Personaggi mestrini 14 Gennaio 2026

Cesare Ticozzi “Frattini” dalla Valsassina

Cesare Ticozzi imprenditore e politico Dalla Valsassina a protagonista della storia locale La famiglia Ticozzi La famiglia Ticozzi era originaria di Pasturo, in Valsassina, una valle lombarda alle spalle di Lecco. Giovanni Maria (1787–1869), maestro elementare di umili origini, ebbe due figli: Cesare e Teodoro. Il ramo familiare a cui appartenevano era detto dei “Frattini”. Nel 1818, a soli tredici anni, Cesare lasciò Pasturo e raggiunse Venezia, dove trovò lavoro come garzone in un negozio di drogheria. Dopo il servizio militare in Lombardia, nel 1831 si trasferì a Mestre, presso il negozio di Giobatta Panciera. Fu il primo della famiglia a compiere questo passo, che avrebbe cambiato per sempre le sorti dei Ticozzi. Mazziniano convinto, non amava il governo austriaco che dominava sul Veneto, pur venendo nominato Deputato di Mestre assieme a Francesco Linghindal e Antonio Berna. Il titolo gli fu restituito dopo i fatti di Forte Marghera, malgrado la sua contrarietà. Emblematica, in questo senso, la scelta di chiamare suo figlio Napoleone: quasi un affronto agli occupanti. Interrogato sul motivo, Cesare rispose che il nome era stato dato in onore di un cugino che aveva combattuto con l’Imperatore francese. Difficile, però, non leggervi anche quella stessa avversione che lo caratterizzò per tutta la vita. La cioccolateria e la villa Nel 1836, a trent’anni, Cesare avviò la sua fabbrica di cioccolata in Piazza Barche, su un terreno affacciato sul Ramo delle Muneghe del fiume Marzenego, dove oggi sorge il Centro commerciale Le Barche. La struttura, inizialmente a forma di “L”, produceva cioccolata, confetture e altri prodotti dolciari. Di fronte, all’angolo della Calle del Teatro Vecchio, aprì anche il negozio di vendita al dettaglio. Le materie prime arrivavano via acqua: il cacao sbarcava in bastimento alla Punta della Dogana e veniva poi trasportato a Mestre attraverso il Canal Salso, che fino alla metà dell’Ottocento rimase il principale scalo merci della terraferma. Gli affari andarono subito bene. In poco tempo Cesare costruì un patrimonio fatto di case, terreni, alberghi e attività commerciali, commercializzando i suoi prodotti in molte aree del nord Italia. Era un imprenditore moderno, capace di cogliere le opportunità del momento. I diari e i quaderni conservati nell’archivio di famiglia lo mostrano mentre trascrive ricette di marmellate e biscotti con la stessa precisione con cui registra i carichi e gli scarichi del magazzino: una dote manageriale che non era mai disgiunta dall’attenzione ai risultati benefici per la città. La fabbrica assunse la struttura visibile nelle famose cartoline di inizio Novecento nel 1895, quando ad amministrarla vi era Antonio Taboga e la proprietà era passata al figlio Napoleone. Da quel momento in poi sarebbe stata conosciuta come Cioccolateria Taboga. Accanto alla fabbrica, lungo lo stesso Ramo delle Muneghe, Cesare costruì anche la villa di famiglia, in Via Sabbioni, poi rinominata Via Verdi, nelle vicinanze di Villa Querini. La proprietà fu assemblata nel tempo: nel 1832 acquistò all’asta una casa di tale Pescarolo, nel 1847 un edificio attiguo, e nel 1875 un ulteriore lotto sul fiume. Quella strada veniva spesso chiamata Via Ticozzi, a testimonianza del peso che la famiglia aveva nella vita cittadina. Da Deputato di Mestre si batté affinché la nuova Stazione di Mestre venisse costruita lungo il Canal Salso, vicino alla fornace di Giuseppe Da Re, convinto che la ferrovia potesse accelerare l’industrializzazione della città. Nel 1850 fu primo firmatario di una petizione indirizzata all’arciprete Giovanni Renier e al maresciallo Radetzky, chiedendo di non allontanare troppo lo scalo dal cuore economico di Mestre. L’ingegner Luigi Negrelli, incaricato dal Governo Asburgico, fu irremovibile: il tracciato era già definito lungo il Terraglio e la stazione sarebbe stata costruita in aperta campagna, dove si trova ancora oggi. La famiglia Cesare sposò Domenica Olivia Olivi, nipote di Giuseppe, podestà di Treviso e padre di Antonio Olivi, l’eroe della Sortita di Mestre. Ebbero tre figli: Napoleone, Isabella (1846–1876) e Luigia. Isabella si sposò con Giovanni Molin. Alla morte di Cesare, il 9 gennaio 1880, la maggior parte del patrimonio passò a Napoleone: la villa di Via Sabbioni, case a Carbonera di Treviso e a Pasturo, terreni a Scaltenigo di Mirano e altro ancora. Il resto fu diviso in quattro parti: tre quarti a Napoleone, un quarto alla famiglia di Isabella. Un patrimonio cospicuo, che comprendeva fondi agricoli a Zelarino, Trivignano, Scorzè, Dolo e Terzo di Tessera, dove si trovava anche una valle da pesca, oltre a dieci case a Mestre e proprietà a Treviso e Spresiano. Cesare riposa nella cappella di famiglia all’interno della chiesa antica del Cimitero di Mestre, accanto alla moglie e ai suoi discendenti. Napoleone ereditò i beni del padre, ma anche il suo attaccamento a Mestre, che lo portò a diventare Sindaco della città nel Regno d’Italia. Galleria Immagini La famiglia Ticozzi e la loro villa Cesare Ticozzi, ritratto su cartoncino Cesare Ticozzi e moglie Domenica Olivi, con i figli Napoleone, Isabella e Luigia (collezione Famiglia Ticozzi) Napoleone Ticozzi, Emilia Guidini e il figlio Cesare in un ritratto di famiglia La villa Ticozzi in Via Sabbioni Via Sabbioni e Villa Ticozzi sullo sfondo Lettera autografata di Cesare Ticozzi (collezione Ugo Ticozzi) Villa Ticozzi, acquerello su cartone, particolare. A. Chichisiola La cioccolateria Ticozzi in Piazza Barche Stabilimento Taboga, già Ticozzi, nel 1900 La Cioccolateria Taboga, già Ticozzi, all’inizio del ‘900 (collezione A. Bon) Lo stabilimento Taboga dei Ticozzi in Piazza XXVII Ottobre Piazza Barche con la fabbrica di cioccolata Taboga, già Ticozzi, fondata da Cesare Bibliografia Barizza, Sergio; Ticozzi, Paolo. I Ticozzi nella Mestre dell’Ottocento, Editoriali il Programma. Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Dal Moro, Anna Maria; Angelozzi, Daniela. Da Cesare a Napoleone, in «Pianeta UTL. Il giornale di e per tutti noi», n. 6, maggio-giugno 2015, Università del Tempo Libero di Mestre. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×

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Personaggi mestrini 14 Gennaio 2026

