I boschi di Mestre
Boschi di Mestre Aree verdi che combinano natura e memoria storica Breve storia dei Boschi di Mestre L’idea di realizzare un grande bosco periurbano intorno a Mestre nasce attorno al 1984, dalle mobilitazioni ambientaliste contro il progetto di costruire il nuovo ospedale di Mestre accanto al Bosco di Carpenedo. Da quella battaglia nacque l’idea di far tornare Mestre «la città del bosco», recuperando terreni agricoli e aree marginali per restituirli ai cittadini come spazi verdi e percorsi naturalistici. Tra i protagonisti del progetto ci fu Gaetano Zorzetto, consigliere comunale e prosindaco di Mestre, che contribuì a definirne la prima impostazione; nel 2012 l’Associazione per il Bosco di Mestre gli ha dedicato un monumento nel Bosco dell’Osellino. Il progetto prese forma negli anni Novanta e soprattutto negli anni Duemila. Nel 2001 i service club mestrini fondarono l’Associazione per il Bosco di Mestre, e il Comune decise di destinare al bosco il venti per cento degli oneri delle nuove costruzioni. Nel 2003 il Comune ottenne l’usufrutto di circa 230 ettari di terreni agricoli; nel 2004 fu approvato il Master Plan, e tra il 2004 e il 2009 si svolsero le principali piantumazioni. Nel 2005 il Piano regolatore riservò al bosco 1.200 ettari, tra aree pubbliche e private, e nacque l’Istituzione Bosco e Grandi Parchi, incaricata di realizzarlo e gestirlo. Oggi le aree boschive sono affidate al Servizio Bosco e Grandi Parchi del Comune di Venezia. Fasi di realizzazione e articolazione attuale Il progetto non si è sviluppato come un’unica piantumazione su vasta scala, ma attraverso interventi graduali: «incastri» di nuove aree, ampliamenti, recuperi e collegamenti ecologici. Oggi le aree boschive che compongono il Bosco di Mestre circondano l’abitato e si intrecciano con corsi d’acqua, zone umide e terreni agricoli riconvertiti. Le componenti principali sono il Bosco di Carpenedo, il Bosco dell’Osellino, il Bosco di Campalto, il Bosco di Zaher e, nelle cosiddette Aree Querini, i boschi Ottolenghi e di Franca. Le Aree Querini appartenevano alla Fondazione Querini Stampalia, che vi piantò circa venti ettari di bosco e le diede in usufrutto al Comune di Venezia per il rimboschimento e la gestione naturalistica. Nel 2008 l’Immobiliare Veneziana cedette un terreno a Campalto per l’uso pubblico. Le piantumazioni hanno privilegiato specie autoctone, per restituire il carattere del tipico bosco planiziale. I boschi, uno per uno Bosco di Carpenedo: circa 13 ettari tra via del Tinto e via del Boschetto, è il residuo dell’antico bosco di Valdemar, già disegnato in una mappa del 1532. Fa parte di un Sito di Interesse Comunitario della Rete Natura 2000. Bosco dell’Osellino: il primo dei nuovi boschi, realizzato nel 1994-1995 dall’Azienda Regionale Foreste e dal Comune, con 13.000 piante di 35 specie; dal 2005 ha piste ciclabili, una torre di osservazione e percorsi didattici. Bosco di Campalto: circa 10 ettari tra via Triestina e via Altinate, un residuo dell’antico bosco planiziale di querce e carpini, anch’esso area protetta della Rete Natura 2000. Bosco Ottolenghi: circa 30 ettari tra Favaro e Dese, piantato nel 1998 con fondi europei e aperto al pubblico nel 2007. Bosco di Franca: 22 ettari accanto al Bosco Ottolenghi, realizzato tra il 2003 e il 2006, con aree umide aggiunte nel 2012. Bosco di Zaher: circa 50 ettari, piantato tra il 2003 e il 2009 e aperto nel 2010; lo attraversano l’ippovia Mestre-Jesolo e un percorso ciclopedonale che arriva al capolinea del tram di via Monte Celo. Completano il sistema altri boschi più recenti o più piccoli: Asseggiano, Campagnazza, Cucchiarina, Dese e Zuin. Oggi le aree boscate gestite dal Comune sono circa 230 ettari, con 14 chilometri di percorsi da fare a piedi o in bicicletta lontano dalle auto; il Piano regolatore ne prevede fino a 1.200. Il bosco continua a crescere. Nel marzo 2026, nell’ambito di un progetto avviato nel 2023 dal Comune con Enel e con il supporto tecnico di WOWnature, sono stati messi a dimora 460 nuovi alberi e arbusti autoctoni per ampliare il Bosco di Zaher, cento dei quali piantati insieme ai cittadini. Alcuni boschi hanno anche una valenza di memoria. Il Bosco di Zaher è dedicato a Zaher Rezai, ragazzo afghano morto il 10 dicembre 2008 in via Orlanda a Mestre, dopo essersi aggrappato sotto un camion sbarcato al porto di Venezia. Il Bosco di Franca ricorda i desaparecidos della dittatura militare argentina, rappresentati da Franca Jarach. Il Bosco Ottolenghi è intitolato ad Adolfo Ottolenghi, rabbino di Venezia deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944. Galleria Immagini Un’immagine del Bosco di Franca Scultura nel Bosco di Zaher per ricordarlo Il Bosco dell’Osellino Entrata Bosco di Carpenedo Un sentiero nel bosco dell’Osellino Sentiero del bosco di Carpenedo Bibliografia I boschi di Mestre, Opuscolo informativo, Istituzione Boschi e parchi. Comune di Venezia, I boschi. Comune di Venezia, Bosco di Mestre, 460 nuove piante, 31 marzo 2026. Comune di Venezia, Bosco di Mestre: il progetto. 8 km: perdere la vita a otto chilometri dalla richiesta di asilo, Melting Pot, dicembre 2008. «Figlia mia», Questione Giustizia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×
Villa Querini Stampalia (Mestre )
Villa Querini La dimora dei Patrizi Querini Stampalia sulle rive del Marzenego La famiglia Querini a Mestre La presenza dei Querini Stampalia è documentata a Mestre sin dal XIII secolo, quando un incendio nel Castelvecchio devastò, oltre a questo, anche le proprietà della famiglia. I Querini risultano avere in concessione terreni in quest’area anche ai tempi dell’istituzione del priorato di San Giacomo, sorto sulle macerie del castello, ben due secoli dopo. Non è dato sapere se tali terreni coincidessero con quello su cui i Querini Stampalia edificarono la loro villa nel XVI o XVII secolo. La loro villa sorse sulla Riva del Ramo delle Muneghe, fuori dall’Isola di San Lorenzo, mentre sia il Castelvecchio che la futura Abbazia vennero eretti all’interno dell’isola stessa. Una villa di campagna per i Querini Villa Querini, edificata nel 1696, testimonia come già nel XVII secolo Mestre fosse divenuta un luogo privilegiato dai patrizi veneziani per costruire le proprie residenze di campagna. Negli