Il Borgo di Malgera (Mergaria)
Il Borgo di Malgera (Mergaria)
L'origine del nome
L'origine del nome della località di Marghera va cercata in questo piccolo borgo sorto lungo la Fossa Gradeniga (Canal Salso), che si costituì a partire dal XIII secolo ma che ebbe il suo maggior sviluppo economico e demografico proprio grazie alla realizzazione di questo canale artificiale voluto da Venezia per collegare Mestre a Venezia.
Nei primi documenti veneziani che citano questo borgo si usa solo il nome Mergaria, che dovrebbe essere il nome originario; nell'arco dei suoi circa cinque secoli di vita, nelle cartografie in cui compare, viene spesso declinato con nomi diversi: Melgera, Mergaria, Margara, Malghera, Marghera. Come sostengono Redi Foffano e Dario Lugato nel loro libro Da Margera a Forte Marghera, il nome Malgera potrebbe essere stato un dispregiativo nato a Venezia per indicare le pessime condizioni di salute di un certo periodo storico.
Quanto all'etimologia, Wladimiro Dorigo ipotizza che il nome derivi dal latino maceria ("muro a secco"), alludendo al pietrame usato dai romani per delimitare le proprietà. Giovan Battista Pellegrini, traendo spunto dall'antica forma Malghera, e quindi in contrasto con Foffano e Lugato, lo ritiene piuttosto un fitonimo derivato da melica, una graminacea. Un'ulteriore etimologia, basata sull'antica forma Mergaria, lo avvicina al verbo latino mergo ("immergo"), con il significato di "luogo dove è concesso affondare i relitti": un punto, generalmente istituito presso tutti gli antichi porti, in cui le vecchie imbarcazioni dal legno ormai marcito venivano affondate.
Antefatto: dal Porto di Cavergnago alla Fossa Gradeniga
Il territorio su cui sorse il Borgo di Mergaria faceva inizialmente parte del dominio trevisano ed era collocato al confine con la Serenissima, un territorio che Venezia rivendicava da tempo. L'antagonismo tra le due realtà venete portò Treviso a realizzare la sua torre l'11 luglio 1318, a poche centinaia di metri dalla Torre di San Giuliano (del 1209): l'una in terraferma, l'altra sull'isola di San Giuliano lungo il Canale di San Secondo. Due torri che ebbero due destini diversi: quella trevisana scompare dalle mappe e fu probabilmente abbattuta fra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo.
Prima della conquista veneziana del castello di Mestre da parte di Andrea Morosini il 29 settembre 1337, in questo borgo sorgeva la Chiesa di San Giovanni Battista che, secondo Foffano e Lugato, era sede di un monastero e di un ospitale, forse addirittura dei Templari. La presenza di un ospitale suggerisce che questa via fosse percorsa da merci e persone già prima della realizzazione della Fossa Gradeniga.
Con il progressivo abbandono del Porto di Cavergnago e la realizzazione della Fossa Gradeniga, Mergaria acquisì anche l'importante ruolo di porto per merci e uomini, oltre che di sede daziale per la Serenissima. L'incremento esponenziale di attività portò alla nascita di Piazza Barche e allo sviluppo del Borgo di Mergaria.
Un piccolo porto importante
Con l'arrivo dei veneziani sul territorio mestrino iniziò una riqualificazione del territorio e la realizzazione di nuovi edifici anche nel piccolo borgo di Mergaria, di cui troviamo questa testimonianza negli Statuta provisionesque ducales civitatis Tarvisii, la raccolta degli statuti e delle disposizioni ducali per Treviso:
«De domibus faciendis in Mergaria et bucca sigloni pro habitatione custodum […] ordinamus, quod in Mergaria et bucca sigloni in locis utilioribus et magis idoneis fiat una domus competens cum turrisella […] in quibus custodes tute, commode et continue valeant habitare…»
Questa citazione ci permette di conoscere il periodo in cui i veneziani presero possesso effettivo del borgo, sotto il Doge Francesco Dandolo (1329-1339), e che la sua trasformazione iniziò prima della realizzazione della Fossa Gradeniga, seppur di pochi anni. Nell'arco dei secoli questo piccolo borgo si era sviluppato fino a includere una chiesa dedicata al Santissimo Salvatore, un piccolo porto, un'osteria e varie case coloniche. Un borgo che resistette per oltre 550 anni.