Vittorio Felisati

Vittorio Felisati Il pittore mestrino del Novecento Biografia Vittorio Felisati (Mestre, 9 marzo 1912 – Venezia, 21 novembre 2004) è stato un pittore italiano attivo per oltre settant’anni, considerato uno dei principali interpreti del paesaggio veneto e della memoria visiva di Mestre nel Novecento. Era fratello del partigiano Giovanni Felisati, figura importante della Resistenza mestrina. Dopo gli studi presso la Scuola d’Arte di Mestre — frequentata insieme a Luigi Candiani sotto la guida del professor Giuseppe Urbani De Gheltof — Felisati iniziò a entrare nel circuito espositivo locale, ottenendo i primi riconoscimenti con la partecipazione alla collettiva dell’Opera Bevilacqua La Masa, trampolino di lancio per molti artisti veneziani e veneti del periodo. Tra gli anni Trenta e Quaranta avviò un percorso espositivo regolare che lo portò a partecipare a concorsi, premi nazionali e rassegne venete, consolidando progressivamente la sua presenza nel panorama artistico regionale. Col passare dei decenni il suo lavoro divenne un riferimento per la pittura di paesaggio nella terraferma veneziana, sia per l’impianto lirico delle sue vedute sia per il valore documentario delle sue rappresentazioni di Mestre, della campagna e della laguna. La sua carriera espositiva proseguì fino agli anni Duemila con mostre personali, retrospettive e presenze in collezioni ecclesiastiche e civiche: opere sue sono tuttora conservate nella chiesa di Carpenedo, nella chiesa dei Cappuccini, nella Municipalità di Mestre e al Centro Don Vecchi. Dopo la sua scomparsa nel 2004, il suo lavoro è stato più volte oggetto di rassegne celebrative, sia in Italia che all’estero. Attività artistica L’attività artistica di Vittorio Felisati si caratterizza per un’intensa partecipazione a premi e concorsi a partire dal secondo dopoguerra. È documentata la sua presenza: al Premio Riviera del Brenta (1947) al Premio San Donà di Piave (1952) alla Biennale d’Arte Triveneta di Padova (1953) al Premio Città di Pordenone (1954) al Premio Città di Portogruaro (1956, premiato) al concorso di Badia Polesine (1956) al Premio Burano Dal 1958 Felisati partecipò inoltre a dieci edizioni del Premio Mestre, diventando una presenza costante. Nel 1962 ottenne uno dei riconoscimenti più prestigiosi della sua carriera: il Pennello d’Oro del Premio Mestre. Negli anni successivi la sua attività espositiva si intensificò ulteriormente: Premio di pittura Città di Mirano (premiato, 1960) Biennale Triveneta a Padova (1963) concorso di Rosa Pineta (premiato) premi di Castelfranco, Caorle, Thiene Particolare importanza ebbe il Premio biennale Luigi Serena, tra i più significativi della pittura veneta del periodo. Il 1968 fu un anno eccezionale, con un doppio primo premio: 1º Premio al concorso di pittura di Torre di Mosto 1º Premio al concorso di Romano d’Ezzelino Nel 1973 ottenne anche il 1º Premio al Premio Mestre, a conferma della sua centralità nella scena artistica mestrina. Tra le esposizioni più rilevanti si ricordano: mostra antologica alla Galleria Fides Arte (1979), nel ciclo organizzato da Espo-Mestre partecipazione alla mostra Omaggio alla Riviera del Brenta (1980) rassegna dedicata ai paesaggi asolani presso la Galleria Gigli di Mestre (1981) Coppa al Premio “La Cella” di Mestre (1982) Nel 1983 il Comune di Venezia organizzò la grande antologica Per una storia di Mestre, con 35 opere realizzate tra il 1930 e il 1981. Negli anni successivi seguirono numerose mostre personali e collettive a Venezia, Mestre, Jesolo e Noale. Nel 1999 Felisati tornò in una sede istituzionale con la mostra Vedute mestrine a Villa Ceresa, sempre a cura del Comune di Venezia. Rilevante anche il riconoscimento internazionale: nel giugno 2008, a Bruxelles, fu allestita la mostra La Vénétie méconnue / Het miskende Veneto, con trenta opere inedite, patrocinata dall’Istituto Italiano di Cultura e sostenuta dalla Banca Monte Paschi Belgio. Dal 10 dicembre 2008 al 16 gennaio 2009, a Mestre, si tenne la mostra Incontri d’autore: Vittorio Felisati, tra le prime retrospettive postume dedicate al pittore. Visita il sito ufficiale del pittore mestrino. Galleria Immagini Vittorio Felisati, Via San Donà, 1930 Autoritratto di Vittorio Felisati Bibliografia Parte del testo è tratta dalla pagina Wikipedia — Vittorio Felisati. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×

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Personaggi mestrini 14 Gennaio 2026

Luigi Candiani

Luigi Candiani Paesaggista impressionista mestrino Luigi Candiani, noto come Gigi (Mestre, 5 luglio 1903 – Mestre, 14 settembre 1963), è stato un rinomato pittore italiano, celebre per i suoi paesaggi veneti intrisi di atmosfere impressioniste. La sua carriera artistica iniziò presso la scuola d’arte Ticozzi di Mestre, sotto la guida del maestro Giuseppe Urbani De Gheltof. Nel 1926 partecipò alla sua prima mostra d’arte nella città natale. Dal 1929 al 1963 fu presente a tutte le mostre collettive organizzate dall’Opera Bevilacqua La Masa e prese parte a prestigiose rassegne, tra cui quattro edizioni della Quadriennale di Roma e tre edizioni dell’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, ottenendo numerosi riconoscimenti. La sua prima mostra personale, ricorda Gianni Ferruzzi, si tenne a Mestre nel 1957. Nel 1953 si aggiudicò, ex aequo, la terza edizione del Premio Burano con l’opera Riflessi verso sera. I suoi dipinti si concentrano prevalentemente su paesaggi — in particolare della Laguna e del Veneziano, ma anche del Trevigiano, del Padovano e del Vicentino — con evidenti richiami allo stile impressionista. Caratteristica distintiva delle sue opere è l’uso di strutture portanti in rosa e azzurro, che negli ultimi anni della carriera si tinsero di tonalità più grigie. Dopo la sua morte, numerose retrospettive in Italia e all’estero hanno celebrato il suo contributo artistico. A Mestre il suo nome è ricordato attraverso una piazza e il Centro Culturale Candiani, situato nella stessa piazzetta vicino a Piazza Erminio Ferretto. Candiani riposa nel cimitero di Mestre. Nel 2013 il critico d’arte Alain Chivilò ha pubblicato la monografia Tessere di vita, che per la prima volta analizza in profondità la vita e l’opera di Candiani, evidenziando gli elementi distintivi della sua pittura lirica e delicata. Nel 2016 Chivilò ha curato una seconda monografia, Gigi Candiani. Atmosfere Rarefatte (192 pagine), con documenti, foto inedite e un’ampia selezione di disegni e oli. Galleria Immagini Luigi Candiani (1903–1963) — Marina con Barche a Vela Il Centro Culturale Candiani in Piazzetta Candiani, vicino a Piazza Erminio Ferretto Piazzale Candiani Bibliografia Parte del testo è tratta dalla voce Luigi Candiani su Wikipedia. Chivilò, Alain. Tessere di vita, 2013. Chivilò, Alain. Gigi Candiani. Atmosfere Rarefatte, 2016. Ferruzzi, Gianni. Il cimitero di Mestre a duecento anni dalla fondazione, Centro Studi Storici di Mestre, 2014. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×