anni passati il giardino della villa ospitava un piccolo laghetto con alcuni pesciolini e una pista di mini-kart dove i bambini potevano giocare; oggi la stessa area accoglie alcune giostre pensate per offrire ai più piccoli uno spazio dedicato al divertimento all’interno del parco. Un manoscritto conservato alla Biblioteca Marciana e redatto da Francesco Scipione Fapanni attribuisce la villa al conte Giorgio Querini Stampalia di Santa Maria Formosa (cit. in Elena Bassi, 1987). A differenza di molte altre ville storiche mestrine, la costruzione sorge lungo il Marzenego, accanto al Ramo delle Muneghe, così da essere raggiungibile via acqua: i proprietari potevano arrivare dalla laguna imboccando il canale di Tessera, proseguire nell’Osellino (scavato dalla Serenissima nel 1507) e poi risalire il Marzenego fino all’ingresso della villa. Secondo Luigi Brunello (1964), la datazione al 1696 è corretta e potrebbe riferirsi alla ricostruzione, dopo un incendio, di una fabbrica preesistente; studi precedenti la consideravano genericamente settecentesca. La proprietà rimase ai Querini Stampalia fino al 1869, anno della morte di Giovanni Querini Stampalia, che segnò l’estinzione del ramo familiare. Descrizione Il complesso comprende la villa padronale, un corpo di servizio sul lato ovest verso Via Verdi e vari edifici minori. Il parco, conservato nelle sue dimensioni originarie, ospita una vera da pozzo veneziana con lo stemma dei Querini e alcune statue, tra cui una copia del Ratto delle Sabine attribuita a Girolamo Albanese. La villa dispone di quattro ingressi su Via Verdi, tutti con cancelli in ferro battuto. Nel principale compaiono lo stemma dei Querini Stampalia e due statue dell’Albanese raffiguranti Ercole con la pelle del Leone di Nemea e Giove; un altro cancello è sormontato dalle sue statue di Marte e Mercurio. Sugli altri due ingressi compaiono invece cesti di frutta e sfere. Resta un dubbio attributivo: Girolamo Albanese morì nel 1660, quindi le statue potrebbero essere opera della sua scuola, oppure la villa potrebbe essere precedente alla datazione del 1696. Architettura L’edificio padronale ha pianta quadrata e volumetria compatta, articolata su tre piani fuori terra più un seminterrato. Riprende il tradizionale schema veneziano con un salone centrale passante e ambienti laterali simmetrici. Una lieve sopraelevazione con tetto a due spioventi emerge sopra le facciate est e ovest, donando slancio al prospetto. Il fronte principale, rivolto a sud, è tripartito e rigorosamente simmetrico, con aperture disposte secondo lo schema 2-3-2. L’insieme è scandito da una fascia marcapiano, cornici modanate e una sequenza di timpani triangolari ai piani superiori. Sull’asse centrale si trovano, dal basso verso l’alto: un portale ad arco con scalinata e due finestre laterali; al piano nobile, una porta-finestra con arco accecato e due laterali architravate affacciate su un balcone continuo in ferro battuto; al secondo piano, tre monofore architravate con timpani, quello centrale di forma curvilinea. Le aperture sono profilate in pietra d’Istria, con davanzali aggettanti e modanature raffinate, mentre una cornice superiore corre lungo tutto il perimetro, unificando il volume. Sul lato ovest si estende il corpo di servizio a due piani, disposto ad angolo e più sobrio: sul fronte sud alterna un portale ad arco, tre finestre ad arco e due porte-finestre con timpani triangolari; al piano superiore si allineano finestre quadrate scandite da sottili fasce orizzontali. Uso attuale Oggi la villa ospita alcuni uffici comunali. Il grande parco storico, uno dei pochi ancora presenti nel centro di Mestre, è aperto quotidianamente al pubblico e costituisce un importante polmone verde della città. Galleria Immagini Villa Querini e il suo giardino vista dall’alto Stemma della famiglia Querini Stampalia Villa Querini, facciata principale Veduta della Villa da Via Verdi La barchessa della Villa L’ingresso della Villa Un’immagine di inizio Novecento di Villa Querini Villa Querini all’inizio del Novecento Il Ratto delle Sabine presente al parco Querini Bibliografia Bassi, E. (a cura di). Ville Venete. Provincia di Venezia, vol. I. Venezia: Istituto Regionale per le Ville Venete, 1987. Scheda n. VE 521, pp. 473 ss. Brunello, L. Ville Venete nella Terraferma Veneziana. Venezia, 1964. Propone una datazione della villa al 1696 e menziona una primitiva fabbrica distrutta da incendio. Fapanni, F. Manoscritto marciano. Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia, Fondo Querini Stampalia. Attribuisce la villa al conte Giorgio Querini Stampalia di Santa Maria Formosa. Istituto Regionale per le Ville Venete (IRVV). Atlante delle Ville Venete. Venezia: IRVV, 2005 ss. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×
Il Bosco di Campalto
Il Bosco di Campalto Dal progetto di Andreas Kipar al ricordo di Giulia Abbadir Il Bosco di Campalto Il Bosco di Campalto è una delle aree che compongono il Bosco di Mestre. Si estende per circa 6,7 ettari a est dell’abitato di Campalto, su un terreno di proprietà de La Immobiliare Veneziana. Non è un bosco antico ma un bosco nuovo: progettato nel 2006 dal paesaggista Andreas Kipar, fu piantato nel 2007 e aperto al pubblico nel 2008. Kipar, architetto del paesaggio tedesco nato a Gelsenkirchen nel 1960 e fondatore a Milano dello studio LAND, lo concepì come un bosco naturalistico da vivere come parco urbano. Il Comune lo indica come «un riuscito esempio di bosco di quartiere». Com’è fatto Sui circa sette ettari furono messi a dimora circa ottomila alberi, fra cui frassini, carpini e querce. All’interno del bosco sono stati lasciati spazi aperti, radure e corridoi verdi, che aumentano la varietà di ambienti e quindi la biodiversità, insieme a un’ampia area a prato alberato e a scenografici filari di alberi. Una parte importante del progetto è la rinaturalizzazione della Fossa Pagana, il canale che attraversa l’area: le sue sponde sono state rivestite di vegetazione ripariale, che svolge anche una funzione di fitodepurazione delle acque. I lavori sono stati finanziati con i fondi della Legge speciale per Venezia, mentre La Immobiliare Veneziana ha messo a disposizione il terreno. Dal 2013 un bosco pubblico Come previsto dalla convenzione fra La Immobiliare