Le chiese nuove della terraferma (1927-1958)
Le chiese nuove della terraferma
Parrocchie per una città che cresceva (1927-1958)
Nel 1927 le parrocchie di Mestre passarono dalla diocesi di Treviso al patriarcato di Venezia. Trent'anni dopo la terraferma era diventata una grande città, cresciuta in fretta e spesso senza un piano, e i patriarchi dovettero rincorrerla con chiese nuove: in baracche, in sale d'asilo, in cantieri che duravano anni. Questa è la storia di quella rincorsa, attraverso le chiese che nacquero fra Mestre e Marghera.
Da Treviso a Venezia
Con la bolla del 14 febbraio 1927 undici parrocchie (Mestre, Carpenedo, Campalto, Favaro, Dese, Zelarino, Trivignano, Chirignago, Oriago, Borbiago e Mira) lasciarono la diocesi di Treviso ed entrarono nel patriarcato di Venezia, seguendo i nuovi confini del Comune (vedi La fine del Comune di Mestre). Il patriarcato si trovò così con un territorio enorme e povero di chiese. I sacerdoti veneziani, racconta lo storico Federico Creatini, erano poco disposti a trasferirsi in terraferma, e i coadiutori delle parrocchie trevigiane scelsero quasi tutti di restare con Treviso.
Sant'Antonio, la prima chiesa del quartiere urbano
La prima chiesa nuova fu quella di Marghera. Nel 1925 il Comune donò il terreno ai frati Minori e stanziò 100.000 lire; il primo progetto, dell'ingegnere Antonio Rosso, datato 7 agosto 1925, prevedeva circa 500 posti. Dal 1926 i frati dicevano messa in un'aula delle scuole, nel 1930 aprirono una cappella provvisoria da 300 posti, e nel 1935 fu benedetta la prima pietra della chiesa vera, progettata da Angelo Scattolin in mezzo al viale del quartiere disegnato da Emmer. Nel 1939 fu inaugurata la cripta, e un'offerta di un milione di lire di Giuseppe Volpi permise di finire le murature. Nell'anno 1935-1936, scriveva padre Tito Castagna, nella cappella si erano fatte 42.000 comunioni. Bombardata in guerra, la chiesa fu completata nel dopoguerra (vedi Marghera: nascita della città giardino).
Gli anni del patriarca Piazza (1936-1948)
Con Adeodato Piazza le parrocchie nuove cominciarono a seguire i quartieri popolari. Nacquero le parrocchie di Sant'Antonio di Marghera, che secondo «Gente Veneta» fu eretta nel 1946, di Ca' Emiliani, staccata da San Lorenzo di Mestre, e della Gazzera, staccata da Sant'Antonio, e le curazie autonome di Tessera e delle Catene. San Lorenzo, la parrocchia del centro di Mestre, era allora la più grande della terraferma: fra il 1936 e il 1948 passò da 33.185 a 51.835 abitanti.
Spesso la parrocchia veniva prima della chiesa. A Ca' Emiliani don Armando Berna diceva messa nella chiesetta di Forte Tron e poi nella sala dell'asilo (vedi Gesù Lavoratore, la chiesa degli operai di Ca' Emiliani). Alle Catene la chiesa crollò nel bombardamento del 28 marzo 1944 e fu ricostruita per il 28 marzo 1947 (vedi 28 marzo 1944).
Le «undici nuove chiese» di Agostini (1949-1952)
Il 10 febbraio 1951 il patriarca Carlo Agostini poteva scrivere su «La Voce di San Marco»: «Nel breve giro di due anni, noi abbiamo avuto il conforto di dare già il via ad undici nuove chiese». In terraferma erano Altobello a Mestre, Ca' Emiliani e San Michele a Marghera; e l'elenco dei luoghi dove ne servivano altre comprendeva Carpenedo, Chirignago, Favaro, Tessera e Zelarino. Nacquero anche le curazie della Santissima Trinità sul Terraglio e della Bissuola, staccate da Carpenedo.
A Marghera fu Agostini a convincere l'industriale Michelangelo Pasquato a usare per una chiesa i fondi pensati per una colonia, su un terreno dell'Ilva: nacque così San Michele Arcangelo, progettata da Brenno Del Giudice e costruita fra il 1950 e il 1954. Ad Altobello Agostini volle una chiesa dedicata alla Madonna Pellegrina, che il successore Roncalli avrebbe consacrato nel 1955 (vedi Altobello: una periferia rinata).
Una parte dei soldi arrivava ora dallo Stato. Le leggi Aldisio, dal 1949 e soprattutto con la legge del 18 dicembre 1952, finanziavano l'acquisto dell'area e la costruzione delle chiese nelle zone povere e popolose, ma solo «il grezzo»: il resto toccava alle parrocchie.
Roncalli e le 28 parrocchie nuove (1953-1958)
Arrivato a Venezia nel marzo 1953, Angelo Giuseppe Roncalli descrisse la terraferma a Piazza come «quel nuovo alveare umano che prepara sollecitudini gravi per il vescovo e per il clero». Nel febbraio 1957, nel messaggio per la prima giornata per le nuove chiese, annunciò di aver firmato i decreti «per un totale di 28 moderni centri di vita e di attività pastorale», aggiungendo che «ogni mese, con l'aprirsi di nuove prospettive, specialmente nella zona di Marghera-Mestre, la visione si allarga». La parola d'ordine era «Dobbiamo dare una casa a Gesù!».
