Chiese e confraternite 26 Ottobre 2025

Villa Paganello -Fapanni (Gazzera)

Villa Paganello e l’Oratorio di San Francesco Una storia raccontata, e vissuta, dal Fapanni Storia Il complesso, risalente al XVIII secolo, sembra essere stato edificato per la famiglia Paganello, che qui realizzò la sua casa di campagna com’era in uso in quegli anni per notabili e patrizi veneziani. La sua presenza è documentata nel catasto del 1781 redatto da Tommaso Scalfuroto, in cui la «casa dominicale» risultava di proprietà di Giovanbattista Paganello. Nel catasto napoleonico si può notare che la barchessa risulta adiacente a un fabbricato demolito in epoca sconosciuta; all’epoca la proprietà era di Giuseppe Paganello, censita come «casa e corte ad uso». Quest’ultimo fu autore di un diario storico di Mestre redatto tra il 1809 e il 1813, in cui venivano documentati gli scontri a Mestre tra francesi e asburgici per il controllo del territorio, nel più ampio contesto della quinta coalizione. Nel 1816 la proprietà passò alla famiglia Fapanni, in quanto Agostino aveva sposato la figlia di Giuseppe. La villa è sicuramente antecedente al 1747 e Francesco Scipione Fapanni ci ha lasciato importanti testimonianze circa questa proprietà, ricordando il legame tramite la madre fra la sua famiglia e la famiglia Paganello: «Pala d’altare in tela, pittura di Lodovico Gallina eseguita nel 1775 per l’oratorio della famiglia veneziana Paganello, nella villeggiatura della Gazzera nella parrocchia di Mestre. L’oratorio fu della famiglia di mia madre, Maria Angela Paganello. Il padre di Giuseppe Paganello morì il 26 gennaio 1816. Io acquistai il casino, con barchessa ed oratorio, affittandolo per vari anni in attesa di restauro, temendo vi fossero stanziati militari durante la seconda occupazione austriaca (1814–1849).» Dal 1814 al 1849 vi fu la seconda dominazione asburgica e, in particolare dal 1848 al 1849, i moti che portarono alla nascita della Repubblica di San Marco. Viene poi riportato che «nell’autunno del 1846 il Fapanni vendette la villa al signor Giovanni Bellato di Venezia col brolo di quattro campi adiacenti per 19.500 lire venete. Allora non si pensava nemmeno alla strada ferrata, che doveva farsi poscia in vicinanza, la quale doveva far risorgere la posizione di questi luoghi, prima infelice e disagiata per fanghi ed allagazioni.» Sempre il Fapanni riporta che all’interno dell’edificio si trovava questa scritta che elencava le proprietà: «Gazzera – Palazzo Paganello, poscia Fapanni, ora Bellato. Ascende et mirum videlis (salite ed ammirate) – scritto con le pietruzze del terrazzo sul principio della scala del palazzo.» Le vicende relative alla seconda metà del XIX secolo e alla prima metà del XX secolo non sono note. Attualmente la proprietà appartiene alla famiglia Fasan. Dal 1958 la villa è sottoposta a vincolo monumentale ai sensi della legge n. 1089/1939, a riconoscimento del suo valore storico e artistico. Architettura Il Mazzotti la descrive: «Villa settecentesca, località Gazzera, via provinciale n. 94, ora Patronato di S. Giovanni Bosco. Architettura di tipo veneziano a tre piani, con sopraelevazione centrale. Un porticato rustico unisce la villa alla chiesetta, con altare rococò in marmi policromi. Nel cortile, vasca da pozzo gotica (ora scomparsa). Un’adiacente barchessa dalle ampie linee architettoniche faceva forse parte di un altro complesso di cui resta traccia in un prospetto, coronato da timpano, al di là della strada.» Il complesso si articola in tre corpi principali: la villa padronale, la barchessa laterale sinistra e l’oratorio di San Francesco, situati su un lotto delimitato da un alto muro di cinta con tre accessi, due su via Gazzera Alta e uno su via Pago. La villa padronale, isolata e circondata da un giardino, si sviluppa su tre piani con una pianta quadrata, seguendo lo schema distributivo tradizionale veneziano caratterizzato da una sala centrale e camere laterali. La facciata principale, rivolta a sud, si distingue per un disegno tripartito e simmetrico, con ali laterali più basse e un corpo centrale sopraelevato, culminante in un tetto a spioventi. Sul fronte, un portale ad arco in pietra introduce il piano terra, mentre al piano nobile una trifora ad arco, impostata su pilastri con capitelli dorici, si apre su un balcone in ferro battuto sostenuto da quattro mensole lapidee. Al secondo piano, un’apertura centrale arcuata con balconcino è affiancata da due finestre architravate laterali. Il prospetto è completato da un timpano triangolare e un cornicione lapideo continuo. Le