Veneziana e il Comune, cinque anni dopo l’inaugurazione, il 2 ottobre 2013, la gestione del bosco passò all’Istituzione Bosco e Grandi Parchi. Alla cerimonia erano presenti Kipar, l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, il presidente dell’Istituzione Giovanni Caprioglio e l’amministratore dell’Immobiliare Veneziana Silvio Milanese. Bettin ricordò che Mestre era stata a lungo «la città italiana con meno verde per abitante» e che i boschi facevano parte di un disegno strategico per cambiarle volto. In quell’occasione si parlò dei progetti futuri: il collegamento con la pista ciclabile delle barene, con il Parco di San Giuliano e un anello ciclopedonale naturalistico che unisse Piazza Ferretto ai forti del campo trincerato attorno alla città, come il vicino Forte Carpenedo, fino al percorso dei forti verso Altino e alle rive del Sile. Già nel 2011 la Municipalità di Favaro aveva immaginato un percorso lungo il bordo lagunare che unisse il Parco di San Giuliano, Punta Passo, Forte Bazzera e il Bosco di Campalto fino a Tessera. Oggi il bosco è gestito dal Settore Verde Pubblico del Comune, Servizio Bosco e Grandi Parchi. L’albero di Giulia Nel bosco si trova l’albero di Giulia: un tiglio che sostiene formelle in terracotta realizzate dagli studenti della scuola media Gramsci, guidati dal professor Sabbadin. Ricorda Giulia Abbadir, la ragazza di quindici anni morta in un incidente stradale nel 2008, alla quale il bosco è simbolicamente dedicato, e con lei tutte le vittime del traffico a Campalto. Lo stesso Comune ricorda che per completare il progetto manca ancora un collegamento ciclabile sicuro fra il bosco e il centro abitato. Un passo in questa direzione è il progetto di fattibilità approvato nel maggio 2025 per una pista ciclabile di circa 2,1 chilometri lungo via Orlanda, dal cimitero di Campalto fino a Tessera, che collegherà il Bosco di Campalto e il previsto Bosco dello Sport. Galleria Immagini Pista ciclabile a Campalto Particolare del Bosco di Campalto La posizione del Parco di Campalto Bibliografia Comune di Venezia, Bosco di Campalto. Comune di Venezia, L’albero di Giulia. In sette ettari piantumati ottomila alberi, «La Nuova Venezia», 2 ottobre 2013. Il Bosco di Mestre s’allarga con il parco di Campalto, «La Nuova Venezia», 2 ottobre 2013. «Un’oasi nell’area dell’ex tiro al piattello», «La Nuova Venezia», 8 marzo 2011. Venezia, in arrivo una nuova ciclabile per il tratto Tessera-Campalto, CityNext, 13 maggio 2025. Mestre: un arcipelago di… boschi!, Metropolitano.it, 2019. Associazione per il Bosco di Mestre. I boschi di Mestre, opuscolo informativo, Istituzione Bosco e Grandi Parchi. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×
Bosco di Carpenedo
Bosco di Carpenedo Un’oasi naturale di Mestre e il vicino Forte Carpenedo Un bosco con un passato importante L’area comunemente identificata come “Bosco di Carpenedo” si estende per 13 ettari, all’incrocio tra Via del Tinto e Via del Boschetto. Il bosco originale, l’antico bosco di Valdemar, è citato già nel 1532 in una mappa di Angelo del Cortivo. Ancora ai primi del Novecento il bosco raggiungeva la strada del Terraglio per un’estensione di circa 150 ettari; il taglio del bosco avvenne inizialmente durante la Prima Guerra Mondiale per sostenere l’economia di guerra, e poi nel 1944. Lo stesso nome Carpenedo deriva dalla presenza di boschi di carpino bianco, documentati in questo territorio fin dal Trecento. Un progetto fortunatamente interrotto L’idea di realizzare un bosco nell’area di Carpenedo, fra Via Trezzo e il Forte Carpenedo, si concretizzò in seguito al progetto del nuovo ospedale di Mestre che doveva sorgere proprio in quest’area, da secoli abitata da una rigogliosa flora che si era ridotta a seguito di molti disboscamenti. Nel 1982 venne presentato un progetto per la realizzazione del nuovo ospedale di Mestre, sviluppato da un gruppo coordinato dall’architetto Carlo Aymonino, all’estremo nord-ovest dell’area. In forza della Legge Galasso del 1985 venne apposto il vincolo paesaggistico, a tutela anche delle aree collocate immediatamente a sud presso le ville Matter, Cassi e Bottacin, i cui parchi erano in origine parte del bosco. Il progetto si fermò a seguito dell’opposizione di Italia Nostra e di alcune associazioni ambientaliste. Il Bosco Dal movimento per la sua difesa, minacciato dalla costruzione di un nuovo ospedale, è nata negli anni ’80 l’idea di far ritornare Mestre “la città del bosco”. L’area è protetta dall’Unione Europea, che l’ha classificata come SIC (Sito d’Interesse Comunitario), per la qualità e la rarità degli ambienti che vi si trovano: il bosco planiziale misto di querce insediatesi nell’ultimo post-glaciale e i prati mesofili. Inoltre, per le caratteristiche dell’avifauna presente, l’area è stata definita anche come ZPS (Zona a Protezione Speciale). L’area fa quindi parte della Rete Natura 2000. Il Bosco di Carpenedo è costituito da quattro ambienti ben distinti, per un totale di 10 ettari: il bosco storico, residuo dell’antico querco-carpineto che in origine ricopriva l’entroterra veneziano; i nuovi impianti boschivi realizzati tra il 1990 e il 1998–99; i prati stabili, eredità dell’antica sistemazione agraria dell’area; gli ambiti umidi delle bassure presenti nei prati e nei fossati. Adiacente, esiste un’area di circa 3 ettari di proprietà della Provincia di Venezia, riforestata negli anni 1998–99. L’area è attraversata da percorsi pedonali con aree di sosta, dove è possibile osservare le siepi e le zone umide. Le porzioni di prato mesofilo (habitat protetto), non calpestabili, sono visibili dai percorsi perimetrali. Le attrezzature per la fruizione sono state progettate dallo studio Arbau e dallo studio Insitu e realizzate dall’Ufficio Tecnico del Bosco nel 2009. Oggi il Bosco di Carpenedo è l’unica componente dell’ambizioso programma del Bosco di Mestre a essere riconosciuta come Zona di Protezione Speciale (agosto 2003) e Sito di Interesse Comunitario (dicembre 2004). Il Forte Non lontano dal Bosco di Carpenedo si può ammirare anche il Forte Carpenedo, che rientra in quello che è stato definito “Campo trincerato di Mestre“. Il forte, con i suoi circa 18 ettari, costituisce la seconda parte del sito protetto SIC IT3250010 Bosco di Carpenedo. Il contesto ambientale in cui è inserito Forte Carpenedo e il suo Centro hanno caratteristiche uniche e pregiate. Galleria Immagini La posizione del Bosco e del Forte Carpenedo nell’area omonima Fossato presso il Forte di Carpenedo L’entrata del Bosco di Mestre Un’area in realizzazione del Bosco di Carpenedo Sentiero nel Parco di Carpenedo Bibliografia I boschi di Mestre, Opuscolo informativo, Istituzione Boschi e parchi. Parte di quanto riportato deriva dall’omonima pagina di Wikipedia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×
