L’Excelsior, il cinema Liberty di Mestre
L’Excelsior, il cinema Liberty di Mestre La facciata Liberty di Pomi e Bellotto nel cuore di Mestre Il Cinema Excelsior è uno dei migliori esempi di stile Liberty a Mestre. Nacque nel momento in cui la città cercava di rinnovare Piazza Maggiore e di darsi una piazza degna di una città moderna. La famiglia che lo aprì e lo gestì per un secolo è raccontata in I Furlan e i cinema di Mestre. Il volto della nuova piazza fu ridisegnato dagli edifici di Domenico Toniolo, Arcangelo Vivit, Barbaro e dei Furlan, sorti sull’area dell’ex Foro Boario, nato a sua volta dall’esproprio dell’ortaglia di Villa Erizzo, dove ora sorge Piazzale Donatori di Sangue. Così, mentre lungo il Ramo delle Muneghe venivano costruite le opere dei Toniolo, dal lato opposto, vicino al Duomo di San Lorenzo, Arcangelo Vivit costruiva due edifici: l’Hotel Vivit e il palazzo maestoso eretto al suo fianco. Il cinema dei Furlan sorse sul lato opposto rispetto al Vivit e ai Toniolo, di fianco al Ramo della Beccaria. La realizzazione del cinema Il progetto fu affidato all’ingegner Gandin e la costruzione all’impresa Sguazzin. Il cinema fu realizzato fra il Ramo della Beccaria e l’ormai dismesso Teatro Garibaldi, su una proprietà che era stata di un certo Bertocco: l’edificio esistente ospitò l’atrio, e sul giardino fu costruita la sala di proiezione. Sulla facciata l’insegna diceva «Excelsior, Cinema, Concerto». Per l’edificio fu scelto lo stile Liberty. Secondo Cuk, nel 1911 sulla facciata furono dipinti gli affreschi del mestrino Alessandro Pomi, allora giovanissimo (era nato nel 1890), e furono poste le opere in ferro battuto del veneziano Umberto Bellotto. Di Pomi è anche il bellissimo «Il trionfo di Apollo» sulla volta della platea del Teatro Toniolo. Le date dell’apertura Secondo la tradizione di famiglia il cinema arrivò a Mestre nel 1905 con Vittorio Furlan, in un locale accanto alla piazza. I documenti d’epoca però indicano come proprietari dell’Excelsior il padre Antonio e il fratello Desiderio. Anche sulla data di apertura della sala le fonti non concordano. Vittorio ricordava il 1911, e una piastrella con quella data era posata al centro della sala. Mestre e la sua piazza indica invece il 17 febbraio 1908, con una serata a inviti per cento persone offerta dal proprietario Antonio Furlan. L’abitabilità, ricorda Sergio Barizza, fu rilasciata dal Comune solo il 31 dicembre 1914. Di certo nel novembre 1911 la Gazzetta di Venezia chiama Antonio Furlan «proprietario del Cinematografo Excelsior»: quel mese devolse alle famiglie dei soldati della guerra di Libia l’incasso di una serata. Nel dicembre 1913 il proprietario era Desiderio, che offrì un’altra serata a favore dell’Albero di Natale per i poveri. Durante la Grande Guerra il cinematografo, «in piazza Umberto I», accoglieva anche i soldati: il 26 giugno 1918 vi parlò padre Semeria. La loggia, il palcoscenico e le decorazioni Il 9 aprile 1921, durante un affollatissimo comizio socialista di solidarietà con i ferrovieri veneziani in sciopero, l’estremità dell’ala sinistra della loggia, che Desiderio aveva fatto prolungare nella primavera del 1920, si flesse sotto il peso: 27 persone rimasero leggermente ferite. Quello stesso anno Desiderio morì, e il cinema passò al nipote Giovanni Furlan, che andò ad abitare con la famiglia negli appartamenti sopra la sala. Negli anni Trenta Giovanni fece costruire un palcoscenico e incaricò il pittore Raffa di decorare le pareti laterali della sala. Gli anni del pienone Nel dopoguerra l’Excelsior visse la sua stagione di maggior affollamento. Alessandro Cuk segnala afflussi record già dal 1946, e nel suo libro compare una fotografia della coda di spettatori davanti all’Excelsior proprio in quell’anno. Negli anni Cinquanta, quando Lascia o raddoppia? di Mike Bongiorno svuotava le sale nella serata del quiz, in platea e in galleria furono messi dei televisori perché il pubblico potesse seguire la trasmissione. Il 23 giugno 1981 l’Excelsior, che da quindici anni ospitava solo cinema, tornò a ospitare spettacoli teatrali con La cameriera brillante di Goldoni, nel settantesimo anniversario della sala. Il restauro del 1992 e la chiusura Del 1992 è l’ultima ristrutturazione del cinema, che