Novecento

28 marzo 1944: il bombardamento di Mestre

Case sventrate e incendi in via Piave a Mestre dopo il bombardamento del 1944

28 marzo 1944: il bombardamento di Mestre

Il più devastante attacco aereo alleato sulla città

Poco dopo mezzogiorno del 28 marzo 1944 i bombardieri americani arrivano su Mestre in due ondate. Cercano lo scalo ferroviario, ma le bombe cadono anche sulle case attorno alla stazione e nelle vie del centro. È il più devastante attacco aereo alleato mai subito dalla città: in pochi minuti muoiono più di centosessanta persone e circa quattromila restano senza casa.

Una città sulla lista degli obiettivi

Mestre e Marghera erano un bersaglio naturale: lo snodo ferroviario verso Venezia, Trieste, Udine e Milano, il ponte translagunare, le fabbriche di Porto Marghera. Secondo l'intelligence inglese occupavano il quarto posto nella lista degli obiettivi italiani. Dal dicembre 1942 gli americani conducevano bombardamenti diurni «di precisione», e dal marzo 1944 l'offensiva aerea sulla zona rientrò nel tentativo di sbloccare il fronte alleato, fermo sulla linea Gustav.

Le bombe non erano una novità. Il 13 giugno 1940 aerei francesi avevano già attaccato Marghera; nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 1941 la RAF aveva colpito le raffinerie, uccidendo l'agente Dino Fiorot. Il 6 ottobre 1943, in due ondate, erano cadute circa trecento bombe attorno alla stazione: distrutti il deposito ferroviario e lunghi tratti di binari, con un numero di morti che le fonti indicano tra le 26 salme riconosciute e gli 80 riportati dalla Gazzetta di Venezia.

Mezzogiorno del 28 marzo

L'attacco è condotto dalla 15ª Air Force americana con quadrimotori B-24 decollati dalle basi dell'Italia meridionale, scortati da 48 caccia P-38. L'obiettivo indicato nei rapporti di missione è lo scalo di smistamento, i «Mestre marshalling yards». Il 449° Bomb Group, partito da Grottaglie, porta sul bersaglio 40 aerei che sganciano circa cento tonnellate di bombe alle 12.35; il 450° Bomb Group ne porta 30, che sganciano da circa seimila metri alle 12.34. Ai due gruppi si aggiungono reparti di altri tre. Un mitragliere di coda, nell'ultimo aereo sopra il bersaglio, riferisce che l'intero scalo è «una massa di fumo e di fiamme».

A terra la scena è diversa da quella vista dall'alto. Wally Moressa, che aveva undici anni, ricordava così l'arrivo degli aerei:

«Erano così piccoli gli aeroplani. "Varda che bei, argentini!"»

Testimonianza di Wally Moressa, riportata da Sandra Savogin su storiAmestre

Le vie colpite

A Mestre le zone più colpite sono la stazione, via Piave e le vie vicine, piazza XXVII Ottobre (vedi Piazza Barche nei primi anni del Novecento), via Mestrina, via Ca' Marcello, via Aleardi e via Cappuccina. A Marghera cadono bombe sulla zona urbana, sugli stabilimenti di via Fratelli Bandiera, lungo la strada per Chirignago, a Catene e a Villabona. Tra gli edifici pubblici sono danneggiate le scuole Cesare Battisti e Grimani, la scuola elementare di Villabona, la caserma Giacomuzzi e alcuni locali dell'acquedotto di Marghera.

  • 211 numeri civici distrutti, circa 400 appartamenti
  • 490 appartamenti gravemente danneggiati
  • 4.000 civili rimasti senza casa

I soccorsi e i morti

Vigili urbani, vigili del fuoco, UNPA e squadre civiche scavano tra le macerie per quattro giorni. I senzatetto sono ospitati in caserme e scuole; le mense vengono allestite alla Casa di ricovero e alla scuola De Amicis (sull'edificio si può leggere Da villa Tirabosco alla scuola De Amicis). Il 31 marzo i funerali solenni si celebrano nel duomo di San Lorenzo.