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Antonio Lazzari

Antonio Lazzari Maestro mestrino dell’acquatinta Antonio Lazzari (Mestre, 19 settembre 1798 – Venezia, 10 novembre 1834) è stato un disegnatore e incisore italiano, considerato, nonostante la sua giovane età, un maestro nella tecnica dell’acquatinta, con la quale realizzò la gran parte delle sue opere artistiche. Instradato agli studi di architettura e ingegneria a Venezia, dopo la morte prematura del padre dovette provvedere ben presto a se stesso. I suoi maestri d’arte furono Mazzani nell’ornato, Selva nell’architettura civile, Davide Rossi nella tecnica prospettica, Matteini negli elementi di figura e Cipriani nell’arte dell’intaglio. A 27 anni si dedicò esclusivamente alle incisioni all’acquatinta, raggiungendo, praticamente da autodidatta, livelli di perfezione molto apprezzati già all’epoca, sebbene il lavoro intenso aggravasse la malattia che lo portò alla morte a soli 36 anni. Si distinse nelle vedute di Venezia e di altre località del Veneto. Le sue realizzazioni sono per lo più contenute in pubblicazioni per le quali curava la parte grafica, tra cui si ricordano: Le fabbriche più cospicue di Venezia misurate, illustrate, ed intagliate dai membri della veneta reale accademia di belle arti, Venezia, Alvisopoli, 1815–1820. Il monumento a Canova eretto in Venezia, Venezia, Alvisopoli, 1827. Vedute prospettiche degli interni de’ migliori tempj e delle situazioni più pittoresche della città di Venezia disegnate da Andrea Tosini ed incise all’acqua tinta da Antonio Lazzari, Venezia, 1829. De Feller, Francesco Saverio. Dizionario storico ossia Storia compendiata degli uomini memorabili per ingegno, dottrina, virtù, errori, delitti, dal principio del mondo fino ai nostri giorni. Prima traduzione italiana sulla settima edizione francese, con notabili correzioni ed aggiunte, Venezia, Girolamo Tasso. La R. Basilica di S. Marco: esposta in sei tavole disegnate ed eseguite all’acquatinta da Antonio Lazzari, compendiosamente descritta nelle due lingue italiana e francese da Giuseppe Piazza, Venezia, Deposito dell’opera di S. Felice, 1833. Basilica di San Marco vista dalla porta maggiore. Acquatinta Ant. Lazzari Dis. e Inc., 1833, Venezia, S. Felice n. 3834. Itinerario interno e delle isole della città di Venezia: inciso e descritto in 4 parti, Venezia, Alvisopoli, 1836. Le sue opere oggi Molte delle sue acquatinte nascono dalla collaborazione con il disegnatore Andrea Tosini (1783–1852): Tosini disegnava le vedute, Lazzari le incideva. Le loro stampe sono oggi conservate in importanti collezioni pubbliche. L’Istituto Centrale per la Grafica di Roma custodisce le tavole delle Vedute prospettiche, come l’esterno della chiesa della Salute, mentre la National Gallery of Art di Washington possiede tredici sue incisioni del 1831 dedicate a Venezia, tra cui il Ponte della Paglia e le Prigioni, la Regata in volta del Canal Grande, il Molo e la Riva degli Schiavoni, l’Arsenale, la gita del Bucintoro al Lido, le feste dell’ultimo giovedì di Carnevale, la Dogana da Mar e la Salute, la Piazza San Marco, il Ponte di Rialto e la Torre dell’Orologio. Ad Antonio Lazzari è dedicata la via che porta da Piazza XXVII Ottobre a Via Cristoforo Colombo. Galleria Immagini Veduta della Zecca e del Giardino Imperiale Collezione dei più pregevoli Monumenti sepolcrali della città di Venezia e sue isole Aurora legalis Via Lazzari, dedicata ad Antonio Lazzari Bibliografia Parte del testo è tratta dalla voce Antonio Lazzari (incisore) su Wikipedia. Moschini, Giannantonio. Dell’incisione in Venezia, Venezia, 1924. Schiavon, Erica. «Appunti su Antonio Lazzari incisore», in Venezia Arti, 2005/2006. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×

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Giovanni Cecchini: dal Tram alla difesa della città di Mestre​

Giovanni Cecchini Costruttore, uomo del tram e difensore di Mestre Da Villabruna a Parigi, fino a Mestre Giovanni Cecchini nacque nel 1858 in una famiglia di costruttori originaria di Villabruna, nel comune di Feltre. Con i fratelli Cesare e Luigi lavorò a lungo in Francia, dove nel 1883 costituirono a Parigi l’impresa di costruzioni «Maurer & Cecchini Fr.»; nel 1886 i tre fratelli tornarono in Italia e proseguirono l’attività a Venezia e a Mestre. Giovanni fu socio e poi successore di Cesare nelle sue attività mestrine. Nel 1896 si unì in matrimonio con Italia Morosini (1868-1947), discendente di un’antica famiglia del patriziato veneziano con forti radici anche a Mestre. I due ebbero una figlia, Adele Cecchini (1896-1996). Consigliere a Chirignago e a Mestre La sua attività politica iniziò nel 1900, quando fu eletto consigliere comunale dell’allora città di Chirignago, e proseguì a Mestre dal 1910 al 1914. La sua attività imprenditoriale si svolse però prevalentemente nel comune di Mestre. Appassionato d’arte, collaborò con altri imprenditori mestrini (Luigi Pallotti, Luigi Traldi, Costante Zennaro, Arcangelo Vivit e Domenico Toniolo) per promuovere la realizzazione di un teatro nell’area di fronte a Villa Erizzo-Bianchini all’inizio del Novecento. Quest’area, l’ex Foro Boario da poco liberata dal mercato, era destinata a diventare la nuova piazza cittadina secondo il sogno del Conte De Rosa, ma il progetto fu bocciato dal Comune, che preferì assegnare quel ruolo a Piazza Umberto I. Contro il distacco dei Bottenighi e l’annessione Giovanni, insieme ad altri imprenditori mestrini, fece parte di vari comitati che si opposero sia alla sottrazione dei Bottenighi da parte di Venezia per la realizzazione di Porto Marghera, sia all’annessione di Mestre a Venezia attraverso il comitato Pro Mestre. Cecchini possedeva vari terreni nell’area dei Bottenighi e, insieme al sindaco Carlo Allegri, chiedeva che il progetto industriale del Conte Volpi di Misurata fosse cogestito tra i comuni di Mestre e Venezia. La loro opposizione fu decisa: nel 1915, in un consiglio comunale, Allegri ribadì l’impossibilità per Venezia di imporre tale progetto a Mestre. Tuttavia, la battaglia si concluse quando il Conte Volpi di Misurata, divenuto Ministro, ottenne l’annessione di Mestre a Venezia, creando la cosiddetta Grande Venezia. Il tram e i cavalcaferrovia Nell’ambito imprenditoriale Giovanni si dedicò particolarmente alla realizzazione della Rete tranviaria di Mestre. Fu vicepresidente della Società Tranvie Mestre e, insieme al fratello Cesare, si occupò in particolare degli attraversamenti ferroviari delle nuove linee extraurbane. Per la Mestre-Treviso, inaugurata il 20 febbraio 1909, il tram scavalcava la ferrovia per Treviso con un cavalcavia alla Favorita, mentre ai Quattro Cantoni la ferrovia per Trieste era attraversata a raso: un addetto abbassava con un bastone il pantografo dei tram. Per la Mestre-Mirano, aperta il 1º luglio 1912, furono costruiti lungo via Miranese i cavalcaferrovia della Giustizia e della Valsugana. Nel 1933 Giovanni era ancora consigliere della Società Tranvie Mestre. Dal Teatro Balbi alla Galleria Teatro Vecchio I suoi interessi per Mestre lo portarono a ricoprire incarichi nel Consorzio Dese, nel nuovo acquedotto mestrino e nella Banca di Credito di Mestre. Nel 1920 acquistò dal Barone di Treves Dei Bonfili l’area che un tempo ospitava l’antico Teatro Balbi, edificandovi un nuovo edificio successivamente denominato Galleria Teatro Vecchio. Questo edificio, tutt’oggi sede di varie attività e di proprietà dei suoi eredi, è stato recentemente restaurato su progetto dell’architetto Giovanni Faoro Morosini, pronipote di Giovanni, per preservarne il fascino originale. La Galleria Teatro Vecchio rappresenta anche una via di collegamento tra Piazza Barche e Via Mestrina. Giovanni Cecchini era inoltre proprietario di Palazzo Balbi in Piazza Maggiore, sullo stesso lato di Palazzo Da Re, acquistato anni prima dal fratello Cesare. La morte e il funerale (1933) Giovanni morì di angina pectoris venerdì 29 dicembre 1933, all’età di 75 anni, nella sua casa di via Miranese 55. Il funerale si svolse domenica 31 dicembre. Alle 16.30 la salma lasciò la camera ardente allestita in casa e il corteo, scortato dai tramvieri in divisa, raggiunse il Duomo di San Lorenzo, dove mons. Manzoni impartì l’estrema benedizione. I cordoni erano retti da Luigi Decio, presidente della Società Tramvie di Mestre, dal professor Carlo Combi in rappresentanza del podestà, dall’ingegner Stevanato per la famiglia, da Attilio D’Ambrosio per gli amici, da Italo Bobbo per gli uffici comunali della terraferma e dal geometra Bruto Baso. Dietro la salma camminavano il genero, il capitano Francesco Pieropan, e i nipoti venuti da Villabruna, Feltre e Venezia. Fra i molti presenti c’erano Aurelio Cavalieri, vicepresidente della Società Tramvie, l’ingegner Ferdinando Biffis, direttore della società, il professor Urbani De Gheltof, Sante Zerbo, Pietro Ferronato anche per Domenico Toniolo e una rappresentanza dell’Ospedale Umberto I. Seguivano il personale delle Tramvie e una lunga colonna di fittavoli delle proprietà Cecchini. Per via Palazzo, via Torre Belfredo e via Spalti il corteo arrivò al cimitero, dove la salma fu tumulata nella tomba di famiglia. Galleria Immagini Foto di Giovanni Cecchini Ritratto di Giovanni Cecchini Panoramica di Galleria Teatro Vecchio Palazzo Da Re, dimora di Cesare Cecchini dal 1902, con i tram in Piazza Umberto I (Collezione Alessandro Bon) Ca’ Balbi, dimora di Giovanni Cecchini in Piazza Maggiore Villa Cecchini Morosini oggi Fonti e archivi L’archivio storico Cecchini, conservato dall’architetto Giovanni Faoro Morosini, si estende dal 1883 al 1996 e comprende la documentazione della Maurer & Cecchini Fr., della Società Tramvie di Mestre, della Concordia e di altre imprese collegate. Sergio Barizza, Storia di Mestre, Il Poligrafo, Padova 1994, p. 255. Wikipedia, voce Cecchini (famiglia). Wikipedia, voce Rete tranviaria di Mestre (1891-1938). Necrologio di Giovanni Cecchini, in Gazzetta di Venezia, 31 dicembre 1933, p. V. Cronaca dei funerali di Giovanni Cecchini, «Cronaca di Mestre», in Gazzetta di Venezia, 1° gennaio 1934, p. VII. 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Giovanni Felisati