facciate laterali della villa mostrano alcune modifiche: quella occidentale è stata alterata da un corpo aggiunto, mentre quella orientale conserva in parte il ritmo originario delle aperture. Sul retro, la facciata nord appare più sobria, con aperture rettangolari e due camini monumentali ben visibili. La barchessa, sviluppata su un solo piano, si caratterizza per un portico a cinque arcate, di cui la prima cieca, che dona un’elegante semplicità alla struttura. L’oratorio, collocato perpendicolarmente alla barchessa nell’angolo sud-ovest della proprietà, presenta una facciata arricchita da paraste corinzie in muratura, un portale architravato con cornice modanata e una finestra a lunetta superiore, conclusa da un timpano triangolare trabeato. L’oratorio di San Francesco d’Assisi L’oratorio di San Francesco fu eretto sicuramente nello stesso periodo dell’edificio principale, anche se inizialmente doveva essere di dimensioni minori, per poi diventare un edificio più importante per le esigenze liturgiche. Francesco Scipione Fapanni ci lascia questa testimonianza: «L’oratorio, superiore ad ogni altro per la sua ampiezza, per la sua costruzione e per la scioltezza dei suoi marmi, è l’oratorio nella frazione di Perlan, luogo detto la Gazzera, della veneta famiglia Paganello, ora della famiglia Fapanni. Vi si conservano in esso delle insigni reliquie, tra le quali di tutti gli strumenti della Passione di N.S.G.C., che ora più non esistono… Vi si ammirano dietro l’altare un bel bassorilievo in marmo rappresentante il viaggio della Sacra Famiglia e, lateralmente all’altare nella facciata, due bassorilievi in bronzo ed altro mezzo busto in marmo sulle porte all’interno della sacrestia rappresentante S. Antonio da Padova. La Pala fu dipinta da L. Gallina nel 1775, ed una riproduzione di essa è al museo Correr.» Aggiunge poi le iscrizioni presenti all’interno dell’oratorio: «Lapide dietro l’altare nell’oratorio Paganello: Domus Orationis est Luc 19,46. Dipinto sull’arco sopra la cappella dell’altare. Pala su cui è scritto: Lodovico Gallina 1775.» Parla inoltre di un Direttorio per la recita del Santissimo Rosario, edito dall’editore Pietro Zerletti, presente nell’oratorio: «Direttorio per la recita del Santissimo Rosario nell’Oratorio di S. Francesco in Villa di Parlano spettante alla famiglia Paganello. Venezia MDCCXCII (1792) per Pietro Zerletti con licenza dei Superiori.» Nella sagrestia dell’oratorio era documentato anche un ritratto di Pio VI, probabilmente realizzato per ricordare la visita del Papa a Villa Erizzo dell’11 marzo 1782, in occasione della quale il Papa pregò nell’Oratorio della Vergine Madre di Dio e ricevette il Doge, ambasciatori e patrizi, fra cui Giacomo Durazzo che risiedeva nella sua villa lungo il Canal Salso. Anche questo ritratto è andato perduto. L’Oratorio di San Francesco alla Gazzera, già chiesa parrocchiale fino al 1956, perse progressivamente i suoi arredi e cadde in grave stato di degrado: crollarono parte delle coperture della sagrestia e delle navate laterali, il campanile mostrò cedimenti strutturali e infiltrazioni d’acqua danneggiarono gli stucchi del soffitto. Nel 1986 l’amministrazione comunale ne acquisì la proprietà, trovandolo in condizioni di abbandono, invaso da vegetazione, rifiuti e segni di vandalismo. Oggi è stato recuperato e ospita mostre e altri eventi. San Filippo Neri ha la visione della Madonna con Bambino (Ludovico Gallina) Questa pala d’altare, realizzata da Ludovico Gallina nel 1775, raffigura San Filippo Neri in estasi mistica mentre riceve la visione della Madonna con Bambino. L’opera, un olio su tela di dimensioni significative (circa 200×150 cm), è un esempio del tardo barocco veneto, caratterizzato da una composizione dinamica, luci drammatiche e un’espressività devozionale tipica del pittore trevigiano (1732–1791). Gallina, formatosi nella bottega di Giandomenico Tiepolo e influenzato dalla tradizione lagunare, fu attivo soprattutto a Venezia e nelle campagne circostanti, specializzandosi in temi religiosi per cappelle gentilizie e oratori. L’iscrizione in latino sull’opera — EX PROTOTYPO IN ORATORIO VENETAE FAMILLAE PAGANELLO / DE LOCO LA GAZZARA — conferma la sua origine: fu commissionata per l’Oratorio di San Francesco d’Assisi nella Villa Paganello alla Gazzera, cappella privata della famiglia veneziana Paganello. «Ex prototypo» indica che si tratta di una copia fedele da un originale, probabilmente ispirato a modelli iconografici romani o veneziani del XVII secolo, come le visioni del santo dipinte da Guido Reni o Pietro Liberi. La