi. L’incarico era stato affidato nell’ottobre 1977 e il progetto preliminare consegnato nel gennaio 1979. Durante la stessa seduta furono approvati anche un centro civico, costruito all’interno del parco, e una Casa della Cultura adiacente a Piazza Ferretto, l’attuale Centro Candiani. I mandati di Mario Rigo segnarono un importante spostamento dell’interesse economico verso l’entroterra, con un forte impegno nella creazione di nuove aree verdi e nello sviluppo di una nuova idea di città. Il progetto del Parco Bissuola fu un esperimento pionieristico: il primo vero parco di Mestre, concepito per bilanciare la presenza industriale di Porto Marghera e promuovere la creazione di sette aree verdi in città. La realizzazione affrontò sfide significative: il terreno acquitrinoso e basso, l’estensione di oltre venti ettari (214.000 metri quadrati secondo Wikipedia, fra i 25 e i 30 ettari secondo lo studio di Cristina Renzoni) e la necessità di integrare il parco nella città senza renderlo un corpo estraneo. Il bisogno di verde era evidente: Sergio Barizza scrive che negli anni Settanta la città registrava «la percentuale di verde pubblico più bassa d’Europa». L’8 agosto 1975, in un testo citato da Barizza, lo stesso Rigo indicava per Mestre «la necessità di una profonda riqualificazione urbana». Inizialmente il progetto prevedeva una strada interna, poi sostituita da un grande viale di fronte alla piscina. Il parco si divide in tre aree: una zona nord e una sud a carattere prevalentemente naturale, e un quadrato centrale con strutture e verde «costruito», che include bar, piscina coperta e scoperta, campi da pallacanestro, pallavolo, pattinaggio, bocce, un centro civico con biblioteca, teatro, piazza, campi da calcetto e tennis, un anfiteatro scoperto, un roseto, un’area giochi per bambini e un pattinodromo. Tra le attrazioni naturali spiccano un laghetto e uno stagno, che ospitano specie aviarie e tartarughe, oltre ad aiuole attrezzate e isole fiorite. Attività presenti nel parco Il Parco Bissuola ospita diverse realtà, tra cui il Teatro del Parco, recentemente rinnovato dal Comune di Venezia per accogliere attività di artisti giovani e non solo. Tra le iniziative del teatro spicca il progetto YouTHeatre, promosso dal Comune per coinvolgere i giovani e offrire loro uno spazio di espressione. La piscina della Bissuola, comunemente chiamata in città «la piscina», è una delle più frequentate di Mestre e parte integrante della sua storia contemporanea. Offre attività natatorie sia nella struttura coperta che nelle piscine esterne più recenti ed è gestita dalla Società Nuotatori Veneziani, che si occupa anche della palestra interna. Recentemente sono state aggiunte una nuova pista di pattinaggio al coperto, gestita dalla A.S.D. Skating Mestre, che ha sostituito la vecchia struttura, e un nuovo palazzetto dello sport dato in concessione al Liceo Bruno Franchetti in Via Virgilio. Il parco è anche sede di attività culturali e sociali legate alla Municipalità di Mestre Carpenedo, rendendolo un punto di riferimento per la comunità. Galleria Fotografica Il Parco Bissuola di notte La serra nel Parco Bissuola Il laghetto del Parco Bissuola, che ospita pavoni, papere, cigni e tartarughe Il laghetto del Parco Bissuola, con l’anfiteatro sullo sfondo Uno dei viali alberati del Parco Bissuola La grande copertura ad arco nel Parco Bissuola Sede dell’Associazione Arcobaleno (fronte) Sede dell’Associazione Arcobaleno (lato) Il Teatro del Parco Bissuola Uno dei bunker della Seconda Guerra Mondiale presenti nell’area Inaugurazione del Centro Bissuola nel 1981 Gli acquitrini presenti nell’area Bissuola Bibliografia Renzoni, Cristina. Costruire una dotazione urbana: un’indagine sul parco della Bissuola a Mestre, in Abitare l’Italia: territori, economie e diseguaglianze, XIV Conferenza SIU. Voce Alfredo Albanese su Wikipedia. Barizza, Sergio. «Mestre, la città del Novecento», in Storia di Venezia. Il Novecento, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2002. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×
I boschi Querini Stampalia
Boschi Querini Stampalia Tra Favaro e Dese, un’oasi di biodiversità Le aree Querini Stampalia Tra Favaro e Dese si trovano alcuni ettari di terreni che appartenevano, e in parte appartengono ancora, alla Fondazione Querini Stampalia. In queste aree sono stati realizzati due boschi intitolati al rabbino Adolfo Ottolenghi, deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944, e a Franca Jarach, simbolo dei desaparecidos argentini, vittima del regime militare. Il Comune di Venezia si è impegnato a creare circa 200 ettari di terreno boschivo in quest’area, realizzando un bosco misto con zone umide per preservare la fauna e la flora locali. I due boschi fanno parte del più ampio Bosco di Mestre e confinano con il