Giovanni Felisati Il partigiano mestrino fucilato a Ca’ Giustinian Operaio e partigiano Giovanni Felisati nacque a Mestre il 24 giugno 1909, figlio di Ermete Felisati e di Luisa Beltrami. Suo fratello era il pittore Vittorio Felisati. Operaio della fabbrica Montevecchio di Marghera, detto «il moro», era comunista e partecipò alla Resistenza. L’8 gennaio 1944 fu arrestato e rinchiuso nel carcere veneziano di Santa Maria Maggiore. I tredici martiri di Ca’ Giustinian La mattina del 26 luglio 1944 due partigiani di un Gap veneziano, comandato da Aldo Varisco, fecero esplodere una carica a Ca’ Giustinian, sul Canal Grande: il palazzo era la sede del Comando provinciale della Guardia Nazionale Repubblicana, dell’Ufficio politico investigativo e di uffici tedeschi, ed era un luogo di tortura. La risposta fascista fu immediata. Nella notte del 27 luglio il capo della Provincia Pietro Cosmin convocò un Tribunale straordinario di guerra, che condannò a morte tredici detenuti politici del carcere di Santa Maria Maggiore, in gran parte del Sandonatese. Tra loro c’era Giovanni Felisati. Alle cinque del mattino del 28 luglio 1944 i tredici furono portati sulle macerie di Ca’ Giustinian, incatenati a gruppi di due o tre e fucilati da ufficiali e militi della GNR. I corpi rimasero esposti sul luogo dell’esecuzione. Con lui morirono Attilio Basso, Stefano Bertazzolo, Francesco Biancotto, Ernesto D’Andrea, Angelo Gressani, Enzo Gusso, Gustavo Levorin, Violante Momesso, Venceslao Nardean, Amedeo Peruch, Giovanni Tamai e Giovanni Tronco. Il plotone di esecuzione agì al comando del colonnello della GNR Salvatore Morelli. Nel dopoguerra la Corte d’Assise straordinaria di Venezia processò i responsabili. Il 4 giugno 1945 condannò a morte il capitano della GNR Waifro Zani ed Ernani Cafiero, fucilati all’alba del 12 luglio 1945 in un forte del Lido. Il 17 aprile 1947 condannò a morte anche Morelli e all’ergastolo otto tra i giudici del Tribunale straordinario e i militi del plotone, mentre due imputati furono assolti. Negli anni successivi, tra ricorsi in Cassazione, nuovi processi e amnistie, quelle pene furono ridotte o cancellate: la condanna di Morelli fu commutata nell’ergastolo e nel 1959 i suoi reati furono dichiarati estinti per amnistia. La memoria Nell’autunno del 1944 fu intitolato a Giovanni Felisati il battaglione Garibaldi «Felisati», che operava nella zona orientale del Mestrino con Augusto Pettenò comandante e Erminio Ferretto commissario politico. A Mestre gli è dedicata una via, parallela a via Piave. Sul luogo dell’eccidio, a Venezia, una targa ricorda i tredici martiri, e ogni anno a fine luglio vi si tiene una cerimonia; ai Tredici Martiri sono intitolate una calle a Venezia, una via a San Donà di Piave e la piazza municipale di Ceggia. A Ceggia, dal 2004, tredici cippi nella piazza municipale ricordano i fucilati, e a San Donà di Piave ogni 28 luglio una manifestazione pubblica si conclude al cimitero, davanti alla tomba delle vittime sandonatesi. Galleria Immagini Giovanni Felisati A Giovanni Felisati è dedicata una via parallela a Via Piave Bibliografia Voce Giovanni Felisati su Wikipedia. Marco Borghi, Episodio di Calle del Ridotto-Ca’ Giustinian, Venezia, 27-28.07.1944, Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia, Iveser. Giuseppe Gaddi, I 13 Martiri di Ca’ Giustinian, Edizioni de «La Voce del popolo», Venezia 1945. Giulio Bobbo, Venezia in tempo di guerra, 1943-1945, Il Poligrafo, Padova 2005. Voce Resistenza a Mestre su Wikipedia. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×