pala rimase nell’oratorio fino al degrado del complesso nel XX secolo; oggi è dispersa, ma una riproduzione è custodita al Museo Correr di Venezia, come documentato nelle note di Francesco Scipione Fapanni. Galleria Fotografica San Filippo Neri ha la visione della Madonna con Bambino — Ludovico Gallina, 1775 Villa Paganello e il campanile dell’oratorio (Google Maps) Facciata dell’oratorio di Villa Paganello (Archivio IRVV) La facciata sud della barchessa (Archivio IRVV) Villa Paganello (Archivio IRVV) Bibliografia Istituto Regionale delle Ville Venete. Villa Paganello — Scheda IRVV: 00001931. Padoan, A.; Brancaleoni, M.; Tasinato, F. (a cura di). Ville venete. Decreti di vincolo e relazioni storico-artistiche. Istituto Regionale Ville Venete, 1999. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! 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Chiese e confraternite 22 Ottobre 2025

La Chiesa di San Girolamo (Centro)

Chiesa di San Girolamo La chiesa del Castello di Mestre Storia La storia della Chiesa di San Girolamo affonda le radici nella tradizione medievale di Mestre. Si narra che intorno al 1261 un eremita avesse scelto questo luogo per ritirarsi in preghiera, dando origine a un piccolo oratorio che presto divenne meta di devozione per la popolazione locale e per i pellegrini diretti verso la laguna. Nei decenni successivi l’oratorio venne ampliato dai frati Serviti, che vi fondarono un convento completo di chiostro, foresteria e orti, portando con sé la spiritualità mariana e un intenso impegno nello studio delle Scritture. La chiesa fu consacrata il 12 febbraio 1349, sancendo ufficialmente il suo ruolo liturgico. Nei secoli successivi altari laterali, affreschi e arredi sacri arricchirono l’edificio, conferendogli maggiore dignità e imponenza. In epoca medievale la chiesa di San Girolamo ospitò un cimitero nel cortile che oggi sorge di fianco, dove è possibile ammirare resti antichi rinvenuti in esso. Il 1513 segnò un momento difficile: le truppe della Lega di Cambrai danneggiarono gravemente l’edificio. Dopo i lavori di ricostruzione, la chiesa fu nuovamente consacrata nel 1520 e in quell’occasione venne eretta la torre campanaria, ancora oggi visibile. Una chiesa e quattro scuole Dal Seicento, con la soppressione dei Serviti nel 1658 e sotto la supervisione di mons. Carlo Caraffa, nunzio apostolico della Repubblica Veneta delegato da papa Alessandro VII con breve del 29 aprile 1656, la gestione della chiesa passò a quattro confraternite laicali: la Scuola del Santissimo Rosario, la Scuola di San Marco, la Scuola dei Barcaiuoli di San Nicolò e la Scuola di San Biagio. Le scuole ottennero il diritto di esazione dei legati ad essa dovuti e con esso l’onere della loro soddisfazione. Grazie a questi interventi, San Girolamo riuscì a conservare la propria identità religiosa attraversando i secoli senza perdere la sua vitalità spirituale. Tre antichi legati gravavano sulla chiesa già prima della soppressione dei Serviti: quelli delle famiglie Rossi, Bianchini e Zerbina. I Serviti erano esenti dalle visite pastorali ordinarie: nell’inventario dei beni della chiesa compilato il 26 maggio 1658, al momento del passaggio alle confraternite, compare tra l’altro un «crocifisso di legno antico». La prima visita pastorale dopo la soppressione, nel 1665, documenta l’altare maggiore dedicato a San Girolamo, altri altari a San Marco, alla Madonna e al Crocifisso. Nella visita successiva del 1668 l’altare al Crocifisso non compare più e al suo posto figura un altare dedicato a San Biagio. La gestione delle quattro Scuole durò fino all’età napoleonica. Con la caduta della Repubblica di Venezia le confraternite laicali furono soppresse, e la loro esistenza cessò definitivamente con il decreto del 26 maggio 1807. Venuta meno l’amministrazione delle Scuole, la chiesa fu retta da una Fabbriceria e affidata al clero di San Lorenzo, il Duomo di Mestre, che la officiava insieme alla Chiesa di San Rocco. Nel 1859 il custode don Luigi Zacchello aveva 55 messe annue da celebrare per i legati; nel 1881, sotto don Angelo Mannocchi, erano diventate 164, distribuite poi tra più chiese su autorizzazione della Curia di Treviso. L’Oratorio della Concezione e dei Santi Girolamo e Filippo Neri Alla vita delle confraternite si affiancò un oratorio devozionale. Nel 1672 un sacerdote cappuccino, fra Ermagora da Venezia, presentò alla Scuola di San Marco una supplica per istituire un oratorio rivolto alla gioventù mestrina, chiedendo di poter costruire dietro l’altare della Scuola un coro «acciò li