Chiese e confraternite,  Dalla Serenissima all’Italia (1797-1866)

Il Duomo di San Lorenzo

La facciata del Duomo di San Lorenzo con gli Evangelisti nelle nicchie

Il Duomo di San Lorenzo

La chiesa ricostruita dai mestrini (1770-1830)

Una chiesa nuova, pagata dai mestrini

Nel Settecento la vecchia chiesa di San Lorenzo era ormai piccola e malandata (vedi La Chiesa di San Lorenzo, prima del Duomo). Nel 1770 il Consiglio dei cittadini decise di costruirne una nuova, con le sole offerte della popolazione. Con la parte del 27 luglio 1770 la proprietà della chiesa, fino ad allora della cittadinanza, fu estesa a tutti i «corpi» del paese, ciascuno rappresentato da un sindaco: artisti, barcaioli, pescatori e villici.

La riedificazione fu decisa con la parte del 28 febbraio 1779. Il 18 aprile 1779 fu eletto sindaco Pietro Galli, poi sostituito da Bartolomio Marchetti. Nel 1780 arrivarono il decreto del podestà di Treviso dell'11 aprile e la terminazione del podestà di Mestre del 7 giugno, che regolò la raccolta delle elemosine fra le Scuole, gli istituti pii e la popolazione. I corpi nominarono i loro sindaci: Giuseppe Perina per gli artisti, Antonio e Giuseppe Bassolin per i barcaioli, Giovanni Busso detto Bonetto per i pescatori.

Testimonianza di FapanniFrancesco Scipione Fapanni, erudito di Martellago, visitò e descrisse questa chiesa fra il 1833 e il 1890 in un volume manoscritto dedicato a Mestre, pubblicato dal Centro Studi Storici di Mestre nel 1975. Sulla facciata lesse l'iscrizione che ricorda come i mestrini rifecero la chiesa dalle fondamenta con il loro denaro, «an. MDCCCV».

Il progetto di Maccaruzzi e il cantiere

Il progetto fu affidato a Bernardino Maccaruzzi, l'architetto della facciata di San Rocco a Venezia. Il disegno è del 1781: i «Cenni storici» lo datano al 5 febbraio, altre fonti al 5 gennaio. Le controversie durarono fino al 1787. Nel 1792 fu firmato il contratto per demolire la chiesa vecchia e, via via, quelli per costruire la nuova, sotto l'impresario generale Gaetano Brunello. Il nuovo tempio a navata unica fu finito nel 1805, come ricorda l'epigrafe in facciata: i mestrini, con il denaro raccolto fra loro, ricostruirono dalle fondamenta la chiesa del martire san Lorenzo.

Secondo i «Cenni storici» la spesa fu di 375.335 lire venete dal 1779 al 1808 e di altre 44.269 dal 1809 al 1822; restavano debiti per 61.928 lire, per un totale di 481.533 lire. Nel 1805 il governo concesse una tombola per raccogliere fondi. I debiti pesarono a lungo: il 28 settembre 1828 il Comune anticipò 6.475,27 lire per le passività della rifabbrica, come prestito da restituire a rate (Lugato).

La fabbriceria

Con le leggi napoleoniche il sindacato dei corpi cessò. Dal 1807 la chiesa fu amministrata da una fabbriceria di cinque persone, una per ogni classe della popolazione (cittadini, villici, barcaioli, artisti). I primi fabbricieri furono Michele Barbetta, Innocenzo Zacchello, Mattio Ceccherato, Valentino Visentin e Ambrogio Favaretto.

Gli altari delle Grazie e le opere d'arte

Nel 1808, appena alzati i muri, nella nuova chiesa furono portati gli altari della chiesa delle monache di Santa Maria delle Grazie, soppressa con le leggi napoleoniche; un'epigrafe ricorda che l'altare maggiore venne dal tempio delle monache. La pala dell'altare maggiore, con la Vergine col Bambino e i santi Michele, Stefano e Lorenzo, è del Pozzoserrato (Lodovico Toeput) e probabilmente stava già nella chiesa vecchia (Menegazzi, citato da Benuzzi). I «Cenni storici» la attribuiscono a un «Triciziano Lodovico».

Sull'altare del Santissimo Sacramento, con il suo tabernacolo, stanno le grandi statue dei Santi Agostino e Girolamo, acquistate nel 1808. Una fonte ottocentesca le assegna a un «Melchiori»; Camillo Semenzato le attribuì a Giovanni Marchiori, Simone Guerriero (2009) a Giacomo Piazzetta. Dalla cappella dei Gesuiti di Venezia veniva, «si dice», la statua dell'Assunta; Benuzzi ricorda una Beata Vergine con angeli, probabilmente di quella provenienza, che Semenzato assegnò a Orazio Marinali.