Il Parco San Giuliano
Parco San Giuliano Da area paludosa a polmone verde di Mestre San Giuliano prima del parco L’area su cui è stato realizzato il Parco di San Giuliano era, fino a pochi decenni fa, un’area paludosa simile a quella che si incontra percorrendo la ciclovia che collega il parco a Campalto. In una mappa che riproduce l’assedio austriaco dell’agosto 1849 il Forte Manin appare molto vicino alla laguna, così come il Canale dell’Osellino. Con l’avvento di Porto Marghera, questa zona paludosa, così come l’area su cui fu poi realizzato il Villaggio San Marco e non solo, venne imbonita attraverso l’utilizzo improprio di materiale di scarto delle lavorazioni industriali delle aziende attigue, sia siderurgiche che chimiche, dando forma a un vasto territorio che non aveva una destinazione d’uso e che era potenzialmente pericoloso. L’area fu usata per decenni come discarica di fanghi industriali e rifiuti urbani, ed era anche il punto di caduta dei pallini di piombo di un vicino tiro a segno; prima del parco vi si trovavano soltanto un grande accampamento di nomadi e un canile. Non era sempre stato così. Sergio Barizza ricorda che nella prima metà del Novecento la punta di San Giuliano, punto di scambio fra il tram e il vaporetto per Venezia, «conobbe anni di floridezza». Roberto Stevanato vi colloca il capolinea del tram accanto alla ricevitoria d’imbarco, il Garage Reale e la colonia elioterapica Arturo Valentini, con una piccola spiaggia affacciata su Venezia. Il sito fu poi abbandonato, scrive Stevanato, soprattutto per l’insalubrità dell’aria e dell’acqua e per i fanghi tossici delle lavorazioni industriali che si concesse di scaricare nelle barene antistanti; quella massa di fanghi resta ancora oggi nel sito, coperta da un sottile strato di terreno vegetale. Storia del Parco di San Giuliano Nel 1990 il Comune di Venezia ha indetto un concorso internazionale (“Un parco per San Giuliano”) con lo scopo di riconvertire l’area e trasformarla in un polmone verde per la città. Fu la società “Comunitas Inc.” a vincere il concorso l’anno successivo, e all’architetto Antonio Di Mambro venne affidato l’incarico per la stesura del Piano Guida del Parco San Giuliano. Il Piano Guida fu approvato dal Comune il 19 gennaio 1996 e prevedeva uno sviluppo complessivo di 700 ettari, così suddivisi: 475 ettari di terreno. 225 ettari di canali, barena e laguna. Davide Ros, che si rifà a un dossier pubblicato nel 2007 dalla rivista «Strade & Costruzioni», riporta per lo stesso progetto una ripartizione diversa: oltre 450 ettari di terreni con attrezzature sportive e ricreative e 250 di barene, laguna e canali, destinati alla valorizzazione della biodiversità. Nella sua tesi, dell’anno accademico 2014/2015, Ros stimava inoltre in quasi cento gli ettari di parco già realizzati, una cifra superiore ai 74 indicati qui sotto per i primi due lotti. In relazione alla vastità dell’intervento e alla disponibilità delle risorse economiche, i lavori di realizzazione, interrotti tra il 1999 e il 2000 per motivi giudiziari, hanno portato al completamento dei primi due lotti (A2 e B1) per un’estensione complessiva di 74 ettari. Sergio Barizza scrive che i primi lavori si fermarono per la mancanza di adeguate misure di disinquinamento del terreno, e riporta le parole pronunciate dal prosindaco Gaetano Zorzetto alla presentazione del progetto Di Mambro: gli industriali di Marghera «scaricavano a San Giuliano i rifiuti tossici che non riuscivano a piazzare altrove». Il Parco fu presentato alla cittadinanza il 7 novembre 2003 dall’allora presidente della Commissione europea Romano Prodi e dall’allora sindaco di Venezia Paolo Costa, e rimase aperto al pubblico per tre giorni, dal 7 al 9 novembre. La definitiva apertura è avvenuta l’8 maggio 2004. La realizzazione fu resa possibile anche da un contributo europeo. Dopo l’approvazione da parte del Ministero dell’Ambiente, nell’ottobre 2011 sono iniziati i lavori di bonifica nell’area di Punta San Giuliano, ove sono attive alcune società sportive. Secondo il Piano Guida dell’architetto Di Mambro la zona dovrebbe ospitare un rinnovato polo nautico, sebbene per tale progetto non siano ancora disponibili le risorse economiche necessarie. Nel 2021, in seguito all’accordo tra il Comune di Venezia e il Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche (ex Magistrato alle Acque) per la bonifica dei rifiuti speciali (fosfogessi) della barena di Passo Campalto, è stato annunciato l’ampliamento del parco di altri 27 ettari, verso Campalto. All’interno del parco si trovano un laghetto artificiale frequentato da molti uccelli e una fauna tipica lagunare: un ottimo luogo in cui ammirare la biodiversità veneziana. Anche il Forte Manin può dirsi parte dell’area del Parco, sebbene non sia visitabile. Il parco è collegato al quartiere Villaggio San Marco da un ponte strallato ciclo-pedonale, il Ponte Europa, che permette di superare la SS 14: lungo 140 metri e alto circa 7 dal piano stradale, presenta un pennone centrale di 40 metri. Un luogo che accoglie molti animali Il Parco di San Giuliano, esteso a oggi per 74 ettari, offre aree verdi, spazi ricreativi e di ristoro in aree attrezzate, una pista di pattinaggio e un campo sportivo, oltre a una rete di percorsi pedonali e ciclabili inseriti nel sistema del verde. Va detto che già nella dimensione attuale il Parco di San Giuliano è uno dei parchi urbani più vasti d’Italia e, se verrà completato l’intero progetto da 700 ettari, diverrà uno dei più grandi d’Europa. Galleria Immagini Una veduta di insieme del Parco San Giuliano con sullo sfondo Venezia Area attigua a San Giuliano che sarà bonificata nei prossimi anni (Venicedrome) Parco di San Giuliano, Piano Guida aggiornato al luglio 2003 L’area su cui è stato realizzato il Parco San Giuliano nell’agosto 1849 Uno dei laghetti di San Giuliano Il parco San Giuliano come compare oggi dal satellite Passerella Parco San Giuliano (Fondazione Promozione Acciaio) L’opera di Toni Benetton «Le anime: memorie di una cattedrale» Bibliografia Parte di quanto scritto proviene da Wikipedia. Il Parco di San Giuliano si allarga conquistando altri 27 ettari, «La Tribuna di Treviso», 7 settembre 2021. Discovery Mestre, La Torre di San Giuliano e la Torre di Malgera. Barizza, Sergio. «Mestre, la città del Novecento», in Storia di Venezia. Il Novecento, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2002. Roberto Stevanato, Mestre città d’acqua, dattiloscritto, ottobre 2015. Ros, Davide. Lo sviluppo urbanistico di Mestre, tesi di laurea magistrale, Università Ca’ Foscari Venezia, relatore A. Gallo, a.a. 2014/2015, p. 114. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×