La citazione fornisce anche un'altra informazione: già prima della Fossa Gradeniga esisteva una via di accesso per l'entroterra che i veneziani chiamavano "Siglon", di cui si sono poi perse le tracce.
Per questo piccolo porto passava una rotta commerciale diretta a Cannaregio, che generava un cospicuo introito per la Serenissima attraverso i dazi sulle merci in transito. Il governo veneziano temeva però che nei magazzini ivi presenti si commettessero contrabbando e malaffari.
Come evidenziato nella pagina dedicata alla Scuola di San Nicolò dei barcaiuoli, esisteva un traghetto che da Mestre portava merci e persone a Cannaregio, passando per Mergaria. Si ricorda che il Canale di Cannaregio si chiamava un tempo Canale di Mestre.
Il Carro di Marghera
Nel 1462 venne realizzato nei pressi del borgo un argine che impediva all'acqua del Canal Salso di mescolarsi con l'acqua della laguna. Venezia aveva osservato che quando queste due acque a diversa salinità si univano davano origine a un ambiente ideale per la formazione di canneti e altre piante che ostacolavano la navigazione.
La realizzazione di questo argine ebbe diverse conseguenze per il borgo. Le barche dirette alla laguna erano costrette ad aggirare l'ostacolo mediante un argano che le sollevava e le ricollocava in acqua, aumentando i costi di trasporto verso e da Venezia. Questo meccanismo prese il nome di "Carro di Marghera"; secondo la tradizione fu realizzato dal chioggiotto Angelo Sambo. L'aumento dei costi causò un crollo del traffico sulla Fossa Gradeniga e una grave crisi economica per il borgo.
Un'ulteriore conseguenza fu che molti mercanti e viaggiatori preferivano proseguire verso la laguna in carrozza lungo la Via delle Motte, sottraendo lavoro e reddito ai residenti locali. Per consentire alle carrozze di raggiungere il Borgo di Margera fu eretto nel 1502 un ponte in legno, poi ricostruito in mattoni nel 1589. Sotto il ponte scorreva un ramo del Marzenego diretto verso Fusina; all'epoca le acque del fiume confluivano sia nella Fossa Nova, poi detta Osellino e scavata nel 1507, sia in questo ramo secondario.
Nonostante i danni e i problemi causati dal Carro, ci vollero oltre 150 anni per farlo demolire (1615) e riaprire il canale alla laguna, facendo tornare a fiorire l'economia del Borgo di Mergaria. Pochi anni dopo fu anche chiuso il ramo del Marzenego che passava sotto il ponte di Mergaria, lasciando che tutte le acque del fiume fossero convogliate nella Cava Nova.
La trasformazione dopo il 12 maggio 1797
Dopo la conquista di Venezia da parte di Napoleone, il Trattato di Campoformio (17 ottobre 1797) assegnò Venezia all'Austria. Gli austriaci decisero di realizzare in quest'area delle fortificazioni, embrione di quello che sarebbe diventato Forte Marghera, con lo scopo di difendere la città lagunare da eventuali attacchi provenienti dalla terraferma. La posizione era strategica: di fronte al Canale di San Secondo, in ottima posizione rispetto a Cannaregio, poteva difendere questo tratto di laguna dall'arrivo di eventuali nemici sia via acqua che via terra.
Per realizzare ciò, gli austriaci dapprima utilizzarono la chiesa del Santissimo Salvatore come caserma, poi adibendo gli edifici più grandi a caserme o magazzini. Alcuni furono riservati agli ufficiali, mentre altri, ritenuti inutili, furono demoliti. L'area subì uno stravolgimento tale da renderla irriconoscibile, e con il tempo si perse gran parte della memoria dell'antico borgo di Mergaria.
Il Borgo di Margera in alcune cartine
Bibliografia
- Foffano, Redi; Lugato, Dario. Da Margera a Forte Marghera, Edizioni Multigraf.
- Voce Marghera su Wikipedia.
- Pellizzer, Lionello. Storia di Marghera. L'antico Borgo di Marghera.
- Dorigo, Wladimiro. Venezia origini, Milano, Electa, 1983.
- Pellegrini, Giovan Battista. Toponomastica italiana, Milano, Hoepli, 1990, p. 393.
- Statuta provisionesque ducales civitatis Tarvisii, Venezia, 1768, p. 91.
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