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Edmondo Matter

Edmondo Matter Eroe della Prima Guerra Mondiale Edmondo Matter (Mestre, 22 agosto 1886 – Opacchiasella, 16 settembre 1916) fu un militare italiano. Capitano di complemento del Regio Esercito, prese parte alla Prima Guerra Mondiale dove trovò la morte nel corso della settima battaglia dell’Isonzo. Fu decorato con la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Nacque a Mestre il 22 agosto 1886 da una famiglia di origini alsaziane, stabilitasi ai bordi della laguna intorno al 1870, che risiedeva nella villa Marini Missana, presso Carpenedo di Mestre. Allo stesso cognome e alla stessa origine alsaziana rimanda Federico Matter, che nel 1883 aprì sulla riva destra del Canal Salso una fabbrica di oli lubrificanti: secondo Sergio Barizza fu la prima grande industria a insediarsi sulle rive del canale, l’inizio della prima zona industriale di Mestre; Davide Ros aggiunge che produceva soprattutto per il mercato estero. Secondo Gianni Ferruzzi Federico era il padre di Edmondo e del fratello Camillo (1888-1975), che ebbe un’attività di lubrificanti con deposito sul Canal Salso e dopo la Liberazione fu prefetto della provincia (vedi La fine del Comune di Mestre). Nel 1903 si diplomò all’Istituto Tecnico «Riccati» di Treviso e nel 1906 si laureò in Scienze commerciali alla Regia Scuola Superiore di Commercio di Venezia, l’odierna Università Ca’ Foscari, sposando nello stesso anno Anna Maria Marini Missana. Mentre lavorava nell’azienda di famiglia si dedicò alla pittura, frequentando per un periodo l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove conobbe Alessandro Pomi, e l’Accademia di Monaco di Baviera. Nell’aprile 1915, poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia, fu richiamato alle armi e assegnato come sottotenente di complemento al 55° Reggimento fanteria della Brigata «Marche», schierato sul fronte ampezzano. Il 28 maggio 1915, a capo di una pattuglia di diciotto uomini della 9ª compagnia del 3° battaglione, scese dal Passo Tre Croci e riuscì a occupare Cortina, allora sotto la dominazione dell’Impero austro-ungarico, senza che nessuno dei suoi uomini rimanesse ferito. La cittadina fu poi saldamente conquistata il giorno successivo da altre truppe italiane. Il 17 luglio successivo, nel corso della sanguinosa battaglia di Monte Piana, presso la Piramide Carducci, dimostrò il proprio eroismo continuando a combattere e a spronare i commilitoni nonostante fosse stato ferito a un piede. Il 5 agosto 1915, nei combattimenti alle Tre Cime di Lavaredo, fu ferito di nuovo, questa volta alla testa. Promosso capitano sul campo, partecipò alle operazioni in Albania e sul fronte dell’Isonzo. Trovò la morte il 16 settembre 1916, al comando della 9ª compagnia, durante la conquista di Opacchiasella nel corso della settima battaglia. Benché gravemente ferito, continuò ad avanzare e a incitare i suoi soldati. Ricoverato in un ospedale da campo, si spense poco dopo. I suoi meriti di guerra gli valsero la concessione della Medaglia d’oro al valor militare, massima onorificenza italiana. La motivazione della medaglia d’oro, conferita con decreto del 22 ottobre 1916, ricorda che «durante tutta la campagna compì numerose ed ardite imprese» e che, all’assalto di Opacchiasella, «precedeva la propria compagnia, trascinandola all’assalto delle trincee avversarie» e, benché ferito gravemente, continuò a «incitare i dipendenti e impartire ordini», offrendo un «fulgido esempio di virtù militari». La medaglia fu consegnata alla famiglia il 27 ottobre 1916, anniversario della Sortita. Dopo la cerimonia al Teatro Toniolo, il corteo delle autorità raggiunse la casa dei Matter, «all’estremo angolo della piazza, davanti a un cancello dal quale ride l’ultimo verde dell’autunno». Il ministro Scialoja consegnò la medaglia al padre, che uscì dal piccolo giardino sorretto dall’altro figlio, sottotenente di fanteria; poi il sindaco Allegri fece cadere il velario della lapide che il Consiglio comunale aveva dedicato al capitano, murata sulla facciata della casa. Nel 1940 la lapide si trovava ancora nella piazza della Cassa di Risparmio, oggi piazzetta Matter. Non sappiamo quando fu spostata sotto i portici del Municipio, in via Palazzo, dove si trova oggi. Il suo nome compare nella lapide dei caduti sotto i portici della Torre e nell’Albo d’onore dei caduti di Ca’ Foscari. A lui sono intitolati la centralissima piazzetta di fronte alla Torre di Mestre, già Piazza delle Erbe, una scuola elementare a Martellago e una via a Casale sul Sile. Già fra le due guerre portava il suo nome la caserma delle Grazie, sede del distretto militare. Più tardi era intitolata a Edmondo Matter la caserma militare nel centro di Mestre, attiva fino al 18 maggio 1999 e sede del Comando e della Compagnia Comando e Servizi del Reggimento lagunari «Serenissima» (in seguito trasferita presso la caserma di Carpenedo in Via Terraglio). Il suo nome è fra quelli che Gianni Ferruzzi ricorda nella guida al cimitero di Mestre. Nel 2008 l’ex Caserma Matter fu acquistata dalla Fondazione di Venezia per la realizzazione del polo culturale del Museo M9. Galleria Immagini La Torre negli anni Dieci del Novecento e la casa dei Matter in piazza delle Erbe, oggi piazzetta Matter La prima Caserma Matter in Via Poerio Foto di Edmondo Matter Ritratto di Edmondo Matter (A. Pomi) A Edmondo Matter è dedicata la piazzetta di fronte alla Torre di Mestre, già Piazza delle Erbe La lapide di Edmondo Matter sotto i portici del Municipio, in via Palazzo Bibliografia Scheda biografica di Edmondo Matter, Università Ca’ Foscari Venezia, progetto sui caduti cafoscarini. Raffaelli, Edmondo. Quei fanti bianco azzurri, 2008. Barizza, Sergio. «Mestre, la città del Novecento», in Storia di Venezia. Il Novecento, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2002. Ros, Davide. Lo sviluppo urbanistico di Mestre, tesi di laurea magistrale, Università Ca’ Foscari Venezia, relatore A. Gallo, a.a. 2014/2015, p. 61. Matter Edmondo, Fronte Dolomitico. Le Medaglie d’Oro della Grande Guerra: Capitano Edmondo Matter, Italiani in guerra. Parte del testo è tratta dalla voce Edmondo Matter su Wikipedia. Ferruzzi, Gianni. Il cimitero di Mestre a duecento anni dalla fondazione, Centro Studi Storici di Mestre, 2014. «La consegna della medaglia d’oro alla famiglia del capitano Matter», in Gazzetta di Venezia, 28 ottobre 1916. «La celebrazione a Mestre», in Gazzetta di Venezia, 5 novembre 1940. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! 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Personaggi mestrini 14 Gennaio 2026