Fra le pale, i «Cenni storici» ricordano San Trifone con i santi Vincenzo Ferreri, Francesco di Paola, Prosdocimo e Rustico del Guarana, la Sacra Famiglia di Gaspare Diziani, giunta nel 1832, la Conversione di San Paolo di Pietro Moro (1806) e l'Addolorata con i santi Gaetano e Luigi di Gaetano Gresler. L'altare del Suffragio dei Morti, su disegno di Giuseppe Mezzani (1804), nel 1822 fu spostato nella cappella dell'Assunta. Sopra la porta maggiore c'era un'Immacolata donata dal giudice di pace Domenico Muazzo. Nel 1800 Gaetano Callido rinnovò l'organo, per 580 ducati.

Sull'autore della Sacra Famiglia le fonti non sono d'accordo. Barcella e Fapanni la danno a Gaspare Diziani, il canonico Crico a Canaletto, e la visita pastorale del 1915 la assegnò a tutti e due. Antonio Niero ha riaperto la questione e ha concluso per Diziani. Il bozzetto, che allora apparteneva a una discendente di Fapanni a Mestre, porta sul retro la scritta «Modello di pala del Diziani», con la nota che il pittore Antonio Florian lo comperò il 4 settembre 1832. Secondo Niero la pala fu probabilmente allargata per adattarla a uno degli altari arrivati dalle Grazie.

Testimonianza di FapanniNel coro, il soffitto con il martirio di San Lorenzo e quello della cupola con la Santissima Trinità fra gli angeli sono affreschi di Giambattista Canal. Sull'altare dei santi Rustico e Prosdocimo c'è una statuetta in pietra di San Vittore, protettore di Mestre, «antichissima», attribuita a un Lombardo. In sacrestia si conservano quattro tavole di Giovanni Battista Cima da Conegliano: Santa Caterina, San Sebastiano, San Rocco e una Vergine con due santi a mezzaluna. Sotto la Santa Caterina si legge «Jo. Bap. Coneglianensis fecit». Formavano l'altare maggiore di San Rocco, da cui furono tolte nel 1630 o poco dopo, e rimasero per molti anni abbandonate nella Scuola dei Battuti. In un altro punto però Fapanni scrive che la Santa Caterina «era a S. Girolamo». Nel 1886 i conti Bianchini donarono due tele per il coro, una Deposizione dalla croce «maniera di Tiziano» e un'Incredulità di San Tommaso. Dal refettorio dei Cappuccini arrivarono una Cena di fra Felice e una Lavanda dei piedi di fra Semplice da Verona. Nel 1887 l'arciprete Angelo Morandi fece scolpire a sue spese da Pietro Longo le sei statue colossali delle nicchie: San Lorenzo, l'Angelo Raffaele, San Gioacchino, San Giuseppe, l'Immacolata e Sant'Anna.

Gli Evangelisti: due serie, molti autori

Sopra i pilastri della crociera stanno quattro Evangelisti in marmo. I «Cenni storici» li danno a Gregorio Morlaiter, e così Semenzato (1966), Nava Cellini (1982) e Vattolo (1996). Il contratto con Morlaiter è del 30 ottobre 1782, e un sollecito di pagamento del 6 ottobre 1787 mostra che lo scultore era ancora vivo dopo il 1784. Per Simone Guerriero (1997), però, le statue sono di Enrico Merengo: venivano dall'altare maggiore della vecchia chiesa della Pietà di Venezia e Morlaiter le avrebbe comprate il 20 luglio 1782.

Gli Evangelisti delle nicchie in facciata furono donati il 26 maggio 1810 da Girolamo Lorenzo Giustiniani, la cui identità non è sicura, e il 5 luglio 1810 furono puliti da «B. Caron lustrador da marmi». Il restauro ha scoperto la firma di Agostino Rubini, scultore del Cinquecento, sulle statue di San Marco e San Giovanni. Da dove vengano non si sa: Fabien Benuzzi, che ha studiato le due serie, propone San Geminiano o San Maurizio a Venezia.

Testimonianza di FapanniFapanni conta sulla facciata nove statue: in alto San Lorenzo, San Michele, l'Angelo Gabriele, Santo Stefano e un santo che crede San Rustico, più in basso i quattro Evangelisti. Annota anche che la facciata fu imbiancata nel 1855.