Il 4 aprile si contano 164 morti, ma il numero cresce nei giorni successivi perché alcuni feriti gravi muoiono in ospedale. L'atlante dei bombardamenti nel Veneto curato dall'IVESER, pubblicato nel 2026, indica per il 28 marzo 1944 a Mestre 173 vittime.

Vivere sotto le bombe

I rifugi di Mestre erano una sessantina, tra centro, Carpenedo e Marghera, ma solo una decina erano «anticrollo», con una doppia volta in muratura, perché il cemento armato era vietato. In ogni palazzo un «capo fabbricato» controllava l'oscuramento, i sacchetti di sabbia e la discesa degli inquilini nei ricoveri. Nelle frazioni di Chirignago, Zelarino e Favaro mancavano le sirene: dopo il bombardamento del 6 ottobre 1943 si decise di dare l'allarme con le campane, suonate «a stormo» per avvertire la popolazione e «a martello» per chiamare i soccorsi. Dal gennaio 1944 operavano ventiquattro squadre volontarie di soccorso, con attrezzi propri.

Dopo il 28 marzo

Il 28 marzo apre la stagione più dura. Il 7 aprile, Venerdì Santo, è colpita Marghera e si danneggia l'acquedotto: a Venezia vengono riattivati diciotto pozzi artesiani e l'acqua è razionata a sei litri al giorno per persona.

Il 20 aprile tocca al quartiere Piave. Sotto le bombe crolla la chiesa della Beata Vergine di Lourdes, che si affacciava su piazzetta XI Febbraio: la facciata viene giù e resta in piedi soltanto l'abside, con il tetto scoperchiato, come si vede in una fotografia di quei giorni nella galleria. I vigili del fuoco, intervenuti subito, spengono alcuni incendi. Le vittime questa volta sono poche, perché al suono dell'allarme molti mestrini hanno «trovato riparo nella campagna adiacente». Nelle case distrutte però si saccheggia e si arriva a spogliare i morti: il prefetto ordina che chi viene sorpreso a fare lo sciacallo sia fucilato sul posto.

A maggio quattro incursioni colpiscono le fabbriche e la ferrovia; il 19 maggio muoiono ventisette persone, tra cui alcuni operai sorpresi in un rifugio che crolla. In un'altra incursione di quei mesi crollano alcuni padiglioni dell'ospedale civile. Secondo i registri dell'UNPA citati da Sergio Barizza, tra il 13 giugno 1940 e il 3 marzo 1945 Mestre e Marghera subirono in tutto 41 bombardamenti.

Negli stessi mesi a Mestre si organizza la Resistenza, raccontata sul sito nelle storie di Erminio Ferretto, Giovanni Felisati e Hermann Krull Jr.

La memoria

Per decenni il ricordo del 28 marzo è rimasto affidato soprattutto alle famiglie e alle ricerche locali: la mostra e il catalogo «Mestre 1944. Parole e bombe» curati da Sergio Barizza e Daniele Resini nel 1994, il libro di Sandra Savogin del 2015, la mostra «1940-45: Mestre ferita» a Forte Marghera nel 2020. Dal 2026 l'atlante interattivo dell'IVESER permette di consultare, episodio per episodio, i 3.606 bombardamenti che colpirono il Veneto tra il 1940 e il 1945 e le loro 7.606 vittime.

Galleria immagini

Crediti delle immagini: fotogramma da un cinegiornale dell'Istituto Luce, Archivio Storico Luce; B-24 Liberator, fotografia della U.S. Air Force, pubblico dominio, da Wikimedia Commons.

Bibliografia e fonti

Per approfondire

  • S. Barizza, D. Resini (a cura di), Mestre 1944. Parole e bombe, catalogo della mostra, 1994 (scheda SBN).
  • S. Savogin, Tra guerra e Resistenza. Mestre e il suo territorio dal 1940 al 1945, CLEUP, 2015 (scheda SBN).
  • M. G. Lazzarin, M. Tonello, È così chiaro. Ogni sfruttamento dovrà sparire. Leone Moressa: calzolaio, antifascista, comunista, Cierre, 2022.

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