restituì splendore agli affreschi e agli intonaci. Il restauro degli affreschi di Pomi, concluso nel dicembre 1992, fu opera di Andrea Libralesso e fu sostenuto dalla sola famiglia Furlan. I lavori ampliarono anche la capienza, cambiarono la prospettiva della sala sul lato del Marzenego e trasformarono l’Excelsior in una multisala con tre sale. Purtroppo il cinema chiuse nel dicembre 2013, lo stesso mese in cui i Furlan inauguravano la nuova multisala al Candiani. Nel 2018 il Consiglio comunale approvò il trasferimento della licenza alla multisala del Candiani e il cambio di destinazione d’uso dell’edificio, per il quale la proprietà versò al Comune 450.000 euro. Nel 2019, a cinque anni dalla chiusura, l’ex Excelsior con i suoi circa 2.000 metri quadrati era ancora in cerca di un acquirente. Galleria Immagini Il nome del Cinema Excelsior realizzato in ferro battuto da Umberto Bellotto (Foto di Anna Motterle) Il primo dei tre dipinti di Alessandro Pomi che raffigura Mestre e l’industrializzazione, vedi le ciminiere sullo sfondo (Foto di Anna Motterle) Il secondo dei tre dipinti di Alessandro Pomi che raffigura un cavaliere con una bandiera ammainata e sullo sfondo la Torre dell’Orologio (Foto di Anna Motterle) Il terzo dei tre dipinti di Alessandro Pomi che raffigura un proiettore e sullo sfondo una torre (Foto di Anna Motterle) Particolare del Cinema Excelsior con le opere in ferro battuto di Umberto Bellotto Il Cinema Excelsior, lato Ramo della Beccaria, dopo la ristrutturazione del 1992 Il Cinema Excelsior immagini prebelliche Il Cinema Excelsior esempio di architettura Liberty (Foto di Anna Motterle) Mestre, 4 novembre 1921: la messa in piazza nel giorno della tumulazione del Milite Ignoto a Roma. A sinistra la facciata dell’Excelsior (immagine d’epoca) Interno del cinema Excelsior dopo la ristrutturazione del 1922 (immagine colorizzata) La facciata del cinema Excelsior nel 1934, allestita per il film Tarzan e la compagnia La sala del cinema Excelsior nel 1940 Coda di spettatori davanti al cinema Excelsior nel 1946 (da Cuk, Una famiglia, il cinema, p. 34) Bibliografia Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Il cinema Excelsior di Mestre, CineBazar. Ex cinema Excelsior chiuso da 5 anni simbolo della crisi, «La Nuova Venezia», 28 marzo 2019. Cuk, Alessandro. Una famiglia, il cinema, Alcione Editore, 1996, pp. 7-17, 33-41, 73-82, 97-115 e 119. «Pro Tripoli», corrispondenza da Mestre, in Gazzetta di Venezia, 23 novembre 1911. Corrispondenza da Mestre sulla serata dell’Excelsior per l’Albero di Natale, in Gazzetta di Venezia, 20 dicembre 1913. «Padre Semeria al Toniolo», in Gazzetta di Venezia, 27 giugno 1918. Auguri di Giovanni Furlan, gerente del Teatro Toniolo e del Cinema Excelsior, in Gazzetta di Venezia, 1° gennaio 1927. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×
I Toniolo quando i costruttori incontrano la cultura
Il Liberty dei Toniolo Una famiglia di costruttori che ridisegnò il centro di Mestre La famiglia Toniolo a Mestre Il capostipite della famiglia Toniolo fu Antonio, il quale prima di diventare imprenditore edile era un semplice capomastro. Fu lui a porre le due lapidi commemorative su Palazzo Da Re. Nel 1899 Antonio ebbe l’intuizione di far erigere un nuovo macello più distante dal futuro ospedale e da Piazza Maggiore. Il progetto, affidato all’architetto Giovanni Fantinato, fu realizzato in collaborazione con Cadel e inaugurato nel 1907. Nel 1909 gli fu affidata anche la realizzazione del primo gasometro cittadino. Figli di Antonio furono Domenico (1878–1961), Marco e Giovanni Toniolo, i quali non si limitarono a costruire edifici per fare cassa, ma realizzarono opere che tutt’oggi sono fra le più belle e pregiate di Mestre. Gli interventi dei Toniolo in Piazza Maggiore I Toniolo, assieme ad Arcangelo Vivit, a Vittorio Furlan e a Pietro Barbaro, ridisegnarono la piazza di Mestre proiettando la città verso un futuro migliore, o almeno sperato, perché il Conte Volpi di Misurata aveva altri progetti per Mestre, e non certo gloriosi. I tre fratelli Toniolo acquistarono un terreno di proprietà dei Conti Bianchini che andava dai Sabbioni (area posta di fronte a Villa Querini) ed era attraversato da Via Castelvecchio, successivamente suddivisa in