Cesare Cecchini un benefattore di Mestre

Cesare Cecchini Imprenditore e benefattore mestrino La famiglia Cecchini La famiglia Cecchini è una famiglia di imprenditori e costruttori originari di Villabruna, località del comune di Feltre. A Mestre è legata a una serie di importanti interventi di ammodernamento del territorio e a iniziative a favore della popolazione. Tra le opere che realizzarono o a cui contribuirono vi sono: la scuola De Amicis in centro a Mestre, la Società del Tram di Mestre, l’Ospedale Umberto I, il cavalcaferrovia della Giustizia, il cavalcaferrovia dei Quattro Cantoni e quello in località Favorita, la Galleria Teatro Vecchio, Villa Cecchini-Morosini e il Parco Piraghetto. Operarono anche nell’allora comune di Chirignago e in varie aree d’Italia. Cesare Cecchini Cesare Cecchini nacque da Giovanni Battista Cecchini il 20 luglio 1852. Ebbe due fratelli: Luigi e Giovanni Cecchini. La famiglia si trasferì in Francia, dove avviò una fruttuosa attività nel settore edile con la società Maurer & Cecchini Fr., impresa di costruzioni operante sia nel settore pubblico che in quello privato, con sede a Parigi. Dopo l’esperienza francese, Cesare si trasferì a Mestre nel 1886. Nel comune di Mestre, istituito nel 1866, Cesare collaborò strettamente con il sindaco Conte Jacopo Rossi, partecipando a numerosi progetti per ammodernare il paese. Nel 1897 fece parte della commissione presieduta dal primo cittadino per valutare il progetto di trasformazione di Villa Giustinian in una scuola. Nello stesso anno fu tra i firmatari del progetto di interramento degli ultimi 200 metri del Canal Salso verso Piazza Barche, che era diventato un acquitrino maleodorante. Il progetto fu affidato all’ingegnere mestrino Eugenio Mogno. Approvato dal Comune nel 1902, fu però respinto dal Genio Civile: la testata del canale fu interrata solo nel 1932-1933: secondo la Gazzetta di Venezia la banchina del porto delle Barche fu spostata di circa trecento metri verso la laguna. Il 17 marzo 1901 fu tra i fondatori del Sindacato Agricolo di Mestre, di cui divenne vicepresidente, con Piero Berna presidente e Napoleone Ticozzi tra i consiglieri. Amava Piazza Umberto I e, quando la famiglia Da Re fallì, decise di rilevare Palazzo Da Re come residenza. Cecchini fu eletto sindaco del Comune di Chirignago dal 1907 al 1914, anno della sua morte, intraprendendo numerose iniziative, tra cui la costruzione di due complessi scolastici a Catene e Asseggiano e il progetto di allacciare la rete idrica di Chirignago all’acquedotto di Mestre. Cecchini imprenditore Cesare e Giovanni Cecchini furono tra gli imprenditori che nel 1891 parteciparono alla realizzazione della Società per la Tramvia, con carrozze inizialmente trainate da cavalli. In quel periodo Cesare propose un progetto per un ponte metallico da Punta San Giuliano a Cannaregio, in località San Giobbe. Nel 1903 la società tranviaria fu la prima a passare dalle carrozze a cavalli a quelle elettriche. Nel 1905 prese il nome di Società Anonima Tramvie Mestre (STM). Il percorso del tram si ampliò progressivamente. Il primo tratto partiva da Piazza Barche e raggiungeva Punta San Giuliano — occasione in cui fu realizzata per la prima volta la strada che sarebbe diventata Via Forte Marghera. Successivamente furono aggiunte linee verso Treviso, attraverso il Terraglio, e verso Mirano, con cavalcavia necessari per superare la ferrovia e altri ostacoli sul tracciato. I fratelli Cesare e Giovanni furono tra i notabili mestrini che collegarono Mestre a Treviso attraverso il Terraglio, realizzando un attraversamento ai Quattro Cantoni e un cavalcavia alla Favorita. Per raggiungere Treviso fu necessario anche un cavalcaferrovia per attraversare i binari della stazione trevisana. Cesare partecipò economicamente anche alla realizzazione del cavalcaferrovia della Giustizia, che collegava Mestre a Mirano, iniziato nel 1910 e terminato nel 1912. Nel 1912, insieme ad altri tre consiglieri (Cavalieri, D’Ambrosio e Pugnalin–Valsecchi), anticipò la cifra di 80.000 lire per la realizzazione di Via Circonvallazione. La donazione Cecchini Nel 1906 i fratelli Cecchini furono tra i principali finanziatori del nuovo Ospedale Umberto I, realizzato nell’area dell’abbazia di San Giacomo, o dell’ex Castelvecchio. Per la costruzione e l’ampliamento dell’ospedale furono necessarie 2.500.000 lire al 1936, di cui Cesare contribuì con 100.000 lire. Prima di morire, Cesare redasse un testamento in cui lasciò un legato di 100.000 lire per garantire l’assistenza ospedaliera agli anziani bisognosi durante il periodo invernale, dal 15 novembre al 30 marzo. In memoria di questa donazione, il Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale Umberto I gli intitolò uno dei padiglioni del complesso ospedaliero con Regio Decreto del 31 ottobre 1919. Il Padiglione Cecchini si affacciava su Via Castelvecchio, che all’epoca arrivava a Galleria Vittorio Emanuele (oggi Matteotti) e fu poi divisa in Via Antonio da Mestre, Via Ospedale e Via Castelvecchio. Onorificenze Cesare Cecchini ricevette la nomina a Cavaliere della Corona d’Italia il 4 giugno 1912 e fu insignito della Medaglia al Valore Civile l’8 novembre 1912 per un atto di eroismo compiuto nei pressi del cavalcaferrovia della Giustizia: salvò un’anziana signora che rischiava di essere travolta dal tram. Cavaliere della Corona d’Italia — 4 giugno 1912. Medaglia al Valore Civile — 8 novembre 1912. Galleria Fotografica Foto del Cav. Cesare Cecchini Locandina del passaggio dal tram a cavalli al tram elettrico Il cavalcaferrovia che permise di attraversare la ferrovia di Treviso L’inaugurazione della Loggia del Padiglione Cecchini nel 1933 Particolare di Ritratto di Gentiluomo (Cesare Cecchini) di Alessandro Pomi Bibliografia Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Stevanato, Roberto; Ferruzzi, Gianni. Relazione del Centro Studi Storici di Mestre. Voce Cesare Cecchini su Wikipedia. Cronaca di Mestre (la banchina spostata verso la laguna), in Gazzetta di Venezia, 2 aprile 1933. Archivio L’archivio storico Cecchini si estende dal 1883 al 1996 e comprende la documentazione della Maurer & Cecchini Fr., della Concordia e di altre imprese collegate e controllate. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! 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Personaggi mestrini 14 Gennaio 2026