Il Bosco di Zaher
Il Bosco di Zaher Un polmone verde dedicato a Zaher Rezai Il Bosco di Zaher Il Bosco di Zaher è una delle aree che compongono il Bosco di Mestre e si trova lungo via Altinia, nel territorio di Favaro Veneto, vicino a Forte Cosenz e ai boschi Ottolenghi e di Franca. Ha un’estensione di circa 50 ettari ed è stato aperto al pubblico nel 2010. Per renderlo maggiormente fruibile è stato attrezzato con arredi e percorsi ciclopedonali. L’Istituzione Boschi e Parchi, tra il 2003 e il 2009, ha svolto le operazioni di impianto forestale. Al suo interno sono evidenti le preesistenti siepi boscate di platani, robinie, olmi campestri e salici bianchi, che sono state conservate e valorizzate come testimonianza della gestione agricola tradizionale, che da queste ricavava vimini, fascine e legname. Per aumentare la diversità ecologica sono state mantenute alcune zone a prato e sono stati creati piccoli invasi d’acqua per consentire lo sviluppo di comunità igrofile, creando così un ambiente relativamente umido. All’interno del bosco passano 1,7 km dell’Ippovia Litoranea Mestre-Jesolo e un percorso ciclopedonale di 3,2 km. Quest’ultimo, dall’uscita di Via Ca’ Colombara, prosegue per le aree dell’Istituto Santa Maria della Pietà e per Via del Lazzaretto, collegando così il bosco al terminal del tram di Via Monte Celo e garantendo un accesso sicuro per chi proviene dalla città, in alternativa alla pericolosa viabilità ordinaria. Chi arriva in autobus può scendere alla fermata Altinia Forte Cosenz. In memoria di Zaher Rezai Giardiniere, apri la porta del giardino;io non sono un ladro di fiori,io stesso mi sono fatto rosa,non vado in cerca di un fiore qualsiasi. Questi versi sono stati trovati su una pagina del quaderno di Zaher Rezai, un ragazzo hazara di Mazar-i Sharif, in Afghanistan, fuggito dalla guerra che da anni tormenta il suo paese. Aveva tredici anni. Dopo aver lavorato come saldatore in Iran, arrivò in Grecia e da lì a Venezia, nascosto sotto il rimorchio di un camion imbarcato sul traghetto, per sfuggire ai controlli di frontiera. Il 10 dicembre 2008, sbarcato al porto, cadde dal suo nascondiglio in via Orlanda a Mestre e fu travolto dalle ruote del camion. Soltanto otto chilometri lo separavano dagli uffici dove avrebbe potuto chiedere asilo. Nel suo zaino furono trovati il quaderno, con disegni, conti, appunti e poesie, e alcuni oggetti, tra cui un leoncino di plastica, che lo accompagnavano nel viaggio e che oggi ci raccontano la sua storia. Il bosco è dedicato a lui: all’ingresso una scultura-installazione del maestro Luigi Gardenal raccoglie parole e immagini del quaderno di Zaher e il suo leoncino. La sua storia ha toccato anche chi quel giorno era in strada: il commissario della Polizia locale Claudio Giacomin, andando in pensione dopo decenni di servizio, ha ricordato quell’incidente come quello che più lo aveva coinvolto umanamente, e gli sforzi per rimpatriare la salma rintracciando la famiglia attraverso i mediatori culturali. Il bosco oggi Nel 2023 il Comune di Venezia ed Enel hanno avviato un progetto per rafforzare il Bosco di Zaher, con il supporto tecnico di Etifor, spin-off dell’Università di Padova, attraverso l’iniziativa WOWnature. Il programma prevede diradamenti per togliere le specie invasive e le piante malate e la riforestazione di un’area incolta vicina, con manutenzione nei primi cinque anni e un monitoraggio degli effetti fino al 2040. Il 31 marzo 2026, su un’area di circa 3.000 metri quadrati, sono state messe a dimora 460 nuove piante autoctone, cento delle quali insieme ai cittadini: soprattutto prugnolo, biancospino, pallon di maggio, carpino e tiglio, con gli arbusti ai margini e gli alberi d’alto fusto all’interno. Galleria Immagini Un sentiero nel bosco Uno stagno al Bosco di Zaher I Tre Boschi di Zaher, Ottolenghi e Franca sono vicini L’ingresso del bosco Il simbolo del Bosco di Mestre Monumento a Zaher Rezai Bibliografia I boschi di Mestre, Opuscolo informativo, Istituzione Boschi e Parchi. Comune di Venezia, Zaher Rezai. 8 Km. Perdere la vita a otto chilometri dalla richiesta di asilo, Progetto Melting Pot Europa, dicembre 2008. 13enne afghano morto verso libertà, il diario, Stranieri in Italia. «Non scorderò mai il piccolo Zaher», «La Nuova Venezia». Comune di Venezia, Bosco di Mestre, 460 nuove piante, 31 marzo 2026. Etifor, Rafforzare il Bosco di Zaher per il futuro di Mestre. Bosco di Zaher, Mestre, Famiglie a Venezia. Alessandro Bon, Giardiniere, apri la porta del giardino (Zaher Rezai), 2020. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×
Parco Piraghetto
