Mestre Scomparsa,  Il Comune di Mestre 1866 - 1926

L’Ospedale di Mestre: l’Umberto I

L'ospedale di Mestre: l'Umberto I | Discovery Mestre

L'ospedale di Mestre: l'Umberto I

La storia del primo ospedale cittadino

I primi presidi sanitari

Mestre non ebbe un ospedale per tutto l'Ottocento: era un piccolo paese con poche migliaia di cittadini e una capacità di spesa irrisoria. La mancanza di una struttura atta a curare i mestrini obbligò per lungo tempo la comunità locale a recarsi a Venezia presso l'ospedale dei Santi Giovanni e Paolo. Tale ospedale divenne civile nel 1819, dopo che Napoleone aveva realizzato nella scuola di San Marco il suo ospedale militare (1807). L'amministrazione locale doveva però pagare le spese dei cittadini lì ricoverati.

L'idea di realizzare un ospedale si manifestò già sotto l'amministrazione asburgica: nel 1838 fu individuato un terreno vicino a Piazza delle Erbe per costruire un primo «ospedale pegli poveri». Angelo Barbaro, Domenico Solari e Cesare Ticozzi formavano la commissione per la sua realizzazione, ma Mestre dovette fare ancora i conti con una cassa comunale troppo povera.

Ci pensò il dottor Giuseppe dalla Giusta — eroe della Sortita e proprietario della villa che oggi ospita la sede locale della Volksbank in Via Torre Belfredo — a realizzare un primo ambulatorio nel casino del Conte Gaspare Contarini dal Zaffo, patrizio veneziano, sito a poca distanza dalla sua residenza. Si trattava di una soluzione momentanea che portava però sollievo ai più bisognosi.

Per vedere la realizzazione del primo ospedale cittadino si deve aspettare il Novecento e ringraziare la determinazione del conte e sindaco di Mestre Jacopo Rossi, che istituì un «comitato per la costruzione di un ospedale a Mestre» riunendo attorno a sé dodici importanti personalità dell'epoca. Tale comitato raccolse ben 50.000 lire, mettendo le basi per un edificio in grado di ospitare circa 40 pazienti. Una volta individuato nel terreno del Castelvecchio il luogo più adatto, si passò alla trattativa con la famiglia Tozzi per l'acquisto dell'area.

Piero Berna, che faceva parte del comitato, si offrì non solo di condurre la trattativa ma di sostenerla a proprie spese. Quei 40.000 mq costarono al Berna 40.000 lire — per l'epoca una somma davvero importante — che cedette poi gratuitamente al comune, permettendo l'inizio dei lavori pochi giorni dopo esserne entrato in possesso.

Il Berna fu chiamato anche a presiedere l'«Opera Pia» — la società che stava realizzando l'ospedale — a causa del suicidio del conte Rossi. Le sue disgrazie economiche, legate alla bancarotta dei Da Re, e le voci infondate sul fatto che avesse sottratto fondi raccolti per l'ospedale lo portarono alla disperazione.

Un'idea del Conte Giacomo Rossi

Inizia così il Proemio dello Statuto Organico presieduto dal Cav. Antonio d'Ambrosio e approvato dal Ministero dell'Interno il 31 ottobre 1919 — un Proemio che voleva ricordare il conte Rossi, morto suicida nel 1904 e padre putativo del primo ospedale di Mestre.

Era un altro tempo, in cui l'istituzione di un ospedale era messa in atto non da enti pubblici, ma da cittadini che donarono capitali propri per la realizzazione di un'opera fondamentale per la città, destinata ai poveri e ai più bisognosi.

Va ricordato il nome del Cav. Pietro Berna, che acquistò i terreni su cui sarebbe stato edificato — nell'area dell'ex Castelvecchio — per 40.000 lire dalla signora Elvira Tozzi Favier, per poi donarli alla Pia Istituzione. E pensiamo alla stessa signora Tozzi Favier, che donò 30.000 lire per realizzare l'ospedale con un testamento del 1914. Ricordiamo i signori Marini Missara e Zancanaro che lasciarono 10.000 lire in eredità all'Istituto, così come la vedova del sindaco Allegri che donò la stessa cifra. Federico Ponci lasciò invece 5.000 lire. Il Comune di Mestre mise sulla bilancia 30.000 lire: non per disinteresse, bensì perché aveva sempre scarsi fondi a disposizione.

La donazione di Cesare Cecchini

C'è un nome messo in risalto sia nel documento del 31 ottobre 1919 sia in un'assemblea comunale del 14 dicembre 1915: è quello di Cesare Cecchini, imprenditore che si trasferì a Mestre da Parigi nel 1886 e qui fece ulteriore fortuna. Il Cecchini, assieme al fratello Giovanni, realizzò opere fondamentali per lo sviluppo di Mestre, arrivando a prestare denaro senza scopo di lucro al comune, come quando fornì 80.000 lire per la realizzazione di Via Circonvallazione.

Cesare Cecchini alla sua morte dispose, attraverso il suo testamento, che al comune di Mestre fosse destinata la cifra di 100.000 lire da gestire tramite l'Opera Pia dell'ospedale. Una cifra enorme per l'epoca, che rappresentava da sola il 4% del capitale finale raccolto (2.500.000 lire al 1936).

Il Cecchini aveva dato disposizioni stringenti: con gli interessi maturati dal lascito — senza mai toccare il capitale iniziale — si sarebbero dovuti ospitare anziani soli, senza familiari e indigenti all'interno di un reparto dell'ospedale per tutto il periodo invernale, ovvero 100 giorni dal 15 novembre a tutto marzo.

