Monsignor Groggia e le sue scuole
Monsignor Groggia e le sue scuole
Due fratelli e l'Istituto San Gioacchino
In via Andrea Costa, a Mestre, ci sono le scuole San Gioacchino. La loro storia comincia con due fratelli veneziani: un arciprete di San Lorenzo che alla fine dell'Ottocento aprì una scuola per le bambine povere, e il fratello che ne continuò l'opera e alla fine le lasciò tutti i suoi beni.
Un arciprete nato a Malamocco
Felice Groggia, figlio di Pietro, nacque a Malamocco nel 1842; poco dopo la famiglia si trasferì in una villa a Sant'Alvise, a Venezia. Era ricco di famiglia. Nel 1889 divenne arciprete di San Lorenzo, dopo la morte di monsignor Angelo Morandi, che guidava la parrocchia dal 14 dicembre 1865 ed era morto il 12 febbraio 1889 (vedi La chiesa di San Lorenzo prima del Duomo).
L'ingresso del 15 luglio 1889
Don Felice prese possesso della chiesa arcipretale il 15 luglio 1889, designato dal vescovo di Treviso, monsignor Giuseppe Apollonio. Prima era stato pastore a Oriago. Il giorno dopo il giornale veneziano «La Difesa» raccontò la festa in un articolo intitolato «Ieri a Mestre», che Francesco Scipione Fapanni conservò nella sua raccolta «Mestre. Il 24°».
Lo accolsero alla stazione il clero, i fabbricieri e alcune rappresentanze; arrivava dalla casa dei genitori. In chiesa lo presentò monsignor Buso, arciprete di Chirignago, poi parlò don Felice: ricordò la madre, «nata allevata maritata in Mestre», e fece un'allusione alle lettere M. F., «Mestre Fedele», dello stemma del Comune. Seguirono la messa, un ricevimento, la visita del segretario comunale e il Te Deum.
Al banchetto un vecchio sacerdote, già parroco di Dese, lesse due sonetti, uno per il nuovo arciprete e uno per il padre Pietro Groggia. Il sindaco disse che lui e l'arciprete non si sarebbero scontrati «nel campo della politica», ma «nel campo della carità». Don Giovanni Moro, rettore di San Stae, lesse una poesia, e il fratello Giuseppe parlò a nome del vecchio padre. La sera i mestrini fecero una grande illuminazione.
La scuola delle fanciulle del popolo
Mestre contava allora quasi diecimila abitanti e non aveva nessuna istituzione per le bambine povere e orfane. Don Felice fu il solo, a Mestre, a seguire l'esempio della beneficenza veneziana. Il 1° giugno 1894 aprì in una villa di sua proprietà una «scuola delle fanciulle del popolo», affidata alle suore Mantellate di Pistoia, arrivate il 15 novembre. Sul luogo le fonti non concordano: per Sergio Barizza la villa era in località alle Buse, l'attuale via Andrea Costa; per Graziella Lugato era in via Olivi.
Le prime sette orfanelle interne furono accolte dall'8 agosto 1896; presto la casa si aprì anche alle bambine esterne dai 4 ai 12 anni, che nei primi anni del Novecento erano circa duecento. Nel 1897 cominciò la costruzione di un grande edificio accanto alla villa, con un oratorio. La storia della scuola, dal regolamento del 1896 al nuovo edificio del 1905, è raccontata in L'istruzione a Mestre fra Otto e Novecento.
Gli ultimi anni a Marocco
Nel gennaio 1900, per motivi di salute, don Felice rinunciò alla parrocchia, ma restò il punto di riferimento delle sue orfanelle. Morì il 31 maggio 1919 nella sua villa di Marocco, sul Terraglio, senza aver lasciato disposizioni sul futuro dell'istituto.
Giuseppe Groggia e il lascito
Fu il fratello Giuseppe, nato nel 1851, a continuarne l'opera. Il 18 aprile 1923, davanti alla giunta municipale in visita all'istituto, disse: «Io continuo l'opera di mio fratello, nulla io chiedo ad alcuno: l'opera la sosterrò da me, chiedo solo l'appoggio morale». Con il progetto di Umberto Calchera del 10 agosto 1923 l'istituto fu ricostruito e ingrandito.
Con il testamento del 1° marzo 1939 Giuseppe lasciò all'istituto tutti i suoi beni, mobili e immobili, con l'obbligo di trasformarlo in ente morale entro un anno dalla sua morte: doveva servire ad accogliere bambine povere, preferibilmente orfane. Morì a Venezia il 21 maggio 1942.
Il patrimonio dei Groggia
Nel 1949 la «successione Groggia per l'istituto San Gioacchino di Mestre» era amministrata dall'Eca, l'Ente comunale di assistenza, e i suoi immobili furono stimati 87.745.000 lire. Comprendevano molti fabbricati a Venezia, a Cannaregio, San Marco, Dorsoduro, San Polo e Castello, beni a Malamocco, terreni a Mestre, una casa in via Andrea Costa e perfino un'edicola per la vendita dei fiori in piazza. Le rendite dovevano servire a mantenere l'istituto.
Galleria immagini
Crediti delle immagini: archivio Discovery Mestre.
Bibliografia e fonti
- S. Barizza, Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Padova, Il Poligrafo.
- G. Lugato, Benefattori della chiesa di San Lorenzo di Mestre. Legati, livelli, donazioni dal XVI al XX secolo, Centro Studi Storici di Mestre, pp. 100-102.
- «Ieri a Mestre», in La Difesa, 16 luglio 1889, n. 158, articolo conservato in F. S. Fapanni, Mestre. Il 24°.