Via Castelvecchio, Via Antonio da Mestre e Via Ospedale, fino a raggiungere Piazza Umberto I nel 1911. Su tale terreno realizzarono i loro villini di qualità, alti due o tre piani. Oggi di questi villini restano quelli presenti in Via Nazario Sauro e Via Fabio Filzi, all’epoca chiamata Passeggiata Toniolo, e le due ville all’inizio e alla fine di Via XX Settembre. Il vero capolavoro di questa famiglia furono tuttavia la Galleria Vittorio Emanuele, oggi Galleria Matteotti, e il Teatro Toniolo, nell’area allora denominata Corte dei Fanti perché vi era un ristoro per carrozze. L’ingegner Giorgio Francesconi realizzò due palazzi gemelli su cui fu poggiata una splendida galleria in stile Liberty in vetro, la seconda realizzata in questo stile in Italia dopo la Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Nei palazzi trovarono ospitalità negozi e appartamenti di lusso. La galleria fu inaugurata domenica 27 ottobre 1912, la stessa mattina dell’acquedotto. Terminata la cerimonia in piazza, racconta la Gazzetta di Venezia, la folla si riversò «nella Galleria Vittorio Emanuele che attende di essere inaugurata». Non ci furono discorsi, solo applausi e la musica della banda. Il costruttore e proprietario, Domenico Toniolo, la aprì subito al pubblico, e il sottosegretario Pavia e le altre autorità si congratularono con lui. Il giornale la giudicò «veramente degna di ammirazione per la imponenza, la eleganza, la perfetta armonia di ogni sua parte». Il mercoledì seguente, 30 ottobre, era previsto il trasloco dell’ufficio postale e telegrafico da Piazza Umberto I ai nuovi locali della galleria, una sede «decorata, ampia, comoda, degna di Mestre». La galleria avrebbe condotto l’avventore verso una nuova piazzetta, poi intitolata all’eroe risorgimentale Cesare Battisti, sulla quale si sarebbe affacciato il Teatro voluto dai fratelli Domenico e Marco Toniolo. Il Teatro prese il nome dalla famiglia, sebbene all’inizio si fosse pensato di intitolarlo alla Regina Elena. I Toniolo intervennero anche nell’urbanistica circostante, realizzando, oltre alla piccola piazza antistante il teatro, una via che avrebbe sostituito la calle dei Fanti con una strada lastricata in trachite e due marciapiedi, collegando teatro e galleria a Piazza Umberto I. Il Teatro Toniolo fu inaugurato il 30 agosto 1913 con una rappresentazione del Rigoletto. Poco dopo i Toniolo ottennero anche il permesso di costruire la loro villa in Riviera XX Settembre, sempre in stile Liberty. L’edificio è ancora esistente e oggi ospita Banca Fideuram. Da Via Rosa a Via Piave La facciata principale della galleria guardava sul Ramo delle Muneghe, che all’epoca era completamente a cielo aperto, ed era posta dall’altro lato di Via Rosa rispetto a Villa Erizzo. Per migliorare la visuale e la viabilità dei nuovi avventori della galleria, i Toniolo ottennero di far interrare cinquanta metri del Marzenego precedenti al Ponte della Campana nel 1910, a proprie spese. L’intervento fu realizzato dall’ingegner Giuseppe Pasquali. Dopo aver interrato un tratto del Ramo delle Muneghe, i Toniolo puntarono verso la villa del De Rosa Luraghi e si rivolsero all’area dell’Osteria alla Rosa e del piccolo borgo che conduceva dalla Galleria a Villa Erizzo. L’osteria venne abbattuta e, poco più avanti, verso Via Rosa, i Toniolo fecero erigere su progetto dell’ingegner Francesconi un palazzo di importanti dimensioni, fra Via Rosa e la futura Via Verdi. Le sponde del Marzenego vennero risistemate e la viabilità dell’area circostante cambiò volto. Il nuovo edificio ospitò prima il Cinema Eden e poi l’UPIM; oggi vi ha sede la Banca Popolare di Verona. I Toniolo realizzarono anche case simili a quelle di Via Castelvecchio che costeggiavano Via Rosa fino a Piazzale Regina Margherita. Per farlo, ottennero di far innalzare il livello del terreno, soggetto ad allagamenti. La famiglia Toniolo costruì anche in altre zone della città. Ne sono esempio alcuni edifici in Piazza XI Febbraio lungo Via Piave, realizzati attorno alla vecchia chiesa della Madonna di Lourdes, costruita nel 1924 proprio grazie a un intervento di Domenico Toniolo. Gianni Ferruzzi attribuisce a Domenico anche l’asilo «Vittoria» delle Canossiane in via Piave e l’apertura di via Circonvallazione. Domenico, morto