Le ville minori di Carpenedo
Le ville minori di Carpenedo
Case, casini e palazzi scomparsi nel racconto del Gallicciolli
Un paese di villeggianti
Secondo il Gallicciolli, finita nel 1516 la guerra con gli Imperiali, Carpenedo «cominciò a fiorire». Molti nobili veneziani lo scelsero per la villeggiatura e vi costruirono case e palazzi, con viali, frutteti, orti e giardini. Nei suoi «Cenni storici», scritti negli anni Quaranta dell'Ottocento, il Gallicciolli passa in rassegna queste abitazioni una per una. Alcune esistono ancora e hanno una loro voce su Discovery Mestre: Villa Grimani-Bragadin, Palazzo Marinoni-Franchin, Villa Malvolti, Palazzo Sanviro Michiel, Villa Zajotti-Revedin, Villa Algarotti-Berchet e Villa Gradenigo. Qui raccogliamo le altre, quasi tutte scomparse.
Casa Grimani, già Gratarol
Stava in via Trezzo, fra il palazzo dei Marinoni e la villa dei Combi, poi Malvolti. Era appartenuta a Pierantonio Gratarol, segretario del Senato, che nel 1777 fuggì da Venezia dopo lo scandalo delle «Droghe d'amore» di Carlo Gozzi. Il Consiglio dei Dieci lo condannò in contumacia e ne confiscò i beni. Il Gallicciolli scrive che le sorelle li ricomprarono all'asta. Secondo Graziella Lugato invece il 10 aprile 1778 li comprò all'incanto don Francesco Bertozzi, per conto dei creditori Roberto Sceriman e Spiridion Ferraculi. Nel 1797, revocato il bando, i creditori dovettero restituirli, e l'8 dicembre un accordo con le sorelle Gratarol lasciò loro solo alcuni campi e una casa a Marghera.
Più tardi la casa passò ai fratelli Grimani, che la ingrandirono con le ali laterali nel 1830; le adiacenze sono del 1833. Nel 1841 il Grimani vi costruì una stalla moderna, che il Gallicciolli indica come modello per tutto il paese.
Il palazzo del Clero Veneto
Fu disfatto nel 1798, e al suo posto sorsero dei casini. La torretta apparteneva al Clero già prima del 1400, comprata dal magistrato alle Acque. Sotto il palazzo passava un grosso scolo, che finiva nel Marzenego a Campocastello. Nella masseria c'era anche una purga di pannilani, dove si lavavano i tessuti di lana.
Il palazzo Celsi e la strada dell'Ospitale
L'ultimo proprietario fu quel Celsi che, secondo il Gallicciolli, per un matrimonio «ignobile» perse la nobiltà veneziana. Il palazzo era recente, elegante fuori e magnifico dentro, con un giardino murato di due campi. Nel 1817, durante l'epidemia di tifo, servì da ospedale per i malati del comune di Mestre, e da allora quella strada si chiamò «dell'Ospitale». Fu demolito nel 1820, «colla dispiacenza di tutti». Della stalla restavano la casa e la bottega del carradore Vedelago.
Il palazzo Giustinian-Lollino in Campocastello
Era un palazzo elegante con un giardino murato di tre campi. Il portone d'ingresso era quello accanto all'oratorio pubblico, che apparteneva anch'esso al palazzo. Nel 1774 vi villeggiava il marchese di Squillace, ambasciatore di Spagna presso la Repubblica. Fu smantellato verso il 1800, e nel 1820 le adiacenze diventarono case.
Il palazzo Maderni
Stava sulla strada per Favaro, ed era degli eredi Spadon. Era di media grandezza e non fu mai finito. Fu distrutto nel 1824; le casette del bottegaio, del Zuin e del Mosco erano parte delle sue adiacenze.
Il casino ai Gobbi in Bissuola
Fu costruito nel 1771 e disfatto nel 1810. Nello stesso anno chiuse l'antichissima osteria dei Tre Gobbi, che diede il nome al luogo.
Il casino Nani a San Giuliano
Il casino di villeggiatura dei Nani fu distrutto verso il 1750. Della scuderia, ancora in piedi ai tempi del Gallicciolli, era stata inquilina la levatrice Busi.
Il casino Pedrinelli, poi Della Bona
Nel 1689 un fulmine distrusse il campanile della chiesa, e il comune decise di rifarlo staccato, sul sagrato. Antonio Pedrinelli, benefattore della chiesa, si oppose, perché il nuovo campanile avrebbe tolto luce e vista al suo casino. Per evitare una lite intervenne il parroco, e si trovò un accordo. Il campanile fu costruito al posto della vecchia scuola della Concezione, cadente, e Pedrinelli la rifece a sue spese poco lontano, a condizione che le facciate della scuola e del campanile restassero in linea con quella della chiesa. Ai tempi del Gallicciolli il casino era della famiglia Della Bona.
Villa Sanvido
Era una villa settecentesca in via San Donà. Quando Luigi Brunello andò a vederla, nella primavera del 1963, ne trovò solo un cumulo di macerie: al suo posto doveva sorgere un palazzo in cemento armato.
Case ancora in piedi nell'Ottocento
Il Gallicciolli ricorda anche la casa Cambiaso, antica, restaurata nel 1809, quando fu costruita la scuderia al posto di una casupola e fu chiusa la fossa che la separava dalla canonica; e il casino Zaghi, costruito nel 1812 dove prima c'era una casa rustica con osteria, seguita da tre casette che furono demolite.
Fra le case più antiche ancora esistenti ai suoi tempi elenca quelle dei Marescalchi, dei Della Bona, dei Caffi, della nobildonna Pasta, del conte Papadopoli, del signor Raine e della signora Gaggio-Gazzato-Lattuada. Tutte le altre, scrive, «sono sorte dopo il 1516».
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Bibliografia
- Gallicciolli, G. A. Cenni storici antichi e moderni sacri e profani sopra la villa e la parrocchia di Carpenedo, a cura di Tiziano Zanato, Centro Studi Storici di Mestre, 1984, pp. 18-26, 65, 128.
- Lugato, Graziella. Benefattori della chiesa di San Lorenzo di Mestre.
- Dal Borgo, Michela. «Gratarol, Pierantonio», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 58, Treccani, 2002.
- Brunello, Luigi. «Le ville venete nel Mestrino», in «Quaderno di studi e notizie» del Centro Studi Storici di Mestre, n. 2, pp. 40-43.