Pavimento, coro e canonica

Nel 1810 fu posato il pavimento della crociera, pagato da 84 offerenti con 10 lire ciascuno. Nel 1822 furono fatti le spalliere e i sedili del coro e la balaustrata della cappella maggiore. Stefano Valier, morto il 7 gennaio 1833, lasciò 2.000 lire austriache per il pavimento, e nel 1834 l'ingegnere Sebastiano Bellinato ne presentò il preventivo (Lugato). Il pavimento di marmo fu compiuto nel 1839, secondo i Cenni storici del 1855.

Dal 1825, con l'arciprete Giulio Antonio Marangoni, fu ricostruita la casa canonica, finita nel 1826. L'epigrafe ricorda che fu rifatta più bella e più ampia con le offerte degli abitanti e dei veneziani che venivano a Mestre in villeggiatura.

Testimonianza di FapanniNell'estate del 1857, racconta Fapanni, il vecchio cimitero a nord della chiesa divenne spazio pubblico: furono abbattuti i due muri che lo chiudevano, il terreno fu portato al livello della piazza e furono rifatte le gradinate delle porte laterali.

La consacrazione del 1830

Durante i lavori il Santissimo fu custodito nell'ex Scuola dei Battuti. La nuova chiesa e il suo altare maggiore furono consacrati dal vescovo Sebastiano Soldati domenica 24 ottobre 1830, XXI dopo Pentecoste. Sotto la mensa furono poste le reliquie dei santi martiri Felice e Adauto, e l'ottavario fu predicato dal cappuccino Luigi da Venezia. Il vescovo Soldati è ricordato presso la porta maggiore da un monumento: la statua della Religione che regge uno scudo con la sua effigie, scolpita e donata dallo scultore Vitale Via e inaugurata il 14 novembre 1853. Gli arcipreti che guidarono il Duomo sono elencati più avanti.

Testimonianza di FapanniL'iscrizione della consacrazione, ricorda Fapanni, fu dipinta sopra la porta maggiore nel 1835, durante la visita del vescovo Soldati, e fissò la festa annuale della dedicazione all'ultima domenica di settembre.

Le campane

I «Cenni storici» descrivono anche le campane. Una risaliva ai tempi dei Della Scala, con la loro scala scolpita; un'altra portava la scritta «Thoma de Comitibus Ven. MDXXXVII». Una terza fu fusa nel 1739 dagli eredi Poli a spese della Scuola del Rosario, con i nomi del gastaldo Paulo Marchetti e del massaro Francesco Baseggio; un'altra ancora fu rifatta dagli stessi Poli nel 1821.

Testimonianza di FapanniFapanni copiò le iscrizioni delle campane. Oltre a quelle ricordate dai Cenni, ce n'era una rifusa nel 1777 dagli eredi De Poli a spese del sindacato, e quella del 1821 era opera di Giovanni De Poli di Ceneda. Sulla campana della Scuola Fapanni legge il 1729 e la Scuola del Santissimo Sacramento, mentre i Cenni danno il 1739 e la Scuola del Rosario.

Gli arcipreti del Duomo

Il Duomo fu compiuto nel 1805, sotto l'arciprete Carlo Maria Belcavello. Questi sono gli arcipreti che lo guidarono nell'Ottocento, fino al 1889, dove si ferma la serie raccolta da Francesco Scipione Fapanni. Quelli della chiesa antica, dal 1232 al 1800, sono in I parroci di San Lorenzo.

Testimonianza di FapanniIn sacrestia Fapanni vide i ritratti degli arcipreti Belcavello, insieme al vescovo Marini, Marangoni e Renier, quest'ultimo in abiti da vescovo.