fratelli dell’Oratorio possino far i loro esercizi senza esser veduti». La supplica, presentata il 9 ottobre 1672, fu votata dalla Banca della confraternita e approvata con ventisette voti favorevoli e due contrari. L’oratorio fu accolto nella chiesa di San Marco il 15 novembre 1672 ed eretto canonicamente dal vescovo di Treviso, monsignor Gradenigo, uno dei suoi primi protettori. Il 15 agosto 1679 venne poi trasferito nella chiesa di San Girolamo, dove gli fu concesso l’uso del coro, dell’altar maggiore, del campanile e dell’organo per tutte le sue funzioni, «ma non mai la proprietà», che doveva sempre rimanere alle rispettive Scuole. Gli articoli di disciplina, riformati e ridotti a sei, stabilivano che i confratelli fossero ammessi soltanto a partire dai diciotto anni e regolavano le cariche dell’oratorio: un Priore «di età matura, di saviezza e di esemplari costumi», un Sotto-Priore, due coadiutori, un cassiere, uno scrivano e un «Sacristano, o sia Nonzolo», incaricato di preparare per tempo l’altare a ogni festa. L’Oratorio rimase attivo per oltre un secolo, ma con il tempo il fervore dei primordi si attenuò. Tra il 1681 e il 1777 i vari Priori lamentarono più volte che lo spirito che aveva animato l’opera si era «alquanto rilassato», soprattutto a causa della rigidità dei provvedimenti disciplinari e pecuniari verso i confratelli meno assidui. Si rese così necessaria una riforma: nel 1777 gli articoli furono riordinati «a norma delle pubbliche massime» e ridotti a sei, conservando però anche i vecchi capitoli, affinché non andasse perduta l’antica disciplina. Non si ha notizia certa della sua fine. Sorretto dalle confraternite che lo ospitavano, l’Oratorio si spense con ogni probabilità insieme a esse, quando le Scuole furono soppresse in epoca napoleonica. Il Crocifisso miracoloso Il cuore devozionale di San Girolamo è il miracoloso Crocifisso, immagine in legno di cedro a cui è sempre stato attribuito un potere taumaturgico. La tradizione raccolta dal Morosini narra che, fin dai primordi della chiesa, alcuni barcaioli che lo trasportavano lungo il canale antistante videro la barca arrestarsi miracolosamente proprio in quel luogo. Per secoli fu portato in processione per le vie di Mestre a implorare la fine di carestie, malattie e guerre: così nel 1814, nel 1828, quando sfilarono circa tremila persone per invocare la pioggia, e ancora nel 1832. Le testimonianze scritte sono però tarde. L’immagine compare nell’inventario del 26 maggio 1658 come «un Crocifisso di legno antico» e la sua presenza in chiesa è certa almeno dal 1785; l’appellativo di «miracoloso» le viene attribuito esplicitamente per la prima volta nella visita pastorale del 1777. Nel 1901 fu portata a San Lorenzo in occasione del grande giubileo. Architettura L’edificio conserva l’impianto medievale a navata unica, originariamente in cotto, con le finestre ad ogiva e le capriate del tetto lasciate a vista, che ne formavano il soffitto. L’altare maggiore in marmo, dedicato a San Girolamo, fu costruito nel 1732 dalla Scuola di San Nicolò, e alle sue pareti sono riquadrate quattro grandi tele di Angelo Macini. La chiesa conobbe nel tempo numerosi rimaneggiamenti. Nel 1581 la volta a cordonata del presbiterio fu rimessa nello stile originale. Nel corso del Seicento venne edificata la ricca cappella marmorea della Beata Vergine del Rosario, fu chiuso l’ingresso a nord e si costruì il passaggio del pulpito; all’inizio del Settecento furono invece ricavate le due cappelline laterali all’altar maggiore per ospitare gli altari delle Scuole. La trasformazione più radicale risale al 1758, condotta secondo il gusto dell’epoca: le capriate a vista vennero nascoste da un soffitto piano, le finestre ad ogiva furono chiuse e se ne aprirono quattro rettangolari, e le pareti vennero rivestite di stucchi ornamentali. All’esterno la facciata, così come la vediamo, è appunto frutto di quella trasformazione settecentesca: fu edificata in pietra d’Istria in uno stile non privo di disarmonie, in cui spiccano per eleganza le due nicchie laterali e il portale d’ingresso. Sul lato meridionale si erge il campanile quadrangolare in cotto, eretto nel corso del XVI secolo dopo le devastazioni della Lega di Cambrai. Il campanile e le campane Il campanile in cotto, eretto nel corso del XVI secolo, conserva campane di notevole interesse. La campana maggiore reca la data 1791 e bassorilievi con la crocifissione, la Vergine e San Marco; una seconda campana, assai più antica, risale al 1520 e mostra la Vergine, l’Ecce Homo, la Veronica, San Girolamo e il