Per onorare tale gesto di generosità fu intitolato al Cav. Cesare Cecchini il secondo padiglione dell'ospedale, che ancora oggi si affaccia su Via Antonio da Mestre.

Obblighi dell'Opera Pia che amministrava l'ospedale

Il Consiglio dell'Opera Pia nel suo Statuto Organico del 31 ottobre 1919 descrive anche i compiti dell'Umberto I. I membri del consiglio non avevano diritto ad alcun compenso; era presieduto da un presidente coadiuvato da quattro consiglieri.

L'ospedale doveva accogliere persone indigenti secondo le disposizioni del Cecchini e, qualora gli interessi sul capitale non fossero sufficienti, usando propri fondi. Chi era in grado di pagare una retta era obbligato a farlo. I malati infetti dovevano essere destinati a reparti autonomi e i minori di 15 anni dovevano avere stanze separate dagli adulti. L'ospedale aveva tre mezzi per sostenersi: rendite patrimoniali, rette dei degenti e altri proventi.

L'ospedale Umberto I

La realizzazione del progetto fu affidata all'ingegnere mestrino Eugenio Mogno, con il compito di realizzare una struttura in grado di ospitare circa 40 malati. Mogno impiegò circa tre anni per ultimare il primo padiglione dell'Umberto I (1903–1906). L'ospedale era dotato di 32 posti letto in quattro cameroni, tredici stanze per dozzinanti, una sala operatoria, due refettori e cucina.

L'inaugurazione avvenne il 16 aprile 1906 alla presenza di un'équipe medica coordinata dal primario professor Tullio Pozzan e formata da Antonio Perinello, Antonio Favaro Fabbris e Carlo Zille — «il medico dei poveri», padre della partigiana Ester Zille. Il corpo originario dell'ospedale fu poi intitolato al professor Pozzan dopo la sua morte (1933): il Padiglione Pozzan.

Nel 1908 la maestra Maria Berna, sorella del sindaco Piero, donò 20.000 lire per la realizzazione di una cappella e di alcuni locali per le suore. Il progetto fu affidato all'architetto Giorgio Francesconi, che optò per uno stile neogotico. La piccola cappella, inaugurata il 4 aprile 1908, è probabilmente quella che ospita oggi la Chiesa della Natività della Madre di Dio.

Con il tempo l'ospedale si espanse: nel 1913 fu realizzato un reparto di isolamento; nel 1914 un reparto di medicina, utilizzando il fondo Cecchini. Il 1922 vide l'acquisto di un impianto di radiologia grazie a fondi cittadini; il 1924 la realizzazione di un padiglione sanatorio.

Il secondo padiglione venne realizzato nel 1915 in Via Antonio da Mestre — allora parte di via Castelvecchio — per adempiere alle disposizioni testamentarie del Cecchini, a cui poi fu intitolato. Nel 1926 fu ampliato con un reparto di radiologia; del 1933 è la bella loggia posta all'ingresso, ingresso principale fino agli anni Sessanta.

Il terzo padiglione fu progettato nel 1919 e edificato lungo il Ramo della Beccaria, non distante dal Ponte del Castelvecchio. Era un sanatorio per malati di tubercolosi. Inaugurato nel 1935, si trovava vicino al macello cittadino e al deposito di filobus, nell'attuale Piazzale Candiani. La presenza del macello creò subito problemi di odori. Il padiglione fu intitolato al dott. De Zottis.

Il sindaco Piovesana e la prima ipotesi di spostamento

Il 17 aprile 1925 il Consiglio Comunale di Mestre votava la prima mozione della storia cittadina per lo spostamento dell'Umberto I fuori dal centro città. La collocazione indicata era un terreno vicino a Borgo Pezzana di proprietà della Congregazione di Carità, dove si sarebbero potuti realizzare un luogo di cura per i «maniaci tranquilli» e un padiglione per i malati di tubercolosi.

A proporre tale soluzione fu il sindaco Paolino Piovesana, al contempo primario del reparto infettivi all'Umberto I e sindaco della città. L'idea nacque dopo che l'amministrazione aveva avuto notizia di un possibile prestito di 800.000 lire dalla Cassa Depositi e Prestiti per un tubercolosario e di circa 2.000.000 lire dal Governo per edifici scolastici — una disponibilità di denaro mai vista a Mestre. Ciò fece balenare l'idea di demolire l'ospedale per realizzare una piazza, delle scuole e uno spazio per il mercato settimanale.

Una parte della comunità si sollevò contro il sindaco e, guidati da Ugo Vallenari e da altri consiglieri, riuscirono a fermare il progetto: la votazione finale fu 23 a 6. L'idea del Piovesana fu contrastata sia dalla sinistra (Vallenari, Zajotti, Poletto) sia da Pietro Romanello, presidente del CdA dell'Ospedale, sia dal medico fascista Leonardo Mareschi.

A sostenerla restarono solo Amori, leader del Partito Fascista locale, Piovesana, Domenico Toniolo e pochi altri. Così l'ospedale rimase dove era stato pensato dal conte Rossi — con i suoi problemi: il macello comunale sotto le finestre dei malati e i cortei funebri che dal Padiglione Cecchini raggiungevano il Teatro Toniolo prima di proseguire verso il cimitero.

Galleria Fotografica

Bibliografia

  • Barizza, Sergio. Storia di Mestre, la prima età della città contemporanea.
  • Statuto Organico dell'Opera Pia che amministrava l'Umberto I, 31 ottobre 1919.
  • Pasqual, Claudio. L'ospedale Umberto I di Mestre, 1906–2008. StoriAMestre.

Segui i nostri social:

Sostieni Discovery Mestre

© 2026 Alessandro Bon (ideatore di Discovery Mestre). Tutti i diritti riservati.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *