Il Comune di Mestre 1866 - 1926,  Ritratti mestrini

Galleria Matteotti, una galleria milanese a Mestre

La Galleria Matteotti a Mestre di sera, con la copertura in ferro e vetro, i palazzi gialli ai lati e le vetrine dei negozi

Galleria Matteotti, una galleria milanese a Mestre

L'unica galleria in ferro e vetro del Veneto

Una galleria unica nel Veneto

La galleria in ferro e vetro con negozi e abitazioni è un tipo di edificio diffuso soprattutto nel nord Europa. In Italia se ne contano una decina, quasi tutte nelle grandi città: Milano per prima, poi Torino, Genova, Trieste, Napoli e Roma. La galleria di Mestre è l'eccezione, l'unico edificio del genere in Veneto. Collega due corpi di fabbrica con negozi e appartamenti e accompagna il passante dalla piazza al teatro.

La costruì l'impresario Domenico Toniolo (1878-1961) in un decennio di crescita impetuosa: fra il 1901 e il 1911 la popolazione di Mestre aumentò del 47%, l'incremento più alto fra i comuni del Regno d'Italia.

I Sabbioni prima della galleria

Il terreno si trova nella zona detta i Sabbioni, compresa fra i due rami del Marzenego e chiusa a est dalle case affacciate sulla piazza del mercato, oggi piazza Ferretto. Il nome viene dai depositi che il fiume lasciava nelle inondazioni, allora frequenti. Era una zona agricola, attraversata dal trozzo di Castelvecchio. La stradina univa il Ponte della Campana, sul ramo sud, al ponte di Castelvecchio, sul ramo nord, e ricalcava un antico tracciato del Terraglio.

Fra il 1908 e il 1910 Domenico Toniolo bonificò la zona e vi costruì un quartiere nuovo: villini eleganti lungo la riviera e case a schiera più popolari verso l'interno, servite da via Castelvecchio. Il villino più vicino al centro, accanto alla futura galleria, divenne la casa della famiglia. I Toniolo lasciarono così la casa con il cantiere in via Torre Belfredo.

Per collegare il nuovo quartiere al centro, la passerella provvisoria davanti al Ponte della Campana fu sostituita da una copertura in cemento armato sopra il fiume, lunga cinquanta metri. La relazione dell'ingegner Giuseppe Pasquali è del febbraio 1910 e spiega la scelta: «Considerata poi la natura dei caseggiati fronteggianti il Marzenego, destinati a costituire uno dei più moderni quartieri d'abitazione della città, un complemento si rendeva indispensabile al manufatto».

Il cantiere (1910-1912)

Per la galleria Toniolo si affidò all'ingegner Giorgio Francesconi. Francesconi si era laureato a Padova nel 1900 e fra il 1904 e il 1906 era stato ingegnere del Comune di Mestre. Come libero professionista aveva disegnato alcune chiesette, fra cui quella dell'ospedale, e diverse case. Gli archivi personali di Toniolo e di Francesconi sono andati dispersi, e la storia della galleria si ricostruisce dalle pratiche conservate nell'archivio del Comune di Mestre:

  • 12 ottobre 1910: Francesconi presenta il primo fabbricato, con negozi al pianterreno e appartamenti sopra. Il Comune lo approva a due condizioni: un piano in meno e il prospetto, che arriva il 7 novembre.
  • 2 ottobre 1911: domanda per un secondo fabbricato, simmetrico al primo.
  • 5 giugno 1912: inizia l'iter della copertura in vetro fra i due edifici. L'Ufficio tecnico concede il nulla osta «con molte riserve». La relazione dell'ingegnere comunale G.B. Vendramin osserva che, «pur ritenendo che in linea generale siano da evitarsi le coperture a vetri a formazione di gallerie tra fabbricati», non è facile trovare una soluzione migliore, e propone di accogliere la domanda.

La galleria fu inaugurata domenica 27 ottobre 1912, anniversario della Sortita da Forte Marghera, la stessa mattina dell'acquedotto. Finita la cerimonia in piazza, racconta la Gazzetta di Venezia, la folla si riversò «nella Galleria Vittorio Emanuele che attende di essere inaugurata». Toniolo la aprì subito al pubblico, e il giornale la giudicò «veramente degna di ammirazione per la imponenza, la eleganza, la perfetta armonia di ogni sua parte». Mercoledì 30 ottobre vi si trasferì l'ufficio postale e telegrafico.

Due palazzi solo in apparenza gemelli

La galleria nacque per gradi, un edificio alla volta. Il primo, perpendicolare a via Castelvecchio, aveva il prospetto principale rivolto a est, verso il retro delle case della calle dei Fanti. Sulla pianta allegata alla prima domanda, però, il secondo fabbricato è già abbozzato a matita: il progetto era chiaro fin dall'inizio. Con il secondo edificio il fronte sul fiume diventò il più importante.

I due corpi sono simmetrici solo in apparenza, cioè nei prospetti verso la galleria e verso il fiume. Dentro, scale e negozi sono diversi. Nel fabbricato costruito per secondo ci sono colonne libere nel caffè, un muro curvo nel negozio verso la corte dei Fanti e un pilastro centrale all'ingresso del negozio d'angolo.

Liberty o veneziana?

La Regione del Veneto e molte guide la descrivono come un edificio Liberty. L'analisi di Luca Sbrogiò mostra invece un'impostazione tradizionale. Sopra un basamento a bugnato sale un ordine gigante di paraste, che abbraccia i due piani principali e termina in un fregio con finestre tonde che danno luce ai sottotetti. Agli angoli le paraste sono doppie, e verso via Rosa diventano triple. Cornici, specchiature e tondi rimandano al Quattrocento veneziano: la Torre dell'Orologio, le Procuratie Vecchie, la Biblioteca Marciana. All'epoca era lo stile considerato più adatto agli edifici rappresentativi.

Nella prima domanda l'edificio aveva quattro piani fuori terra, con un livello intermedio di finestre architravate come nella Torre dell'Orologio. Quel piano fu tolto su richiesta del Comune. Le decorazioni sono in pietra artificiale martellinata, allora molto in voga. Mancano del tutto le sculture che abbondano nella galleria di Milano.

Una scatola di vetro

Due cose distinguono la galleria di Mestre dalle altre italiane. La testata non è un arco trionfale in muratura ma una semplice parete vetrata sopra un arcone metallico, tanto che la galleria sembra una scatola di vetro. Inoltre al posto degli archi in ghisa importati dall'estero, usati a Milano e a Napoli, Francesconi scelse una trave reticolare «con centina ad arco», più economica, presa dai manuali dell'epoca. Lo stesso sistema era stato usato nei padiglioni delle Esposizioni universali, come la Galleria delle Macchine di Parigi del 1889.

Il modello di Milano

Il riferimento è la galleria milanese di Giuseppe Mengoni. Secondo una testimonianza raccolta da Luca Sbrogiò nel 2013, Toniolo andò apposta a Milano per vederla. Anche l'insieme richiama Milano: la galleria unisce due piazze, e accanto sorge il teatro, come la Scala accanto alla Galleria Vittorio Emanuele.

Un nuovo centro per la città

Toniolo non si fermò alla galleria. La piazza storica era congestionata dal mercato settimanale e dai capolinea dei tram, e la corte dei Fanti e via Rosa diventarono il nuovo centro per il passeggio e lo svago:

  • nel 1913 fu completato il Teatro Toniolo, voluto da Domenico con il fratello Marco;
  • la copertura del Marzenego fu allungata di altri cinquanta metri verso ovest;
  • sulla sponda opposta sorse un edificio con un cinema;
  • dopo la Grande Guerra fu rifatto il fronte ovest di via Rosa;
  • nel 1913 Toniolo comprò da una ditta milanese un'edicola in ferro da mettere sulla piazza.

La galleria cambiò anche le case vicine. Ai lati dell'imbocco della piazza Francesco Barbaro ricostruì due case, e quella a sinistra ebbe un portico per proteggere i pedoni dal passaggio del tram. Quando Toniolo costruì il palazzo d'angolo di via Rosa, il Comune gli permise di demolire il portico dell'osteria, a patto di prolungare la copertura del fiume per tutta la facciata.

Il nome

Nel 1912 la Gazzetta di Venezia la chiama Galleria Vittorio Emanuele. Nel 1925 la guida del Touring Club Italiano, citata da Sergio Barizza, parla della «piccola galleria Vittorio Emanuele II dei fratelli Toniolo». Oggi è la Galleria Matteotti.

Galleria immagini

Crediti delle immagini: archivio Discovery Mestre.

Bibliografia e fonti

  • Sbrogiò, Luca. «La Galleria Toniolo a Mestre. Nuovi spazi per la città moderna», in Galileo, n. 230, ottobre 2017, pp. 9-16, con i rimandi alle pratiche dell'Archivio del Comune di Mestre (bb. 1047, 1059, 1071, 1083, 1098, 1210, 1235, 1343, 1354, 1444).
  • Barizza, Sergio. Storia di Mestre, 1994, p. 311.
  • «Per l'inaugurazione dell'acquedotto», in Gazzetta di Venezia, 27 ottobre 1912.
  • «La solenne inaugurazione dell'acquedotto nel Comune di Mestre», in Gazzetta di Venezia, 28 ottobre 1912.
  • Ferruzzi, Gianni. Il cimitero di Mestre a duecento anni dalla fondazione, Centro Studi Storici di Mestre, 2014, per le date di Domenico Toniolo.

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