Parco Piraghetto L’area verde di Mestre Storia dell’area del Parco Piraghetto L’area che oggi ospita il Parco Piraghetto era parte del parco della Villa Cecchini Morosini sino al 1983. Quest’area verde fu vincolata grazie all’intervento di Palma Gasparrini e degli attivisti che lottavano per aumentare le aree verdi a Mestre — all’epoca una delle città con meno verde a disposizione dei cittadini in Italia — e che diedero il via a una riqualificazione di molte aree verdi nell’entroterra veneziano. Le parole di uno storico danno la misura del problema: Sergio Barizza scrive che negli anni Settanta Mestre registrava «la percentuale di verde pubblico più bassa d’Europa». Il parco venne ridisegnato e, grazie anche a Gianni Pellicani, furono effettuate un’importante piantumazione di alberi, lo scavo del laghetto tuttora presente, la realizzazione di un campo da basket, dell’area giochi e della bocciofila. Il parco oggi Oggi il parco ospita moltissime attività, oltre agli animali selvatici che hanno fatto di quest’area verde la loro dimora. Fra le associazioni presenti si possono citare Taiji Quan Mestre e la Bocciofila Dante Alighieri. Il Comune di Venezia ha deciso di trasferire qui l’asilo nido Millecolori, su progetto dell’architetto Daniele Levi, e di bonificare e riqualificare l’area dismessa attigua, ampliando così il parco. Galleria Immagini Il laghetto del Parco Piraghetto (foto: Christian Fabris) Il parco ricoperto di neve (foto: iamfabrideiaco) Le anatre del laghetto Il laghetto del parco Bibliografia Gasparrini, Palma. L’impiegata della strada del Parco Piraghetto, intervista su Ytali, in «Personaggi di Mestre». Barizza, Sergio. «Mestre, la città del Novecento», in Storia di Venezia. Il Novecento, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2002. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×
Scoprire Venezia in bici
Ciclabile Mestre-Venezia Un percorso unico verso la laguna Un percorso unico verso Venezia Immagina di raggiungere Venezia pedalando attraverso un itinerario che unisce la terraferma alla laguna, immergendoti in paesaggi naturali e scorci mozzafiato. La pista ciclabile che collega Marghera a Venezia, ormai prossima al completamento, si candida a diventare una delle più affascinanti d’Europa, offrendo un’esperienza di slow travel per scoprire la Serenissima in modo originale. Inizio del percorso: da Mestre al Vega Il percorso ha inizio presso la stazione di Venezia Porto Marghera, raggiungibile tramite Via Ca’ Marcello. Proseguendo verso l’Hotel Alive e continuando lungo Via Paganello fino al termine, si incontra sulla destra la stazione Venezia Porto Marghera. Qui un sottopasso poco visibile conduce al Padiglione Antares del Vega. I primi due chilometri del tragitto attraversano una zona industriale e costeggiano una tangenziale, offrendo una visuale non particolarmente suggestiva. Dopo una curva, però, il paesaggio cambia radicalmente, immergendo il ciclista in un’oasi naturale tra acquitrini e boschi. Attraversando il Ponte della Libertà Il cuore dell’esperienza è il passaggio sul Ponte della Libertà, un tracciato di 3.850 metri che regala vedute spettacolari sulla laguna veneziana. La lentezza della bicicletta permette di apprezzare dettagli spesso trascurati da chi viaggia in auto, treno o tram. A destra si scorgono Porto Marghera e l’apertura della laguna verso Lido di Venezia, Pellestrina e Chioggia. A sinistra, oltre il ponte, emergono le isole abbandonate di San Giuliano e San Secondo, mentre lo sguardo si perde verso Murano, Sant’Erasmo e Cavallino Treporti, regalando un panorama che celebra la bellezza unica della laguna. Arrivo a Venezia: dove parcheggiare Una volta giunti a Venezia, la domanda sorge spontanea: dove lasciare la bicicletta? Il Bici Park di Venezia offre una soluzione comoda e sicura. Da qui il visitatore può scegliere di esplorare a piedi le calli della città, visitare un museo, ammirare una chiesa o gustare la cucina locale in un tipico bacaro veneziano. Per scoprire i migliori locali, la piattaforma 2night è una guida affidabile e completa. Bike sharing: un’alternativa per i turisti Se non si dispone di una bicicletta propria, il servizio di bikesharing Movi by Mobike è un’opzione accessibile e pratica. Le biciclette sono disponibili in numerosi punti della città con tariffe convenienti, rendendo l’esplorazione di Mestre e Venezia alla portata di tutti. Questo itinerario ciclabile rappresenta un’occasione unica per scoprire il fascino di Venezia e della sua terraferma in modo sostenibile e coinvolgente. Galleria Immagini La pista ciclabile da Mestre a Venezia che costeggia il Ponte della Libertà Lo spettacolo della laguna dalla ciclabile sul Ponte della Libertà La laguna vista dalla ciclabile sul Ponte della Libertà Una chiesetta vicino al Vega Il monumento che delimita l’inizio del Ponte della Libertà Monumento che ricorda il Forte di Sant’Antonio La laguna vista dalla pista ciclabile La laguna vista dalla pista ciclabile Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×
Villa e Parco Ponci
Villa e Parco Ponci Un’oasi verde perduta a Mestre Il ricordo di Giancarlo Angeloni Sul sfondo se vedeva quea maraviglia che jera el bosco de Ponci. El pareva una foresta co quei alberi co un tronco cussì grosso che do persone jera intrigàe a imbrassàrlo. Drento ghe jera un lago co un canal che scominsiava da na parte e el finiva da staltra parte del lago cussì che se gavesse podesto vardàr tutto da l’alto se gavarìa visto la figura de un anèo, (el canal), col briànte (el lago). Ogni tanto che jera dei pontesèi senza sonda, come que che se vede sue istampe cinesi che te fasseva passar de qua e deà del canal o rivar su na isoloèta che ghe jera in meso al lago e chea gaveva sora na caseta fatta nello stesso stile dea villa Ponci. El lago el jera pien de pessi pèrsego che quando chei se moveva drento l’acqua schiarada col sol, pareva chei infassasse co l’arcobàlen…. ghe jera fiori dapartuto, de quei che cresseva in acqua e de quei che cresseva in terra e l’aria piena de profumi e de oseèti da un àlbaro a àlbaro e che subiando i faseva na musica che dopo non go mai sentito; na volta go visto parfin un martin pescatore chel pareva un lampo azzurro che se impirava in acqua par vantar na spinariola. Quando sul libro de reigion lezevo del Paradiso terrestre, me figuravo chel fusse proprio cussì… (Testo tratto da …te te ricordì. Amarcord di un mestrino originario, Centro Studi Storici di Mestre) I Ponci da Mantova a Venezia I Ponci furono una famiglia mantovana che si trasferì a Venezia nel 1816, dove rilevarono la farmacia sita vicino alla Chiesa di Santa Fosca, Cannaregio. Questa attività aveva già oltre un secolo di vita quando passò di mano ai nuovi proprietari. La struttura che accoglieva la farmacia è ancora esistente e ospita altre attività: è un vero e proprio museo che racconta com’erano le farmacie tra il Settecento e l’Ottocento, oltre a far ammirare l’arte dei maestri intagliatori veneziani dell’epoca. La fama della Farmacia Ponci divenne tale da meritare