monogramma di Cristo, con l’iscrizione «In tempo de M. Bonamigo e M. Antonio Barb. como massari M.D.XX». Una terza campana, ormai offesa nel suono, fu rifusa nel 1899. Accanto al campanile sorgeva un tempo una piccola casa, anticamente sede della Scuola di San Nicolò, protettore dei barcaioli, che già nel 1508 aveva trasferito la propria attività nei pressi della chiesa, pur senza ancora disporre di una sede propria. La sua facciata recava una lapide ricavata da un antico capitello corinzio, forse proveniente dagli scavi di Altino, con la scritta «In tempo di Cristoforo Carrara detto Formagin gastaldo e Piero de Bao-Masser et tutta la fraterna M.D.C.X.», cioè del 1610. Le tombe e le iscrizioni Più che di vere tombe, in San Girolamo si deve parlare di pietre sepolcrali adagiate sul pavimento: se ne contavano sette, quasi tutte più o meno consunte, alcune ai piedi delle balaustre, una nel mezzo del presbiterio e un’altra nel vestibolo dell’entrata laterale. Le loro iscrizioni furono trascritte in un manoscritto del 1732, quando il vecchio pavimento della cappella maggiore venne scoperto per gettare le fondamenta del nuovo altare. La lastra al centro del presbiterio, larga circa un metro e novanta per ottanta centimetri, recava la figura di un venerando padre in bassorilievo e, in carattere gotico, l’iscrizione più antica della chiesa: M.CCCLXXXII. XX AGOSTOS D DNO PBI GOJIFRIDO CAIFASD PRVSIA Si tratta di un sacerdote di origine prussiana, morto il 20 agosto 1382. Un secondo marmo, con un’arma a due colonne recise, ricordava invece Marco Alvise Briti, fante veneto, morto l’8 settembre 1464. Tra le altre lastre spiccava la tomba comune della Scuola di San Marco, segnata dallo stemma con la testa di leone e da due figure in adorazione: QVESTA SEPOLTVRA SII DELA SCHOLA DE SAN MARCO1508 Vi erano poi la pietra di G. Francesco Baialotto e dei suoi eredi, del 1653, con lo stemma Bardellino, e la lapide di Baldissera de Giacomo Serena, restaurata nel 1654. Un’ultima lastra, spezzata in due e riutilizzata come sigillo di un ossario, portava: QVESTA SEPOLTVRA E DI MICHEL DE CHATARO EDSOI HERESE M.D.XXIII cioè del 1523. La costruzione del nuovo altare, nel 1732, provocò del resto una contesa fra le confraternite: le Scuole del Rosario, di San Biagio e di San Marco si opposero alla Scuola di San Nicolò, incaricata dell’opera, perché non rimuovesse le antiche pietre sepolcrali, e il Podestà ordinò di ricollocarle «nell’esser come di prima». Con i successivi rifacimenti del pavimento, tuttavia, i resti vennero raccolti alla rinfusa in un ossario comune, tuttora ai piedi del muro di fondo della cappella del Rosario. Dall’Ottocento a oggi Nel 1857 fu restaurato il pavimento della chiesa. Nel 1908, per volere dell’arciprete di Mestre monsignor Antonio Pavon, la cappella del miracoloso Crocifisso fu rinnovata dalle fondamenta. Un grande restauro dell’intero edificio fu promosso nel 1930 da monsignor Mario Vianello e diretto dal professor Giuseppe Urbani de Gheltof, con l’intento di restituire alla chiesa il suo aspetto più antico; nel 1936 la cappella del Crocifisso fu nuovamente rinnovata da monsignor Ettore Secondo Manzoni, mentre le vecchie capriate del soffitto, a lungo nascoste, furono riportate alla luce nel giugno 1949. In quegli stessi anni era attiva la Scuola del «Santissimo Crocefisso», che ogni primo venerdì del mese faceva celebrare una messa nella cappella omonima e ne celebrava la festa solenne nella quarta domenica di luglio; con indulto pontificio del 1956 la festa fu trasportata alla prima domenica di settembre, e continua ad attirare la devozione dei fedeli mestrini. Nel 1992 un ulteriore intervento riportò la chiesa al suo aspetto medievale, con il ripristino di due antiche finestre gotiche sulla parete destra. Oggi la Chiesa di San Girolamo è una rettoriale dipendente dalla parrocchia del Duomo di Mestre, gestita dalle Figlie della Chiesa, e rappresenta uno dei rari esempi superstiti della Mestre medievale. Galleria fotografica La chiesa oggi Giardino del Monastero Chiostro del Monastero San Nicola, A. Mancini, XVI secolo Altare principale Chiesa di San Girolamo anni ’10 e Scuola di San Nicolò (Collezione Alessandro Bon) Il Rio San Girolamo prosegue verso il laghetto dei Ponci Particolare con la Chiesa di San Girolamo, Mappa di Mestre del 1727 (Collezione Fulvio Busetto) Rappresentazione della Scuola di San Nicolò con lo stemma, dal libro di Luigi Brunello Bibliografia Fedalto, Giorgio. Il Crocifisso della chiesa di S. Girolamo in Mestre. Nota storica, in…