Erminio Ferretto

Erminio Ferretto Un partigiano simbolo di Mestre Erminio Ferretto: un eroe partigiano Erminio Ferretto nacque il 12 dicembre 1915 a Carpenedo, allora comune autonomo e oggi quartiere di Mestre, e morì a Bonisiolo di Mogliano Veneto nella notte tra il 5 e il 6 febbraio 1945. Il padre era un commerciante con alcuni immobili a Carpenedo; Erminio era il terzo di cinque figli; la madre morì quando lui era ancora bambino, e i fratelli crebbero affidati alla sorella maggiore Flora. Ancora ragazzo andò a lavorare come commesso nella bottega dei fratelli Coin a Mestre. Dalla Francia alla Spagna A quindici anni, piuttosto che vivere sotto il fascismo, emigrò in Francia, dove si mantenne facendo il pittore edile. Nel luglio 1937 passò clandestinamente in Spagna per difendere la Repubblica contro Francisco Franco e si arruolò nelle Brigate internazionali: con la XII Brigata combatté in Aragona, sull’Ebro e in Estremadura. Fu un’esperienza condivisa con circa quattromila italiani: lì imparò le tecniche della guerriglia, strinse amicizia con il mestrino Augusto Pettenò e aderì al Partito Comunista Italiano. Caduta la Repubblica spagnola nel 1939, riparò in Francia. Con il governo di Vichy fu arrestato e internato nel campo di Gurs, ai piedi dei Pirenei, e poi consegnato alla polizia italiana. Processato, dal giugno 1941 fu confinato a Ventotene, dove si trovavano centinaia di antifascisti, tra cui Umberto Terracini, Luigi Longo, Sandro Pertini e Altiero Spinelli. Fu liberato nell’agosto 1943, dopo la caduta del fascismo. «El Venezian» Tornato a Mestre, dopo l’armistizio dell’8 settembre organizzò con altri compagni gruppi di opposizione nelle fabbriche di Porto Marghera: recupero di armi ed esplosivi, sabotaggi della produzione bellica, scioperi. Lavorò anche per riorganizzare il Partito comunista in città. Il 2 febbraio 1944 fu arrestato, torturato e interrogato; non rivelò nulla e dopo qualche giorno fu rilasciato. Mestre era diventata troppo pericolosa. Ai primi di marzo 1944, con Augusto Pettenò, Diomiro Munaretto «Danton» e il cugino Ruggiero Ferretto, raggiunse la zona del Vajont e della Val Cellina. Qui si unì alla formazione «Tino Frediani», poi confluita nella Divisione Garibaldi «Nino Nannetti», e contribuì alla nascita delle prime bande tra il Bellunese e l’alto Trevigiano, da cui nacquero le brigate «Mazzini» e «Tollot», attive tra Valdobbiadene e Vittorio Veneto. Per tutti divenne «El Venezian». Con Pettenò fondò il battaglione «Mestre», formato da giovani mestrini e trevigiani, all’interno della brigata «Tollot», e ne assunse il comando. I grandi rastrellamenti del settembre 1944 costrinsero le formazioni di montagna a ripiegare. Ferretto scese in pianura e, con Pettenò, diede vita al battaglione Garibaldi «Giovanni Felisati»: Pettenò ne era il comandante, Ferretto il commissario politico. Il battaglione era intitolato all’operaio mestrino ucciso nella rappresaglia fascista di Ca’ Giustinian a Venezia il 28 luglio 1944. Dall’autunno la «Felisati» operò nella zona orientale del Mestrino e nei comuni di Mogliano, Marcon e Quarto d’Altino con sabotaggi, attentati e scontri, spesso insieme ai nuclei dei GAP, i Gruppi di azione patriottica, sostenuta dalle famiglie contadine che nascondevano i partigiani e davano loro da mangiare, come i Florian di Dese e i Pavan di Bonisiolo. La notte di Bonisiolo All’inizio di febbraio 1945 il gruppo di comando era ospite della casa colonica del mezzadro Ferdinando Pavan a Bonisiolo. Il 5 febbraio tre staffette di ritorno da Combai furono fermate dai fascisti a Casale sul Sile; solo la donna riuscì a fuggire e ad avvisare Ferretto. «El Venezian» fece spostare due squadre in altri rifugi e rimase a Bonisiolo con il comando: il cugino Martino Ferretto, Ettore Mestriner, Giuseppe Bresolin e Giuseppe Battaglia. Nella notte arrivarono le brigate nere, guidate da una delle staffette arrestate. Battaglia, ferito, riuscì a fuggire dal tetto del fienile; Mestriner e Bresolin si salvarono nascosti al piano di sopra. Erminio e Martino si gettarono nella mangiatoia, sotto il fieno. I fascisti frugarono con i forconi: Martino, colpito a una gamba, riuscì a non gridare; Erminio, ferito, si tradì con un grido. Fatto uscire allo scoperto, fu ucciso con una raffica di mitra verso le due del mattino del 6 febbraio. Aveva ventinove anni. La Brigata Ferretto e la liberazione di Mestre Dopo la sua morte il battaglione si riorganizzò: dall’unione di tre battaglioni nacque la 31ª Brigata Garibaldi «Erminio Ferretto», comandata dal cugino Martino Ferretto, con Umberto De Bei commissario politico. La brigata continuò i sabotaggi e gli attacchi alle caserme delle brigate nere e della Guardia nazionale repubblicana, con la complicità della popolazione. Tra le sue staffette c’era Elisa Campion, nata a Carbonera, che partecipò anche alla liberazione di Vincenzo Fonti, condannato a morte e rinchiuso nella caserma della GNR di Treviso. Insieme alla Brigata «Battisti» di Giovanni Battois e con il sostegno del CLN, la «Ferretto» condusse le operazioni finali per la liberazione di Mestre. Dal mattino del 28 aprile 1945 i partigiani affrontarono i tedeschi in ritirata a Campalto, sulla via Triestina, alla stazione ferroviaria e sul Terraglio; il 29 aprile arrivarono gli Alleati. La memoria Il 29 aprile 1945, all’indomani della Liberazione, il Comitato di Liberazione Nazionale di Mestre intitolò a lui la piazza principale della città. Nell’Ottocento era Piazza Maggiore; era poi diventata Piazza Umberto I e infine, durante la Repubblica Sociale, Piazza Ettore Muti, dal nome del gerarca fascista. Oggi è Piazza Ferretto. Ai primi di maggio da quella piazza partirono i funerali pubblici di molti partigiani mestrini caduti; quelli di Erminio Ferretto si tennero il 4 maggio 1945, e oggi riposa nel cimitero di Mestre. A Mogliano Veneto gli è intitolata una via, dove sorge un cippo in sua memoria. Ogni anno, il 6 febbraio, i Comuni di Venezia, Mogliano Veneto e Marcon lo ricordano con una cerimonia davanti al cippo. Della Resistenza mestrina racconta anche la storia di Hermann Krull jr. Galleria Fotografica Il cippo in memoria di Erminio Ferretto a Mogliano Veneto, nella via a lui dedicata Fontana di Alberto Viani in Piazza Ferretto Foto di Erminio Ferretto Piazza Ferretto: nell’Ottocento Piazza Maggiore, poi Piazza Umberto I e Piazza Ettore Muti Bibliografia Voce Erminio Ferretto su Wikipedia. Erminio Ferretto, in Donne e Uomini della Resistenza, ANPI. U. De Bei, A. Pettenò, M. Ferretto, V. Fonti, Erminio Ferretto «El Venezian», in G. Turcato, A. Zanon Dal Bo, 1943-45. Venezia nella Resistenza, Comune di Venezia, 1976. G. Turcato, Kim e i suoi compagni. Testimonianze della resistenza veneziana, Marsilio, Venezia 1980. Voce Resistenza a Mestre su Wikipedia. Sandra Savogin, Tra guerra e Resistenza. Mestre e il suo territorio dal 1940 al 1945, Cleup, Padova 2015. U. Zane, S. Savogin, Erminio Ferretto. Per non dimenticare, documentario del Comune di Venezia, 2010. «Erminio Ferretto, chi sarà mai?», La Nuova Venezia. Anniversario della morte del partigiano Erminio Ferretto, VeneziaToday. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! Segui i nostri social: Sostieni Discovery Mestre © 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati. ×

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Personaggi mestrini 14 Gennaio 2026