un articolo nel 1934 su una rivista nazionale: «A Venezia la Farmacia Ponci a S. Fosca è conosciuta e ricercata dai forestieri per il suo ambiente signorile con fedeltà conservato come in antico; essa ricorda i vecchi tempi, quando, sotto il saggio governo della Serenissima, tutte (o quasi tutte) le botteghe da Spezier amavano presentarsi nella suggestiva veste di una proprietà elegante…». Così scriveva nel 1934 il Pedrazzini. Gianni Ferruzzi racconta un’origine diversa: il padre, il farmacista Pietro, si sarebbe trasferito da Parma a Venezia aprendo la farmacia «All’Aquila Nera» in campo San Salvador. Dei tre figli, tutti farmacisti, Ferdinando (1837-1911) mantenne l’attività ma si trasferì a Mestre, dove aprì vicino alla chiesa di San Girolamo un laboratorio di medicinali, fra cui la nota pillola di Santa Fosca per le malattie gastrointestinali. Dopo la sua morte, scrive Ferruzzi, il parco fu distrutto e l’area finì nella speculazione edilizia. Ferdinando riposa nel cimitero di Mestre. Morì a Mestre il 18 dicembre 1911, a 75 anni, e l’annuncio fu dato dalla moglie, Faustina Fapanni. Quando Faustina morì, il 4 luglio 1935, la Gazzetta di Venezia ricordò che era figlia di Francesco Fapanni, «notissimo poeta e storiografo veneto del secolo scorso», cioè lo storico Francesco Scipione Fapanni, autore di tante pagine su Mestre. Trasferitasi a Mestre, la famiglia Ponci acquistò nel 1902 il parco e la peschiera di Villa Giustinian della famiglia Gobbato, edificio che si trovava dove oggi sorge l’ex scuola De Amicis. I Gobbato avevano adattato la villa a scuola, presa in affitto dal Comune. Nel 1889 il Comune acquistò l’edificio e nel 1902 lo demolì per costruire la scuola De Amicis, che ancora oggi possiamo vedere in Via Pio X. Il parco fu ceduto ai Ponci. Davide Ros colloca la farmaceutica Ponci tra le piccole e medie imprese sorte a Mestre negli ultimi vent’anni dell’Ottocento sulla scia delle prime industrie del Canal Salso, accanto all’altra farmaceutica cittadina, quella di Zampironi, e ai saponifici Vidal. Sergio Barizza ricorda lo stabilimento di saponi di Angelo Vidal tra le attività che si consolidarono poi nella zona industriale di Porto Marghera. Il parco e la peschiera si estendevano al di fuori dell’area del Castello, in quello che molti in passato chiamavano il giardino (vedasi Fapanni), sito dietro la chiesa di San Girolamo. Il giardino di Mestre dev’essere stato molto bello: la Porta del Miglio o del Molino, posta circa dove oggi si incrociano Via Caneve e Via Slongo, era soprannominata anche Porta del Giardino (sempre il Fapanni). Va ricordato inoltre che all’interno del castello scorreva un canale artificiale proveniente dal Ramo della Beccaria del Marzenego, lungo l’attuale Via San Girolamo, che mediante una deviazione alimentava un mulino. Tale deviazione scorreva lungo la via tra Via San Girolamo e il parcheggio di Parco Ponci, per poi sfociare nell’Osellino. Le dimensioni del parco sono note dalla carta del 1937: andavano dal parcheggio di Parco Ponci all’Osellino, e da Via Caneve all’attuale Riviera Magellano. Al suo interno vi erano tre ettari di alberi secolari ad alto fusto e un laghetto alimentato probabilmente dal ramo del Rio di San Girolamo. La villa viene descritta come uno chalet in legno e pietra che, dando le spalle alla chiesa di San Girolamo, si affacciava sull’acqua. Era un piccolo gioiellino che ancora oggi si fa rimpiangere in città. Nel parco vi erano statue e un gazebo, mentre i Ponci potevano dilettarsi ad andare in barca sul laghetto. Mestre nel tempo ospitò diverse ville di varia natura e fattezza, ma ben poche di queste sono rimaste. Basti pensare alla maestosa villa del Durazzo, o a Villa Erizzo, che venne smembrata un pezzo per volta per permettere l’edificazione di nuovi palazzi e che oggi ospita la Biblioteca centrale di Mestre VEZ. Un’altra villa di prestigio sopravvissuta è Villa Querini dei Conti Querini Stampalia di Santa Maria Formosa. Antefatto: le preoccupazioni dell’ing. Antonio Rosso La preoccupazione per una possibile speculazione fu espressa in tempi non sospetti dall’ingegner Antonio Rosso, autore di due Piani Regolatori a Mestre nel 1934 e nel 1937. Il suo cruccio era l’assenza di vincoli sul parco. Il PRG, in effetti, arrivò solo nel 1960: a giochi ormai fatti. Una storia di speculazione La giunta guidata dal sindaco Gianquinto Giobatta aveva progetti edilizi su quest’area, nel cuore di Mestre, e per realizzarli doveva convincere gli eredi del farmacista Ponci a cedere l’intera proprietà. Fu fatta un’offerta di circa cinquecentomila lire che però venne rifiutata. Ma quell’area era ormai diventata troppo importante. Le cronache, ricavate dagli articoli de Il Gazzettino di Venezia e de La Nuova Venezia, raccontano che un certo geometra Ugo Argenta convinse la famiglia Ponci che vi era un grande progetto già approvato e che il terreno sarebbe stato reso edificabile in breve tempo. Con tali promesse si fece nominare amministratore unico del loro patrimonio. L’inghippo proseguì con la commissione a un architetto di un progetto per quell’area e persino con l’acquisto di una pagina de Il Gazzettino per pubblicizzare la vendita di villette: dimore che, ovviamente, non furono mai costruite. Pare che in una sola notte del novembre 1947 un gruppo di taglialegna del Friuli abbatté tutti o quasi tutti gli alberi, devastando per sempre un’area preziosa per la città. Il geometra Argenta fuggì poi in Venezuela, lasciando la famiglia Ponci in balia degli eventi da lui creati. Fu così che la giunta comunale di Angelo Spanio si accordò con gli eredi per ottenere in regalo metà del parco, rendendo edificabile il resto. Sulle macerie nasce Via Pio X Nella metà dell’area divenuta edificabile furono create Via Pio X (fatta passare anche sopra al giardino della scuola De Amicis), Via Fapanni, Via Giardino, Riviera Magellano e Piazzale Cialdini. I palazzi totalmente sproporzionati e fuori contesto costruiti su quest’area sono l’emblema di come a Mestre si sia sempre preferito il cemento alla conservazione del verde. Com’era la Villa dei Ponci Cartolina d’epoca con Villa e Parco Ponci Particolare del giardino del Parco Ponci con statue La villa nel Parco Ponci Particolare del laghetto di Parco Ponci Una gita in barca sul laghetto Il Rio