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Chiese e confraternite 13 Ottobre 2025

Villa Manfrin (Chirignago) 

Villa Manfrin Canonica della chiesa di San Giorgio in Chirignago Le origini e il contesto storico Nel cuore di Chirignago, a pochi passi da via Miranese e dalla chiesa di San Giorgio, sorge Villa Manfrin, conosciuta anche come Villa Calzavara-Manfrin o Casa Canonica di San Giorgio. La sua costruzione risale al tardo Settecento, in un periodo di transizione tra la grande stagione delle ville venete e la nascita dei centri abitati moderni lungo la via Miranese. L’edificio sorge su un’area già occupata da antiche case rurali e da un piccolo oratorio; fu successivamente ristrutturato e ampliato per divenire residenza di rappresentanza di una famiglia locale agiata, probabilmente collegata ai Calzavara, commercianti e possidenti del territorio mestrino. Con l’Ottocento, e dopo la caduta della Repubblica di Venezia, la villa passò ai Manfrin, famiglia di proprietari e benefattori che ne conservarono la struttura originaria e ne destinarono parte a funzioni religiose e sociali. Nel corso del Novecento l’edificio venne donato alla Parrocchia di San Giorgio, divenendo casa canonica e sede di incontri, gruppi giovanili e attività comunitarie. Architettura e struttura del complesso Villa Manfrin si presenta come una costruzione a due piani, dal volume compatto e regolare, con facciata simmetrica dominata da un ampio timpano triangolare che richiama i modelli del classicismo veneziano. Le aperture si distribuiscono con ritmo equilibrato: il piano terra presenta portale centrale e finestre rettangolari semplici; il piano nobile è scandito da finestre architravate, mentre il timpano superiore dona all’insieme una nota di solennità. Sul retro si sviluppano annessi rurali e piccoli corpi di servizio, disposti in modo irregolare ma perfettamente integrati nel complesso, come riportato nella scheda VE-480 della Regione Veneto. La planimetria, di forma rettangolare, conserva ancora le proporzioni originarie e testimonia la destinazione residenziale di una villa di dimensioni medio-piccole, tipica delle famiglie borghesi del tardo Settecento. Gli interni, pur semplificati nel corso dei restauri, conservano tracce di decorazioni ad affresco e soffitti lignei d’epoca, mentre il giardino antistante mantiene il disegno sobrio delle ville di pianura: prato centrale, siepi basse e alberi disposti a cornice. Le famiglie e gli usi nel tempo Nel corso dei secoli, la proprietà di Villa Manfrin passò attraverso diverse famiglie e destinazioni. In origine probabilmente appartenente ai Calzavara, fu poi legata ai Manfrin, nome che compare nei registri catastali ottocenteschi come titolare del bene. La famiglia Manfrin, già proprietaria di altre dimore nel territorio veneziano — tra cui la celebre Villa Manfrin ai Gesuiti di Treviso, nota per le collezioni artistiche — mantenne per decenni il possesso dell’edificio di Chirignago, che fungeva da residenza stagionale e centro agricolo di riferimento. Nel corso del Novecento la villa fu ceduta alla parrocchia di San Giorgio, diventando parte integrante del complesso religioso. Per molti abitanti di Chirignago, la «Casa Canonica» di via Miranese è ancora oggi un luogo della memoria, legato alla vita comunitaria e alla formazione delle giovani generazioni. Valore storico e tutela Per la sua architettura sobria ma elegante, Villa Manfrin rappresenta un tipico esempio di villa tardo-settecentesca di pianura, espressione del gusto borghese che caratterizzò l’ultimo periodo della Serenissima. La Soprintendenza ai Beni Architettonici ne ha riconosciuto il valore storico-artistico inserendola tra i beni vincolati con decreto di tutela del 1969, ai sensi della legge 1089/1939. L’edificio, oggi in buone condizioni, continua a essere un punto di riferimento nel centro di Chirignago: la sua presenza discreta ma autorevole contribuisce a definire l’identità del quartiere e a testimoniare la continuità tra la storia sacra e quella civile del borgo. Una villa tra fede e comunità Oggi Villa Manfrin è sede della casa canonica di San Giorgio e luogo di incontro per le attività parrocchiali. Le sue stanze accolgono riunioni, iniziative sociali, momenti di spiritualità e cultura, proseguendo idealmente quella funzione di centro comunitario che ha sempre caratterizzato la vita della villa. Nel silenzio del suo giardino, protetto dal traffico della via Miranese, sopravvive la memoria di una Chirignago rurale e solidale, dove l’eleganza architettonica delle ville si intreccia con il senso di appartenenza e di servizio alla comunità. Galleria Fotografica Villa Manfrin (foto d’archivio) Villa Manfrin (Google Maps) Bibliografia Bassi, Elena. Ville della provincia di Venezia. Rusconi, 1987. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×