  • Carlo Maria Belcavello (1800-1825) Di una famiglia mestrina di notai e provveditori, arrivò da Martellago, dove era parroco dal 1772. Barcella lo ricorda come uomo di lettere e di molta pietà. Il 30 dicembre 1812 benedisse il nuovo cimitero del Comune, voluto dalle leggi napoleoniche. Morì il 20 febbraio 1825 a 83 anni.
  • Giulio Antonio Marangoni (1825-1834) Nato all'Abbazia Pisani di Tombolo, presso Castelfranco, il 29 agosto 1780, fu cappellano e vicario a Tombolo e poi preposto di Asolo. Fece il suo ingresso a Mestre l'11 settembre 1825. Sotto di lui, il 24 ottobre 1830, la nuova chiesa fu consacrata dal vescovo Sebastiano Soldati. Morì il 7 aprile 1834.
  • Giovanni Battista Bernardi (1834-1842) Nato a Roncadelle, presso Oderzo, il 17 aprile 1786, fu assistente alla cattedra di filosofia nel liceo di Treviso e poi arciprete di Salgareda. Fece il suo ingresso a San Lorenzo il 12 ottobre 1834. Nel 1842 divenne canonico della cattedrale di Treviso.
  • Giovanni Antonio Renier (1843-1854) Nato a Castel di Godego il 29 gennaio 1796, fu predicatore di fama nazionale fra il 1826 e il 1842. Fece il suo ingresso a Mestre il 21 maggio 1843 e scrisse un diario dei fatti mestrini del 1848-49, pubblicato da A. Marchesan nel 1896. Secondo i Cenni del 1855 lasciò Mestre nel 1854 per dirigere il Seminario di Treviso e divenne poi canonico della cattedrale; il 23 settembre 1855 fu nominato vescovo di Belluno e Feltre, mentre altre fonti indicano il 1856. Rimase vescovo fino alla morte, nel 1871. I Cenni del 1855 lo chiamano Giovanni Antonio: per questo Niero, in un altro saggio dei Quaderni (n. 3-4, p. 55), lo chiama Antonio, mentre nei documenti della fabbriceria firma come "Renier cav. don Giovanni arciprete".
  • Paolo Colferai (1855-1866) Nato a Paderno d'Asolo il 24 ottobre 1822; Fapanni lo dice invece nato il 12 novembre. Fu cappellano, curato e sacrista in San Liberale di Castelfranco nel 1847 e parroco di Pederobba dal 1851. Per il suo ingresso, il 18 novembre 1855, la fabbriceria e la confraternita del Santissimo Sacramento pubblicarono i Cenni storici. Nel 1863 era ancora parroco e presidente della fabbriceria. Nel 1866 fu eletto canonico residenziale di Treviso e nel 1890 era canonico arcidiacono.
  • Angelo Morandi (1866-1889) Nato a Castelfranco il 27 settembre 1819, era parroco di Robegano. Canonico onorario. Nel 1887 donò alla chiesa le sei statue colossali delle nicchie, scolpite da Pietro Longo. Morì a Mestre il 12 febbraio 1889.
  • Felice Groggia (1889) Nato a Venezia il 14 luglio 1842, era parroco di Oriago. Arciprete di Mestre dal 14 luglio 1889.

Galleria immagini

Bibliografia e fonti

  • Cenni storici sulla chiesa di San Lorenzo (testo di Barcella, 1835, pubblicato nel 1855). Edizione moderna con lo stesso titolo, 1966.
  • Benuzzi, Fabien. «Un poco noto ciclo di Evangelisti di Agostino Rubini», rubrica «Restauri, recuperi, inventari» (testo pubblicato su Academia.edu).
  • Lugato, Graziella. Benefattori della chiesa di San Lorenzo di Mestre (legati, livelli, donazioni, dal XVI al XX sec.), Centro Studi Storici di Mestre.
  • Bordin, Franco. «L'economia della Repubblica Veneta ed in particolare di Mestre nel Settecento», in Quaderno di studi e notizie n. 3-4, Centro Studi Storici di Mestre, 1964, pp. 31-41.
  • Niero, Antonio. «Per l'attribuzione della "Sacra Famiglia" di Mestre: Canaletto o Diziani?», in Quaderno di studi e notizie n. 2, Centro Studi Storici di Mestre, 1963, pp. 32-36.
  • Vattolo, C. La chiesa di San Lorenzo a Mestre, Mestre 1996 (citato da Benuzzi).
  • Zoccoletto, G. (a cura di). La Chiesa di S. Lorenzo negli anni della rifabbrica, Venezia 1993 (citato da Benuzzi).
  • Barizza, S. et al. Duomo di San Lorenzo martire: Mestre, Saonara 2005 (citato da Benuzzi).
  • Antonio Niero, Per l'attribuzione della «Sacra Famiglia» di Mestre, in «Quaderno di studi e notizie» del Centro Studi Storici di Mestre, n. 2, pp. 32-36.
  • Antonio Niero, Aspetti inediti della figura del sacerdote letterato e patriota Giovanni Renier, in Quaderno di studi e notizie n. 1, Centro Studi Storici di Mestre, p. 21 e seguenti.
  • A. Marchesan (a cura di), La cronaca di Mestre negli anni 1848 e '49 e saggi di altri scritti inediti di Giovanni Renier, già vescovo di Feltre e Belluno, Treviso 1896.
  • Francesco Scipione Fapanni, Mestre. Il 24°, a cura di Luigi Brunello, Centro Studi Storici di Mestre, Mestre 1975, pp. 92-107.

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