Il Campo trincerato di Mestre

Forte Manin

<a href="https://www.discoverymestre.com/forte-marghera-il-caposaldo-della-difesa-di-venezia-verso-la-terraferma/">Forte Manin</a> | Discovery Mestre

Forte Manin

Il ridotto idraulico di Forte Marghera

Origini napoleoniche

Forte Manin sorge nell’area dell’odierno Parco San Giuliano, circa un chilometro a nord di Forte Marghera, nel comune di Venezia. Non si tratta di una fortezza, ma di un piccolo ridotto ausiliario: è la più antica delle strutture accessorie nate a supporto del sistema difensivo imperniato su Forte Marghera. Fu eretto in epoca napoleonica, probabilmente tra il 1806 e il 1810, come avamposto settentrionale, con il compito di proteggere il lato verso Campalto e la laguna nord.

In origine il suo nome era forte «Eau», acqua: una denominazione che ne rivela una delle funzioni. Non era soltanto un presidio di supporto e di guardia esterna a Forte Marghera, ma anche un presidio militare idraulico, incaricato di gestire le eventuali rotte predisposte sull’argine dell’Osellino. In caso di attacco nemico, l’apertura delle rotte consentiva di allagare le campagne circostanti, trasformando la pianura in un terreno impraticabile per artiglierie e carri.

Questa tecnica difensiva era, ed è rimasta a lungo, ampiamente adoperata là dove l’abbondanza d’acqua lo permetteva: in Olanda, ai primi del Novecento, venne potenziata un’intera linea difensiva fondata sull’allagamento di vaste aree di terreno per arrestare eventuali invasioni tedesche, la Nieuwe Hollandse Waterlinie. Già durante il primo assedio austriaco a Forte Marghera, nel 1809, i difensori francesi ricorsero all’allagamento dell’area compresa fra l’Osellino e il Canal Salso; la stessa cosa si ripeté nel 1814 e poi fra il 1848 e il 1849.

Struttura e funzione militare

La struttura originaria aveva pianta quadrilatera a forma di stella a cinque punte, con tre piccoli bastioni esterni, circondata da un doppio fossato alimentato artificialmente dalle acque dell’Osellino. La posizione, incastrata tra i canali e le zone paludose della gronda lagunare, rendeva il forte naturalmente difficile da espugnare. La sua funzione era complementare a quella di Forte Marghera: mentre quest’ultimo costituiva il nucleo principale della difesa, Forte Manin ne fiancheggiava e proteggeva il fianco nord.

Durante l’assedio austriaco del 1849, il forte fece parte del sistema difensivo della Repubblica di San Marco insieme a Forte Marghera e alla Ridotta Rizzardi: in tutto 140 pezzi d’artiglieria e 2.300 uomini al comando del generale Antonio Paolucci. Dopo la caduta di Venezia nell’agosto 1849, tornato il Veneto sotto il governo austriaco, il forte fu ribattezzato «Gorzowsky», dal nome del generale austriaco Karl von Gorzowsky, governatore militare del Veneto dal 24 agosto 1849. Con il passaggio del Veneto al Regno d’Italia nel 1866 il forte tornò italiano e fu definitivamente rinominato Forte Manin, in onore di Daniele Manin, il presidente della Repubblica di San Marco del 1848–49.

Dismissione e trasformazione

Verso la fine dell’Ottocento il forte venne disarmato: la sua struttura napoleonica era ormai completamente obsoleta rispetto all’evoluzione dell’artiglieria. All’inizio del Novecento le strutture originarie furono demolite e sostituite da un edificio monoblocco in cemento armato, destinato a polveriera al servizio del Campo Trincerato. Questa riconversione cancellò definitivamente l’impianto bastionato originario. La struttura mantenne funzioni di deposito militare per gran parte del Novecento, fino alla definitiva dismissione.

Con la bonifica e la trasformazione dell’area paludosa di San Giuliano, avvenuta nel corso del Novecento attraverso l’accumulo di materiali di scarto delle industrie di Porto Marghera, il forte si ritrovò inglobato in un paesaggio completamente trasformato rispetto a quello nel quale era stato concepito. L’area paludosa che ne aveva garantito la funzione difensiva era scomparsa, sostituita da una vasta pianura artificiale che negli anni Novanta del Novecento sarebbe diventata il Parco San Giuliano.

Stato attuale e prospettive di recupero

Il forte non è oggi accessibile al pubblico e la vegetazione spontanea ne ha coperto buona parte, ma parlare di abbandono ininterrotto sarebbe inesatto. Fra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento la struttura fu data in concessione all’associazione degli alpini, nella stagione forse più dinamica delle attività di recupero dei forti del Campo Trincerato di Mestre. Il forte si trova all’interno del Parco San Giuliano, collegato al quartiere Villaggio San Marco dal ponte ciclo-pedonale Europa, lungo 140 metri, con un pennone centrale di 40 metri, che scavalca la SS 14.

Nel 2023 il Comune di Venezia ha annunciato il recupero di Forte Manin con circa tre milioni di euro di fondi PNRR. Nel maggio 2024 la Giunta comunale ha approvato la delibera del progetto: restauro delle polveriere e delle rovine ottocentesche, due nuovi volumi esterni di servizio e un ponte di collegamento con il Parco San Giuliano, per destinare il sito a visite guidate e ad attività didattiche ed espositive. Nell’estate 2026 la stampa locale dava i lavori all’80 per cento, con la conclusione prevista entro l’anno e l’ipotesi di un concorso di idee per stabilirne gli usi futuri.

Il nome: Daniele Manin

Il forte è intitolato a Daniele Manin (Venezia, 1804 – Parigi, 1857), avvocato e patriota veneziano, presidente della Repubblica di San Marco proclamata il 22 marzo 1848. Manin guidò la resistenza veneziana all’assedio austriaco per sedici mesi, fino alla resa del 22 agosto 1849. Dopo la capitolazione andò in esilio a Parigi, dove morì nel 1857. È sepolto nella Basilica di San Marco a Venezia. Il suo nome è legato indissolubilmente alla memoria risorgimentale mestrina: la celebre Sortita di Forte Marghera del 27 ottobre 1848 fu condotta proprio dalle forze della Repubblica di San Marco da lui guidata.

Bibliografia e fonti

Questo articolo è stato scritto da Alessandro Bon insieme a Mauro Scroccaro, che ne ha curato anche la revisione storica e scientifica.

Segui i nostri social:

Sostieni Discovery Mestre

© Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

errore: Content is protected !!