Bosco di Zaher. Il Bosco Ottolenghi Il Bosco Ottolenghi, parte delle proprietà della Fondazione Querini Stampalia, è stato dato in usufrutto al Comune di Venezia. Piantato nel 1998 con fondi dell’Unione Europea (reg. 2080/92), questo bosco di circa 30 ettari era già pronto per l’uso nel 2007, anno in cui è stato aperto al pubblico. L’Associazione Bosco di Mestre ha realizzato percorsi ciclabili, pedonali, cartellonistica e altri interventi per renderlo accessibile ai visitatori. Il bosco è dedicato alla memoria di Adolfo Ottolenghi, rabbino di Venezia deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944, una delle tante vittime della Shoah. Per omaggiarne la memoria, all’interno del parco è stato collocato un monumento progettato dall’architetto Zordan. Adolfo Ottolenghi era nato a Livorno il 30 luglio 1885. Dopo gli studi al collegio rabbinico di Livorno e in giurisprudenza a Pisa, nel 1911 arrivò a Venezia come segretario della comunità ebraica, e dal 18 maggio 1919 ne fu rabbino capo. Studioso della storia degli ebrei veneziani, decifrò le iscrizioni dell’antico cimitero ebraico del Lido e nel 1933 fu accolto come socio dell’Ateneo Veneto. Dopo il suicidio del presidente della comunità, Giuseppe Jona, il 17 settembre 1943, guidò da solo gli ebrei veneziani negli anni delle deportazioni. Quasi cieco, fu imprigionato una prima volta nel dicembre 1943; nella notte tra il 17 e il 18 agosto 1944 fu arrestato con gli anziani della Casa di ricovero israelitica e deportato ad Auschwitz, dove morì dopo il 2 settembre 1944. Nel 1947 una lapide nel Ghetto di Venezia ne ha ricordato la figura. Sulla storia degli ebrei nel nostro territorio si può leggere anche La presenza ebraica a Mestre. Il Bosco di Franca Il Bosco di Franca, confinante con il Bosco Ottolenghi, occupa un’area di 22 ettari suddivisa in tre ecosistemi: bosco, aree umide e prato. Realizzato tra il 2003 e il 2006 secondo le specifiche del Querco-Carpineto planiziale, tipico della pianura padana, il bosco è stato completato con aree umide nel 2012, grazie al Consorzio di Bonifica Acque Risorgive. Queste aree, di due ettari, depurano l’acqua dei canali irrigui che sfociano in Laguna attraverso specie vegetali igrofile, attirando anfibi e uccelli acquatici e incrementando la biodiversità. La radura, estesa per circa 3 ettari, è attraversata da un percorso ciclopedonale. La flora recente include pioppi lungo gli argini, erbacee annuali (papavero e fiordaliso) e perenni (margherita, salvia dei prati, centaurea minore, vulneraria), che fioriscono progressivamente: le annuali nel primo anno, le perenni dal secondo. Una pista ciclabile e sentieri attraversano la parte centrale del bosco. Il Bosco di Franca è dedicato ai desaparecidos della dittatura militare argentina degli anni Settanta, rappresentati simbolicamente da Franca Jarach. Nell’ambito di un progetto didattico sui diritti umani e la memoria dei desaparecidos, promosso dall’Associazione rEsistenze, memoria e storia delle donne in Veneto con scuole superiori veneziane e le rappresentanze delle Madres de Plaza de Mayo, è stata dedicata una siepe arborea come monumento vivente per ricordare le vittime. Franca Jarach nacque in Argentina il 19 dicembre 1957 da una famiglia di ebrei italiani: la madre, Vera Vigevani, milanese, era fuggita in Argentina con i genitori nel 1939 per sfuggire alle leggi razziali; il padre, Giorgio Jarach, era triestino. Studentessa brillante e impegnata nel movimento studentesco contro la dittatura di Jorge Rafael Videla, il 25 giugno 1976, a diciotto anni, fu sequestrata a Buenos Aires e rinchiusa nell’ESMA, la Escuela de Mecánica de la Armada, centro di detenzione e tortura. A metà luglio fu uccisa in uno dei «voli della morte». La madre Vera, diventata una delle Madres de Plaza de Mayo, ha saputo la verità solo nel 2000 e ha partecipato al processo ESMA che nel 2008, a Roma, si è chiuso con la condanna all’ergastolo di cinque ufficiali della Marina argentina. Nel febbraio 2023 Vera Vigevani Jarach è stata anche a Mestre per un incontro pubblico sulla memoria. Alla vita di Franca lo storico Carlo Greppi ha dedicato il libro Figlia mia (Laterza, 2025). Galleria Fotografica I boschi di Zaher, Ottolenghi e Franca Il Bosco Ottolenghi Adolfo Ottolenghi, rabbino di Venezia ucciso ad Auschwitz (1944) Franca Jarach, desaparecida argentina Il Bosco di Franca Sentieri all’interno del Bosco Ottolenghi Bosco Querini Stampalia Bibliografia I boschi di Mestre, opuscolo informativo, Istituzione Boschi e Parchi. Wikipedia (de), voce Adolfo Ottolenghi. Wikipedia, voce Vera Vigevani Jarach. Pasquale Palmieri, Alla ricerca di Franca Jarach, desaparecida, Doppiozero. A Mestre Vera Vigevani Jarach, la militante della memoria, La Nuova Venezia, febbraio 2023. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×