nel 1961, riposa nel cimitero di Mestre. La chiesa fu distrutta dai bombardamenti nel 1944 e sostituita dalla Chiesa di Santa Maria Immacolata di Lourdes. I discendenti Toniolo Oggi alcuni discendenti dei Toniolo sono proprietari dell’Hotel Elite presso Via Forte Marghera, costruito lì dove i Toniolo avevano un cantiere. Di recente l’hotel è stato ammodernato con un nuovo edificio realizzato su progetto dell’architetto Luca Battistella. Galleria Immagini Il Teatro Toniolo Battaglia del Grano. Affluenza a un comizio (anni ’30) Via Fabio Filzi nel 1920, dove i Toniolo costruirono alcune ville Via Nazario Sauro nel 1930, dove i Toniolo costruirono alcune ville La “porta” del Teatro Toniolo dalla Galleria Barcella Il Trionfo di Apollo al Teatro Toniolo di Alessandro Pomi La Villa Toniolo, oggi Banca Fideuram L’edificio realizzato fra Via Rosa e Via Verdi dai Toniolo, che ospitò l’UPIM Chiesa Santa Maria di Lourdes, distrutta durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale Galleria Matteotti negli anni ’10 Bibliografia Ferruzzi, Gianni. Il cimitero di Mestre a duecento anni dalla fondazione, Centro Studi Storici di Mestre, 2014. «Per l’inaugurazione dell’acquedotto», in Gazzetta di Venezia, 27 ottobre 1912. «La solenne inaugurazione dell’acquedotto nel Comune di Mestre», in Gazzetta di Venezia, 28 ottobre 1912. Cuk, Alessandro. Una famiglia, il cinema, Alcione Editore, 1996, pp. 7-12. 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Alessandro Pomi
Alessandro Pomi Il grande pittore mestrino del Novecento La formazione e l’attività artistica Alessandro Pomi (Mestre, 1890 – Venezia, 1976) si formò presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia sotto la guida di Ettore Tito (1859–1941). Continuò la sua formazione con viaggi in Germania e soprattutto soggiornando a Firenze e Roma. Iniziò la sua attività legandosi alla tradizione accademica della figura, fortemente influenzato dal tonalismo veneto, per poi rapportarsi positivamente con gli esponenti della Secessione di Ca’ Pesaro, dove aprì uno studio dal 1910 fino alla fine della Prima Guerra Mondiale. Vi espose negli anni 1914, 1922, 1924, 1928, 1930, 1932, 1934, 1936, 1940, 1942 e 1948. Nel 1911 partecipò all’Esposizione Internazionale di Roma. Influenzato da Tito, Pomi pose lo sguardo sulla vita quotidiana di Venezia, evolvendo il suo tratto pittorico nel tempo. Negli anni Venti predilesse partecipare al Circolo Artistico del Ponte della Paglia, collaborando con artisti come Lino Selvatico, Cosimo Privato e Umberto Martina. L’erede simbolico di Ettore Tito Nel corso della sua carriera, Alessandro Pomi conquistò l’apprezzamento dei collezionisti veneti, diventando l’erede simbolico di Ettore Tito. Negli anni Venti tenne importanti mostre, tra cui una personale alla Galleria Pesaro di Milano nel 1928, dove fu elogiato dalla critica. Dal 1923 al 1950 partecipò all’International Exhibition of Paintings al Carnegie Institute di Pittsburgh, dove ottenne un Premio Popolare nel 1931, guadagnando notorietà anche in America. A Mestre realizzò gli affreschi sulla facciata del Cinema Excelsior in Piazza Ferretto e l’opera Trionfo di Apollo sul soffitto del Teatro Toniolo. Tra le sue opere spiccano anche le Stazioni della Via Crucis per il Duomo di Treviso, eseguite nella metà degli anni Trenta. Pomi continuò a esporre fino al 1948, per poi ritirarsi dagli anni Cinquanta in una vita intima e appartata, dipingendo scenette della quotidianità di evidente tradizione ottocentesca. Morì a Venezia nel 1976. Galleria Fotografica Fanciulla allo Specchio Susanna (1931), olio su tela Ritratto di Gentiluomo (Cesare Cecchini) Terzo affresco sulla facciata del Cinema Excelsior Secondo affresco sulla facciata del Cinema Excelsior Primo affresco sulla facciata del Cinema Excelsior Sera a Fusina (1924–1928), olio su compensato — Collezione FriulAdria Il Trionfo di Apollo — affresco al Teatro Toniolo Ritratto di Edmondo Matter Affreschi di Pomi in una sala concerti Autoritratto di Alessandro Pomi Alessandro Pomi nel 1930 «Il pittore Alessandro Pomi», articolo della rivista «Pro Familia», 1930 Riferimenti La poetica della luce in Laguna in alcune opere di Alessandro Pomi. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×