In terraferma, secondo la tabella ricostruita da Creatini, nacquero con Roncalli le parrocchie di Altobello, del Sacro Cuore e di San Giuseppe, staccate da San Lorenzo; della Bissuola, staccata da Carpenedo; di San Pio X, staccata da Sant'Antonio e da Gesù Lavoratore; della Beata Vergine Addolorata e di Santa Maria del Carmelo a Mestre. E le curazie di Maria Addolorata e della Santissima Trinità a Carpenedo, di Santa Rita, di Sant'Antonio ai Quattro Cantoni e di Santa Barbara, fra Gazzera e Chirignago. Carpenedo, Chirignago e Marghera diventarono vicariati foranei.
Alcune storie raccontano bene quegli anni. La chiesa di San Giuseppe, in viale San Marco, nacque da un accordo con gli eredi di Giuseppe Volpi, che volevano portare la sua salma nella basilica dei Frari e offrirono in cambio una chiesa per Mestre: Roncalli ne benedisse la prima pietra il 2 ottobre 1955, e la chiesa, con sottochiesa, canonica e campanile, fu pronta in poco più di un anno. Alla Gazzera, curazia dal 1926 e parrocchia dal 25 aprile 1946, Roncalli benedisse la prima pietra della chiesa nuova nel settembre 1955 e la inaugurò nel 1956; annotò che la parrocchia aveva «settemila abitanti, per due terzi operai, [ma] un sacerdote solo». A San Pio X, in via Giustizia, nel 1953 si progettava un asilo-chiesa; la parrocchia fu istituita nel 1956 e affidata agli Orionini, e la chiesa definitiva arrivò solo nel 1964. Al Molo A il patriarca posò nel 1957 la prima pietra della chiesa del centro per i portuali (vedi Mariport, la casa dei portuali al Molo A).
Alcune di queste parrocchie hanno lasciato tracce in altre voci del sito. Nel 1950 per la nuova chiesa di Santa Maria del Carmelo, sul Terraglio, furono usate parte delle pietre dell'oratorio di Villa Sagredo, demolito con la villa (vedi La fu Villa Sagredo). La comunità di Santa Barbara, ancora senza chiesa, fu ospitata nel dopoguerra in Villa Ceresa (vedi Villa Ceresa). La chiesa della Santissima Trinità sorse solo alla fine degli anni Sessanta, su una parte del parco di Villa Algarotti-Berchet (vedi Villa Algarotti-Berchet). E la vecchia chiesa della Madonna di Lourdes in piazzetta XI Febbraio, costruita nel 1924 grazie a Domenico Toniolo e crollata sotto le bombe del 20 aprile 1944, fu sostituita dalla chiesa di Santa Maria Immacolata di Lourdes (vedi I Toniolo).
Per pagare le chiese nuove la diocesi aggiunse una tassa di 20 lire, riscossa con un francobollo, su tutti gli atti parrocchiali. Ma non bastava. Nella festa di San Giuseppe del 1958 Roncalli disse che servivano ancora «Parecchie chiese, una cinquantina [...]. Case e case occorrono: ma case e anche chiese».
Chi pagava le chiese
Nel febbraio 1958 «La Voce di San Marco» fece il bilancio del decennio: «Negli anni 1947-1957 sono state costruite 11 nuove chiese [...] quattro furono costruite con il contributo dello Stato (legge Aldisio); una della Associazione Industriali di Venezia, una dagli eredi Conte Volpi di Misurata, una dal comm. Dal Ferro e le altre con mezzi locali». Il Comune di Venezia dava di solito il terreno a prezzo simbolico, come a Ca' Emiliani e in via Giustizia; le fabbriche di Porto Marghera, come la SAVA e la SADE, contribuivano a seconda dei casi; il resto lo raccoglievano i parroci, fra collette, lotterie e debiti.
Galleria immagini
Crediti delle immagini: Sant'Antonio, foto IlPasseggero, 2008, CC BY-SA 3.0; Gesù Lavoratore, foto Gehadad, 2011, CC BY-SA 4.0; San Giuseppe, foto Luca.favorido, 2023, CC BY-SA 4.0. Tutte da Wikimedia Commons.
Bibliografia e fonti
- Federico Creatini, Dalla laguna a Porto Marghera. Lungo le questioni del patriarcato di Angelo Giuseppe Roncalli, tesi di dottorato, Università degli Studi di Bergamo, ciclo XXXI, pp. 3-45 (con la tab. 1, «Sviluppo circoscrizioni parrocchiali del patriarcato di Venezia (1915-1958)», p. 32), 49-50, 68-70, 110, 118-119, 278-279, con «La Voce di San Marco», il «Bollettino Diocesano», «Il Gazzettino» e le agende di Roncalli.
- «Gente Veneta», 2 settembre 2024, sulla parrocchia di Sant'Antonio di Marghera.
- «Gazzera, la parrocchia compie 80 anni (e un millennio di storia)», Gente Veneta, 1° maggio 2026.
- Comune di Venezia, Venezia Unica, schede della chiesa di Sant'Antonio e della chiesa di Gesù Lavoratore a Marghera.