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Chiese e confraternite 11 Ottobre 2025

Villa Bisacco-Palazzi (Chirignago)

Villa Bisacco-Palazzi Il Centro Don Orione di Chirignago Storia della villa Le prime tracce documentarie risalgono al XVII secolo, ma l’aspetto attuale della villa deriva dagli interventi settecenteschi che le conferirono un’eleganza classica e sobria. In alcuni documenti del 1766 l’edificio compare con il nome di «Villa Curnis». La costruzione, a pianta quadrata e impostazione simmetrica, ricalca il modello della villa veneta: un salone passante decorato da affreschi, ambienti laterali di servizio e, all’esterno, un giardino all’italiana affiancato dai rustici agricoli. Le due facciate principali — una verso via Miranese, l’altra verso il parco — presentano logge ad archi e terrazze con balaustre in pietra. Il salone conserva tracce di un ciclo pittorico ottocentesco attribuito a Luigi Da Rios, artista veneziano influenzato dai modelli tiepoleschi. Il parco, arricchito da statue e da un antico pozzo, era circondato da serre, scuderie e da una grande barchessa, elementi tipici della vita rurale veneta. I coniugi Bisacco-Palazzi e la donazione Per lungo tempo la villa fu la residenza dei coniugi Giacomo Bisacco e Adele Palazzi, figure di spicco nella società veneziana tra Ottocento e primo Novecento. Lui, ingegnere e naturalista; lei, donna colta e profondamente religiosa. Le cronache della Gazzetta di Venezia mostrano anche l’impegno pubblico di Giacomo Bisacco-Palazzi: nel 1913 il Consiglio provinciale lo scelse come proprio rappresentante nel consorzio della tramvia Mestre-Treviso-Sant’Artemio, nel 1919 lo elesse nel consiglio di amministrazione dell’Istituto provinciale degli esposti, e nel 1931 sedeva nella Fabbriceria della basilica di San Marco. Il legame della famiglia con Chirignago era già antico: nel febbraio 1910 la salma della signora Giannetta Bisacco-Palazzi, dopo il funerale nella chiesa di Santa Maria del Giglio a Venezia, fu portata in barca e poi su un carro funebre fino a Chirignago. I due vivevano circondati da un piccolo mondo agricolo fatto di orti, stalle e serre. Senza eredi, scelsero di destinare il loro patrimonio alla Piccola Opera della Divina Provvidenza di San Luigi Orione, affinché la villa diventasse un luogo dedicato ai poveri e ai disabili. Nel testamento manifestarono un desiderio preciso: che la proprietà ospitasse una «scuola di agricoltura e di vita cristiana» aperta a chi non aveva mezzi o famiglia. Alla morte dei coniugi, nel 1958, la proprietà passò alla Congregazione, che per alcuni anni la mantenne in attesa di delineare un progetto stabile. Quel sogno prese forma nel 1972. L’arrivo dei Figli della Divina Provvidenza Nel 1972 la villa divenne ufficialmente il Centro Don Orione di Chirignago, dando avvio a una nuova missione di carità. Il Patriarca di Venezia Albino Luciani — futuro Papa Giovanni Paolo I — incoraggiò e benedisse l’iniziativa. L’8 settembre 1972, festa della Natività di Maria, il Centro fu inaugurato sotto la guida di Don Guido Borile, primo direttore. Nei primi anni la villa accolse un gruppo di giovani con disabilità, offrendo un ambiente sereno e familiare fondato su fiducia, preghiera e lavoro. I terreni agricoli vennero impiegati per attività di ortofloricoltura e allevamento, utili alla formazione e alla terapia occupazionale. Con l’aumento delle esigenze, nel 1974 fu costruito un nuovo edificio residenziale adiacente alla villa, anch’esso inaugurato l’8 settembre. Negli anni successivi il Centro attraversò periodi difficili, superati grazie alla determinazione dei religiosi orionini. Il Patriarca Luciani, in segno di vicinanza, donò alcuni suoi oggetti personali — croci pettorali e anelli — messi all’asta per sostenere le attività formative. Una crescita costante Nel corso dei decenni il Centro Don Orione di Chirignago è cresciuto insieme alla comunità. Negli anni Ottanta nacquero le prime comunità alloggio; nel 1987 fu istituito il Centro Educativo Occupazionale Diurno per persone con disabilità fisiche e intellettive. Gli anni Duemila segnarono una nuova fase di sviluppo: nel 2002 fu inaugurata una moderna ala dell’edificio principale, mentre la villa storica venne restaurata, restituendo al pubblico i saloni affrescati e la barchessa, oggi sede di