Napoleone Ticozzi: una nuova Mestre

Napoleone Ticozzi Sindaco e artefice della Mestre moderna Napoleone Ticozzi: breve biografia Nato a Mestre il 28 gennaio 1843 da Cesare Ticozzi, Napoleone deve il suo nome all’inimicizia del padre verso gli austriaci, che governavano il Veneto dopo i francesi. Quando le autorità austriache chiesero al padre il motivo di tale nome, egli affermò che gli fu dato per mantenere una promessa con un parente che aveva combattuto con Bonaparte. Studiò al Liceo di Santa Caterina, oggi Convitto Foscarini, dove si diplomò nel 1862, per poi laurearsi in Giurisprudenza a Padova nel 1868, dove aderì alla Giovane Italia. Fu sindaco di Mestre dal 1871 al 1881, succedendo a Girolamo Allegri, e fu protagonista dei grandi mutamenti urbanistici e sociali che trasformarono la città in quel periodo. Si sposò nel 1875 con Emilia Guidini, nobile svizzera, figlia di Anna Giorgio Guidini, moglie in seconde nozze di Giuseppe Da Re. Il centro di Mestre e la Torre Belfredo Sotto la guida di Napoleone il Comune di Mestre vide numerose opere di riqualificazione. Piazza Maggiore fu ristrutturata secondo un progetto dell’ingegnere Balduin, che realizzò un piano camminabile al centro della piazza (1876-1878) e, dopo la demolizione della Torre Belfredo, aprì la strada che ne prese il posto. Durante il suo mandato Ticozzi si batté con tutte le sue forze per impedire alla vedova Teresa Gatto in Artico di demolire la Torre, senza però riuscirvi. Nel 1872 il cimitero, aperto fuori dall’abitato alla fine del 1812 secondo le norme napoleoniche, divenne un cimitero monumentale: Giuseppe Da Re costruì la chiesetta e le due ali del porticato sul progetto di Giobatta Meduna. Il cimitero ospita tutt’oggi le spoglie di membri delle famiglie Ticozzi, Da Re, Cecchini, Toniolo e altri importanti mestrini. Dopo un viaggio a Parigi con il padre Cesare, Napoleone rimase colpito dalla bellezza dei boulevards haussmanniani e, tornato a Mestre, volle realizzarne uno simile. Da questa idea nacque Viale Garibaldi. L’ingegnere Balduin presentò due progetti, il primo nel 1878 e quello definitivo approvato l’8 febbraio 1881. La realizzazione avvenne grazie all’esproprio dei terreni dei Grimani in zona Carpenedo e all’abbattimento dell’Osteria delle Tre Balle sulla proprietà della Contessa Loredana Morosini Gatterburg. Il viale collegò i due antichi borghi di Mestre e Carpenedo, dando il via alla costruzione di molte abitazioni. Tutt’oggi è il viale più elegante della città. La Colonna della Sortita e l’impegno sociale Eletto sindaco nel 1870 e nominato con decreto regio del 14 ottobre 1871, Napoleone fu il primo sindaco a operare all’interno di Palazzo Collalto come Casa del Comune, grazie alla ristrutturazione effettuata sotto il mandato del suo predecessore Girolamo Allegri. Profondamente legato ai moti risorgimentali, fu tra i promotori della Colonna della Sortita in Piazza Barche, decisa durante una riunione a casa Bellinato, ex artigliere del corpo Bandiera e Moro e consigliere comunale, la sera del 29 dicembre 1875. L’obelisco, che omaggiava la Sortita di Forte Marghera, fu realizzato da Lorenzo Seguso a partire dal 1881, con fondi anticipati in parte dallo stesso Ticozzi. La Colonna fu inaugurata il 4 aprile 1886 durante una solenne manifestazione in Piazza Barche. Curava con passione anche i discorsi per commemorare gli eventi garibaldini, con una scrittura retorica e pomposa che rifletteva il suo profondo attaccamento agli ideali risorgimentali. L’istruzione fu un altro campo in cui Napoleone lasciò un segno duraturo. Nel 1886 fece parte, con Guglielmo Berchet e Antonio Rizzo, della commissione incaricata di trovare una sede definitiva per le scuole elementari. La sua relazione portò il Comune a riaprire le trattative con i fratelli Gobbato e ad acquistare nel 1889 Ca’ Giustinian e l’attiguo fabbricato scolastico del 1865, sull’area dove nel 1902 sarebbe sorta la Scuola De Amicis. Il 26 maggio 1871 Mestre ebbe la sua prima Scuola di Disegno destinata ai giovani che volevano migliorare nelle arti e nei mestieri, che si sarebbe poi trasformata in Scuola Industriale d’Arte, di fatto la prima scuola professionale cittadina. Offrì anche il proprio nome per una scuola itinerante per artigiani. Il 4 aprile 1871 Mestre inaugurò il suo primo asilo, la cui attività durò solo tre anni, suscitando non poche proteste. La legge Coppino del 1877 aveva introdotto l’obbligo scolastico per i primi tre anni delle elementari, ma le strutture erano inizialmente frammentate e insufficienti. L’inaugurazione della prima grande scuola elementare, la Edmondo De Amicis, avvenne solo nel 1902. Per combattere l’analfabetismo tra gli adulti, Napoleone istituì scuole serali. Fu protagonista anche nella diffusione dello sport: collaborando con Costantino Reyer e Pietro Gallo, che avevano organizzato il primo Congresso Ginnastico Italiano nel 1869, fondò il 23 novembre 1878 la Palestra Marziale Veneta, Sezione di Mestre. Da questo gruppo nacquero la Libertas (1903) e la Spes (1902), società sportive tutt’oggi attive a Mestre. Nel 1876 fondò la Società di Mutuo Soccorso fra gli operai del Comune di Mestre, con lo scopo di fornire un sussidio in caso di malattia o un aiuto alle famiglie in caso di morte, coprendo anche le spese funebri. Cercò inoltre di preservare le radici agricole della città, osservando con preoccupazione come nel Foro Boario il mercato degli animali fosse sempre più raro, sostituito da spettacoli come il Circo Zanatta, la Fiera di San Michele e persino il primo cinema. Fu tra i fondatori della Cattedra Ambulante di Agraria di Venezia nel 1897, membro del Consorzio Agrario distrettuale e imprenditore nel settore alimentare. La Cioccolateria Taboga Napoleone Ticozzi fu anche l’artefice della nuova cioccolateria di famiglia, realizzata alla fine del Canal Salso, circa dove oggi si trova il centro commerciale Ca’ Mestre. Costruita nel 1895 su progetto dell’architetto Giambattista Torresin, per anni apparve sulle cartoline della città come uno dei suoi simboli più riconoscibili. Per erigere il nuovo stabile, Napoleone dovette cedere alcuni lotti di terreno. La storia della fabbrica era però più antica. Lo stabilimento dolciario esisteva già nel 1848: fu proprio dal negozio di Teodoro, fratello di Cesare, che Napoleone assistette ai fatti del 27 ottobre, in quello che oggi è Piazzetta XXII Marzo. Fondata dal padre nel 1836 in Piazza Barche, la fabbrica rimase per decenni nel cuore economico della città, finché Napoleone ne affidò l’amministrazione ad Antonio Taboga, dal cui nome prese il titolo con cui è rimasta nella memoria collettiva. La proprietà passò poi ad Antonio Taboga, che continuò a produrre cioccolato di qualità a Mestre fino alla crisi portata dalla guerra. L’edificio ospitò in seguito il primo grande centro commerciale dei Coin, che lo abbatterono agli inizi degli anni Sessanta per costruire un nuovo complesso di loro proprietà. La morte Verso la fine dell’Ottocento Napoleone, insieme al Conte Jacopo Rossi, firmò delle fideiussioni per garantire l’attività di Eugenio Da Re, parente della moglie. Lo fece controvoglia, spinto unicamente dall’affetto verso la suocera, vedova di Giuseppe Da Re. Ciò non bastò a evitare il fallimento delle attività dei Da Re, che trascinò nell’abisso anche le finanze di Ticozzi e Rossi. Quest’ultimo si suicidò il 2 gennaio 1904. Due settimane dopo, il 16 gennaio, con atto del notaio Candiani, Ticozzi sciolse la società «Successori Ditta Giuseppe Da Re», che aveva costituito con il Rossi, e affidò la liquidazione al ragioniere Giacomo Scarabellin. La volontà di aiutare la famiglia della moglie, come scrisse il figlio Cesare Ticozzi nei suoi diari, portò Napoleone alla rovina e a morire di crepacuore il 26 marzo 1905. Galleria Fotografica Napoleone Ticozzi in una immagine da giovane Napoleone Ticozzi, Emilia Guidini e il figlio Cesare in un ritratto di famiglia Il tram di Mestre in Via Garibaldi, 1917 (cartolina di Alessandro Bon) La Cioccolateria Taboga, già Ticozzi, all’inizio del ‘900 (collezione A. Bon) Stabilimento Taboga, già Ticozzi, nel 1900 L’approdo del Canal Salso, lo Stabilimento Taboga e il Garage Reale (antica posta) Scatola di latta «Fior di Cannella» del Premiato Stabilimento a Vapore Taboga & C. (Collezione Massimo Orlandini) La Villa Ticozzi in Via Sabbioni Via Sabbioni e Villa Ticozzi sullo sfondo Progetto della nuova strada tra Mestre e Carpenedo, ing. Francesco Balduin, 1878 (Sito RaPu) Bibliografia Barizza, Sergio; Ticozzi, Paolo. I Ticozzi nella Mestre dell’Ottocento, Editoriali il Programma. Barizza, Sergio. Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo. Dal Moro, Anna Maria; Angelozzi, Daniela. Da Cesare a Napoleone, in «Pianeta UTL. Il giornale di e per tutti noi», n. 6, maggio-giugno 2015, Università del Tempo Libero di Mestre. Ferruzzi, Gianni. Il cimitero di Mestre a duecento anni dalla fondazione, Centro Studi Storici di Mestre, 2014. Cronaca di Mestre (scioglimento della società «Successori Ditta Giuseppe Da Re»), in Gazzetta di Venezia, 31 gennaio 1904. Fai conoscere Discovery Mestre Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con chi ama la storia del territorio. ✓ Link copiato negli appunti! 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