Girolamo prosegue verso il laghetto dei Ponci Mestre dal campanile di San Lorenzo verso nord-est: la città e Parco Ponci Mappe e documenti Pubblicità Farmacia Ponci Attualmente parte della Farmacia Ponci ospita The Merchant of Venice della famiglia Vidal Mestre, parte Parco Ponci: il piazzale asfaltato e la parte recintata destinata alla scuola Vecellio Una colonna nel Convento di San Girolamo, ciò che resta del parco Parco Ponci in una carta di Mestre del 1937 Non è difficile sovrapporre le due immagini e capire cosa ci sia oggi al posto del Parco Bibliografia …te te ricordì. Amarcord di un mestrino originario, Centro Studi Storici di Mestre. Articoli de Il Gazzettino di Venezia. Articoli de La Nuova Venezia. Sito Museo Unifarco. Davide Ros, Lo sviluppo urbanistico di Mestre, tesi di laurea magistrale, Università Ca’ Foscari Venezia, relatore A. Gallo, a.a. 2014/2015, p. 61. Sergio Barizza, «Mestre, la città del Novecento», in Storia di Venezia. Il Novecento, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2002. Ferruzzi, Gianni. Il cimitero di Mestre a duecento anni dalla fondazione, Centro Studi Storici di Mestre, 2014. Annuncio della morte di Ferdinando Ponci, in Gazzetta di Venezia, dicembre 1911. Cronaca di Mestre (la morte di Faustina Fapanni vedova Ponci), in Gazzetta di Venezia, 5 luglio 1935. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×
Il bosco dell’Osellino
Il Bosco dell’Osellino Il primo nucleo del Bosco di Mestre e il ricordo di Gaetano Zorzetto Il Bosco dell’Osellino Il Bosco dell’Osellino è stato progettato e realizzato tra il 1994 e il 1995 dall’ARF (Azienda Regionale Foreste, ora Veneto Agricoltura) e dal Comune di Venezia su circa 8 ettari di terreno comunale, fra il canale Osellino e il quartiere Pertini. Fu il primo nucleo del Bosco di Mestre. Si tratta di un Querco-Carpineto Planiziale, le cui principali specie arboree sono la farnia (Quercus robur) e il carpino bianco (Carpinus betulus). Il bosco è caratterizzato da specie arboree e arbustive autoctone, per un totale di 13.000 piante di 35 specie diverse. Tra queste si possono citare l’ontano nero, il frassino ossifillo e il pioppo nero, ma sono presenti anche il melo e il pero selvatico, il pioppo bianco e l’olmo campestre. Tra le piante arbustive vi sono il prugnolo, la rosa di macchia, il sambuco nero, il nocciolo, la frangola e il pado. Nel piantare il bosco furono conservate le siepi campestri e le scoline che già segnavano i campi, e fu mantenuta un’area umida di circa 2.700 metri quadrati per favorire la biodiversità. Un percorso didattico Fra il 2005 e il 2006, su progetto dell’architetto Vincenzo Casali, sono stati realizzati una serie di interventi per permettere alla cittadinanza di usufruire del bosco senza arrecare danni agli animali e alle piante in esso presenti. Piste ciclabili, una torre di osservazione in ferro alta 15 metri, da cui lo sguardo spazia sulla laguna e sulla terraferma, cartelli didattici e percorsi interni ben delimitati, con passerelle in legno accessibili anche a chi ha difficoltà motorie o spinge un passeggino, consentono ai visitatori di conoscere la flora e la fauna presenti nel bosco. Secondo Venipedia la torre risulta oggi chiusa al pubblico. L’ingresso principale è in via Amerigo Vespucci, nel quartiere Pertini, dove si può lasciare l’auto in via Ignazio Vian; il bosco è raggiungibile anche in bicicletta lungo le piste ciclabili di viale Pertini e viale San Marco. Il ricordo di Gaetano Zorzetto Il 20 settembre 2012 l’Associazione per il Bosco di Mestre, allora presieduta da Pietro Miani, e l’Istituzione Bosco e Grandi Parchi del Comune hanno inaugurato un monumento dedicato a Gaetano Zorzetto (morto nel 1995), per ricordare il suo impegno ambientalista nel dare a Mestre un volto nuovo. Zorzetto fu consigliere comunale ininterrottamente dal 1970 al 1990, più volte assessore negli anni Ottanta e prosindaco di Mestre dal 1993 al 1995. Le sue battaglie riguardarono Altobello, il Canal Salso, il Parco di San Giuliano, la bicicletta e soprattutto il Bosco di Mestre. L’opera, progettata dall’architetto Giovanna Mar, è stata collocata presso la «porta 5», lato quartiere Pertini. È composta da un monolite di pietra naturale a forma di fiamma, elemento verticale, posato su un basamento in cemento, elemento orizzontale: un simbolo del legame fra uomo e natura. Il monumento ha l’aspirazione di essere, più che un semplice memoriale, un «luogo» con duplice valenza: uno spazio in cui riflettere e ricordare e una «porta» attraverso cui accedere al bosco. Esso serve a ricordare l’impegno di Zorzetto nel realizzare questo bosco e nel ripristinare le aree boschive nell’entroterra veneziano, un impegno che lo ha reso protagonista di un importante cambiamento per la città. Nel 2018 La Nuova Venezia denunciava però lo stato di abbandono della stele, lasciata senza manutenzione. L’Associazione per il Bosco di Mestre L’Associazione per il Bosco di Mestre nasce nel 2001 dal movimento di opinione, guidato in particolare dai club service mestrini, che teneva viva l’idea del Bosco di Mestre, di cui l’Osellino è una parte fondamentale. L’idea era nata attorno al 1984, quando un vasto movimento ambientalista si oppose alla costruzione del nuovo ospedale accanto al Bosco di Carpenedo: il progetto prese forma all’interno dell’Azienda Regionale delle Foreste, di cui Zorzetto era consigliere. L’associazione, oltre a gestire attività di manutenzione e sensibilizzazione, promuove iniziative come un concorso fotografico per coinvolgere la cittadinanza nella tutela del bosco e nella forestazione privata. Galleria Fotografica Sentiero nel Parco dell’Osellino La torre di osservazione del bosco Il Canale Osellino che scorre a fianco del bosco Il Bosco dell’Osellino Bibliografia I boschi di Mestre, opuscolo informativo, Istituzione Boschi e Parchi. Sito dell’Associazione per il Bosco di Mestre. Comune di Venezia, Gaetano Zorzetto. Nel Bosco dell’Osellino il monumento a Zorzetto, «La Nuova Venezia», 21 settembre 2012. Dimenticato anche il cippo in memoria di Zorzetto, «La Nuova Venezia», 8 aprile 2018. Bosco dell’Osellino, Venipedia. Bosco Osellino, Mestre, Famiglie a Venezia. Mestre: un arcipelago di… boschi!, Metropolitano.it, 2019. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×