attività culturali e laboratori. Nel 2022, per i cinquant’anni dalla fondazione, il Centro ha celebrato la propria storia con il volume C’è posto per tutti!, che raccoglie testimonianze, fotografie e memorie di religiosi, operatori, volontari e famiglie. Galleria Fotografica Villa e barchessa La villa vista di fronte Vista dall’alto Mappa del Comune Censuario di Chirignago (1841) — Villa Curnis Bisacco Palazzi (n. 468) Riferimenti Parrocchia San Giorgio di Chirignago — storia del Centro Don Orione. Istituto Parini. Sito Ville Venete — scheda VE-478. «La salma della sig. Giannetta Bisacco-Palazzi a Chirignago», in Gazzetta di Venezia, febbraio 1910. Consiglio provinciale, nomine, in Gazzetta di Venezia, agosto 1913. Consiglio provinciale, «Nomine varie», in Gazzetta di Venezia, luglio 1919. «Il Te Deum in Basilica», in Gazzetta di Venezia, novembre 1931. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×

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Chiese e confraternite 14 Novembre 2021

Chiesa della Natività della Madre di Dio, (ex Umberto I)

Chiesa della Natività della Madre di Dio Ex Cappella dell’Umberto I, da cappella ospedaliera a luogo di culto ortodosso La Cappella dell’Ospedale Umberto I La Cappella dell’Ospedale Umberto I fu edificata grazie a una donazione della maestra Maria Berna, sorella dell’allora sindaco di Mestre Piero, che contribuì con 20.000 lire per la realizzazione di una piccola chiesa nelle vicinanze del nuovo ospedale. La progettazione fu affidata all’architetto Giorgio Francesconi, che adottò uno stile neogotico. La cappella fu inaugurata il 4 aprile 1908, quasi due anni dopo l’entrata in funzione dell’ospedale (16 aprile 1906), e fu successivamente accorpata al padiglione principale, poi rinominato Padiglione Pozzan. Da cappella ospedaliera a chiesa ortodossa Dopo la chiusura dell’ospedale nel 2008, la cappella rimase abbandonata per anni. Grazie alla volontà del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, che officiò una messa il 7 gennaio 2013, nel 2014 il Commissario Prefettizio di Venezia Vittorio Zappalorto concesse l’edificio in comodato d’uso all’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta del Patriarcato Ecumenico. Il nuovo edificio religioso fu ribattezzato Chiesa della Natività della Madre di Dio e dal 2015 accolse la comunità ortodossa dell’Est Europa guidata da padre Anatolie Bitca: moldavi soprattutto, ma anche romeni, ucraini, russi e georgiani. Furono loro a ripulire e restaurare la cappella abbandonata, allestendola secondo la tradizione ortodossa. L’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta L’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e di Malta del Patriarcato Ecumenico fa capo al Patriarcato di Costantinopoli e fu istituita il 5 novembre 1991 dal Patriarca Bartolomeo I e riunisce le comunità ortodosse di Italia, Malta e San Marino. Ha sede a Venezia, nella cattedrale di San Giorgio dei Greci, ed è oggi guidata dal metropolita Polykarpos Stavropoulos. Una chiesa contesa Dopo la morte dell’arcivescovo Gennadios Zervos, nel 2020, i rapporti fra l’Arcidiocesi e la comunità di padre Anatolie si incrinarono. Nel settembre 2023 le serrature della chiesa furono cambiate e i fedeli dell’Est Europa, circa cinquemila persone, si ritrovarono senza la loro sede. Una sentenza del 31 luglio 2023 aveva stabilito che il comodato era stato stipulato fra la proprietà e l’Arcidiocesi, alla quale spettava quindi la gestione. Seguirono cortei per le vie di Mestre e preghiere domenicali davanti ai cancelli, anche nella Pasqua ortodossa del 2024. Il comodato è scaduto nel dicembre 2023 senza essere rinnovato: da allora la chiesetta neogotica di Francesconi, restaurata dalla comunità che per quasi dieci anni l’aveva fatta rivivere, è di nuovo chiusa e transennata. Galleria Fotografica Chiesa della Natività della Madre di Dio Interni della chiesa ortodossa Interni della chiesa ortodossa (2) L’ex Cappella dell’Umberto I L’altare e gli interni Ciò che resta dell’Ospedale visto dal satellite Riferimenti La Nuova Venezia, «Ortodossi in festa per la nuova chiesa». «La chiesetta dell’ex ospedale Umberto I rivive nel “buco nero” di Mestre», storiAmestre. «Mestre, comunità moldava resta senza chiesa: scatta la protesta», Gazzetta Italo Moldova, 14 novembre 2023. «Pasqua ortodossa davanti ai cancelli per i fedeli di padre Anatolie», VeneziaToday, 2024. Voce Arcidiocesi ortodossa d’Italia e Malta, Wikipedia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×

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